La mia bambina La madre del Armenia è tornata a casa, a Cavriglia e sono tranquillo perché nessuno la turberà. Grazie!”
Con questa frase, sul proprio profilo Facebook, l’artista Vighen Avetis ha annunciato il ritorno a Cavriglia dell’opera da lui realizzata nel 2015 in occasione del centesimo anniversario del genocidio del popolo armeno per mano dei “Giovani Turchi”. “La madre dell’Armenia”, giunta nel nostro territorio per la prima volta nel febbraio del 2015, da allora è stata esposta in alcune delle città d’arte più importanti d’Europa. Un lungo viaggio che si è concluso dove tutto era iniziato, nella nostra Cavriglia che adesso lo stesso Vighen Avetis definisce casa. In quella “Madre” la nostra gente ha rivisto quelle donne, quelle vedove, che dopo gli eccidi del luglio 1944 seppero tenere in vita la comunità cavrigliese così barbaramente colpita dalle truppe Nazifasciste. Ed è stato il forte legame con i tragici fatti del passato che accomuna il popolo armeno e Cavriglia a spingere Vighen a scegliere di nuovo il nostro territorio per l’esposizione di un’opera così significativa.
Questo legame nato all’insegna dell’arte e delle memoria si è ulteriormente consolidato anche nei giorni scorsi quando il Sindaco di Cavriglia ha avuto l’onore di partecipare, insieme alle più alte cariche dello stato e di fronte a migliaia di persone, alle celebrazioni del centesimo anniversario della battaglia di Arapan, dove gli armeni, nel 1918, inferiori in numero e con armamenti rudimentali, riuscirono con gesta eroiche a difendere la loro terra dall’invasione delle milizie turche.
Una vittoria determinante che permise la nascita della Repubblica di Armenia.
L’opera:
Di proprietà della Fondazione “DAR” l’opera (bronzo, 2,80 mt X 1,80 mt) è stata realizzata qualche mese fa in memoria del centenario del Genocidio degli Armeni. Vighen Avedis ha realizzato la scultura dal grande impatto emotivo partendo dall’allegoria dell’Armenia come madre di tanti 4 figli sparsi ai 4 punti cardinali, ai 4 continenti.
Sul retro della statua un particolare ne svela la provenienza e l’intensità storica e non solo allegorica della descrizione. Il vestito della donna è chiuso da una spilla sul retro. Essa come cammeo ha la Chiesa di Santa Croce, il monumento assoluto al Genocidio Armeno. L’antica chiesa armena della Santa Croce sorge sull’isola Aktamar posta al centro del lago di Van, nella Turchia dell’est a confine con l’Armenia, ed è oggi solo un museo. Questa suggestiva chiesa è uno dei più pregevoli esemplari di arte armena del Decimo secolo ma è soprattutto tristemente nota alle cronache per essere stata uno dei luoghi dove gli armeni furono massacrati durante il genocidio del 1915. E ancor oggi per qualsiasi armeno, dovunque si trovi, Aktamar è un luogo particolarmente caro da vedere e visitare prima di morire.
“La Madre dell’Armenia”, la scultura realizzata da Vighen Avetis in occasione del centesimo anniversario del genocidio degli armeni per mano dei “Giovani Turchi”, è stata nuovamente collocata di fronte al Palazzo Comunale. Un “ritorno” che consolida ulteriormente il legame nato tra Cavriglia e l’Armenia proprio grazie alla scultura in bronzo che i cavrigliesi hanno conosciuto nel 2015
“La mia bambina La madre del Armenia è tornata a casa, a Cavriglia e sono tranquillo perché nessuno la turberà. Grazie!”, ha scritto sul Facebook Avetis. L’opera era giunta a Cavriglia per la prima volta nel febbraio del 2015, da allora è stata esposta in alcune delle città d’arte più importanti d’Europa. Un lungo viaggio che si è concluso dove tutto era iniziato.
In quella “Madre” la gente di Cavriglia ha rivisto quelle donne, quelle vedove, che dopo gli eccidi del luglio 1944 seppero tenere in vita la comunità cavrigliese così barbaramente colpita dalle truppe Nazifasciste. Ed è stato il forte legame con i tragici fatti del passato che accomuna il popolo armeno e Cavriglia a spingere Vighen a scegliere di nuovo questo angolo di Valdarno per l’esposizione di un’opera così significativa.
