Città del Vaticano, martedì, 30. maggio, 2023 16:00 (ACI Stampa).
Venticinque anni di relazioni diplomatiche tra il Sovrano Militare Ordine di Malta e la Repubblica di Armenia.
Un evento importante sottolineato al Palazzo Magistrale da uno scambio di lettere ufficiali del Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta e del Ministro degli Affari Esteri armeno. È stato Garen Nazarian, Ambasciatore d’Armenia presso l’Ordine di Malta, a consegnare la lettera del suo Ministro.
Il legame tra l’ Ordine e l’ Armenia è in effetti molto antico. “Già nel XII secolo furono istituiti i primi Cavalieri dell’Ordine nel Regno armeno di Cilicia, seguiti dall’elezione, nel XIV secolo, di Fra’ Dieudonné de Gozon, all’alta carica di Gran Maestro dell’Ordine, poi proclamato “Protettore dell’Armenia” dallo stesso Re d’Armenia”.
L’Ordine di Malta è stato attivo in Armenia nel XIX secolo durante il genocidio, fornendo la prima assistenza ai rifugiati con un dispensario medico a Thessaloniki. Successivamente, nel 1989, dopo il terremoto in Armenia, le squadre di soccorso dell’Ordine di Malta hanno assistito la popolazione locale.
Le relazioni secolari sono state infine coronate il 29 maggio 1998, con l’istituzione formale di relazioni bilaterali, e ulteriormente rafforzate con lo scambio di visite di alto livello da e verso l’Armenia e il consolidamento delle attività umanitarie dell’Ordine in Armenia con l’attuazione di un Accordo di cooperazione firmato nel 2018.
“Apprezziamo molto i nostri secolari legami cordiali che costituiscono una solida base per l’ulteriore sviluppo della cooperazione bilaterale e multilaterale tra l’Armenia e l’Ordine di Malta. La prontezza operativa dell’Ordine di Malta è stata determinante per la realizzazione di attività umanitarie in regioni a rischio di conflitto”, si legge nella lettera del Ministro degli Affari Esteri armeno, Ararat Mirzoyan.
“Vorrei porgervi i miei migliori auguri e l’assicurazione della nostra intenzione di rafforzare ulteriormente la cooperazione sia in campo diplomatico che umanitario, così come la promozione dei nostri comuni valori cristiani condivisi” ha affermato nella sua comunicazione scritta il Gran Cancelliere Riccardo Paternò di Montecupo ricordando le origini delle eccellenti relazioni esistenti, che risalgono a ben prima del 1998.
L’anniversario sarà celebrato anche con un concerto di raccolta fondi che si terrà a giugno presso la Chiesa di Sant’Alessio, vicino alla Villa Magistrale dell’Ordine di Malta a Roma.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-05-30 17:27:512023-05-30 17:27:51Tra Ordine di Malta e Repubblica Armena si celebrano 25 anni di relazioni diplomatiche (Acistampa 30.05.23)
La presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, ha visitato questa mattina il Consolato d’Armenia, in occasione della Fondazione della Repubblica d’Armenia.
Il Console onorario Gagik Sarucanian ha ringraziato la presidente per la sensibilità dimostrata dal Comune di Venezia per il ricco programma di eventi diffusi su tutto il territorio in occasione della Giornata in Ricordo del Genocidio Armeno.
Con l’occasione il console ha anche espresso i migliori auguri per l’imminente Festa della Repubblica italiana, il prossimo 2 giugno, “con l’auspicio di un continuo e costante rafforzamento dei legami tra l’Italia e l’Armenia”.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-05-30 17:26:462023-05-30 17:26:46La presidente Damiano in visita al Consolato d’Armenia (Comune Venezia 30.05.23)
Giovedì prossimo in Moldavia un altro round di negoziati, dove il peso specifico di altri player, più o meno vicini, giocherà un ruolo. Pashinyan e Aliyev, al netto dei riverberi interni di questo possibile passo avanti, devono osservare con attenzione gli sforzi di mediazione americani ed europei senza farsi distrarre da elementi esterni che distolgono l’attenzione dagli obiettivi condivisi
In Moldavia giovedì prossimo per parlarsi nuovamente e capire quali e quanti margini di manovra esistono. L’Armenia sembra pronta a fare concessioni all’Azerbaigian in Nagorno-Karabakh: i negoziati preliminari fino ad oggi si sono svolti in luoghi diversi e con diversi mediatori, in Oriente e in Occidente. Si discute di un possibile trattato di pace mentre il primo ministro armeno Nikol Pashinyan (in foto) e l’azero Ilham Aliyev si sono incontrati a Mosca pochi giorni fa.
Passo avanti
Cinque giorni fa nella capitale russa dinanzi al presidente russo Vladimir Putin, in occasione di un meeting dell’Unione economica eurasiatica (che ha deciso di incentivare ulteriormente i pagamenti in valute nazionali anziché in dollari) i leader rivali hanno provato a compiere un passo in avanti, pur nelle rispettive ataviche rivendicazioni, ma con una sostanziale novità: Pashinian e Aliyev hanno parlato apertamente di progressi verso una soluzione della lunga disputa. Sullo sfondo rimane la rabbia armena per la mossa di Baku per impedire l’accesso armeno al Nagorno-Karabakh. Pashinian ha affermato che le azioni hanno causato una crisi umanitaria chiudendo l’unica via di terra dall’Armenia alla regione, accusa respinta da Aliyev. Ma un capitolo nuovo rispetto al conflitto scoppiato nel 2020 in cui sono stati uccisi quasi 7.000 soldati da entrambe le parti.
