Terracina – Il ministro armeno visita il cantiere nella galleria (Terracino 13.06.23)

Un lavoro da osservare per replicare le buone pratiche nel loro paese: una delegazione dall’Armenia ha visitato il cantiere per il risanamento delle gallerie che attraversano il Monte Giove da Terracina in direzione Fondi, un lavoro imponente con soluzioni altamente innovative per la gestione del traffico e della sicurezza, portato avanti dall’impresa Delta Lavori di Sora.

Lunedì mattina il Ministro delle Infrastrutture della Repubblica d’Armenia e il Vice Ministro, insieme ad altri rappresentanti della Fondazione “Dipartimento Stradale”, hanno fatto visita al cantiere: un vero e proprio sopralluogo, del tutto inatteso, organizzato con la collaborazione della Direzione ANAS del Lazio, fortemente voluto dalla delegazione armena per acquisire informazioni tecniche e best practice da applicare in patria, prendendo spunto dall’esperienza di una delle più importanti realtà imprenditoriali del nostro territorio.

Ad accogliere il Ministro sono stati il Presidente della Delta Lavori SPA Alberto La Rocca e l’Amministratore delegato Gaetano La Rocca.

Da parte della delegazione, è stata espressa grande ammirazione per l’elevata qualità dell’opera in via di realizzazione. Tanta  soddisfazione quindi per l’azienda ciociara ma anche per tutta l’Associazione imprenditoriale ANCE di Frosinone, alla quale l’azienda aderisce da più di mezzo secolo.

L’ennesimo riconoscimento alle competenze ed alle professionalità di un’azienda del nostro territorio, che è in grado di esprimere eccellenze riconosciute a livello nazionale ed internazionale.

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Infrastrutture e mobilità: Anas sigla memorandum d’intesa con il Governo armeno (Aise)

Il Ministro delle Infrastrutture dell’Armenia in visita al cantiere della Delta Lavori SPA di Sora

 

 

Il volume “Alfabeto dei piccoli armeni” | Scarlatti Lab a Napoli (Rayplaysound 10.06.23)

Conduce Stefano Valanzuolo. Monica D’Onofrio incontra Sonya Orfalian per il volume “Alfabeto dei piccoli armeni” (Sellerio) | con Antonio Florio e Tommaso Rossi per Scarlatti Lab a Napoli

 

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Cooperazione con Choratan in Armenia. Il punto in un incontro a Scandicci (Met 12.06.23)

Martedì 13 giugno 2023 alle ore 15.30, presso la Saletta Cammilli della Cna

“La cooperazione e la pace: un approccio educativo” tra Scandicci, Lastra a Signa e Choratan (Armenia), con il coinvolgimento de ‘La Melagrana’, Don Bosco e i due istituti comprensivi di Scandicci (Spinelli) e Lastra a Signa (Ic Lastra a Signa), è il titolo dato a un incrontro che si svolgerà martedì 13 giugno 2023, dalle 15.30 alle 17, presso la Saletta Cammilli della Cna di Scandicci.
Saranno presenti il Professore Edgar Kalantaryan e l’Abate Bernardo Gianni di San Miniato, i Sindaci e delegati della Città Metropolitana Sandro Fallani e Angela Bagni. Il progetto Choratan è stato finanziato da due anni dalla Città Metropolitina di Firenze mediante il bando della cooperazione internazionale. Comunque c’è Sandro che ha la delega ed Angela Bagni, tutti i due consiglieri della città metropolitana.
Al centro il progetto linguistico del Centro giovanile presso il Mikhitar di Ch’orat’an. Interverranno anche Stefano Vannini, Presidente associazione La Melagrana; Romeo Zoli, associazione La Melagrana; Filomena Petrilli, Vicepreside Istituto Comprensivo A. Spinelli di Scandicci; Eleonora Marchionni, Dirigente Scolastico Ic Lastra Signa; Michela Bartoni, Professoressa Ic Lastra a Signa; Edgar Kalantaryan, professore di Scienze politiche presso l’Università statale di Yerevan, Coordinatore del progetto in Armenia; Lilith Hayrapetyan, artista armena, padre Bernardo Gianni, Abate dell’Abbazia di San Miniato.
Conclude Diye Ndiaye, assessore di Scandicci alla Cooperazione e relazioni internazionali.
In allegato la locandina dell’incontro.

12/06/2023 11.36
Città Metropolitana di Firenze

Consiglio d’Europa: Assemblea parlamentare ancora su aggressione russa e crisi del Corridoio di Lachin (Agensir 12.06.23)

Due “dibattiti urgenti” sono in agenda per la sessione estiva dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce) che si terrà a Strasburgo dal 19 al 23 giugno. Il primo ha come tema le “conseguenze politiche dell’aggressione della Russia contro l’Ucraina e sulla partecipazione di atleti russi e bielorussi alle Olimpiadi di Parigi 2024”, si legge in una nota diffusa dall’organismo paneuropeo. Il secondo riguarderà invece le garanzie di “accesso libero e sicuro attraverso il Corridoio Lachin”, la striscia di terra che collega l’Armenia e l’Artsakh, enclave armena nel territorio azero, che l’Azerbaijan blocca illegalmente dal 23 aprile scorso. In agenda anche un dibattito sul tema delle migrazioni, con tre rapporti (l’integrazione di migranti e rifugiati, l’inclusione sociale di migranti, rifugiati e sfollati interni attraverso lo sport, la protezione sanitaria e sociale dei lavoratori privi di documenti o in situazione irregolare). Torna in emiciclo la leader dell’opposizione bielorussa Sviatlana Tsikhanouskaya, perché si parlerà di bielorussi in esilio. Saranno discusse anche le priorità e il bilancio del Consiglio d’Europa per il periodo 2024-2027 e il bilancio Apce 2024-2025. Ospiti della sessione saranno la presidente della Slovenia Nataša Pirc Musar e il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjártó. Come di consueto, interverranno il presidente del Comitato dei ministri Edgars Rinkēvičs e il segretario generale del Consiglio Marija Pejčinović Burić. I lavori si svolgeranno nell’emiciclo del Parlamento europeo, dal momento che quello del Consiglio d’Europa è chiuso per lavori di ammodernamento. Si possono seguire in diretta sul sito web dell’Apce.