Questo legame nato all’insegna dell’arte e delle memoria si è ulteriormente consolidato anche nei giorni scorsi quando il Sindaco di Cavriglia ha avuto l’onore di partecipare, insieme alle più alte cariche dello stato e di fronte a migliaia di persone, alle celebrazioni del centesimo anniversario della battaglia di Arapan, dove gli armeni, nel 1918, inferiori in numero e con armamenti rudimentali, riuscirono con gesta eroiche a difendere la loro terra dall’invasione delle milizie turche.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2018-06-01 15:48:262018-06-02 20:54:48“La madre dell’Armenia” è tornata a Cavriglia (Arezzonotizie.it 01.06.18)
Firenze, 31 maggio 2018 – Fotografo, editore e docente fiorentino. Con un’immensa passione per l’Armenia, nata 10 anni fa: «Ho iniziato a incontrare i luoghi della spiritualità armena e la città di Yerevan grazie alla prima coproduzione fra Versiliadanza e una compagnia del luogo – racconta Andrea Ulivi – . Da allora ci sono tornato almeno una volta all’anno e, dai miei viaggi, ha preso forma un corpus fotografico di 10mila immagini». Quaranta delle quali daranno vita a “Luci e ombre armene”, mostra che inaugura dpmani alle 18, in occasione Festival di Viaggio, negli spazi del Teatrino della Società Machiavelli – La Casa Abitata, (via del Trebbio 14r, fino al 9 giugno compreso, orario 16-20). «Una dichiarazione d’amore per questo Paese caucasico ed europeo purtroppo famoso per il genocidio che il governo dei “Giovani turchi” commise contro una popolazione di oltre un milione e mezzo di armeni, residenti soprattutto nella penisola anatolica», riprende Andrea Ulivi.
Nelle foto selezionate per l’occasione, l’obiettivo non vuole raccontare il genocidio, ma la vita di un popolo antichissimo, i luoghi sacri sui quali ha costruitoito la propria identità, una spiritualità profonda che affonda le radici nel 301, quando il re dell’allora Grande Armenia, Tiridate III si convertì al cristianesimo. «L’Armenia fu il primo Paese al mondo che si disse cristiano – conclude Ulivi – . Nelle fotografie esposte molto spazio è dedicato proprio alla spiritualità del popolo armeno, a partire dalle chiese e dai monasteri tipici della loro grande cultura. L’Armenia mi ha stupito, l’ho vista con fascinazione, me ne sono innamorato: è un rapporto amoroso, assolutamente amoroso. Io amo l’Armenia e fare fotografie a questa terra è un gesto d’amore totale. Non potrei fotografare qualsiasi cosa, non mi riuscirebbe: se non entro in un rapporto reale col soggetto, o l’oggetto, non riesco a fotografare, non riesco fisicamente».
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2018-05-31 20:52:132018-06-02 20:53:24Andrea Ulivi: 40 scatti in bianco e nero per raccontare la storia d’amore con l’Armenia (Lanazionae 31.05.18)
“Love, respect and truth” è l’ottavo appuntamento della rassegna “Cambio Musica” organizzata dalla SFOM e dalla Scuola Suzuki della Fondazione Maria Ida Viglino per la cultura musicale. E’ in calendario sabato 2 giugno, alle 21 nel teatro della Cittadella dei Giovani.
Il nostro sarebbe indubbiamente un mondo migliore se fondasse il suo andamento su queste tre parole, su questi tre valori (Amore, rispetto e verità). E si dà il caso che questi siano i valori fondamentali su cui ha basato la propria vita Arto Tunçboyaciyan, percussionista e cantante turco di origini armene, la cui carriera è stata decisamente guidata dal forte richiamo che giungeva a lui dalle lontane origini dei padri. L’Armenia, l’Anatolia, terra ricca di musica e di antiche tradizioni, ma anche luogo di terribili persecuzioni ripetutesi nei secoli e che hanno portato il suo popolo a scappare, per sfuggire alla morte, ma poi spesso a tornare.
Tragedie antiche qu este che ci riportano immediatamente alle tristi immagini delle persecuzioni, dei massacri e delle migrazioni dei nostri giorni. Quasi a ricalcare questo destino, Arto Tunçboyaciya n, migrante musicale, dopo un primo periodo passato nella natia Turchia si trasferisce negli St ati Uniti alla ricerca di nuovi stimoli e dimensioni sonore, per poi però tornare alle origini, all’Armenia dei suoi progenitori, ma attraverso la musica, mediante la ricerca di un possibile connubio fra tr adizioni antiche e mondo moderno.
Anche la SFOM ha da sempre l’esigenza (simile e comune) di far esplorare ai propri allievi la musica mondiale, la musica totale, le musiche di ie ri e di oggi. Da qui nasce l’idea del progetto ‘Love, Respect and Truth – La SFOM incontra Arto Tu nçboyaciyan’, in cui i ragazzi della JazzSfomOrchestra lavoreranno sotto la sua guida pe r produrre un concerto basato sulle composizioni da lui scritte per il suo gruppo, fors e il più famoso, la Armenian Navy Band. Ingresso Libero.
Il Sindaco di Cavriglia Leonardo Degl’Innocenti o Sanni ha partecipato in Armenia alle celebrazioni del centesimo anniversario della battaglia di Arapan, dove gli armeni nel 1918 riuscirono a difendere la loro terra dall’invasione delle milizie turche. Si consolida così il legame nato nel 2015 con l’esposizione della statua “Madre dell’Armenia” dell’artista Vighen Avetis.