I mediatori
Perché l’apertura di questo pertugio? Intanto va ricordata la presa di posizione Aliyev che si è detto ottimista circa la possibilità di raggiungere un accordo di pace,” considerando che l’Armenia ha formalmente riconosciuto il Karabakh come parte dell’Azerbaigian”, aggiungendo che l’Azerbaigian non ha pretese territoriali sull’Armenia. Di buoni progressi ha parlato Pashinyan con nuove relazioni basate sul riconoscimento reciproco dell’integrità territoriale. In precedenza a Bruxelles era stato ospitato un vertice dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, sotto l’ombrello diplomatico di chi, Usa e Ue, premono per negoziare un accordo di pace. Appare evidente che lo sforzo diplomatico dell’Occidente nel Caucaso abbia infastidito Mosca, ‘impegnata’ su un altro fronte delicato come l’Ucraina e preoccupata di perdere il proprio status di storico mediatore in quell’area.
Qui Moldavia
La sede del prossimo incontro è senza dubbio una location particolare, almeno in questo momento storico: è in vigore lo stato di emergenza; l’invasione russa dell’Ucraina ha trasformato la vicina in una polveriera; inoltre non solo giocano un ruolo i mille chilometri di confine con l’Ucraina, ma anche le minacce russe di impedire a Chisinau di diventare un’altra “anti-russa”.
In prospettiva non è automatico che la Moldavia acceleri sulla sua indipendenza dalla Russia, anche perché Mosca difficilmente lascerà la presa: continuerà a interferire nella vita politica moldava finanziando partiti filo-russi e presentando la Nato come una minaccia. Ma all’interno di un quadro di insieme dove la forza propulsiva anti Occidente esercitata dal Cremlino è di minore intensità rispetto ad un anno fa.
Scenari
Inoltre il peso specifico di altri players, più o meno vicini, giocherà un ruolo in questa maratona diplomatica: recentemente Aliyev ha descritto le relazioni con l’Iran come “al livello più basso di sempre”, il tutto mentre Baku deve concentrarsi sul contrasto alla minaccia iraniana. Più in generale i due leader, al netto dei riverberi interni di questo possibile passo avanti, devono osservare con attenzione gli sforzi di mediazione americani ed europei senza farsi distrarre da elementi esterni che distolgano l’attenzione dagli obiettivi condivisi.
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 30.05.2023 – Vik van Brantegem] – Perché tutti tacciono quando si tratta di Artsakh/Nagorno-Karabakh? Il silenzio a costo di un genocidio? Non può essere! In Artsakh/Nagorno-Karabakh, 120mila Armeni Cristiani sono circondati, assediati, bloccati e minacciati con la pulizia etnica: morte o espulsione. Quando tutti gli altri tacciono, noi non vogliamo stare zitti, mentre il popolo armeno cristiano dell’Artsakh resiste, persiste, esiste.
Mentre l’Unione Europea si addormenta davanti alle richieste dell’autocrate azero Ilham Aliyev e si crogiola nell’iniqua “pace” imposta all’Armenia, le forze azere aprono il fuoco su Artsakh. Un secolo e un genocidio dopo, gli Armeni stanno ancora morendo nell’indifferenza Occidentale. Come l’altra volta.
L’Azerbajgian continua ad aggravare intenzionalmente la situazione lungo la linea di contatto con l’Artsakh. Oggi 30 maggio 2023, le forze armate azere hanno violato nuovamente il regime di cessate il fuoco nelle direzioni settentrionale e orientale della linea di contatto, utilizzando armi leggere e mortai. Secondo le prime informazioni, intorno alle ore 11.40, le forze armate azere hanno sparato 7 colpi da 60 mm di mortaio verso una delle posizioni difensive dell’Artsakh, che non ha subito perdite.
L’esercito di difesa dell’Artsakh ha rilasciato filmati che mostrano l’esercito azero che prende di mira le posizioni dell’esercito di difesa dell’Artsakh. Questo incidente è avvenuto dopo il discorso di Aliyev, che era un’istruzione esplicita per intensificare le azioni contro la popolazione armena in Artsakh.
«La forte intensificazione della campagna di disinformazione dell’Azerbajgian contro l’Artsakh ha lo scopo di preparare una potenziale escalation militare. Lo dimostra il video appena pubblicato dall’esercito di difesa dell’Artsakh. L’Azerbajgian sta deliberatamente diffondendo notizie false attraverso vari canali mediatici per ritrarre la loro aggressione militare come una risposta giustificata. Dobbiamo affermare che si tratta di un atto provocatorio. Le accuse contro l’Artsakh riguardo a questi “incidenti” sono false e mirano a provocare un’altra ondata di aggressione militare dell’Azerbajgian contro l’Artsakh armeno. Esortiamo la comunità internazionale a riconoscere questa verità» (Ruben Vardanyan, ex Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh).
Il Ministro dell’Interno turco Suleiman Soylu: «Chiamaci codardi se non eliminiamo tutti coloro che infastidiscono questo Paese, comprese le truppe statunitensi, entro i prossimi 5 anni. Questa è la prima volta che abbiamo un’opportunità del genere. Abbiamo preso l’Occidente in una posizione debole per la prima volta. Abbiamo preso l’America per la prima volta! Per la prima volta in 100 anni, li abbiamo presi con Recep Tayyip Erdoğan».