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Satellite Internet in Armenia: Una soluzione per le zone rurali (Ultimometro 12.06.23)

L’Armenia è un paese situato nella regione del Caucaso meridionale, con una popolazione di circa 3 milioni di persone. Il paese ha una superficie di circa 29.743 km² e la maggior parte della popolazione vive nelle città. Tuttavia, molte zone rurali del paese non hanno accesso a Internet ad alta velocità. Questo è dove il satellite Internet può fare la differenza.

Il satellite Internet è una tecnologia che utilizza i satelliti per fornire connessioni Internet ad alta velocità in tutto il mondo. Questa tecnologia è particolarmente utile per le zone rurali dove le infrastrutture di telecomunicazione sono limitate o non esistenti. In Armenia, molte zone rurali non hanno accesso a Internet ad alta velocità a causa della mancanza di infrastrutture di telecomunicazione.

Il satellite Internet può fornire una soluzione a questo problema. Con il satellite Internet, le persone nelle zone rurali possono accedere a Internet ad alta velocità senza la necessità di infrastrutture di telecomunicazione. Il satellite Internet utilizza un piccolo dispositivo chiamato modem satellitare che si collega a un satellite in orbita per fornire una connessione Internet ad alta velocità.

Il satellite Internet è particolarmente utile per le zone rurali dell’Armenia, dove la maggior parte delle persone dipende dall’agricoltura e dall’allevamento per il loro sostentamento. Con il satellite Internet, le persone nelle zone rurali possono accedere a informazioni sulle pratiche agricole moderne, sulle previsioni meteorologiche e sulle condizioni del mercato. Queste informazioni possono aiutare le persone nelle zone rurali a migliorare la loro produzione agricola e ad aumentare i loro guadagni.

Inoltre, il satellite Internet può aiutare le persone nelle zone rurali a rimanere in contatto con la famiglia e gli amici che vivono in altre parti del paese o del mondo. Questo è particolarmente importante per le persone che vivono in zone remote dell’Armenia, dove i viaggi sono difficili e costosi.

Il satellite Internet può anche essere utilizzato per scopi educativi. Con il satellite Internet, le scuole nelle zone rurali possono accedere a risorse educative online e offrire ai loro studenti un’istruzione di qualità. Questo può aiutare a ridurre il divario educativo tra le zone rurali e urbane dell’Armenia.

Tuttavia, ci sono anche alcune sfide associate all’utilizzo del satellite Internet in Armenia. Una delle principali sfide è il costo. Il satellite Internet può essere costoso da installare e mantenere, il che potrebbe renderlo inaccessibile per molte persone nelle zone rurali dell’Armenia.

Inoltre, il satellite Internet può essere soggetto a interferenze da fattori ambientali come il maltempo. Questo potrebbe causare interruzioni nella connessione Internet, il che potrebbe essere problematico per le persone che dipendono dal satellite Internet per il loro lavoro o la loro istruzione.

Nonostante queste sfide, il satellite Internet rimane una soluzione promettente per le zone rurali dell’Armenia. Con il giusto supporto e investimento, il satellite Internet potrebbe aiutare a migliorare la qualità della vita delle persone nelle zone rurali dell’Armenia e contribuire allo sviluppo economico del paese.

In conclusione, il satellite Internet è una tecnologia promettente che potrebbe fare la differenza per le persone nelle zone rurali dell’Armenia. Con il giusto supporto e investimento, il satellite Internet potrebbe aiutare a migliorare la qualità della vita delle persone nelle zone rurali dell’Armenia e contribuire allo sviluppo economico del paese.

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Prosegue la mostra di Ulivi sull’Armenia (Resto del Carlino 11.06.23)

Resterà esposta fino a domenica 10 settembre, al museo pontificio Santa Casa di Loreto, una mostra fotografica dal titolo “Luce mistica d’Armenia”, esposizione che consta di venti foto in bianco e nero scattate da Andrea Ulivi (nella foto) in Armenia tra il 2009 e il 2014. Il popolo armeno e la sua identità vengono proposti attraverso volti gioiosi e tristi, carichi di un senso che nei millenni li ha resi saldi di fronte alle traversie, alla povertà e alle persecuzioni. Volti di bambini, donne, uomini e anziani fieri e consapevoli del loro essere armeni. La mostra è aperta tutti i giorni (10-13, 15-18)

182° giorno del #ArtsakhBlockade. Il prezzo del silenzio. Nelle montagne del Nagorno-Karabakh, una delle comunità cristiane più antiche del mondo rischia il genocidio (Korazym 11.06.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 11.06.2023 – Vik van Brantegem] – L’autocrazia dell’Azerbajgian e lo status non riconosciuto della autoproclamata Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh rendono la regione vulnerabile e costringono i Cristiani Armeni a vivere nell’incertezza riguardo al proprio futuro. Alza la voce per gli Armeni sotto assedio, per prevenire un altro genocidio armeno. La minaccia di guerra e occupazione si estende anche oltre il Nagorno-Karabakh; i residenti di Yerevan condividono preoccupazioni simili, poiché Baku afferma che anche la capitale armena era un tempo territorio azero.

In una piccola regione chiamata Nagorno-Karabakh, 120mila Cristiani Armeni sono sotto assedio dal 12 dicembre 2022. Non hanno gas e poca elettricità, e cibo e medicine stanno in quantità non sufficienti. Gli agricoltori che cercano di coltivare cibo vengono colpiti dai cecchini azeri. L’autocrazia dell’Azerbajgian vuole cacciare dalla loro patria i Cristiani Armeni dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh. Il 12 dicembre 2022 l’Azerbajgian ha chiuso l’unica strada che collega l’Artsakh/Nagorno-Karabakh con la Repubblica di Armenia e da lì al resto del mondo. Il resto della regione che rimane ancora libera è totalmente circondato dall’esercito dell’Azerbaigian. Fatta eccezione per i trasporti occasionali del Comitato Internazionale della Croce Rossa o delle forze di mantenimento della pace russe, nessuno può andarsene e nessuno può esportare o importare qualcosa.

