Thai Boxe. Petrosyan, l’uomo delle 100 vittorie: “Vinco anche a casa mia” (GQitalia.it 17.07.17)

Il campione italo-armeno cerca la sesta vittoria mondiale. Per la prima volta a casa: appuntamento a Monza il 14 ottobre. Aspettando il ring, si racconta a GQ

Batterlo è così complicato che Andy Ristie, l’uomo che riuscì a strappargli la vittoria al Madison Square Garden nel 2013, non ha mai più voluto affrontarlo. “Glielo abbiamo chiesto diverse volte, ma non vuole”, dice Giorgio Petrosyan. The G.o.a.t., lo hanno soprannominato. Semplicemente il più forte di tutti di tempi. Se si parla di Thai Boxe è difficile trovare qualcuno che abbia vinto più di questo ragazzo italo-armeno, arrivato al Nord nascosto in un camion e diventato 5 volte campione del mondo.

Tutto è iniziato in una palestra di Udine, dove per la prima volta è salito sul ring per un incontro ufficiale. Ma la passione se l’era portata dietro dall’Armenia: era nata davanti alla tv. A ottobre combatte per la prima volta per un titolo mondiale a Milano, la città in cui vive da tre anni e alla quale è particolarmente legato. La serata – l’hanno chiamata Petrosyanmania, chissà perché… – prevede 16 incontri nazionali e internazionali, mette in palio diverse cinture, ma gli occhi saranno puntati tutti su di lui.

Il 14 ottobre, al PalaIper di Monza, affronti Jonay Risco. Finalmente a casa.
Ho vinto in Giappone, Olanda, Russia, ho combattuto a Roma per una cintura mondiale, ma a Milano mai. Incredibile vero? È arrivato il momento.

Cosa ti emoziona di più?
Avere vicini tutti i miei fan. Non vedo l’ora di mostrare loro dal vivo come combatto.

I tuoi luoghi preferiti di Milano
Sono qui da tre anni, ho lasciato Gorizia e aperto una la palestra. Magari non ci crederete, ma passo lì dentro quasi tutto il mio tempo. Quando ne ho un po’ libero, mangio nel ristorante del mio amico Pino Malastrana e passeggio con il mio cane. Davvero poco altro.

I sacrifici sono iniziati molto tempo prima. La passione, invece, quando?
Ero molto piccolo, vivevo ancora in Armenia. La televisione passava sempre film di Bruce Lee e Jean-Claude Van Damme. Poi quando sono arrivato in Italia ho conosciuto Alfio Romanut, il mio maestro, e così è iniziato tutto.

Ricordi il primo incontro?
Fu a Udine, avevo 16 anni. Volevo combattere anche negli anni precedenti, ma mi impedivano di salire sul ring. Durante la seconda ripresa mi spaccai un piede, ma continuai. Alla fine vinsi ai punti.

L’ultimo combattimento è stato a Torino, ad aprile. In mezzo oltre cento vittorie. La più bella?
Tante, non riesco a scegliere. Anche perché ogni volta che salgo sul ring, riguardo i miei incontri per cercare i difetti e provare a migliorare. Quindi alla fine non credo di aver mai combattuto in maniera perfetta.

L’incontro che vorresti disputare di nuovo?
Quello perso al Madison Square Garden contro Andy Ristie. Ma nonostante diverse richieste, non hai mai voluto accettare un secondo faccia a faccia.

Due consigli da un campione a un novello che si avvicina al ring.
È necessario applicarsi, bisogna essere fedeli e professionali. La vita di un atleta non è semplice. Personalmente ho dimenticato cosa voglia dire fare vita a notturna. Quando si soffre per i sacrifici, e sono tanti, sappiate che vengono ripagati. Ma non esistono scorciatoie. Quindi: allenarsi, essere costanti e rigidi con sé stessi.