Tahira Mammadova, Presidente dell’Unione pubblica “Relazioni culturale Azerbajgian-Iraq”: la donna in pelliccia che ha strangolato un piccione al blocco del Corridoio di Berdzor/Lachin.
«La donna “eco-attivista”, che aveva strangolato un piccione all’inizio del #ArtsakhBlockade dice che è stata ingannata da Aliyev: “Hanno promesso 15.000 manat, ma ne hanno stanziati solo 6.000. Questi 6.000 sono come un insulto per me”, ha detto Tahira Mammadova» (Suzanna Avaruza).
“Hanno promesso una sovvenzione da 15.000 manat, ma non l’hanno stanziato. Hanno stanziato solo 6.000 manat per il film documentario sul martirio di Shusha. Questi 6.000 mi sono sembrati un insulto”, dice a Radio Free Europe/Radio Liberty Tahira Mammadov, la donna in pelliccia che teneva una colomba in mano e stringendola a morte durante l’azione di protesta sulla strada Shusha-Khankendi [strada Shushi-Stepanakert nel Corridoio di Berdzor/Lachin].
Il 26 maggio, l’Agenzia statale per il sostegno alle ONG [dell’Azerbajgian] ha annunciato l’elenco dei progetti di sovvenzione selezionati per il 2023. L’agenzia ha selezionato 416 progetti come vincitori in sette direzioni. Nell’ambito di tale concorso di sovvenzione, sono stati assegnati 3.253.500 manat dal bilancio statale. I fondi stanziati dal bilancio per sovvenzionare i progetti non finiscono qui. 135mila manat dal budget saranno spesi nell’ambito del concorso di sovvenzioni dedicato all’’”Anno di Heydar Aliyev”. Quest’anno in Azerbajgian si celebra il 100° anniversario dell’ex Presidente Heydar Aliyev.
Non appena sono stati resi noti i risultati, il disappunto dei leader delle ONG ha cominciato a farsi sentire. Il giorno dopo, il 27 maggio, a mezzogiorno, più di 10 capi di ONG hanno tenuto un’azione davanti all’amministrazione presidenziale. Le ONG si sono lamentati perché l’agenzia statale di sostegno li ha discriminati, non accettando i loro progetti o stanziando meno fondi. Alcuni dei manifestanti hanno accusato l’Agenzia di non tenerne conto, sottolineando di aver partecipato alla protesta di 138 giorni sulla strada Shusha-Khankendi [strada Shushi-Stepanakert nel Corridoio di Berdzor/Lachin] dal 12 dicembre 2022 al 28 aprile di quest’anno. Coloro che hanno svolto quell’azione hanno sollevato principalmente richieste ambientali. Sebbene l’Armenia abbia affermato che gli Armeni in Karabakh [Artsakh/Nagorno-Karabakh] sono stati bloccati da questa azione, Baku ha dichiarato che la strada era aperta per scopi umanitari.
Rade Abbas, il Presidente dell’ONG “Assistenza sociale alle donne dei veterani di guerra”, che ha protestato davanti all’agenzia, ha espresso il suo dispiacere: “Danno 7mila manat a una ONG per un anno di attività che richiede un lavoro intensivo. Loro stessi sanno che con quei soldi non si farà un buon lavoro. Sto lavorando per una soluzione. Dico a questo dipartimento che questi 7mila non bastano nemmeno per i miei taxi”.
“Siamo venuti qui per protestare contro gli importi distribuiti dalla direzione dell’agenzia ad amici e conoscenti in concorsi di sovvenzione, mentre quei fondi non sono i soldi del padre di nessuno”, ha detto Matanat Asgargizi, Presidente dell’Unione pubblica “Sostegno alle famiglie dei soldati”, in una protesta davanti all’agenzia il 27 maggio. Ha aggiunto che non sono soddisfatti dello stanziamento di 8.000 manat per i progetti del concorso di disegno relativi alla dichiarazione di Shusha [Shushi occupata dall’Azerbajgian] come “capitale culturale del mondo turco”. L’anno scorso a questa ONG sono stati assegnati 9mila 500 manat. “Siamo ancora con il nostro Presidente. Prima siamo andati a Shusha. Siamo stati per settimane di fronte a Russi e Armeni. Dicono: ‘Non ti vergogni, dici che eri alla manifestazione a Shusha’. Sono stato al raduno di Shusha e mi hanno dato 10.000 manat, mentre dovrebbero essere 20.000. Ma perché queste persone che sono sempre con lo Stato non dovrebbero essere prese in considerazione?”, ha detto.
L’Unione pubblica “Relazioni Culturali Azerbaigian-Iraq” presieduta da Tahira Mammadova è stata fondata nel 2007 per presentare l’Azerbaigian e l’Iraq l’uno all’altro in campo politico, sociale e culturale. L’organizzazione riferisce di essere stata impegnata nell’informare sul conflitto del Karabakh negli ultimi anni. Mammadova ha ricevuto assistenza finanziaria dallo Stato quattro volte, anche quest’anno, per progetti patriottici. Pur criticando la mancanza di finanziamenti parlando con RFE/RL, precisa di non essersi unito all’azione davanti all’agenzia. “Il mio progetto sulla pubblicazione di un libro intitolato “Heydar Aliyev e il mondo orientale”, dedicato al 100° anniversario, non è stato accolto “, dice.