I gruppi per i diritti umani hanno emesso un avviso di genocidio per gli Armeni Cristiani dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh [QUI].

La minaccia

Sulla base dei confini tracciati dall’Unione Sovietica nel 1921, l’Azerbajgian rivendica il Nagorno-Karabakh come proprio territorio. In una guerra che seguì la disgregazione dell’Unione Sovietica, gli Armeni del Nagorno-Karabakh ottennero l’indipendenza e divennero una repubblica libera, anche se non riconosciuta dal mondo. Ma l’Azerbajgian non ha mai rinunciato al suo obiettivo di conquistare il territorio. Da allora, l’autocrazia degli Aliyev dell’Azerbajgian si è arricchita immensamente grazie ai profitti petroliferi e ha investito decine di miliardi in armi. Tre anni fa, l’Azerbajgian e il suo alleato, la Turchia, hanno lanciato una nuova guerra per conquistare l’Artsakh/Nagorno-Karabakh e annientare i Cristiani Armeni che vi abitano. Hanno ucciso migliaia di soldati, bombardato aree civili e costretto decine di migliaia di persone a fuggire dalle loro case. I civili armeni catturati dietro le linee nemiche furono fucilati e decapitati. I loro assassini hanno filmato i loro crimini e li hanno caricati sui social media affinché il mondo li vedesse. La Russia ha posto fine all’invasione dell’Azerbajgian prima che potessero distruggere completamente gli Armeni. Ma dall’inizio della guerra in Ucraina, l’Azerbajgian ha aumentato la sua aggressività. Nel settembre 2022 ha lanciato un massiccio attacco di due giorni contro la stessa Repubblica di Armenia. E a dicembre ha assediato l’Artsakh/Nagorno-Karabakh. L’Azerbajgian ha sistematicamente distrutto ogni traccia di Armeni o di storia armena in tutti i territori che controlla. Il suo autocrate, Ilham Aliyev, usa regolarmente un linguaggio disumanizzante per descrivere gli armeni: “cani”, “topi”, “creature umanoidi”. Si è impegnato a “cacciarli dalle nostre terre”. Afferma che non solo il Karabakh, ma la maggior parte dell’Armenia sono “le nostre terre storiche” in cui “torneremo sicuramente”.

Se l’Azerbajgian prende il controllo dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh, la comunità cristiana armena antica di 1.700 anni sarà distrutta per sempre. L’Armenia fu la prima nazione a convertirsi al cristianesimo, nel 301 d.C. Nella loro lunga storia, i Cristiani Armeni sono sopravvissuti a molte ondate di persecuzione. Furono conquistati e riconquistati dagli imperi persiano, islamico, turco e russo. Durante la Prima Guerra Mondiale, l’impero ottomano islamico annientò un milione e mezzo di Cristiani Armeni, un evento noto oggi come il genocidio armeno. Sotto il comunismo sovietico, ogni chiesa dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh fu chiusa e la maggior parte dei sacerdoti furono mandati nei Gulag.

Nonostante tutto, gli Armeni hanno conservato la loro fede e la loro identità Cristiana. Oggi è in atto un nuovo genocidio armeno. Starete zitti?

Breve cronistoria

1915-1923 – L’Impero ottomano e il suo stato successore, la Repubblica di Turchia, uccidono un milione e mezzo di Armeni nel genocidio armeno. Altre centinaia di migliaia vengono ridotti in schiavitù, costretti a convertirsi all’Islam o cacciati in esilio.

1918 – La Repubblica di Armenia dichiara l’indipendenza. Anche gli Armeni dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh dichiarano la loro indipendenza. L’Impero ottomano invade la regione del Caucaso e contribuisce a creare la Repubblica di Azerbajgian.

1920 – Le forze armate azere massacrano migliaia di Armeni nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh. L’Unione Sovietica conquista l’Armenia, l’Azerbajgian e l’Artsakh/Nagorno-Karabakh.

1921 – Joseph Stalin, allora Commissario sovietico per le nazionalità, ridisegna i confini per collocare l’Artsakh/Nagorno-Karabakh all’interno dell’Azerbajgian sovietico, contro le proteste della popolazione.

1988 – Gli Armeni dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh iniziano una campagna per la loro libertà. L’Azerbajgian blocca la regione e inizia la pulizia etnica dei villaggi armeni.

1991 – Crolla l’Unione Sovietica; l’Azerbajgian, l’Armenia e l’Artskah/Nagorno-Karabakh dichiarano la loro indipendenza. L’Azerbajgian assedia e bombarda la città armena di Stepanakert nel Artsakh/Nagorno-Karabakh.

1992-1994 – Una guerra tra Armenia e Azerbajgian per l’Artsakh/Nagorno-Karabakh termina con un cessate il fuoco e l’Artsakh/Nagorno-Karabakh diventa una repubblica libera (sebbene non riconosciuta come indipendente da nessun altro Paese).

2016 – L’Azerbajgian lancia una guerra per conquistare la Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh. Gli Armeni li respingono, ma non prima che gli Azeri occupino il villaggio di Talish e vi torturino e uccidano diversi Armeni anziani.

2020 – Il 27 settembre l’Azerbajgian lancia una nuova guerra per conquistare l’Artsakh/Nagorno-Karabakh. Questa nuova offensiva dura 44 giorni e uccide oltre 7.000 soldati da entrambe le parti. Le forze azere commettono numerosi crimini di guerra contro gli Armeni, compreso il bombardamento con bombe a grappolo di aree civili popolate e l’esecuzione di ostaggi civili. Il 9 novembre 2020 la Russia impone un cessate il fuoco all’Azerbajgian. In base ai termini del cessate il fuoco, l’Armenia cede vaste aree di terra all’Azerbaigian, compresa la terra che collega l’Armenia all’Artsakh/Nagorno-Karabakh. Decine di migliaia di Armeni che vivono in questi territori evacuano le loro case. Agli Armeni dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh è rimasta un’unica strada, il Corridoio di Lachin, che li collega all’Armenia e da lì al resto del mondo.