Era il febbraio del 2015 quando venne collocata di fronte al Palazzo Comunale di Cavriglia la “Madre dell’Armenia” dell’artista Vighen Avetis, statua in bronzo realizzata dal “maestro” armeno in occasione del centenario del genocidio che il popolo armeno subi’ nel 1915 da parte dei “Giovani Turchi”. In quella “Madre” la nostra gente ha rivisto quelle donne, quelle vedove, che dopo gli eccidi del luglio 1944 seppero tenere in vita la comunità cavrigliese così barbaramente colpita dalle truppe Nazifasciste.
Il forte legame con i tragici fatti del passato che accomuna il popolo armeno e Cavriglia spinse Vighen a scegliere il nostro territorio per l’esposizione di un’opera così significativa.
Questo legame nato all’insegna dell’arte e delle memoria negli anni successivi si è ulteriormente consolidato e nei giorni scorsi, grazie a Vighen, il Sindaco di Cavriglia ha avuto l’onore di partecipare, insieme alle più alte cariche dello stato e di fronte a migliaia di persone, alle celebrazioni del centesimo anniversario della battaglia di Arapan, dove gli armeni, nel 1918, inferiori in numero e con armamenti rudimentali, riuscirono con gesta eroiche a difendere la loro terra dall’invasione delle milizie turche.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2018-05-30 15:23:552018-05-31 15:25:14Il sindaco di Cavriglia in Armenia per le celebrazioni del centesimo anniversario della battaglia di Arapan (Valdamo24-it 30.05.18)
Tbilisi, 30 mag 11:44 – (Agenzia Nova) – Pashinyan ha ringraziato il capo del governo della Georgia per la calorosa ospitalità e ha sottolineato l’importanza delle relazioni armeno-georgiane. “Le relazioni armeno-georgiane hanno una base storica e umana, i nostri popoli sono profondamente connessi e questo legame è inseparabile. È simbolico e non è casuale che io effettui la mia prima visita ufficiale in Georgia”, ha detto il premier armeno. “Sono sicuro che le relazioni armeno-georgiane si svilupperanno ulteriormente. Il nuovo governo non risparmierà gli sforzi in questo senso. Siamo qui per ribadire che dovremmo approfondire le nostre relazioni con la Georgia e creare un contesto amichevole. Vogliamo vedere una Georgia forte e sostenibile”, ha detto Pashinyan. (Res)
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2018-05-30 15:23:002018-05-31 15:23:33Georgia-Armenia: incontro fra premier Kvirikashvili e Pashinyan, approfondire cooperazione bilaterale (Agenzia nova 30.05.18)
Ogni anno l’Hayastan All-Armenian Fund– un’istituzione unica la cui missione è quella di unire gli Armeni in Armenia e oltreoceano per superare le difficoltà del Paese – organizza dei concorsi per i Premi del Presidente della Repubblica d’Armenia, S.E Armen Sarkissian, in differenti campi (arte, letteratura, scienze, musica). Il 24 maggio 2018 a Yerevan lo storico, docente all’Università di Siena e direttore del Master Europeo in Human Rights and Genocide Studies,Marcello Flores, è stato onorato con il President Prize assegnato a coloro che hanno dato un contributo prezioso al riconoscimento del Genocidio armeno. Precisamente, per il suo apporto allo studio sui genocidi e su quello armeno in particolare.
Di seguito la trascrizione tradotta dell’intervento che Marcello Flores – accompagnato dal Console onorario d’Armenia in Italia Pietro Kuciukian – ha tenuto a Yerevan in occasione della cerimonia di consegna del premio, in cui ha raccontato l’evoluzione della sua esperienza di studio del Genocidio armeno e l’importanza della conoscenza dei drammi dal passato per un futuro di pace.
Vorrei ringraziare il Presidente dell’Armenia e il Consiglio di amministrazione di Hayastan All-Armenian Fund per il prestigioso riconoscimento che mi è stato dato. Quando circa trent’anni fa ho iniziato a occuparmi di genocidi, come storico e studioso, nessuno in Italia (ma valeva lo stesso per qualsiasi altro luogo) conosceva il Genocidio armeno e nemmeno la politica negazionista dello Stato turco, che sembrava, dalla sua posizione, reiterare quella violenza sugli Armeni di oggi. L’impegno come ricercatore, che mi ha permesso di raggiungere i risultati che mi sono riconosciuti oggi, è sempre stato accompagnato da una battaglia civile e politica per rendere la verità storica riguardo al Genocidio armeno un patrimonio collettivo, memoria condivisa e consapevole dell’opinione pubblica e della comunità internazionale.