Andiamo giù dal quadrato. La musica preferita di Giorgio Petrosyan.
Ascolto tantissima musica armena, ma il mio cantante preferito è Adriano Celentano.

Film preferito.
Il Gladiatore.

Il luogo dove fuggire per una vacanza rilassante.
Isola di Favignana, senza alcun dubbio.

Il piatto preferito.
I tolma armeni: involtini di carne e verza.

Quando ne farai una bella scorpacciata?
Dopo il 14 ottobre. Adesso sono concentrato e ho voglia di sentire il sostegno dei miei tifosi. Sarà un incontro molto duro e mi serve il loro aiuto. Davanti ai tuoi fan hai maggiori motivazioni e molto più coraggio. Spero che siano in tanti. Ho voglia di dare il mio meglio. E faccio una promessa.

Prego…
Non deluderò.

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Russia-Armenia: presidente Duma, concedere al russo status di lingua ufficiale (Agenzianova 17.07.17)

Mosca, 17 lug 14:54 – (Agenzia Nova) – Concedere al russo lo status di lingua ufficiale in Armenia per facilitare il riconoscimento delle patenti di guida armene: lo ha proposto il presidente della Duma di Stato russa (camera bassa del parlamento di Mosca), Vyacheslav Volodin, durante l’incontro con il presidente del parlamento armeno, Ara Babloyan, oggi in visita a Mosca. “Una volta dichiarato (il russo) come lingua ufficiale, la legge si applicherà automaticamente alla Repubblica di Armenia”, ha detto Volodin citato dall’agenzia di stampa russa “Tass”. La questione è stata sollevata da Babloyan che aveva espresso le proprie preoccupazioni per lo status degli armeni attualmente residenti e lavoratori della Russia. Babloyan ha spiegato che i cittadini del Kirghizistan e di altri paesi post-sovietici che legalmente dichiaravano il russo come lingua ufficiale beneficiano del diritto di lavorare nel paese con le loro patenti di guida. “Quando stavamo considerando la questione, abbiamo sottolineato che la norma si applica solo ai paesi in cui lo status ufficiale della lingua russa è sancito nella Costituzione e a livello legislativo”, ha detto Volodin. (Rum)

Il pianoforte della musica armena protagonista martedì 18 luglio al San Leo Festival 2017 (Altarimini.it 14.07.17)

Prosegue nel magico scenario del Torrione del Forte la rassegna ideata e curata dal M° Stefano Cucci  supportata con determinazione dall’Amministrazione Comunale di San Leo. Il secondo appuntamento del Festival vede protagonista martedì 18 luglio ore 21, il pianista armeno Hayk Melikian, considerato dalla critica internazionale  uno dei più interessanti pianisti della sua generazione, in un programma di musica armena e non solo, del ‘900 storico. Nato a Erevan , in Armenia, è stato insignito del titolo di Honorary Artist of Armenia dal presidente Sarsyan nel 2013. Specializzato nel repertorio pianistico del ‘900, si è dedicato alla diffusione della musica di compositori armeni incidendo numerosi CD con questo repertorio. Vincitore di importanti concorsi internazionali, tra cui il prestigioso Premio Valentino Bucchi in Italia, si dedica anche alla composizione e sue parafrasi ed arrangiamenti sono spesso inseriti nei repertori di molti pianisti. Il talento unico e l’immaginazione creativa di Melikyan nell’improvvisazione aggiungono un inusuale valore al suo repertorio. La rassegna, che ha visto  protagonisti delle passate edizioni  artisti quali Uto Ughi, Luis Bacalov, Salvatore Accardo, Nicola Piovani ed Ennio Morricone, conferma anche quest’anno la propensione alla varietà di generi: dopo l’apertura con “La Cappella Sistina” che tanta emozione ha generato, ecco un artista ampiamente noto come uno dei migliori artisti del XX secolo e della musica contemporanea. Il Forte che si erge bianco e maestoso nel punto più alto del masso roccioso su cui sorge San Leo, sarà visitabile gratuitamente dagli spettatori prima del concerto. Previa prenotazione, al termine del concerto sarà possibile effettuare una esclusiva e suggestiva visita notturna agli ambienti più misteriosi della Fortezza (inclusa nel biglietto concerto). Il San Leo Festival è ormai  un affermato evento musicale e culturale di assoluto prestigio il cui successo è possibile grazie al sostegno e patrocinio offerti dalla Regione Emilia Romagna, dai vari sponsor e grazie all’organizzazione della San Leo 2000.