2022 – Il 13 settembre l’Azerbajgian attacca la Repubblica di Armenia. Nei due giorni successivi, centinaia di Armeni vengono uccisi, tra cui sette soldati che vengono massacrati dopo essersi arresi, e una soldatessa che è stata violentata e smembrata dai soldati azeri.

2022 – Il 12 dicembre, l’Azerbajgian blocca il Corridoio di Lachin, iniziando un assedio finale dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh.

2023 – La Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite ordina all’Azerbaigian di aprire il Corridoio di Lachin. L’ordine viene ignorato.

2024 – ?

Noi non staremo zitti. E voi?

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

181° giorno del #ArtsakhBlockade. Per il governo italiano, ridotto a zerbino di Aliyev, l’etica è morta da tempo (Korazym 10.06.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 10.06.2023 – Vik van Brantegem] – Oggi è il giorno 181 dell’assedio dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh da parte del regime autocratico dell’Azerbajgian, un Paese che continua ad essere un membro del Consiglio d’Europa. 181 giorni di #ArtsakhBlockade significano 152 giorni con solo elettricità locale limitata, 115 giorni senza gas, 38% di perdita del PIL, movimento di persone, veicoli e merci attraverso il Corridoio di Lachin solo con il Comitato Internazionale della Croce Rossa e le forze di mantenimento della pace russe (207 volte meno persone, 59 volte meno veicoli, 13 volte meno beni vitali).

Stepanakert è bellissima e ancora sorprendente con i suoi incredibili umani, in pace, o in blocco, o sotto attacco. Questi bambini hanno il diritto di avere un’infanzia serena nella loro patria.

Mentre sono quotidiane le aggressioni da parte dell’esercito azera contro la popolazione civile dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh, l’Azerbajgian segnala con faccia di fronzo la violazione del cessate il fuoco vicino alle regioni Askeran e Shushi da parte dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh, le cui autorità smentiscono la notizia come disinformazione “cercando di creare un pretesto per ulteriori attacchi”.

Il Servizio stampa del Ministero della Difesa della Repubblica di Artsakh comunica che la notizia diffuso dal Ministero della Difesa dell’Azerbaigian sul fatto che il 10 giugno le unità delle forze di difesa dell’Artsakh hanno regolarmente aperto il fuoco in direzione delle postazioni azere situate nei territori occupati delle regioni di Askeran e Shushi della Repubblica di Artsakh è un altro disinformazione. Il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian, cercando di giustificare le violazioni del regime di cessate il fuoco registrate ogni giorno da parte delle sue unità, continua a distorcere la realtà, annunciando ancora una volta l’interruzione dei lavori di ingegneria che sarebbero in corso in direzione di Martakert, Martuni, Askeran e Shushi.

Oggi 10 giugno, le forze armate azere hanno violato il cessate il fuoco nella direzione sud-occidentale della linea di contatto in Artsakh utilizzando piccole armi da fuoco e mortai. Il Ministero della Difesa della Repubblica di Artsakh informa che intorno alle ore 12.20 la parte azera ha sparato 3 mine da un mortaio calibro 60 mm verso una delle posizioni dell’esercito di difesa dell’Artsakh. La parte armena non ha perdite.

La disinformazione del regime autocrate dell’Azerbajgian per via dei spin doctor diplomatici

«L’amicizia tra Francia e Armenia non dovrebbe alimentare l’ostilità contro l’Azerbajgian. La comunità armena in Francia deve smetterla di esacerbare i sentimenti nazionalisti armeni e impedire il processo di normalizzazione tra Azerbajgian e Armenia» (Leyla Abdullayeva, Ambasciatore dell’Azerbajgian in Francia).

Incredibile sentire Leyla Abdullayeva. Davvero impressionante vedere come ha imparato a mentire in francese. Questo risultato è un’abilità molto preziosa aggiunta al suo repertorio di carriera agli occhi del suo padrone a Baku.

Sulla fornitura da parte di Leonardo di velivoli di trasporto militari all’Azerbajgian abbiamo riferito il 4 e il 9 giugno. Di seguito riportiamo il commento di Iniziativa italiana per l’Artsakh. Qual è il contributo dell’Italia alla pace in Artsakh/Nagorno-Karabakh? Niente, allora il governo italiano stia zitto sui diritti umani, continua a comprare gas azero-russo e vendere armi all’autocrate di Baku. Che vergogna.

Altre armi ad Aliyev: imbarazzo tricolore

Siamo in sincero imbarazzo, da Italiani, nel leggere i commenti – non solo Armeni – riguardo alla nuova fornitura di armi all’Azerbajgian da parte dell’Italia.

L’8 giugno è stato ufficialmente comunicato l’accordo per la vendita da parte di Leonardo di (al momento due) velivoli da trasporto C-27J Spartan all’Azerbajgian.

Da alcuni mesi si sono intensificati i rapporti tra Roma e Baku che dal settore energetico si sono spostati anche su quello della Difesa.

Come abbiamo già scritto altre volte, siamo contenti che il nostro Paese faccia affari all’estero e non importa chi sia l’acquirente dei nostri prodotti dal momento che in politica, specie in quella internazionale, e negli affari l’etica è morta da tempo.

Però, questa stringente alleanza italo-azera sta diventando sempre più imbarazzante e negli ultimi mesi il nostro Paese ha virato decisamente verso il Caspio stringendo un asse molto forte con Baku.

Non solo il Ministro Crosetto, ma anche altri colleghi di governo, si sono recati alla corte di Aliyev per fare affari. Ci sta, come detto. E poco importa che l’acquirente sia l’autocrate Presidente di uno Stato condannato a essere nel mondo uno di quelli con minor rispetto dei diritti civili e politici per la popolazione.

E passi anche che l’Italia stia poco alla volta diventando in ambito UE il principale fornitore di armi a un Paese che ha fatto della guerra e della retorica di guerra la sua ragion d’essere, come purtroppo la cronaca di questi ultimi anni ha ben evidenziato.

Quel che davvero imbarazza è l’assoluta debolezza italiana in politica estera.

Il suo totale silenzio sulla contesa armeno-azera nasconde la paura di turbare il ricco alleato azero. Non una parola sul blocco della popolazione armena in Artsakh, non un benevolo invito al partner commerciale ad allentare la pressione e le minacce (sono pressoché quotidiane le violazioni azere del cessate-il-fuoco), non una parola – anche solo di conforto, solidarietà – per la controparte armena.