Negli ultimi anni, in Italia e in tutta l’Europa, il Genocidio armeno è diventato sempre di più oggetto di attenzione, non solo tra gli studiosi, ma nelle scuole, sui giornali, in radio e in televisione, entrando nella coscienza dei giovani come la prima grande tragedia che – all’interno di quella terribile esperienza collettiva che fu la Prima Guerra Mondiale – segnò la gravità della violenza del 20esimo secolo. La mia esperienza come educatore, prima ancora che come storico e studioso, mi ha convinto del fatto che insistere sul terreno della conoscenza storica e della discussione politica e morale attorno ai drammi del passato sia il miglior modo di trasmettere a tutti, e specialmente alle nuove generazioni di giovani, il rispetto per la verità e l’impegno per prevenire il ripetersi di tragedie come quella che sconvolse la vita degli Armeni più di cento anni fa. Ho ancora in mente l’immagine -qualche anno fa, durante il Master europeo in Diritti Umani e studi sui Genocidi che stavo tenendo in Italia – delle lacrime di un giovane studente turco che non riusciva a capire come il suo Paese avesse così intenzionalmente nascosto la verità storica, addirittura trasformandola in un’arma di propaganda contro la stessa minoranza armena del tardo Impero Ottomano.
Nel campo della ricerca storica, i risultati sono stati prodigiosi, e nessuno studioso in buona fede può sostenere ciò che i ricercatori accademici di vent’anni fa si permettevano di scrivere riguardo quello che alcuni di loro assolutamente non volevano chiamare genocidio; ma un grande progresso è stato fatto nell’ambito dell’opinione pubblica internazionale, che è culminato nel centenario del Metz Yeghern: ora dobbiamo continuare per questa strada con costanza e impegno, perché è solo attorno al riconoscimento della storia del passato che è possibile costruire pace e solidarietà per il futuro.
Il messaggio del Console onorario d’Armenia in Italia Pietro Kuciukian sul premio conferito a Flores:
Come console onorario della Repubblica di Armenia in Italia e cofondatore di Gariwo, la foresta dei Giusti, ho accompagnato il Prof. Marcello Flores in Armenia. Esprimo grande soddisfazione per l’assegnazione, con il voto unanime della commissione, del Premio del Presidente dell’Armenia allo storico italiano Marcello Flores, che si è dedicato da anni al tema del Genocidio armeno. L’ultimo suo saggio “Il genocidio degli Armeni”, edito da Il Mulino, ha avuto tre edizioni. Si tratta di un lavoro che recepisce le più importanti fonti documentarie dando un contributo essenziale alla battaglia contro il negazionismo del governo turco. Il prof. Flores ha seguito sin dalle origini il Comitato Internazionale dei Giusti per gli Armeni che ho fondato nel 1995 e poi il Comitato Gariwo, fondato da Gabriele Nissim e da me nel 2001, e ha creduto nell’importanza di coniugare storia e memoria attraverso la divulgazione delle figure dei Giusti. Questa sua scelta è confermata nelle sue prefazioni ai miei lavori sui Giusti per gli armeni, nei quali Flores sottolinea l’importanza di far conoscere le azioni di chi, contro la violenza organizzata e pianificata, cercò di reagire, di opporsi, di ostacolare il progetto genocidario, o almeno, quando non poté esserne capace, di testimoniarlo, di raccontarlo, di farlo conoscere. Storie di forte contenuto morale, sottolinea Flores, anche se “quasi sempre improntate alla semplice umanità”. Storie che danno un contributo essenziale alla prevenzione dei genocidi e che aiutano, come afferma sempre con forza Gabriele Nissim, ad anticipare il bene. Marcello Flores ha ricevuto un premio prestigioso, ampiamente meritato.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2018-05-29 18:47:532018-05-30 18:49:55Il Premio del Presidente della Repubblica d'Armenia a Marcello Flores (Gariwo 29.05.18)
Dopo essere stato nominato capo del governo dall’Assemblea Nazionale, Nikol Pashinyan, leader delle proteste di piazza che all’inizio di maggio hanno scosso l’Armenia costringendo l’ex presidente e primo ministro Serzh Sargsyan alle dimissioni, ha presentato ufficialmente la nuova squadra di governo.
Come previsto, tra i ministri del governo Pashinyan non vi sono membri del Partito Repubblicano, formazione dell’ex presidente Sargsyan al potere in Armenia dal 1995. È invece ben rappresentata quella che fino ad aprile era l’opposizione, con la coalizione Yelk, guidata dallo stesso Pashinyan, che si è aggiudicata più ministeri. Per il resto, il nuovo esecutivo appare abbastanza eterogeneo: tra i nuovi ministri vi sono infatti figure tecniche d’esperienza, politici di lungo corso ma soprattutto giovani attivisti; questi ultimi quasi tutti legati alla coalizione di Pashinyan. Degna di nota è anche l’età media del nuovo governo, che si attesta sui 40 anni: si tratta della più bassa di sempre nella storia dell’Armenia.
Vicepresidenza
Ad affiancare Pashinyan alla guida del governo sarà Ararat Mirzoyan, membro fondatore di Yelk nonché professore all’Università Statale di Yerevan, nominato primo vice-premier. Gli altri due vice di Pashinyan saranno Tigran Avinyan, altro fedelissimo del nuovo premier, che a soli 29 anni sarà il più giovane vice primo ministro mai nominato in Armenia, e il banchiere Mher Grigoryan, nominato dall’Alleanza Tsarukyan, seconda forza in parlamento. L’imprenditore Eduard Aghajanyan, anch’esso legato a Yelk e già membro del Consiglio Comunale di Yerevan, è stato invece nominato direttore del personale.