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Alta tensione in Nagorno Karabakh (Ilgiornaleditalia.org 14.07.17)

Una regione contesa tra Armenia e Azerbaigian in cui periodicamente torna a manifestarsi un conflitto mai sopito a proposito del quale, nel resto del mondo, si sa poco o nulla. E’ il Nagorno Karabakh, in cui pochi giorni fa (il 4 luglio) l’uccisione di due civili azeri (tra loro anche una bambina) durante un attacco dell’artiglieria armena ha contribuito a rialzare notevolmente la tensione.

Sull’episodio – riferiscono i media – le controparti hanno ovviamente espresso considerazioni differenti: le autorità azere hanno infatti parlato di attacco “premeditato” mentre il ministro degli Esteri della Repubblica de facto del Nagorno Karabakh (il territorio, con popolazione a maggioranza armena, è formalmente parte dell’Azerbaigian ma si è costituito come Stato indipendente, seppure senza legittimazione internazionale) si è invece riferito all’accaduto definendolo come reazione ad un attacco azero proveniente da postazioni di artiglieria situate (appositamente?) nei pressi del villaggio colpito.

La tensione è dunque tornata ad essere molto alta. Nell’ottica di una possibile trattativa per porre fine ad un mai sopito conflitto (in teoria concluso nel 1994, ma ma non è ancora stato raggiunto un accordo definitivo per una piena risoluzione dello stesso), degenerato negli ultimi mesi – in particolare da aprile 2016 – in quasi quotidiani scontri tra i due eserciti, si spera sia stato raggiunto qualche risultato positivo all’incontro di martedì tra i capi della diplomazia dell’Azerbaigian e dell’Armenia nella città austriaca di Mauerbach ai margini della riunione non ufficiale del ministri degli Esteri dell’Osce (ancora non sono state però diffuse informazioni in merito). Un appuntamento questo che dovrebbe precedere quello tra i presidenti dei due Paesi.

Proprio dall’Osce (nell’ambito del quale la gestione diplomatica della questione è di competenza del Gruppo di Minsk) tra l’altro è arrivata nelle scorse ore un’esortazione a riprendere i negoziati. E così anche dalla Russia (il portavoce del Cremlino Peskov ha infatti invitato le parti a essere “moderate e a trovare un accordo”). Se tali appelli saranno accolti non è ancora dato saperlo. Vero è che se manca la volontà politica di darvi seguito – e non pare che Erevan e Baku abbiano mostrato particolari segnali di voler procedere in tal senso – la possibilità che si avviino veri e propri negoziati per giungere ad una pace definitiva è praticamente nulla.

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L’acclamato pianista armeno Tigran Hamasyan inaugura la seconda edizione di PianOstuni (Ostunilive.it 13.07.17)

Domani sera si inaugura la seconda edizione del festival pianistico con l’esibizione del giovane pianista armeno che sta incantando con la sua musica il mondo intero

Spettacolo

Ostuni giovedì 13 luglio 2017
di La Redazione

Grande attesa per la seconda edizione di “PianOstuni”, il festival che celebra la musica pianistica e che vedrà domani, venerdì 14 luglio, esibirsi, nella suggestiva cornice del Chiostro di Palazzo San Francesco, il giovane pianista armeno, Tigran Hamasyan.

