Turchia, scappati in Armenia due magistrati che indagarono su Akp (Askanews 11.09.15)

Roma, 11 ago. (askanews) – Due procuratori che erano dietro l’inchiesta in cui sono state implicate personalità vicine al presidente Recep Tayyip Erdogan sono fuggiti in Armenia, via Georgia, dopo che è stato emesso un mandato di cattura nei loro confronti. L’hanno riferito oggi fonti ufficiali.

La procura di Istanbul ha emesso ieri l’ordine di arresto per Zekeriya Oz, Celal Kara e Mehmet Yuzgec, accusati di aver organizzazione a delinquere e di aver tentato di “rovesciare il governo con la forza”.

Ma la polizia ha scoperto che Oz e Kara erano scappati in Georgia, ha spiegato l’agenzia di stampa Anatolia, suggerendo che forse erano informati del mandato di cattura prima che fosse emesso. Dalla Georgia, poi, sono andati in Armenia, ha detto il governatore della provincia di Artvin, sul confine georgiano, Kemal Girit. La Turchia non ha relazioni diplomatiche con l’Armenia.


 

>> Turchia: ex pm anti-Erdogan sono in Armenia (Bluewin.it)

Armeni, genocidio deciso dal governo turco (Roma Daily News, 11.08.15)

Che il genocidio degli armeni sia stato deciso e organizzato, nel 1915, dal governo turco allora in carica non lo mette in dubbio più nessuno, salvo i governanti attuali di Ankara, che preferiscono attribuire le stragi – stragi, non genocidio, dicono loro – a faccenduole locali, a contrasti tra le comunità nella periferia dell’impero. A Ankara non si rendono conto di aggravare così la posizione turca. Se gli armeni non li ha sterminati il governo dei Giovani Turchi, vuol dire che ha provveduto il popolo turco. Una macchia molto più difficile da togliersi di dosso.

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“Armenian Dream” al teatrino di Palazzo Grassi (Agoravox 10.08.15)

Il pianista e compositore friulano Claudio Cojaniz per ricordare il centenario del genocidio armeno, ha realizzato il progetto ‘Armenian Dream, prodotto da Euritmica per il Mittelfest 2015, primo appuntamento della rassegna ‘JAZZ Im Pro Armenia 1915-2015’, organizzata dal Centro Studi e documentazione della cultura armena di Venezia e dal Circolo Caligola. Accanto a lui, oltre ai musicisti della sua N.I.O.N. Orchestra, hanno partecipato due ospiti prestigiosi, il violinista rumeno Alexander Balanescu, virtuoso poliedrico frequentatore sia del Rock che del Jazz e il percussionista, armeno di origine, turco di nascita e americano d’adozione (vive negli States dal 1981) Arto Tunçboyaciyan che ha suonato con bacchette e a mani nude in prevalenza un essenziale drum set ed il cumbus, piccola chitarra a sei corde a cassa circolare. Il programma del concerto, tenutosi nel teatrino di palazzo Grassi, il giorno seguente alla prima a Cividale, è costituito da musiche e arrangiamenti interamente di Cojaniz, sulle quali si inseriscono le improvvisazioni di Balanescu, quelle di Arto, il quale canta anche alcune nenie tradizionali armene, dotato com’è di una voce stentorea, capace di eseguire melodie toccanti in assoluta libertà, assecondando il proprio istinto, che gli suggerisce quando è il momento e dove introdurle, attraverso uno Scat del tutto personale.
Da sempre mosso da amore e rispetto per il pubblico, perché trionfi la verità e scompaia il concetto di “nazionalità”, Arto è stato un po’ il protagonista della serata, manifestando il suo punto di vista e i suoi rimedi per una convivenza finalmente possibile fra le persone. ‘Armenian Dream’ ha voluto ricordare la tragedia del 1915 : centinaia di migliaia di persone morte, nuclei interi cancellati dalla faccia della terra, migliaia di emigrati scampati all’orribile strage, che hanno cercato asilo in ogni angolo del mondo. Dal 1991 l’Armenia è di nuovo uno stato sovrano, anche se il suo simbolo, il monte Ararat, si trova in territorio turco. Tuttavia gli armeni stanno ricostruendo una nazione, obiettivo che per decenni era rimasto un sogno, appunto, un “armenian dream”. Sei i pezzi ascoltati, tra cui un toccante ‘Angeli’, in memoria della strage, più un bis , ‘Spiritual’, nel quale Arto inizia a cantare in solitudine, per poi chiamare sul palco uno alla volta gli altri musicisti. Il bravissimo Luca Grizzi, percussionista fantasioso, attento a scegliere le sonorità più adatte alla valorizzazione di ogni brano. Ha suonato una miriade di strumenti – dal triangolo, ai caxixi, la mascella d’asino (vibraslap), i tamburi a cornice, i woodblocks – bravo sia con le mani che con le bacchette. E poi, servendosi di comuni oggetti di lavoro, come tubi di plastica per impianti elettrici od idraulici, è riuscito ad emettere, facendoli roteare, un suono continuo come di vento leggero. L’ideatore del progetto, Claudio Cojaniz, al glorioso piano elettrico Fender Rhodes, che ha diffuso nella sala i caratteristici, amati suoni liquidi, creando una sensazione di ritorno al passato. Franco Feruglio, contrabbassista abile sia nelle situazioni classiche, servendosi dell’archetto, sia in quelle jazzistiche, con una cavata profonda mediante l’accompagnamento con le dita. Maria Vicentini, sorridente violista attenta ad assecondare l’estro di Alexander Balanescu, l’ultimo a risalire sul palco, accolto da una selva di applausi e di vocalità. ‘Jazz Im Pro-Armenia ‘prosegue con due concerti, entrambi in date e luoghi da definire : Il primo, “Luys i Luso”,in ottobre, avrà per protagonisti il pianista ‘Tigran & The Yerevan State Chamber Choir’; il secondo, a novembre, “Sine nomine”, il bandoneonista ‘Daniele Di Bonaventura & The Vertere String Quartet’. Continua