Ministeri
Per i tre ministeri più importanti (Difesa, Esteri e Finanze), Pashinyan ha scelto delle figure tecniche indipendenti, tutte con larga esperienza alle spalle. A capo del Ministero della Difesa è stato nominato Davit Tonoyan, già vice-ministro della Difesa e ministro delle Situazioni di Emergenza del governo Karapetyan; nonché rappresentante delle Forze armate armene presso la NATO.
Il nuovo ministro degli Esteri sarà invece il diplomatico Zohrab Mnatsakanyan, rappresentante permanente della Repubblica Armena presso le Nazioni Unite e in passato presso il Consiglio d’Europa; a lungo a capo dei negoziati relativi all’Accordo di associazione con l’UE. Il Ministero delle Finanze è andato invece all’economista Atom Janjughazyan, attivo all’interno dello stesso Ministero dal 1995 e vice-direttore del Tesoro dal 1999.
Tra gli indipendenti vi sono anche il nuovo ministro della Sanità, Arsen Torosyan, direttore del MIBS, celebre istituto medico di Yerevan, e il ministro della Protezione Ambientale, Erik Grigoryan, all’interno del Ministero dal 2002 e già consigliere dell’ex primo ministro Karen Karapetyan.
Alla coalizione Yelk sono andati cinque ministeri: la Diaspora, l’Educazione, la Giustizia, il Lavoro e lo Sviluppo. Di questi, tre sono stati assegnati a membri del partito Contratto Civile, in cui milita lo stesso Pashinyan. Il nuovo ministro della Diaspora sarà Mkhitar Hayrapetyan, orientalista ed esperto turcologo, nonché analista politico presso diverse testate nazionali. Con soli 27 anni sarà il più giovane ministro del governo Pashinyan.
Un altro orientalista, Arayik Harutyunyan, già membro del Consiglio Comunale di Yerevan, è stato nominato ministro dell’Educazione e della Scienza. Suren Papikyan, vice-presidente di Contratto Civile, sarà invece il nuovo ministro dello Sviluppo e dell’Amministrazione Territoriale.
Sono andati a membri della coalizione Yelk anche il Ministero della Giustizia, che sarà presieduto dall’attivista di lunga data Artak Zeynalyan, del partito Repubblica, già vice-ministro della Sanità dal 1998 al 2001, e il Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali, andato a Mane Tandilyan, vice-presidente di Armenia Luminosa.
L’Alleanza Tsarukyan, principale forza d’opposizione durante gli ultimi governi repubblicani, ha invece ottenuto quattro ministeri: Situazioni di Emergenza, Infrastrutture, Trasporti e Sport. Per il Ministero delle Situazioni di Emergenza ha scelto l’indipendente Hrachya Rostomyan, ex cestista nonché ministro dello Sport dal 2012 al 2016. Un altro indipendente, il tenente colonnello Ashot Hakobyan, figura con alle spalle un passato nel Dipartimento investigativo del Ministero degli Interni e della Sicurezza Nazionale, è stato invece nominato ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni.
A due membri di Armenia Prospera, partito guidato da Gagik Tsarukyan, leader dell’omonima coalizione, sono andati invece il Ministero delle Infrastrutture Energetiche e delle Risorse Naturali, che ha visto la nomina di Artur Grigoryan, già ministro del Lavoro e con un passato nella Camera di Controllo del Ministero della Giustizia; e quello dello Sport e della Gioventù, per il quale è stato scelto Levon Vahradian, precedentemente consigliere presso lo stesso Ministero.
Due ministeri sono stati assegnati anche alla Federazione Rivoluzionaria Armena, la quale si è aggiudicata il Ministero dell’Agricoltura, dove ha nominato Artur Khachatryan, già governatore della regione di Shirak nonché vice-ministro dello Sviluppo; e lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico, per il quale ha scelto Artsvik Minasyan, in passato già a capo dello stesso Ministero e con alle spalle esperienze come ministro dell’Ambiente e vice-ministro del Lavoro.
Infine, al Ministero della Cultura è stata nominata la filologa Lilit Makunts, professoressa associata presso l’Università russo-armena di Yerevan, affiliata al Partito Liberale.
Altre cariche
Oltre ai nuovi ministri, il neo-premier Pashinyan ha nominato anche i direttori degli otto enti aggiuntivi, organi ausiliari simili ai ministeri e subordinati al capo del governo i quali hanno il compito di far rispettare i provvedimenti governativi nelle rispettive sfere d’azione.
Quattro direttori sono stati confermati; rispettivamente Sergey Avetisyan, capo del Dipartimento generale dell’aviazione civile, Ashot Martirosyan, direttore del Comitato per la regolamentazione della sicurezza nucleare, Martin Sargsyan, direttore del Comitato statale del catasto, e Narek Sargsyan, direttore del Comitato per lo sviluppo urbano.