Nato in Armenia nel 1987 e poi trasferitosi con la sua famiglia a Los Angeles nel 2003, Tigran Hamasyan attualmente risiede a Erevan, nella sua terra natale. Ha iniziato a suonare il pianoforte a tre anni, e a esibirsi in festival e concorsi a undici anni per poi arrivare a vincere il prestigioso Montreux Jazz Festival Piano Competition nel 2003, a soli sedici anni. Hamasyan ha pubblicato il suo album di debutto, “World Passion“, nel 2005 a diciasette anni. L’anno seguente ha vinto la prestigiosa Thelonious Monk International Jazz Piano Competition.

L’acclamato pianista armeno Tigran Hamasyan inaugura la seconda edizione di PianOstuni © web

Oltre ai prestigiosi riconoscimenti ottenuti nel corso della sua carriera e agli elogi della critica, Hamasyan si è costruito un seguito internazionale molto fedele, così come l’apprezzamento di artisti del calibro di Chick Corea, Herbie Hancock e Brad Mehldau.

Tigran Hamasyan regalerà alla Città bianca un concerto intenso in cui verranno esplorate numerose estensioni musicali, che vanno dal jazz al minimalismo, dal folk al rock, alle melodie armene che il talentuoso musicista si porta dentro fin da bambino. I suoi concerti in giro per il mondo continuano a incantare appassionati e curiosi, registrando ovunque il tutto esaurito.

I biglietti per il concerto di domani sera sono ancora disponibili presso i rivenditori autorizzati e il circuito Bookingshow.

“PianOstuni” proseguirà sabato 14 luglio, con le esibizioni gratuite di Aeham Ahmad, alle ore 21 nel Chiostro San Francesco e alle ore 23 di Peter Cincotti, presso la Scalinata Antelmi. Domenica 15 luglio sarà la volta di Remo Anzovino che suonerà alle ore 21 nel Chiostro di Palazzo San Francesco, a cui seguirà l’esibizione gratuita di Dargen D’Amico, con la partecipazione di Isabella Turso, in un coinvolgente rap pianistico.

L’ultimo appuntamento con PianOstuni 2017 è fissato per l’11 agosto, nella cornice inedita di Torrione Trinchera, con lo spettacolo “Napoli Trip” di Stefano Bollani.

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Ambasciata Armena: Mai iniziati noi gli attacchi (12.07.2017)

(AGI) – Roma, 12 lug. – “La parte armena non inizia mai per prima gli attacchi ma e’ sempre pronta, se necessario e se costretta, a prendere contromisure per smorzare qualsiasi azione provocatoria dell’Azerbaigian ed esercitare il suo pieno diritto all’autodifesa”: cosi’ l’ambasciatrice dell’Armenia in Italia, Victoria Bagdassarian, ha replicato alle accuse di Baku rimbalzate anche nel Parlamento italiano sulle responsabilita’ dei recenti scontri lungo la linea di contatto con l’area del Nagorno-Karabakh, enclave armena in Azerbaigian. L’ambasciatrice ha sottolineato come i Co-Presidenti del Gruppo Minsk dell’Osce, unico formato con mandato a livello internazionale per la risoluzione del conflitti in Nagorno Karabakh, abbiano denunciato che il 15 maggio le forze armate azere “hanno sparato un missile attraverso la linea di contatto, colpendo attrezzature militari”. “Nelle ultime settimane”, ha denunciato l’ambasciatrice, “l’Azerbaigian ha continuamente violato gli accordi trilaterali di cessate il fuoco del 1994-1995” che mise fine alla guerra per l’enclave. “Il 4 luglio le forze armate azere hanno utilizzato un sistema multiplo di lanciarazzi contro la popolazione del Nagorno-Karabakh. L’esercito di difesa del Nagorno-Karabakh e’ stato obbligato, in risposta, a prendere misure per contrastare le azioni aggressive della parte azera”. E’ importante sottolineare che le posizioni di difesa del Nagorno-Karabakh sono state attaccate da postazioni appositamente collocate nei luoghi abitati dalla popolazione civile dell’Azerbaigian”. Nella risposta dell’artiglieria armena sono morti due civili tra cui una bambina di due anni. L’Armenia accusa Baku di “cercare di manipolare le informazioni di perdite di civili per spostare l’attenzione della comunita’ internazionale e delle organizzazioni umanitarie dalle grossolane violazioni del diritto umanitario internazionale, commesse dall’Azerbaigian durante l’aggressione dello scorso anno contro il Nagorno-Karabakh”. “Ci rammarichiamo della perdita di qualsiasi vita umana, indipendentemente dalla sua nazionalita’ ma finche’ l’Azerbaijaan non terra’ fede ai suoi impegni internazionali, e’ la stessa leadership dell’Azerbaigian ad avere la piena responsabilita’ per tutte le vittime di quelle provocazioni”, ha denunciato l’ambasciatrice. (AGI)