Cerimonia intronizzazione del Patriarca armeno cattolico (Radio Vaticana, 10.08.15)

Ieri, domenica 9 agosto, con una solenne cerimonia, svoltasi nella sede Patriarcale della Chiesa Armeno Cattolica di  Bzommar, in Libano, Krikor Bedros è divenuto il 20° Patriarca di Cilicia degli armeni cattolici. La cerimonia ha avuto inizio con il rito di intronizzazione durante la quale i vescovi della chiesa Armeno Cattolica hanno consegnato al neo eletto Patriarca il pastorale per poi accompagnarlo sul trono patriarcale riconoscendogli il ruolo di “Padre e Capo” della Chiesa di Cilicia degli Armeni Cattolici.

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Gli armeni rischiano di scomparire dal Medio Oriente (Il Giornale, 10.08.15)

Quest’anno ricorre il centenario del genocidio degli armeni in Anatolia e nell’ex Armenia storica perpetrato dai vertici dell’Impero Ottomano negli ultimi anni della sua storia. Il giornale ha intervistato Hayk Demoyan, direttore del Museo del Genocidio Armeno a Yerevan, in Armenia.

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Baba ve Piç (in inglese The bastard of Istanbul) di Elif Şafak (Accentonews.it 09.08.15)

Istanbul, città magica e piena di misteri, da migliaia di anni riesce ad unire oltre due continenti, l’Asia e l’Europa, anche le loro culture così diverse. Se da una parte fa vivere il mistero dell’Asia, dall’altra fa conoscere la parte Europea. Antico e moderno si mescolano e si confondono, come gli odori e i colori delle spezie e se da un lato si innalzano le moschee, simbolo dell’Islam, dall’altro sfilano chiese e sinagoghe, una città proiettata con entusiasmo verso l’Europa e la sua modernità ma allo stesso tempo legata alle tradizioni, i rituali e le superstizioni del mondo ottomano ed islamico.

In questo affascinante affresco di luci, suoni e colori nasce la storia, una storia, una doppia saga familiare, tutta al femminile, donne coraggiose, profondamente diverse tra loro, dove al centro della vicenda c’è l’amicizia tra due diciannovenni, nate e cresciute in due mondi e due culture profondamente diverse, ma con un unico obiettivo: conoscere la verità del loro passato.