“Il mio secondo progetto è stato un progetto cinematografico sui martiri di Shusha, iniziato l’anno scorso. Ho consegnato un film documentario su tre di loro con fondi statali, e ha vinto il primo posto, non mi hanno nemmeno ringraziato. Loro hanno stanziato 6mila manat per il progetto sul quarto film. “Questi 6.000 manat sono stati un insulto per me. Mi era stato promesso una sovvenzione di 15.000 manat, e avevo anche pianificato di espanderlo e pianificare un documentario e libri, c’erano promozioni all’estero, peccato che non si facciano avanti i lavoratori”, dice Mammadova. Aggiunge che si rivolgerà all’agenzia per le difficoltà finanziarie. “Sto pensando a come pagare le spese di viaggio, le riprese, gli stipendi del produttore e del contabile, le tasse bancarie, le tasse governative e altre spese. Volevo persino restituire la sovvenzione come protesta. Non pensare che io sia avidi, no, sono soldi che servono per un buon lavoro”, dice Mammadova, sostenendo che l’agenzia stanzia molti soldi per le Ong che “non funzionano molto bene”.
RFE/RL non ha potuto ottenere un’opinione sui recenti avvenimenti da Aygun Aliyeva, Direttore esecutivo dell’Agenzia statale di sostegno alle ONG. Alla fine dello scorso anno, Aliyeva ha dichiarato a RFE/RL che i progetti sono scelti da esperti speciali e che qui non si tratta di comportamento scorretto. Ha annunciato che i progetti sono stati controllati da un team indipendente e professionale attraverso tre fasi.
Gunel Safarova, membro del consiglio di sorveglianza dell’Agenzia statale di sostegno alle ONG, ha dichiarato ad Abzas.org che gli standard qualitativi dei progetti erano bassi e, allo stesso tempo, ha definito comprensibile l’insoddisfazione: “Stiamo conducendo formazione su questo , ma la qualità era ancora molto bassa. Se consideriamo la questione se rispondere o meno al programma come indicatore principale, pochissimi progetti passerebbero. Le istituzioni donatrici annunciano un concorso. Non esiste una cosa come “vincerai sicuramente” in quella competizione. L’insoddisfazione è comprensibile, ma non era giusto protestare soprattutto in questo modo. “Abbiamo una procedura legale chiara. Le ONG insoddisfatte si rivolgono a noi e consideriamo i loro reclami”.
Safarova ha aggiunto che l’azione [degli “eco-attivisti” che hanno bloccato il Corridoio di Berdzor/Lachin] a Shusha è stata volontaria e non ha influito sul concorso per le sovvenzioni.
L’economista Farid Abbasov esprime la necessità di una seria riforma dei meccanismi di valutazione e afferma che l’importo dovrebbe essere elevato per un lavoro di qualità: “Ma quanto sono importanti quei progetti che lo Stato stanzia per loro? Nei risultati dell’ultimo concorso, la maggior parte dei progetti vincitori sono simili tra loro, ad esempio 20.000 o 30.000 manat possono essere assegnati a una ONG per un film legato al tema Shusha e può essere realizzato un film di qualità normale. Produrre quei lavori è il risultato di un uso improprio del bilancio statale. In Azerbajgian dovrebbe essere istituito un meccanismo di valutazione dei bisogni e, sulla base di esso, dovrebbe essere determinato quanto denaro dovrebbe essere assegnato al progetto in quale campo”.
I critici affermano che alcuni GONGO (organizzazioni non governative affiliate al governo) nel Paese ricevono finanziamenti regolari dal governo e promuovono il governo, insieme a sovvenzioni occasionali. Nel frattempo, anni fa, i donatori stranieri fornivano assistenza finanziaria alle associazioni pubbliche senza renderle dipendenti. Dal 2013, i donatori stranieri hanno iniziato a lasciare il Paese a causa della difficile situazione.
I critici indipendenti affermano che il governo non ha solo creato una rete di GONGO vicino a se stesso e neutralizzato le ONG indipendenti. C’è chi sostiene che le ambasciate straniere e le organizzazioni internazionali attualmente operanti nel Paese non vadano oltre l’ombrello di GONGO e collaborino con esse. Nel 2014, un gruppo di ONG ha affermato che l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) ha concesso una sovvenzione di 1,5 milioni di dollari a organizzazioni controllate dal governo e non ha rivelato i loro nomi o i risultati della gara. USAID ha affermato che il processo di selezione è stato trasparente e competitivo.
In generale, sebbene gli importi delle sovvenzioni concesse dall’Agenzia statale di sostegno alle ONG siano aperti al pubblico, non è noto quanti fondi siano assegnati all’agenzia dal bilancio. Secondo le informazioni ufficiali, in Azerbajgian sono registrate circa 4.000 organizzazioni non governative.
L’Armenia e l’Azerbaigian si sono lanciati nuove accuse a vicenda due giorni prima dei colloqui volti a concludere un accordo di pace per risolvere decenni di dispute sul territorio del Nagorno-Karabakh.
Gli Stati ex-sovietici hanno combattuto due guerre per la regione, riconosciuta come parte dell’Azerbaigian, ma popolata principalmente da armeni. Nel 2020 l’Azerbaigian ha riconquistato porzioni di territorio perse nel corso del conflitto, dopo il crollo del regime sovietico all’inizio degli anni Novanta.
Nelle ultime settimane i colloqui di pace sembravano fare progressi, con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan che ha riconosciuto il controllo dell’Azerbaigian sul Karabakh.
Lunedì (29 maggio), però, l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver minacciato di ricorrere alla forza dopo che il presidente azero Ilham Aliyev aveva chiesto lo scioglimento del governo locale “separatista” del Karabakh.