A capo del Servizio di sicurezza nazionale è stato invece nominato Artur Vanetsyan, mentre il nuovo comandante della Polizia sarà Valeri Osipyan, già a capo del Distretto di Polizia di Yerevan; coinvolto nella crisi degli ostaggi del luglio 2016. Infine, Davit Ananyan sarà il nuovo direttore del Comitato delle entrate. Resta al momento vacante invece la carica di direttore del Dipartimento della gestione della proprietà statale.
Prossimo passo
Formata la squadra dei ministri, ora Pashinyan dovrà presentare il proprio piano d’azione all’Assemblea Nazionale, la quale dovrà poi votare la fiducia al nuovo governo. Nel caso in cui il governo non dovesse riuscire a ottenere la fiducia del parlamento, si dovranno tenere nuove elezioni.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2018-05-29 17:53:042018-05-30 19:07:00ARMENIA: Pashinyan presenta la nuova squadra di governo (Eastjournal 29.05.18)
Erevan, 29 mag 16:19 – (Agenzia Nova) – Il figlio del primo ministro armeno Nikol Pashinyan si è arruolato nell’esercito e sarà schierato nel Nagorno-Karabakh, la regione internazionalmente riconosciuta come parte dell’Azerbaigian ma occupata militarmente dall’Armenia. In una diretta sulla sua pagina Facebook, Pashinyan è apparso accanto al figlio Ashot, che ha compiuto 18 anni a marzo. Ashot Pashinyan ha dichiarato di aver deciso di prestare servizio in Karabakh per lavorare a favore di una “soluzione pacifica” al conflitto. Pashinyan ha detto che il gesto non ha lo scopo di suscitare “lodi” nei suoi confronti ma di incoraggiare altri armeni ad arruolarsi nell’esercito. Il primo ministro ha invitato i compatrioti all’estero e quelli di età inferiore ai 27 anni che hanno rinviato il servizio a recarsi all’ufficio di reclutamento più vicino e unirsi alle forze armate. (Res)
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2018-05-29 15:50:082018-05-30 18:50:46Armenia: figlio del premier Pashinyan si arruola nell'esercito, servirà in Nagorno-Karabakh (Agenzianova 29.05.18)
Erevan, 28 mag 11:47 – (Agenzia Nova) – Il popolo armeno ha vinto le sue battaglie credendo fermamente in sé stesso. Lo ha detto il premier armeno nel corso delle celebrazioni per il 100mo anniversario della prima Repubblica democratica che si stanno celebrando a Sardarapat, luogo di una storica battaglia vinta dagli armeni. “Abbiamo vinto e vinceremo tutte le volte in cui decideremo di vincere facendo affidamento su noi stessi piuttosto che sugli altri”, ha detto Pashinyan, secondo cui “ogni cittadini è un legittimo proprietario del proprio paese, e non un semplice vassallo”. “Cento anni dopo la stessa vittoria di Sardarapat, il popolo armeno ha ottenuto un’altra vittoria gloriosa nell’aprile-maggio 2018 riottenendo il potere nel paese. Molti si stanno ancora chiedendo oggi com’è successo e perché. La risposta è la seguente: il popolo armeno conta su sé stesso e non sugli altri, il popolo armeno crede in sé stesso, crede nella sua forza e nel suo futuro”, ha aggiunto il premier. Il 28 maggio viene celebrato ogni anno come Festa della Repubblica nel calendario armeno. (Res)
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2018-05-28 20:31:322018-05-28 20:31:32Armenia: premier Pashinyan a celebrazioni 100mo anniversario Repubblica, vinceremo battaglie credendo in noi stessi (Agenzianova 28.05.18)
Hotel Gagarin“, il nuovo film di Simone Spada con Luca Argentero come protagonista, ha per set un paesaggio non certo rigoglioso. Anzi. Girato in Armenia, manda in scena luoghi duri, inusuali e forse proprio per questo tanto affascinanti.
Le riprese, che si sono svolte tra il gennaio e il febbraio 2018, sono cominciate ad Erevan, capitale dell’Armenia. Costruita sulle rive del fiume Hrazdan, alle pendici del monte Ararat, Erevan è collegata via aereo a diverse città europee: Roma (con Air Italy, ex Meridiana), Londra, Vienna, Praga, Monaco di Baviera, Parigi.
Come tutta l’Armenia, è un luogo lontano dal tradizionale concetto di turismo: tra le mete che meritano una visita troviamo la Katoghike, la più antica chiesa della città fuggita alla distruzione stalinista, e l’Archivio Matenadaran, con la sua collezione di antichi manoscritti armeni, greci, siriani, ebraici, persiani e romani.
Everan, Armenia
C’è poi il Teatro dell’Opera e ci sono zoo, orti botanici, musei, come il Metz Yeghern (Il Grande Male), dedicato al genocidio del 1915 – 1916. Infine, il Giardino dei Giusti: qui, nel Muro della Memoria, sono tumulati pugni di terra delle tombe di tutte quelle grandi personalità che hanno fatto qualcosa per aiutare gli armeni peseguitati, tra cui l’italiano Giacomo Gorrini.