Mentre il Consiglio comunale della capitale francese approva una mozione per fornire aiuti umanitari alla popolazione dell’Artsakh e il Parlamento dei Paesi Bassi esprime vicinanza alla sua popolazione, il governo italiano vende armi all’autocrate Aliyev, addestra i suoi militari e lo incoraggia nella sua politica di minaccia.

Questa non è una scelta di campo. È debolezza in politica internazionale, è incapacità di prendere una posizione, è paura di far valere quei valori democratici che sono alla base del consesso europeo.

Non stupiamoci, dunque, se all’ultima riunione della Comunità politica europea a Chisinau, al tavolo del vertice Aliyev-Pashinyan sedevano un francese (Macron) e un tedesco (Scholz).

L’Italia, ridotta a zerbino di Aliyev, conta nulla.

Questo è imbarazzante. Più dei commenti sui social di chi ci accusa di esserci schierati dalla parte di un dittatore.

Iniziativa italiana per l’Artsakh

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

ARMENIA. Agricoltura sotto stress e innovazione tecnologica (Agc 09.06.23)

Cambiamento climatico e minore competitività dell’export agricolo armeno, causato dall’apprezzamento della moneta, il dram, stanno mettendo in crisi il settore agricolo di Erevan.

La risposta a questi due fattori di crisi è un forte aumento degli investimenti in nuove tecnologie agricole, riporta BneIntelliNews che sottolinea le dichiarazioni del vice ministro dell’Economia armena Arman Khojoyan.

Il vantaggio di questa crisi è stato lo stimolo negli investimenti in robotica e tecnologie agricole intelligenti da parte degli agricoltori che vogliono aumentare la produttività e rendere i loro prodotti più competitivi su più mercati internazionali.

«L’integrazione della robotica e della tecnologia nel settore agricolo, spesso definita agricoltura di precisione e agricoltura intelligente, ha un grande potenziale per rivoluzionare il settore aumentando la produttività, l’efficienza e la sostenibilità. L’Armenia, con la sua quota molto significativa di agricoltura nel Pil, può beneficiare di questi investimenti (…) Sfruttando la robotica e l’automazione, i compiti che tradizionalmente richiedevano molta manodopera possono essere facilmente semplificati. Nel frattempo, l’uso di droni, sensori e analisi dei dati può fornire preziose informazioni sulla qualità del suolo, sulla salute delle colture e sulla resa in modo prevedibile, per consentire agli agricoltori di prendere decisioni basate sui dati e ottimizzare i loro processi produttivi», ha dichiarato Khojoyan all’annuale Bers e al business forum di Samarcanda dello scorso maggio.

Secondo il Viceministro armeno, la crescita della produzione agricola ha subito un’accelerazione nel 2022, anche se ci sono «diversi tipi di shock che stanno influenzando negativamente il settore agricolo (…) La nostra attività è quella di stabilizzare il settore, non di permetterne il declino». A questa minore competitività dovuta dall’apprezzamento monetario, si aggiunge il cambiamento climatico, che ha aggravato il già esistente problema idrico dell’Armenia.

Il dram armeno si è apprezzato, spinto in parte anche dall’arrivo nel paese di migliaia di russi che fuggivano dalla mobilitazione di massa, che ha eroso la competitività di tutte le esportazioni armene.

Il governo armeno sta sostenendo gli agricoltori e i produttori per aggiornare le loro capacità produttive e applicare le nuove tecnologie: il governo sta sostenendo la creazione di frutteti intensivi per diversificare il mercato dei prodotti freschi e l’introduzione di agricoltura intelligente e serre innovative: il valore di questi progetti governativi ha superato i 600 milioni di dollari.

Lucia Giannini

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180° giorno del #ArtsakhBlockade. Forte determinazione da parte del popolo dell’Artsakh nonostante la crisi umanitaria (Korazym 09.06.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 09.06.2023 – Vik van Brantegem] – Oggi sono 180 giorni che l’Azerbajgian procede con il criminale blocco dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh), provocando una crisi umanitaria nell’indifferenza internazionale. Solidarietà al popolo armeno e riconoscimento della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh!

Pashinyan all’incontro con Putin: la crisi umanitaria in Artsakh/Nagorno-Karabakh continua

Il Primo Ministro della Repubblica di Armenia, Nikol Pashinyan, ha avuto un incontro con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, a Sochi.
Putin: “Caro Nikol Vladimirovich, ci incontriamo regolarmente, sono molto felice di parlare ancora una volta dello stato attuale delle relazioni bilaterali e delle questioni regionali, di cui abbiamo discusso in dettaglio durante l’incontro precedente. Sono molto felice di vederti”.
Pashinyan: “Grazie caro Vladimir Vladimirovich. Prima di tutto voglio congratularmi con te per l’imminente Russia Day e augurare il meglio alla Federazione Russa. Sì, ci incontriamo regolarmente e discutiamo di una vasta gamma di questioni. Oggi noi si discuterà anche dell’agenda bilaterale e delle questioni regionali. Si discuterà anche della situazione in Nagorno-Karabakh, nella zona di responsabilità delle forze di mantenimento della pace russe. Purtroppo, la situazione umanitaria lì rimane tesa. Nel Nagorno-Karabakh mancano da diversi mesi gas ed elettricità, la situazione nel Corridoio di Lachin continua ad essere piuttosto tesa. A proposito, devo sottolineare che ora le forniture di cibo al Nagorno-Karabakh vengono effettuate con il supporto delle forze di mantenimento della pace russe. Si tratta di una quantità limitata di cibo. La crisi in Nagorno-Karabakh continua ed è anche una questione molto importante e sono sicuro che ne discuteremo oggi”.
Si è svolto anche l’incontro dei partecipanti alle sessioni del Consiglio intergovernativo eurasiatico e del Consiglio dei capi di governo dei Paesi della CSI con il Presidente della Federazione Russa.

«I bambini dell’Artsakh hanno il diritto di sognare».