Una dichiarazione del Ministero degli Esteri armeno, riportata dall’agenzia di stampa Armenpress, ha affermato che Aliyev stava facendo “minacce di genocidio” e “preparando il terreno per un’altra azione aggressiva contro la popolazione del Nagorno-Karabakh”.
Nonostante i colloqui di pace, la tensione è aumentata a causa dell’istituzione da parte dell’Azerbaigian, il mese scorso, di un posto di blocco sul corridoio di Lachin, l’unica via che collega l’Armenia al territorio. Gli scontri al confine sono frequenti.
Aliyev, parlando domenica nella città di Lachin, ha detto che dopo i successi dell’Azerbaigian nella guerra del 2020 è giunto il momento che gli armeni abbandonino le loro “illusioni” sull’indipendenza del Karabakh.
“Questo significa rispettare le leggi dell’Azerbaigian, diventare cittadini normali e leali, gettare i falsi simboli di Stato nel mucchio della spazzatura e sciogliere il cosiddetto parlamento”, ha detto Aliyev in un discorso trasmesso dalla televisione di Stato azera.
Dopo il conflitto di sei settimane del 2020, terminato con una tregua promossa dalla Russia, Pashinyan e Aliyev hanno tenuto diversi incontri, organizzati da Mosca, Unione Europea e Stati Uniti.
I due uomini si sono incontrati la scorsa settimana a Mosca, dove il leader del Cremlino Vladimir Putin ha dichiarato di ritenere che le due parti stiano facendo progressi verso la conclusione di un accordo di pace a lungo termine.
Mercoledì (31 maggio) si incontreranno nuovamente in occasione di un incontro sullo sviluppo dell’UE in Moldavia, a cui parteciperanno i leader di oltre 40 Stati e le istituzioni europee.
Il Karabakh rimane al centro della loro lunga disputa, insieme alla demarcazione dei confini, alla restituzione dei prigionieri e alla creazione di “corridoi” commerciali che attraversino il territorio dell’altro.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-05-30 13:56:312023-05-31 13:57:15Armenia e Azerbaigian si scambiano frecciatine in vista dei nuovi colloqui di pace (Euroactiv 30.05.23)
Il processo di normalizzazione dell’Armenia-Azerbaigian ha registrato, nell’ultimo mese, dei risultati importanti. Milestones indubbiamente positive per l’UE, intervenuta oggi per evidenziare i passi avanti fatti dalle due nazioni.
“A seguito dei negoziati sul trattato di pace che si sono svolti negli Stati Uniti all’inizio del mese, il 14 maggio si è svolta a Bruxelles una riunione dei leader, in vista di un’altra riunione prevista per il 1° giugno a Chișinău. A Bruxelles, i due presidenti, si sono concentrati su diversi argomenti chiave, come le questioni di confine, le questioni umanitarie e i diritti e la sicurezza degli armeni che vivono nel territorio dell’ex Oblast autonomo del Nagorno-Karabakh”.
Ilham Aliyev
Da allora, i leader hanno riaffermato pubblicamente il loro inequivocabile impegno nei confronti della Dichiarazione di Almaty del 1991 e della rispettiva integrità territoriale dell’Armenia (29.800 km2) e dell’Azerbaigian (86.600 km2).
“Accogliamo con favore la coraggiosa dichiarazione del 22 maggio del primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, e la chiara disponibilità dell’Armenia a lavorare alla delimitazione del confine bilaterale. Accogliamo con favore anche la dichiarazione del Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev del 25 maggio”, si legge nel commento del SEAE.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-05-30 13:25:412023-05-30 17:26:00Armenia e Azerbaigian, UE: “Sì alla proposta per la delimitazione del confine” (Sardegnagol 30.05.23)
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.05.2023 – Vik van Brantegem] – Il Ministero della Difesa dell’Azerbajgian ha diffuso disinformazione secondo cui la sera del 28 maggio 2023 le unità dell’Esercito di difesa della Repubblica di Artsakh avrebbero aperto il fuoco in direzione delle posizioni azere situate nei territori occupati della regione di Askeran della Repubblica di Artsakh. Poi, il Ministero della Difesa della Repubblica di Artsakh ha smentito la seconda disinformazione diffusa dal Ministero della Difesa dell’Azerbaigian in un giorno. L’affermazione che sono stati fermati i lavori di ingegneria per nuove fortificazioni vicino alle posizioni azere nei territori occupati è falsa. L’Azerbajgian si sta chiaramente preparando per l’aggressione non provocata contro i 120.000 Armeni in Artsakh dopo 6 mesi di blocco.
I leader occidentali distolgono lo sguardo dai crimini di guerra quotidiani dell’Azerbajgian e dal fatto che ignora gli ordini della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite. È scioccante costatare che viviamo in un mondo in cui un popolo cristiano con radici millenarie viene minacciato di pulizia etnica nel silenzio internazionale. È nell’interesse di tutte le nazioni difendere i principi fondamentali del diritto internazionale, respingere le aggressioni militari e prevenire le atrocità contro le popolazioni civili. Il costo umano della militarizzazione è stato troppo alto e qualsiasi soluzione duratura alle controversie nel Caucaso meridionale deve dare priorità ai diritti e alla sicurezza di della sua popolazione armena.
«Abbiamo bisogno di leader intelligenti in grado di resistere agli ultimatum, offrendo condizioni e soluzioni ragionevoli, che servano gli interessi della nostra nazione e del popolo» (Ruben Vardanyan).