Le riprese di “Hotel Gagarin” con Luca Argentero sono poi continuate a Sevan, villaggio dell’entroterra famoso per il suo omonimo lago. Ed è proprio il lago di Sevan, una delle maggiori attrative turistiche del Paese: lago più grande dell’Armenia, nonché uno dei più grandi laghi d’alta quota al mondo, è cicondato da monasteri medievali ed è abitato da una fauna rara: qui si riproduce il gabbiano armeno, qui vivono il coregone del lago Ladoga e il gambero turco e, soprattutto, la trota di Sevan.
Lago di Sevan, Armenia
Secondo la leggenda, durante le invasioni barbare, gli abitanti di Sevan attraversarono le acque gelate del lago per raggiungere la vicina isola in cui sorgeva il monastero di Sevanavank, e qui si barricarono pregando Dio di salvarli; gli arabi tentarono anche loro di attraversare il ghiaccio, che però cedette facendoli cadere nelle gelide acque, uccidendoli.
E se si volesse soggiornare proprio all’Hotel Gagarin? In realtà, il suo vero nome è Akhtamar Hotel: si trova a Mashtotsner Street 3, a due passi dal lungolago che circonda il lago di Sevan.
Hotel Gagarin, sognatori e pataccari alla conquista dell’Armenia (Il Messaggero)
Il film di un sogno. O il sogno di un film, fate voi. In un caso o nell’altro è la storia di qualcosa che non si farà perché un produttore pataccaro chiamato Paradiso riesce a scappare coi soldi e spedire all’inferno attori e tecnici improvvisati quanto lui, ma con l’illusione di cambiar vita. Troupe e cast che più sgangherati non si potrebbe: cinque reietti – un professore, una prostituta, un operaio, un fotografo, un’ambigua “produttrice esecutiva” – deportati da Roma in un’Armenia immacolata e glaciale dove scoprono la verità ai piedi dell’Hotel Gagarin, casermone in mezzo al nulla destinato a farli “prigionieri” a lungo: senza negar loro, però, approcci amorosi e il sogno del “film” con l’aiuto degli abitanti di un vicino villaggio. Tra echi da “Lo stato delle cose” di Wim Wenders e i modi d’una romantica e bizzarra riflessione sul cinema, la commedia sollecita un soffice divertimento prima di declinare in favola e aprirsi a uno scenario fantasioso che s’accompagna alla qualità della recitazione collettiva e ai pregi pittorici di una fotografia palpitante.
Come si fa a essere felici? Risponde il cast di Hotel Gagarin
Quanto conta la fortuna e quanto la volontà quando si parla di essere felici?
Siamo artefici della nostra felicità o piuttosto ci cade dall’alto, o ci si nasce, o capita?
Il sottotesto di Hotel Gagarin, opera prima di Simone Spada (al cinema dal 24 Maggio), fa sì che uscendo dalla sala ci si chieda se si sta facendo abbastanza per essere felici.
Il film, con Claudio Amendola, Luca Argentero, Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Silvia D’Amico, Caterina Shulha e Philippe Leroy, è una commedia corale in cui viene raccontata la (dis)avventura di un gruppo di cinque spiantati italiani uniti da un unico comune denominatore (non hanno niente da perdere) che si ritrovano bloccati in Armenia e scoprono di non aver mai capito niente riguardo la felicità.
Abbiamo incontrato il cast e approfondito con loro l’argomento.
Ecco cosa ci hanno raccontato.
Innanzitutto, la trama.
Per ottenere del denaro (e con l’idea di sparire) una rete di truffatori e aspiranti tali inscenano la produzione di un film ambientato in Armenia.
Per potersi tenere il gruzzolo più grosso, le spese devono essere ridotte al lumicino, e dunque al posto di attori e tecnici vengono ingaggiati tre personaggi che col cinema non hanno niente a che fare, con la promessa di soldi facili e un’esperienza da sogno.
Insieme a loro, l’autore della sceneggiatura, un professore di belle speranze, quella che dovrebbe essere una producer (e invece fa parte dell’organizzazione della truffa) e una guida locale.
Tempo di arrivare in Armenia scoppia una guerra e loro vengono bloccati dall’esercito all’interno dell’Hotel Gagarin, isolato nei boschi e circondato dalla neve.
Ognuno di loro reagirà in modo molto diverso.
«L’unica vera colpa dell’essere umano è l’immobilità», risponde Luca Argentero, quando gli chiediamo cosa pensa riguardo la felicità: siamo vittime del destino o artefici della nostra fortuna?
«I nostri personaggi sono dei precari indolenti e non hanno speranza di raggiungere la felicità restando fermi dove stanno. Sono costretti ad andare fino in Armenia, ma anche quando sono lì non sono capaci di cogliere l’occasione. Cominciare a essere felici dev’essere sicuramente prima di tutto una decisione, la fortuna è un’altra cosa».
Qual è il consiglio migliore che ti sia stato dato sull’essere felice?