180 giorni di blocco: questi i numeri della crisi umanitaria

Dopo 180 giorni del criminale e illegale blocco azero dell’Artsakh/Nagorno Karabakh, queste le statistiche diffuse oggi dall’Info Center di Stepanakert, nella traduzione italiana a cura di Iniziativa italiana per l’Artsakh:

  • Circa 1.405 persone sono state private dell’opportunità di ricevere le cure mediche necessarie a causa della sospensione degli interventi chirurgici programmati in tutte le strutture mediche dell’Artsakh, aumentando di circa 15 casi negli ultimi 3 giorni.
  • Ad oggi, 441 pazienti sono stati trasferiti dall’Artsakh in Armenia per ricevere adeguate cure mediche con la mediazione e l’accompagnamento del Comitato Internazionale della Croce Rossa. A causa degli ulteriori ostacoli azeri, le attività del CICR erano state sospese per quasi un mese, i trasferimenti sono stati ripristinati l’altro giorno. Poiché la Croce Rossa non dispone di un’ambulanza ed è in grado di trasportare i pazienti solo con un veicolo ordinario, non è possibile trasportare i pazienti che devono sdraiarsi perché l’Azerbajgian ha ostacolato il movimento delle ambulanze dell’Artsakh.
  • Circa 3.900 persone, tra cui 550 bambini, sono state separate dalle loro case a causa del blocco, ma alcune sono già tornate a casa con l’assistenza della Croce Rossa e delle forze di mantenimento della pace russe.
  • Nessun cittadino ha viaggiato liberamente lungo la strada Stepanakert-Goris (Corridoio Lachin/Kashatagh), e i casi di movimento bidirezionale di persone sono diminuiti di circa 207 volte, e solo con il supporto della Croce Rossa e delle forze di pace russe (invece di 441.000 persone in 180 giorni, ingressi e uscite 2.135. Negli ultimi 3 giorni si sono registrati solo 134 casi di ingresso e uscita di cittadini rientrati nelle proprie abitazioni accompagnati da operatori di pace o partiti per la Repubblica di Armenia per urgenti necessità umanitarie. Non un solo veicolo di cittadini dell’Artsakh è passato attraverso la strada bloccata e il movimento dei veicoli è stato quasi 59 volte inferiore a quello che avrebbe dovuto essere senza il blocco (invece di 165.600, 2.842 veicoli entrati e usciti in 180 giorni, e solo dalla Croce Rossa e forze di pace russe). Ciò significa che negli ultimi 3 giorni sono stati registrati solo 38 ingressi e uscite di veicoli.
  • Circa 13 volte meno beni vitali sono stati importati dalla Croce Rossa e dalle forze di pace russe di quanto avrebbero dovuto essere senza il blocco (5.466 tonnellate invece di circa 72.000 tonnellate in 180 giorni, di cui solo 143 tonnellate negli ultimi 3 giorni).
  • Durante il blocco, l’Azerbajgian ha interrotto completamente o parzialmente l’unica fornitura di gas all’Artsakh per un totale di 114 giorni e la fornitura di elettricità è stata completamente interrotta per 151 giorni. Ciò ha portato a blackout giornalieri e ulteriori arresti di emergenza, con la conseguente chiusura o riduzione delle operazioni di molte strutture.
  • 860 soggetti imprenditoriali (il 20,1% del totale) hanno sospeso la propria attività a causa delle impossibili condizioni operative dovute al blocco, mentre i restanti operano parzialmente o con il sostegno dello Stato.
  • Si stima che circa 10.900 persone (compresi i collocamenti temporanei sostenuti dallo stato e oltre il 50% dei lavoratori del settore privato) abbiano perso posti di lavoro e fonti di reddito a causa dell’impatto sull’economia del blocco e delle interruzioni di infrastrutture vitali.
  • Sono stati interrotti i lavori di costruzione di 32,6 chilometri di strade, decine di chilometri di acquedotti, impianti di irrigazione per migliaia di ettari di terreno, 3.717 appartamenti e più di 40 infrastrutture sociali e industriali.
  • Durante il blocco, l’economia della Repubblica di Artsakh ha subito una perdita di circa 342 milioni di dollari USA, portando a un calo dell’indice del PIL annuo previsto (903 milioni di dollari) di oltre il 38%.

Il trasferimento dell’Artsakh all’Azerbajgian rappresenta una grave minaccia di un nuovo genocidio armeno

«Dobbiamo proteggere il diritto divino del popolo dell’Artsakh all’autodeterminazione e a vivere in modo indipendente. Non riesco a immaginare che l’Artsakh possa far parte dell’Azerbajgian perché significherebbe un nuovo genocidio contro il popolo armeno e lo spopolamento del nostro popolo dell’Artsakh. E investiremo ogni sforzo, ogni lavoro per garantire il diritto del nostro popolo dell’Artsakh a vivere liberamente e in modo indipendente nel quadro delle norme e delle leggi internazionali» (Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo della Chiesa Apostolica Armena e Catholicos di tutti gli Armeni).

Propaganda e disinformazione dell’autocrazia azera – 1

Riportiamo quanto segue, ricordando che la città-castello armena Shushi dell’Artsakh fu liberata 30 anni fa, l’8 maggio 1992. Shushi è attualmente sotto l’occupazione azera attraverso crimini di guerra e crimini contro l’umanità come conseguenze naturali di una sistematica politica statale azera di armenofobia.

«Un’altra fossa comune è stata trovata nel territorio della prigione di Shusha [Shushi, città della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh occupata dalle forze armate dell’Azerbajgian). Si presume che i resti umani appartengano agli Azeri che furono tenuti in ostaggio a Shusha durante la prima guerra del Karabakh. Dal 2021 più di 400 resti umani sono stati scoperti da fosse comuni nei territori liberati di Azerbajgian [territori della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh occupati dalle forze armate dell’Azerbajgian]» (Rahman Mustafayev, Ambasciatore dell’Azerbajgian in Germania).

Accusare il proprio nemico delle proprie turpitudini è un’abitudine delle tirannie. Questo macabro montaggio dell’autocrazia di Aliyev sarebbe ridicolo se non fosse spregevole. I numerosi prigionieri politici che languiscono nelle carceri di Baku devono ridere a crepapelle.