Colloqui Azerbajgian-Armenia a Washington.Colloqui Azerbajgian-Armenia a Mosca.
Fonti Azerbajgian: “Accordo di pace con Armenia molto vicino”
Baku: “No agli osservatori internazionali in Nagorno Karabakh”
(ANSA) – BRUSSEL, 29 MAG – La firma di un trattato di pace tra Armenia e Azerbajgian è “molto vicina”. Lo confermano fonti diplomatiche azere che sottolineano come l’incontro tra il Primo Ministro armeno, Nikol Pashinyan, e il Presidente azero, Ilham Aliyev, previsto a margine del summit della Comunità Politica Europea, giovedì a Chisinau, potrebbe avvicinare ancora di più i due Paesi a un documento definitivo. All’incontro è prevista la partecipazione del Presidente francese, Emmanuel Macron, e del Cancelliere tedesco, Olaf Scholz, oltre che la mediazione del Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel. Ma la presenza francese al tavolo non lascia soddisfatta Baku i cui emissari confermano che la partecipazione di Macron è percepita dai mediatori azeri come “ostile”, soprattutto a causa delle trattative di Parigi per forniture militari agli Armeni, e che il formato ideale di dialogo per l’Azerbajgian rimane il cosiddetto trilaterale del “Brussel Format”, ovvero: Aliyev-Pashinyan-Michel. Da Baku sottolineano inoltre che i passi avanti della leadership armena nel riconoscere la sovranità territoriale azera sui territori del Nagorno-Karabakh dimostrano “coraggio e volontà di pace” da parte di Pashinyan ma si dicono preoccupati dalla sua “incapacità di slegarsi da Mosca”, che non ha interesse a vedere la firma finale delle parti sul piano di pace elaborato a Brussel. Per quel che riguarda le garanzie di sicurezza chieste da Yerevan per gli Armeni del Nagorno Karabakh, che stando a Baku ammontano a circa 30.000 persone, l’Azerbajgian “non è disposto ad accettare nessun tipo di missione internazionale o corpo esterno”, confermano fonti diplomatiche, sottolineando che la loro sicurezza sarà “garantita dalle autorità azere come già accade per le altre minoranze etnico linguistiche”.
Nikol Pashiniyan.
Pashinyan: “Non sono soddisfatto dei colloqui trilaterali a Mosca”
(NOVA) – EREVAN, 29 MAG – Il Primo Ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, non è rimasto soddisfatto dall’esito dei colloqui trilaterali che si sono svolti il 25 maggio a Mosca. Lo ha detto lo stesso Premier armeno nel corso di una sessione parlamentare. “Nell’agenda dei colloqui c’è stata la situazione umanitaria nel Nagorno-Karabakh e il blocco illegale del Corridoio di Lachin. Abbiamo discusso di questo argomento con i nostri colleghi russi. Non posso dire che i risultati di questa discussione siano soddisfacenti”, ha detto il Premier. “È una situazione molto triste che la chiusura del Corridoio di Lachin sia avvenuta in presenza di forze di mantenimento della pace russe. Continueremo i negoziati con i nostri partner russi per risolvere questo problema”, ha aggiunto Pashinyan. Il primo Ministro armeno ha osservato inoltre che Erevan e Baku non hanno concordato un documento che possa essere firmato il primo giugno a Chisinau. “Nel prossimo futuro a Chisinau si terrà un incontro con la partecipazione del Presidente del Consiglio Europeo (Charles Michel), il Presidente della Francia (Emmanuel Macron), il Cancelliere tedesco (Olaf Scholz), me e il Presidente dell’Azerbajgian (Ilham Aliyev). Si è discusso se fosse possibile firmare un trattato di pace lì. Devo dire che non abbiamo ricevuto risposte al quarto pacchetto delle nostre proposte all’Azerbajgian. Al momento non esiste un progetto concordato che possa essere firmato”, ha spiegato il Premier.
Ilham Aliyev.
L’Azerbajgian ha nuovamente minacciato gli Armeni del Nagorno-Karabagh di sottomettersi alle leggi azere
“Abbiamo le capacità necessarie per lanciare qualsiasi tipo di operazione in questa regione”, ha avvertito il Presidente Ilham Aliyev, nel quadro delle celebrazioni per il Giorno dell’Indipendenza Infobae, 29 maggio 2023
(Nostra traduzione italiana dallo spagnolo)
Nonostante il recente riavvicinamento tra Azerbajgian e Armenia, il Presidente azero, Ilham Aliyev, ha lanciato ancora una volta una minaccia contro gli Armeni del Nagorno-Karabakh, avvertendoli che devono rinunciare alle loro ambizioni separatiste e sottomettersi alla legislazione di Baku, che questa domenica ha celebrato il Giorno dell’Indipendenza. “C’è solo una strada rimasta [per gli Armeni del Nagorno-Karabakh]: sottomettersi alla legislazione azera e diventare cittadini rispettosi della legge del Paese”, ha detto Aliyev a Lachin [Berdzor occupato] davanti al primo gruppo di Azeri che sono tornati in quella città dopo il risultato della guerra del 2020. Purtroppo, ha aggiunto il Presidente azero nel suo discorso trasmesso sui social, gli Armeni del Nagorno-Karabagh sperano che “qualcuno faccia una guerra contro l’Azerbajgian”, speranze che ha definito “deliri”.