L’incontro delle due ragazze da inizio ad un complicato intreccio di legami, Asya la “bastarda” del titolo, ribelle e tentata dall’autodistruzione sarà salvata dall’amicizia con Armanoush, figlia della spregiudicata Zeliha che porta dentro di sé un angosciante segreto che non può condividere con nessuno, è piena rabbia ma non ha paura delle sofferenze che le procurerebbero la conoscenza del passato della sua famiglia, messa al mondo senza padre. Appassionata delle opere degli esistenzialisti francesi, ama ascoltare il cantante Jhonny Cash, trascorre interi pomeriggi al “Café Kundera” in compagnia di un gruppo di strani personaggi dai soprannomi bizzarri, a casa è circondata solo delle donne della famiglia Kazanci, che lei chiama zie (anche la madre), escluso la nonna.
Banu, la maggiore delle zie, religiosa e devota di Allah, è l’unica, oltre alla madre di Asya, ad essere a conoscenza della vera identità del padre, questa donna è un personaggio misterioso con poteri chiaroveggenti, una specie di maga aiutata nella sua attività da due jinn che la accompagnano alla scoperta dei misteri del passato legati allo sterminio degli armeni, e la portano anche alla scoperta del segreto che angoscia Zeliha.

Nella famiglia Kazanci c’è un uomo, l’arrogante e viziato Mustafa, che diversi anni prima era andato via da Istanbul per sfuggire ad una specie di maledizione che colpiva solo gli uomini della famiglia. Era stata la madre che con la scusa di completare gli studi universitari di ingegneria lo aveva mandato in America, ma il motivo principale era: sottrarlo ad una morte prematura.

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I disegni dei bimbi d’Armenia a S. Anna nei giorni del ricordo (Il Tirreno, 09.08.15)

Mercoledì salirà all’ossario anche l’ambasciatore armeno a ricordare come la strage voluta dal governo turco fu il primo genocidio che ha aperto un secolo terribile come il Novecento

ANNA. Si apre una settimana densa di appuntamenti, che coinvolgeranno Sant’Anna di Stazzema , Le Mulina e tutti i borghi del territorio comunale. Un programma intenso che ha al centro la mission del Parco Nazionale della Pace: lavorare costantemente con le giovani generazioni per trasmettere la memoria della strage e diffondere i valori di pace.
«Ci siamo aperti al mondo- dice il Sindaco di Stazzema, Maurizio Verona- “attraverso un lavoro a livello internazionale che ha consentito di diffondere la conoscenza dei tragici avvenimenti del 12 agosto 1944, le memorie dei superstiti e dei familiari delle vittime. Nella strage di Sant’Anna furono uccisi 560 innocenti. Il 71° dell’eccidio di Sant’Anna coincide con il 20° anniversario della strage di Srebrenica, il 70° dal lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, il 100° del Genocidio Armeno: stragi portate dalle tragedie della guerra, che hanno colpito civili innocenti; è in questa prospettiva che dobbiamo operare.
Mercoledì 12 agosto saranno presenti a Sant’Anna l’Ambasciatore della Repubblica di Armenia, Sargis Ghazaryan, con cui renderemo omaggio al centenario del Genocidio Armeno, ricordato anche da Sua Santità Papa Francesco che ebbi l’onore di incontrare lo scorso 1 aprile; il Sindaco di Moers (Germania), Christoph Fleischhauer, per sottolineare i tanti progetti che da anni stiamo portando avanti con istituzioni della sua città, rivolti ai giovani».
Insieme a loro, il sindaco Maurizio Verona, il presidente del Consiglio della Regione Toscana Eugenio Giani e il presidente dell’Associazione Martiri di Sant’Anna, Enrico Pieri renderanno omaggio alle vittime della strage.
La dimensione internazionale delle celebrazioni è tangibile con la mostra di disegni “I colori della pace” con esposizione delle opere realizzate da bambini di tutto il mondo (provenienti da più di 50 paesi) che si svolge a Volegno, Mulina, Farnocchia, Pomezzana, Stazzema, Retignano, Levigliani, Terrinca, Ami e Sant’Anna di Stazzema. «A Retignano ci saranno i disegni dei bambini armeni – aggiunge Verona- e l’Ambasciatore si recherà in visita per ammirarli».
Il 12 agosto sarà l’occasione per sancire anche il Patto di Amicizia con il Comune di Pescia. «Stazzema e Pescia si impegnano per creare una rete di municipalità che intendano lavorare per tenere
viva la memoria storica e guardare al futuro -commenta il sindaco Verona – il Comune di Pescia sarà rappresentato dal sindaco Oreste Giurlani e donerà i fiori per la Cappellina Anna Pardini, recentemente ristrutturata con un fondo messo a disposizione dai Governi italiano e tedesco».