Propaganda e disinformazione dell’autocrazia azera – 2

«Basta prestare attenzione alla foto di bakground di Liana Margarryan. Lui è Monte Melkonian, uno dei terroristi dell’ASALA. E la bambina che Monkey [scimmia] ha abbracciato forte è sua moglie. Quando l’ha sposata, la ragazza aveva 12 anni! E lui è l’eroe nazionale armeno! Terrorista e pedofilo!» (Ulviyya Mammadova).

«In primo luogo, questo non è Monte Melkonian, ma suo fratello, Markar, che è un valoroso combattente per proprio merito, in una foto scattata nel 2000. In secondo luogo, mentre Seta Melkonian ha incontrato Monte quando aveva 15 anni in Libano, non si sono sposati fino al 1991, quando Seta aveva 28 anni» (Liana Margaryan).

L’Ambasciatore degli USA in Armenia ha visitato la regione di Suynik lungo il confine con l’Azerbajgian, tra cui il villaggio di Tegh, all’inizio del Corridoio di Lachin verso l’Artsakh/Nagorno-Karabkah, dove meno di un mese fa un grave attacco delle forze armate dell’Azerbajgian nei pressi del villaggio ha ucciso diverse militari armeni e azeri.

«Durante la mia visita nella provincia di Syunik, ho sentito parlare di preoccupazioni pervasive sulla sicurezza da parte di funzionari locali, società civile e residenti. Ho anche visto in prima persona la situazione tesa lungo il confine. Tutti meritano la sicurezza e la protezione che una pace giusta e duratura porterebbe» (Kristina A. Kvien, Ambasciatore degli USA in Armenia).

L’ennesimo agricoltore dell’Artskah finisce sotto tiro azero

Le forze azere hanno nuovamente violato il cessate il fuoco nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh e hanno nuovamente preso di mira degli agricoltori, informano le autorità dell’Artsakh. Tra le 17:35 e le 20:30 di ieri 8 giugno 2023, l’esercito azero ha aperto il fuoco con armi leggere nelle direzioni est e nord della linea di contatto, ha comunicato in una nota l’Esercito di difesa dell’Artsakh. Intorno alle ore 18.20, l’esercito azero ha sparato contro un contadino che guidava un trattore mentre svolgeva lavori agricoli a Karvin. Il contadino è rimasto illeso.

«Il blocco dell’Artsakh ha reso evidente il nostro bisogno di sicurezza alimentare e di miglioramento dell’autosufficienza. L’aggiornamento delle serre è essenziale per aumentare la nostra efficienza e produttività. Un programma recentemente introdotto dall’agenzia “Noi siamo le nostre montagne” mira a migliorare l’agricoltura, garantire la sicurezza alimentare, preservare i posti di lavoro, creare nuove opportunità di lavoro e promuovere l’imprenditoria agricola nell’Artsakh. Il progetto segue un modello di partenariato pubblico-privato, con il Ministero dell’Agricoltura e il Fondo di sostegno rurale e agricolo della Repubblica di Artsakh come partner. I proprietari di serre con aree di 300 metri quadrati o più possono presentare domanda di partecipazione al programma presso la commissione del Ministero dell’Agricoltura» (Ruben Vardanyan, ex Ministro di Stato dell’Artsakh).

L’Azerbajgian fa uno sforzo particolare per non mostrare le forze di mantenimento della pace russe nei video

Negli ultimi giorni, un numero limitato di persone è stato trasportato dalla capitale della Repubblica di Artsakh, Stepanakert, in Armenia, accompagnato dalle forze di mantenimento della pace russe, e lo stesso numero di persone è tornato nell’Artsakh dall’Armenia. Il Difensore dei diritti umani della Repubblica di Artsakh, Gegham Stepanyan, lo ha riferito ad Alpha News, aggiungendo che circa 100 persone dell’Artsakh sono state trasportate in Armenia e circa altre 110 sono tornate nell’Artsakh.

Stepanyan ha spiegato che le forze di mantenimento della pace russe hanno accompagnato questi Armeni anche attraverso il checkpoint azero al ponte Hakari, nonostante il fatto che queste forze di mantenimento della pace russe non si vedano nei video azeri. «Penso che la parte azera faccia uno sforzo particolare per non mostrare le forze di mantenimento della pace russe nei video. Questo è a scopo di propaganda, per mostrare che, “vedi, la popolazione armena del Karabakh passa attraverso il checkpoint di Hakari senza una terza parte”. È chiaro che l’obiettivo degli Azeri è far vedere che non vi sia alcuna partecipazione della parte russa o della Croce Rossa a questo processo e che possano mostrare al mondo esterno che non vi è alcun problema e che il la cosiddetta “integrazione” sta funzionando», ha affermato Stepanyan. Ha aggiunto che diffondendo tali video, la parte azera mira a mostrare alla comunità internazionale che il suddetto checkpoint funziona normalmente e che è assicurata la libera circolazione delle persone attraverso il Corridoio di Lachin. «Inoltre, le riprese vengono effettuate senza il permesso delle persone, violando i diritti delle persone», ha affermato Stepanyan.

«L’Azerbajgian ha deliberatamente ostacolato il trasporto di pazienti medici [dall’Artsakh all’Armenia]; è stato fatto appositamente affinché i cittadini dell’Artsakh iniziassero a utilizzare il cosiddetto “check point”. Sono sicuro che non solo i pazienti medici, ma anche i rappresentanti della Croce Rossa, che dovrebbero avere libero accesso all’Artsakh, stanno passando oggi per un controllo passaporti», ha osservato Difensore dei Diritti Umani dell’Artsakh. «La cosa preoccupante è che i dati dei passaporti delle persone che sono prese di mira dall’Azerbajgian e sono dichiarate nemiche dell’Azerbajgian, sono a disposizione dell’Azerbajgian, il che aumenta le minacce alla sicurezza del popolo dell’Artsakh», ha sottolineato Stepanyan. Ad esempio, ci sono persone nella leadership militare e politica della Repubblica di Artsakh che sono incluse nei procedimenti penali azeri; quindi, secondo il Difensore dei Diritti Umani della Repubblica di Artsakh, queste persone non possono utilizzare il checkpoint di Hakari, perché l’Azerbajgian non perderà l’occasione e potrebbe sequestrarli.