Alliyev ha invitato gli Armeni del Nagorno-Karabakh a sciogliere le loro strutture statali, compreso il Parlamento, a cui Baku nega ogni legittimità. “Tutti sanno che abbiamo le capacità necessarie per avviare qualsiasi tipo di operazione in questa regione”, ha avvertito il Capo di Stato azero. Ha anche esortato i vertici degli Armeni del Karabakh a costituirsi alle autorità del Paese, poiché “solo in quel caso si potrà parlare di amnistia”.
Il Capo di Stato azero ha sottolineato che dopo che Yerevan ha riconosciuto l’integrità territoriale dell’Azerbajgian “praticamente non ci sono più ostacoli” per la firma di un trattato di pace con l’Armenia. “Anche se il trattato di pace non sarà firmato, vivremo in condizioni di sicurezza “, ha detto Aliyev, riferendosi all’attuale roccaforte dell’Azerbajgian.
Armenia e Azerbajgian lavorano da mesi a un trattato di pace con la mediazione di Russia, Unione Europea e Stati Uniti, e parallelamente stanno cercando di delineare il confine comune (in attesa dall’indipendenza dall’URSS nel 1991) e di sbloccare le comunicazioni.
I due Paesi, con l’aiuto della Russia, il 9 novembre 2020 hanno posto fine ad una guerra di 44 giorni per il controllo del Nagorno-Karabakh, la regione montuosa causa di un conflitto che si trascina dalla fine degli anni ’80. Il Nagorno Karabakh è internazionalmente riconosciuto come territorio azero, ma è abitato da Armeni etnici. Nell’ultima guerra Yerevan ha perso il controllo di oltre due terzi dei territori dentro e intorno al Nagorno-Karabakh, ma aveva mantenuto la comunicazione con l’enclave attraverso il Corridoio di Lachin, protetto dalle truppe di mantenimento della pace russe [dal 12 dicembre 2022 bloccato dall’Azerbajgian].
In mezzo a queste tensioni, il governo armeno ha riferito nei giorni scorsi di essere disposto a riconoscere l’enclave del Nagorno-Karabagh come parte dell’Azerbajgian se Baku garantisce la sicurezza della sua popolazione di etnia armena. “Gli 86.600 km2 del territorio dell’Azerbajgian comprendono il Nagorno-Karabakh (…) Se ci intendiamo correttamente, allora l’Armenia riconosce l’integrità territoriale dell’Azerbajgian entro i limiti indicati, e Baku, l’integrità territoriale dell’Armenia entro 29.800 chilometri quadrati”, ha detto il primo ministro Nikol Pashinyan, in una conferenza stampa, secondo Ostorozhno Novosti. Il giornale lo ha citato dicendo che era disposto a farlo – in effetti, ad accettare i confini dell’Azerbajgian riconosciuti a livello internazionale – se i diritti degli Armeni del Nagorno-Karabakh fossero garantiti. Ha affermato che la questione dovrebbe essere discussa nei colloqui tra i due Paesi. “L’Armenia rimane impegnata nell’agenda di pace nella regione. E speriamo che nel prossimo futuro raggiungeremo un accordo sul testo del trattato di pace e potremo firmarlo”, ha detto Pashinyan, secondo TASS.
Un militare azero nel Berdzor (Lachin) occupato.
Ruben Vardanyan: “Dobbiamo trovare la forza per combattere insieme – con mezzi pacifici, usando strumenti diplomatici – o subire terribili conseguenze collettivamente”
«Il 28 maggio 2023 si è celebrata il 105° anniversario della Prima Repubblica. Tuttavia, questa giornata ci offre l’opportunità di riflettere e riconsiderare le sfide che abbiamo affrontato e le azioni necessarie per superarle. Il nostro Stato è stato stabilito attraverso le valorose battaglie di maggio, dove abbiamo trionfato contro l’avversario nonostante fossimo in inferiorità numerica, facendo affidamento sulla nostra forza e sulle nostre armi. Siamo emersi da quel conflitto e abbiamo costruito con successo la nostra nazione. Nella nostra ricerca per evitare esiti catastrofici, abbiamo messo da parte le nostre differenze e contraddizioni, unendoci sotto l’obiettivo comune di stabilire il nostro Stato indipendente. Quindi, sottolineo spesso che la nostra situazione attuale è parallela al significato di Sardarapat. Dobbiamo trovare la forza per combattere insieme o subire terribili conseguenze collettivamente. E dicendo così intendo combattere con mezzi pacifici, usando strumenti diplomatici.
Siamo i discendenti dei pionieri della Prima Repubblica e dei partecipanti al Movimento per l’indipendenza dell’Artsakh, che hanno combattuto coraggiosamente per essa 35 anni fa. Proprio come 105 anni fa e 35 anni fa, dobbiamo proteggerci. La nostra responsabilità va oltre la salvaguardia e la difesa dei nostri confini; dobbiamo anche far valere efficacemente i nostri diritti nell’arena diplomatica. Purtroppo, spesso trascuriamo di valutare la situazione in modo obiettivo e di ignorare le opinioni razionali. Manchiamo di comprensione della gravità della situazione e non facciamo valutazioni accurate. Abbiamo bisogno di leader intelligenti in grado di resistere agli ultimatum, offrendo condizioni e soluzioni ragionevoli, che servano gli interessi della nostra nazione e del popolo» (Ruben Vardanyan).
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-05-29 17:19:092023-05-30 17:19:22169° giorno del #ArtsakhBlockade. Siamo spiritualmente Armeni e la sorte di Armenia e Artsakh ci tocca direttamente (Korazym 29.05.23)
Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha dichiarato che al momento non esiste un progetto di trattato di pace concordato con l’Azerbaigian. Questa dichiarazione riflette lo stato attuale delle relazioni tra i due Paesi, che continuano ad essere tese dopo il conflitto in Nagorno-Karabakh.