Cosa si cela dietro le accuse all’Armenia di molti parlamentari italiani? (Formiche.net 12.07.17)

Cosa si cela dietro le accuse all’Armenia di molti parlamentari italiani filo-Baku? Secondo il Ministero della Difesa della Repubblica dell’Azerbaijian lo scorso 4 luglio le forze armate dell’Armenia hanno colpito il villaggio di Alkhanli con mortai da 82 e 120 mm e lanciagranate pesanti. Il bilancio parla di una donna e una bambina morte.

Alcuni parlamentari italiani, tra cui il deputato piddino Khalid Chaouki, il senatore trentino della Lega Nord Sergio Divina e il senatore del M5S Vito Petrocelli, hanno accusato l’Armenia di “atti di vandalismo”, ma nessuno ha fatto cenno al fatto che nelle ultime settimane l’Azerbaijian ha continuato a violare gli accordi di cessate il fuoco trilaterale del 1994-1995. Cosa si cela dietro le dichiarazioni di fuoco contro Erevan? C’è il rischio che una serie di vicissitudini politiche fra due Paesi possano essere strumentalizzate dietro il peso di altri ben più consistenti interessi geopolitici?

Esiste una lobby della comunicazione che dà più peso specifico ad un fatto piuttosto che ad un altro? Risponde al vero il fatto che l’Armenia sta conducendo attacchi sistematici, deliberati e mirati alla popolazione civile come sottolineato da Hikmat Hajiyev, portavoce del Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaijian?

A fronte delle numerose analisi che pendevano oggettivamente dalla parte di Baku, è utile affrontare il nodo anche dall’altro punto di vista e provare a decifrare fatti e premesse. Il recente incidente nel villaggio di Azhariana di Alkhanli può essere considerato come risposta ad una provocazione azera?

“Prima di fare dichiarazioni, ognuno dovrebbe esplorare i fatti in modo completo, anziché rendere commenti ufficiali dell’Azerbaigian che sono così lontani dalla realtà” racconta Victoria Bagdassarian, Ambasciatrice armena in Italia, secondo cui il partito armeno non agisce mai come iniziatore dell’attacco, “ma sempre pronto se necessario e quando è costretto a prendere misure di ritorsione per calmare qualsiasi azione provocatoria dell’Azerbaijian ed esercitare il suo pieno diritto all’autodifesa”.

Come dimostrano le recenti dichiarazioni delle Co-Presidenze del Gruppo Minsk in seno all’ OSCE, quello è l’unico ente a livello internazionale che dispone del pieno mandato per la risoluzione dei conflitti Nagorno – Karabakh. Nella dichiarazione dello scorso 18 maggio infatti i Co-Presidenti hanno osservato che “secondo le informazioni raccolte da più fonti affidabili, il 15 maggio, le forze armate azerbaigiane hanno sparato un missile attraverso la linea di contatto, colpendo attrezzature militari”.