Una notizia che non farà felice Teheran

È arrivata ieri l’ufficializzazione della vendita da parte di Leonardo all’Azerbajgian di due aerei da trasporto C-27J, di cui abbiamo riferito il 4 giugno scorso [QUI].

Il contratto è stato siglato IERI in Italia durante la visita di una delegazione azera. La collaborazione tra i due stati nata dal settore energetico poi si è estesa ai profitti della Difesa, come abbiamo riferito. Le necessità di ammodernamento delle Forze Armate Azere hanno trovato il prodotto costruito da Leonardo quello che più faceva al caso per l’impiego che dovranno svolgere i due velivoli acquistati.

Alla firma del contratto di acquisto presenziavano i rappresentanti dei Ministri della Difesa Italiano e dell’Azerbajgian. C’è’ stato infatti un tavolo tecnico tra il nostro Ministero della Difesa e quello dell’Azerbajgian.
Si tratta una notizia che certamente non verrà ben accolta dall’Iran. Magari almeno Teheran difenda gli Armeni, anche se la ridicola giustificazione della preferenza italiana sull’Azerbajgian è che gli Armeni prendono armi dall’Iran. Gli Italiani sempre in soccorso del vincitore.

Azerbajgian acquista il velivolo da trasporto italiano Leonardo C-27J Spartan
Aviation Report, 8 giugno 2023

Si consolida la collaborazione commerciale fra Italia ed Azerbajgian che hanno firmato un contratto per la fornitura del velivolo da trasporto italiano Leonardo C-27J Spartan nell’ambito della visita di una delegazione Azera in Italia alla presenza di rappresentanti dei Ministri della Difesa dei due Paesi. Inizialmente legata ai settori energetici, la collaborazione tra Italia e Azerbaigian si estende anche ai prodotti dell’industria della Difesa grazie al prezioso contributo offerto dal gruppo di lavoro del Ministero della Difesa italiano.

Il programma di acquisto del Leonardo C-27J Spartan, velivolo da trasporto tattico che ha maturato una pluriennale esperienza nei più sfidanti scenari operativi, è stato perfezionato nell’ambito di un tavolo tecnico tra il Ministero della Difesa Italiano e la controparte Azera. L’intesa si inserisce nell’ambito dell’ampio programma di ammodernamento delle Forze Armate Azere che guardano con sempre maggiore interesse ai prodotti dell’industria italiana.

Impiegato nei contesti geografici, ambientali e operativi più sfidanti, il Leonardo C-27J Spartan è un velivolo in grado di svolgere diverse tipologie di missioni in ambito di difesa e di protezione civile. La vasta esperienza operativa accumulata presso varie Forze Aeree nel mondo lo rende il velivolo ideale per missioni di trasporto militare, aviolancio di paracadutisti e materiali, supporto tattico alle truppe nell’ultimo miglio”, operazioni dei corpi speciali, assistenza umanitaria e supporto alle popolazioni colpite da disastri ambientali.

Ampiamente riconosciuto come il più efficace velivolo da trasporto militare multiruolo nella sua classe dimensionale, il C-27J Next Generation adotta una nuova avionica e sviluppi aerodinamici per una maggiore efficienza e migliorate prestazioni operative. Impiegato nei più sfidanti contesti operativi, dalle altitudini delle Ande all’Afghanistan, il Leonardo C-27J Spartan Next Generation è equipaggiato con una nuova avionica dotata di un glass cockpit con 5 schermi multifunzione a colori, un radar per missioni di trasporto tattico e avanzati sistemi di comunicazione.

L’architettura di sistema assicura l’interoperabilità con altri velivoli da trasporto ed è facilmente integrabile con sistemi di rifornimento in volo, di autoprotezione, di comunicazione sicura e protezione balistica per operare in ambienti ad alto livello di minaccia, trasportando materiali, veicoli leggeri e personale, ovunque siano necessari. Il C-27J può operare in completa autonomia grazie all’ausilio di una APU (Auxiliary Power Unit).

Il C-27J vanta il più grande vano di carico nella sua categoria, capace di sostenere circa cinque tonnellate per metro quadrato e regolabile in altezza e inclinazione per semplificare le operazioni di carico e scarico. Con ratei record di discesa e salita (4.000 – 2.500 ft/min), è in grado di eseguire manovre tattiche a 3g ed è qualificato per effettuare decolli e atterraggi brevi (STOL) su piste innevate, sabbiose e non preparate.

Grazie a molteplici kit e sistemi di missione roll-on/roll-off facilmente installabili e trasportabili, il C-27J può essere rapidamente trasformato nella configurazione necessaria per lo svolgimento della missione operativa. Come “tactical airlifter”, l’ampia versatilità del velivolo si estende dal trasporto tattico di truppe e carichi, all’aviolancio di paracadutisti e materiali, dall’evacuazione medica sul campo di battaglia al trasporto VIP, dall’assistenza umanitaria e supporto in caso di disastri naturali fino a operazioni antincendio.

Il C-27J può essere configurato nelle versioni MPA (Maritime Patrol), ASW (Anti-Submarine Warfare) e C3ISR (Command-Control-Communications, Intelligence, Surveillance and Reconnaissance). Il velivolo può essere dotato di radar di ricerca AESA (Active Electronically Scanned Array), sistemi elettro-ottici/infrarosso, e altri sensori specifici, essenziali per le missioni ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance), pattugliamento marittimo, lotta antisommergibile (ASW) e SIGINT (Signals Intelligence), supporto alle Forze Speciali e alle truppe a terra.

I sensori che equipaggiano il velivolo sono gestibili attraverso un sistema di missione pallettizzato, rapidamente rimovibile, che ne analizza i dati raccolti trasferendoli all’equipaggio in tempo reale. La configurazione Fire Fighter, dotata del sistema pallettizzato antincendio di seconda generazione MAFFS II (Modular Airborne Fire Fighting System) della United Aeronautical Corporation, leader mondiale di avanzati sistemi di applicazione aerea, migliora le capacità multi-missione del C-27J.

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]