Questa dichiarazione di Pashinyan arriva alla luce dei negoziati in corso tra Yerevan e Baku a seguito del conflitto militare in Nagorno-Karabakh, che ha nuovamente esacerbato le tensioni a lungo termine tra i due Paesi. Tuttavia, nonostante una serie di tentativi per trovare una soluzione pacifica, non è stato raggiunto alcun accordo.
Allo stesso tempo, l’Armenia e l’Azerbaigian hanno espresso la loro disponibilità a concludere un accordo di pace, tuttavia, probabilmente, i problemi sono rimasti in alcuni dettagli, che possono essere discussi nel prossimo futuro.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-05-29 17:18:012023-05-30 17:18:41Pashinyan: al momento non esiste un progetto di trattato di pace concordato con Baku (Avia.pro 29.05.23)
Il presidente azero Ilham Aliyev chiede lo scioglimento dell’Assemblea nazionale del Nagorno-Karabakh e la resa del presidente Arayik Harutyunyan.
Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha presentato una serie di richieste alle autorità del Nagorno-Karabakh. Ha chiesto il completo scioglimento dell’Assemblea nazionale della repubblica non riconosciuta, nonché le dimissioni di tutti i ministri e deputati. Tra le altre condizioni proposte da Aliyev, il presidente del Nagorno-Karabakh Arayik Harutyunyan deve arrendersi alle autorità azere.
Secondo Aliyev, l’adempimento di queste condizioni consentirà a tutte le persone menzionate di ricevere una “amnistia”. I dettagli di questa “amnistia”, in particolare, a quali condizioni e quali garanzie implica, il presidente dell’Azerbaigian non ha specificato.
“Il Nagorno-Karabakh deve riconoscere i poteri dell’Azerbaigian e sciogliere le sue attuali strutture statali. Questo è un passo necessario per risolvere la situazione e garantire stabilità a lungo termine nella regione”, disse Aliyev.
Questo appello ha suscitato reazioni contrastanti nell’arena internazionale e ha suscitato discussioni sull’ulteriore sviluppo della situazione nel Nagorno-Karabakh. Tuttavia, la risposta delle autorità del Nagorno-Karabakh alle richieste di Aliyev è ancora sconosciuta.
La regione del Nagorno-Karabakh è da tempo oggetto di un contenzioso tra Armenia e Azerbaigian, entrambi i Paesi affermano di appartenere ad essa. Questo conflitto ha portato a una serie di scontri militari che hanno attirato l’attenzione internazionale e sollevato preoccupazioni per la stabilità nella regione.
La proposta di Aliyev, nonostante la sua posizione, è una notevole interferenza negli affari interni del Nagorno-Karabakh. Nonostante il fatto che la repubblica non riconosciuta rimanga oggetto di una disputa internazionale, ha un proprio sistema di governo e le dichiarazioni del suo scioglimento potrebbero causare nuovi disordini nella regione.
Подробнее на: https://avia-pro.it/news/aliev-potreboval-rospuska-nacionalnogo-sobraniya-nagornogo-karabaha-i-sdachi-prezidenta
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-05-29 17:16:502023-05-30 17:17:46Aliyev ha chiesto lo scioglimento dell'Assemblea nazionale del Nagorno-Karabakh e la resa del presidente (Avia.pro 29.05.23)
BRUXELLES – La firma di un trattato di pace tra Armenia e Azerbaigian è “molto vicina”. Lo confermano fonti diplomatiche azere che sottolineano come l’incontro tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev, previsto a margine del summit della Comunità Politica Europea, giovedì a Chisinau, potrebbe avvicinare ancora di più i due Paesi a un documento definitivo. All’incontro è prevista la partecipazione del presidente francese Emmanuel Macron e del Cancelliere tedesco, Olaf Scholz oltre che la mediazione del presidente del Consiglio Ue, Charles Michel.
Ma la presenza francese al tavolo non lascia soddisfatta Baku i cui emissari confermano che la partecipazione di Macron è percepita dai mediatori azeri come “ostile”, soprattutto a causa delle trattative di Parigi per forniture militari agli armeni, e che il formato ideale di dialogo per l’Azerbaigian rimane il cosiddetto trilaterale del ‘Bruxelles Format’, ovvero: Aliyev-Pashinyan-Michel.
Da Baku sottolineano inoltre che i passi avanti della leadership armena nel riconoscere la sovranità territoriale azera sui territori del Nagorno Karabakh dimostrano “coraggio e volontà di pace” da parte di Pashinyan ma si dicono preoccupati dalla sua “incapacità di slegarsi da Mosca”, che non ha interesse a vedere la firma finale delle parti sul piano di pace elaborato a Bruxelles.
Per quel che riguarda le garanzie di sicurezza chieste da Yerevan per gli armeni del Nagorno Karabakh, che stando a Baku ammontano a circa 30.000 persone, l’Azerbaigian “non è disposto ad accettare nessun tipo di missione internazionale o corpo esterno”, confermano fonti diplomatiche, sottolineando che la loro sicurezza sarà “garantita dalle autorità azere come già accade per per la altre minoranze etnico linguistiche”.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-05-29 16:48:232023-05-30 16:49:01Fonti Azerbaigian, 'accordo di pace con Armenia molto vicino' (Ansa 29.05.23)
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.Ok