Inoltre lo scorso 4 luglio le forze armate azerbaigiane hanno utilizzato un sistema multiplo di lanciarazzi contro Nagorno-Karabakh. In risposta, l’esercito di difesa di Nagorno-Karabakh si è sentito obbligato a prendere misure per contrastare le azioni aggressive del partito azerbaigiano. Secondo Aldo Di Biagio, senatore di Ap-Ce, membro della Commissione diritti umani del Senato, a pochi giorni dall’acuirsi degli attriti lungo la linea di contattato con l’area del Nagorno-karabakh che è stato teatro di attacchi da entrambe le fazioni, “è opportuno chiarire la responsabilità del Governo di Baku e le tattiche di attacco perpetrate in aperta violazione del cessate il fuoco e che hanno legittimato la risposta militare armena, al di là della retorica e della mistificazione della realtà a cui purtroppo si continua ad assistere anche da parte di interlocutori italiani”.

Secondo l’ambasciatrice armena in Italia, al fine di comporre un mosaico equilibrato e completo, è utile ricordare che le posizioni Nagorno-Karabakh sono state attaccate dal luogo in cui si trova la popolazione civile dell’Azerbaijan. “Non è la prima volta che la leadership azerbaigiana utilizza la popolazione transfrontaliera come uno scudo umano per bombardare il territorio di Artsakh. Questo fatto è stato portato all’attenzione della comunità internazionale in numerose occasioni”.

E molte foto sono state pubblicate da Artsakh Defense Army: dimostrano che l’Azerbaijan pone le sue installazioni militari in insediamenti pacifici.

Una tesi corroborata dal fatto che, in occasione del Consiglio Permanente dell’Osce dello scorso 6 luglio, il rappresentante francese ha presentato una nuova dichiarazione a nome del gruppo OSCE Minsk in relazione alle recenti violazioni del cessate il fuoco nella linea di contatto Nagorno – Karabakh: si chiedeva di rinunciare a qualsiasi “azione ostile che avrebbe potuto comportare vittime civili inaccettabili”. E i co-presidenti hanno considerato l’incidente del 4 luglio come un’azione provocatoria che mina gli sforzi di pace e potrebbe provocare una rottura nei prossimi negoziati.

“Ricordiamo alle parti i loro obblighi derivanti dalle Convenzioni di Ginevra, ovvero astenersi da ogni azione ostile che potrebbe portare a vittime civili inaccettabili. Invitiamo le parti ad adottare misure immediate per attenuare la situazione e rispettare rigorosamente l’accordo di cessate il fuoco 1994/1995″, recita la dichiarazione.

“Ci rammarichiamo – conclude l’ambasciatrice – della perdita di qualsiasi vita civile indipendentemente dalla loro nazionalità. Finché l’Azerbaijian non riesce ad attuare i propri impegni internazionali, la stessa leadership dell’Azerbaijian ha piena responsabilità per tutte le vittime umane di quelle provocazioni”.

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Perché la musica popolare armena è la più bella del mondo (Linkiesta 12.07.17)

Schiacciata tra Est e Ovest, dominata da persiani, ottomani e sovietici, divisa in due parti e in mille città, la campagna armena conserva, nella sua cultura e nella sua geografia, lo spirito di un popolo. O almeno, così credevano i due musicisti armeni che l’hanno girata in lungo e in largo

Molto bene. Ma in Armenia? Come se la sono cavata in una nazione divisa tra est e ovest, contesa tra gli Stati liberali e gli imperi, formata da interventi persiani, ottomani, sovietici? Chi è il cantore dello spirito nazionale armeno? Come è ovvio, per un Paese di fatto diviso in due – Est/Ovest, ma anche città/campagna – con due lingue (intelleggibili l’una all’altra) e due culture, non ci fu solo un cantore. Ma, appunto, ce ne furono due.