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>> Anniversario eccidio Sant’Anna. Ricordato anche il genocidio armeno

Beato Melki, martire del «genocidio» cristiano del 1915 in Turchia (La Stampa, 09.08.15)

Il Papa ne ha autorizzato la promulgazione del decreto. Il Vescovo della Fraternità di Sant’Efrem non fuggì, fu preso, picchiato e decapitato

Papa Francesco ha ricevuto sabato 8 agosto il prefetto per le Cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, sdb; nel corso dell’udienza il Santo Padre ha autorizzato la Congregazione a promulgare il decreto riguardante il martirio del servo di Dio Flaviano Michele Melki (al secolo: Giacomo), della Fraternità di Sant’Efrem, vescovo di Djézireh dei Siri. Melki (o Malke, secondo un’altra traslitterazione) fu ucciso «in odium fidei» dai soldati turchi a Djézireh (attuale Turchia) il 29 agosto 1915.

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Genocidio 1915: il Papa vuole un nuovo beato (Lastampa.it 07.08.15)

E’ imminente la proclamazione di un nuovo beato, vittima del Genocidio del 1915, perpetrato dai turchi contro gli armeni e le altre minoranze cristiane dell’allora Impero ottomano. Si tratta di Michaelis Flavianus Melki (Malke), un vescovo della Chiesa Siro-cattolica, ucciso “in odium fidei” il 29 agosto del 1915.

E’ un caso di cui papa Francesco si è personalmente interessato, e di cui la Congregazione per le Cause dei Santi si sta occupando con grande celerità: probabilmente affinché sia possibile proclamarne la santità a cento anni dal martirio.

Melki nacque vicino a Mardin, nell’attuale Turchia sud-orientale. Divenne prete della Chiesa Siro-cattolica, e viveva a Tur Abdin. Durante i massacri del 1895 la sua chiesa fu saccheggiata e bruciata, e sua madre uccisa. In seguito fu nominato vescovo di Mardin e Gazarta. Il 24 aprile del 1915 con i massacri di Istanbul il “Triumvirato” lanciò l’operazione di genocidio, diretta contro armeni, assiri e greci, cioè le minoranze cristiane. Nell’estate del 1915 Melki si trovava ad Azakh, ma avendo notizia di ciò che stava per accadere alla sua diocesi tornò a Gazarta e si rifiutò di fuggire, a dispetto del consiglio degli amici musulmani del posto.  Continua

Armeni, Mayrig e il primo Genocidio del XX Secolo (Corriere Etrusco 07.0815)

Piombino (LI) – Con la ricorrenza dei 100 anni dal primo genocidio del XX secolo, quello che ha colpito il popolo armeno nel 1915, il panorama letterario si è arricchito di alcuni testi che documentano questo dramma storico sotto vari aspetti. Tra i libri pubblicati, “Mayrig” di Henri Verneuil, tradotto dal francese da Letizia Leonardi ed edito da Divinafollia-Ararat Edizioni, rappresenta una toccante testimonianza perché può essere considerato una sorta di testamento spirituale.
“Mayrig”, che in armeno significa “madre” (ma che è usato anche nell’accezione più affettuosa di “mammina”), è la storia vera della famiglia dell’autore (il cui vero nome è Achod Malakian) scampata al genocidio armeno ed emigrata a Marsiglia. Verneuil racconta le difficoltà e le umiliazioni che hanno caratterizzato la sua infanzia nella quale la madre ha sempre avuto un ruolo importante insieme al padre Hagop e le zie Anna e Kayané. Dopo il debutto avvenuto lo scorso maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino e altri appuntamenti avvenuti in diverse città italiane, “Mayrig” sarà presentato anche a Piombino il 6 agosto alle 18 nella sala soci Coop, in corso Italia n° 159, in un incontro organizzato dall’Associazione Culturale Compagnia della Stella (con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Piombino) con l’autrice della traduzione che parlerà anche del genocidio che ha colpito gli armeni. Saranno presenti come moderatori la Presidente dell’Associazione Culturale professoressa Gloria Larini e il socio Lorenzo Vannoni, laureato in Storia e Civiltà, che si occuperà di un inquadramento storico.
Noi del Corriere Etrusco abbiamo avuto la possibilità di intervistare la traduttrice Letizia Leonardi. Continua…