«I consigli migliori sono quelli che ti vengono dati quando non li hai chiesti, penso alle cose che ti spiegano i nonni, che lì per lì non reputi importanti e poi magari anni dopo ti torna in mente come una folgorazione e capisci cosa voleva dire perché è in assoluto il consiglio migliore che potessi ricevere in quel momento.
Mio nonno siciliano mi ha trasmesso la passione per l’orto e diceva sempre che la terra è l’unica cosa davvero democratica perché è bassa per tutti.
E quindi adesso quando sono nell’orto zappettando col mal di schiena mi dico che “vedi non importa chi sei da dove arrivi, se sei piegato sulla terra la schiena fa male a tutti nello stesso modo”. E allo stesso modo ci sono delle occasioni sociali, dei momenti, delle situazioni in cui siamo tutti metaforicamente piegati sulla terra.
Cerco di ricordarmelo sempre».
«Tocca sicuramente a noi decidere di essere felici. Di provarci almeno. Stiamo vivendo in un momento in cui c’è la tendenza a piangersi addosso, il film vuole essere un’esortazione a non farlo», aggiunge Claudio Amendola.
«Per quanto riguarda la felicità, penso che la chiave di volta per iniziare a essere felici sia la curiosità: viviamo sempre di più chiusi in realtà fittizie e virtuali, dove la curiosità è circoscritta a quello che vediamo su uno schermo, da cui non alziamo mai lo sguardo.
Il fatto è che così facendo finiamo per aver paura di ciò che è diverso e del nuovo, e questo è l’opposto della curiosità, della speranza e di conseguenza della felicità».
«La forza di volontà conta 70% insieme al carattere, la fortuna al 30%», tratta Silvia D’amico.
«Poi se vuoi motivarti quando hai già preso una decisione puoi anche leggere l’oroscopo, ma gli si deve credere solo se è positivo, se no no».
«Avendo scelto un mestiere come il mio, che è tutto tranne che certo, devi affrontare delusioni a non finire e metterti in gioco per ricominciare, e per farlo serve tanta forza di volontà nel chiudere e ricominciare.
È una fatica pazzesca ma anche uno stimolo, ti dà una gran vitalità il fatto di metterti in gioco».
C’è bisogno di non aver niente da perdere per trovare il coraggio di mettersi in gioco?
«Quando non si ha niente da perdere si è sicuramente più coraggiosi», risponde Caterina Shulha.
«Se un anno e mezzo fa mi avessi chiesto come reagisco ai momenti di difficoltà ti avrei risposto che tendo a scappare dalle occasioni e dalle difficoltà, perché mi ha sempre fatto un po’ paura l’idea del cambiamento.
Poi però sono diventata mamma e questo ti cambia la palette che hai davanti.
La verità è checché se ne dica non dovremmo sempre guardare avanti: a volte fa bene anche guardare indietro e vedere fin dove sei riuscito ad arrivare.
Perché a volte ci sembra di non essere arrivati da nessuna parte se guardiamo avanti, mentre se ci fermiamo e facciamo il punto su quanta strada siamo riusciti a percorrere è più facile essere felici e a quel punto anche trovare la forza per andare avanti e il coraggio per farlo ancora meglio».
«La fortuna incontra le persone con la volontà», concorda Barbora Bobulova, la finta producer nel film.
«Apparentemente la società di oggi offre tutto, senza nemmeno bisogno di uscire di casa, ma è un Paradiso fittizio, anche rischioso.
Oggi la felicità è sempre di più legata all’essere coraggiosi, a chi sa andare controcorrente o osare. Certo, non c’è necessariamente bisogno di andare dall’altra parte del mondo, si può ricominciare anche appena fuori da casa propria».
Fa davvero così freddo come sembra dallo schermo?
«Ma no, sono loro che non sanno vivere il freddo (parlando dei colleghi, che hanno risposto di sì all’unisono, ndr) – c’era freddo, sì, eravamo pur sempre a meno 20 gradi, ma è un freddo secco, non è come quello umido qui che ti entra nelle ossa.
E poi considera che noi eravamo copertissimi, in tuta da sci e moon boot, mentre le persone del posto erano in jeans, giacca di pelle e mocassini, quindi forse è proprio un problema nostro, che non siamo abituati a quelle temperature».
Ma perché proprio l’Armenia?
«Perché i viaggi sono il miglior modo per essere felici», spiega il regista, Simone Spada.
«Arricchiscono la propria visione del mondo. Non si può riuscire a essere empatici più di tanto con quello che si vede solo attraverso gli schermi.
Certo, io sono di parte, perché amo viaggiare (d’altra parte lo si capisce anche dal fatto che sono andato a girare un’opera prima in Armenia), ma conoscere le culture diverse dalle nostre, vivere per il tempo di un viaggio una vita altra rispetto alla nostra, è una porta verso la felicità.
Dovessi decidere di realizzare un sogno? Come nel film, hai cinque righe per descriverlo.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2018-05-28 19:10:122018-05-30 19:17:41In Armenia con Luca Argentero: i luoghi di “Hotel Gagarin” (Siviaggia.it 28.05.18)
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