Il primo fu Komitas Vardapet: prete, musicologo, gran viaggiatore. Parlava varie lingue (tra cui francese e tedesco) e girò per le campagne dell’Anatolia in cerca di musiche e motivi. Il suo sogno era di far conoscere anche in Europa la musica armena. Non compose molto, però trascrisse tantissimo: delle 3.000 canzoni popolari che trascrisse, circa 1.200 sono ancora in circolazione. E altri musicisti, forse più bravi di lui, come Tigran Hamasyan utilizzarono questo archivio per trarne nuove musiche, più raffinate ma anche più “armene”.

Il secondo, che invece si occupò dell’Armenia orientale, fu Grikor Suni. Personaggio molto meno pacifico del primo: rivoluzionario, socialista, nemico dello zar (era molto prima della Rivoluzione russa), mescolò all’interesse etnografico la celebrazione della forza operaia. E per questoil suo lavoro fu ostacolato, la sua memoria repressa, la sua eredità dispersa.

Era senza dubbio un intelligenza originale. Ad esempio, la canzone Alagyaz, venne composta cercando di ricalcare, con un tipo di notazione su uno spartito inventata da lui, la forma delle montagne Aragats. L’analogia è evidente ed esplicita:

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A ogni curva corrisponde una cima. A ogni cima, un cenno musicale. Suni cercò di tradurre, insomma, non solo lo spirito di un Paese in musica, ma anche la sua conformazione geografica (perché convinto che le due cose, in fondo, non fossero così staccate). Il risultato? Questo:

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Nagorno-Karabakh: annunciato incontro a Bruxelles fra ministri Esteri di Armenia e Azerbaigian (Agenzianova 11.07.17)

Erevan, 11 lug 10:10 – (Agenzia Nova) – I ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian, rispettivamente, Edward Nalbandian e Elmar Mammadyarov si incontreranno oggi a Bruxelles. È quanto riferito dal portavoce del ministero armeno, Tigran Balayan, secondo cui l’iniziativa è stata organizzata dai copresidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce (Francia, Russia e Stati Uniti) che monitora il cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh, l’area contesa fra i due paesi. La situazione nella regione ha subito una nuova fase di deterioramento nell’ultima settimana. Venerdì 7 luglio il ministero della Difesa azero ha riferito che, per prevenire nuovi atti di sabotaggio da parte delle Forze armate armene, sono state colpite delle postazioni militari e vendicare la morte dei civili uccisi lo scorso 4 luglio nel villaggio di Alkhanli, situato nel distretto azero di Fuzuli: in questa data, secondo Baku, le forze armate dell’Armenia hanno colpito il villaggio in questione usando dei mortai da 82 e 120 mm e lanciagranate pesanti. Come risultato di questa provocazione dell’Armenia, sono stati uccisi i residenti del villaggio Guliyeva Sakhiba Idris gizi (nata nel 1967) e Guliyeva Zakhra Elnur gizi (nata nel 2015). Guliyeva Servinaz Iltifat gizi (nata nel 1965). (Res)

La Turchia cancella dal Parlamento le parole ‘Kurdistan’ e ‘genocidio armeno’ (Dire 11.07.17)

ROMA – E’ stata approvata la proposta di bandire dal parlamento di Ankara l’uso dei termini quali “Kurdistan”, “province curde”, “Amed” – l’antico nome della città curda di Diyarbakir – nonché “genocidio armeno” e “massacro“.

I deputati che violeranno tale disposizione potranno essere multati o addirittura sospesi temporaneamente. La notizia è stata riportata dalle fonti di stampa curda e armena, tra cui ‘Kurdistan 24’, ‘Pan Armenian’ e ‘Armradio’.

Secondo i promotori della legge – il partito di maggioranza Akp, sostenuto da altre componenti – l’uso di “Kurdistan” o degli altri termini connessi violerebbe la Costituzione, che afferma “l’unità” dello stato turco.

Inoltre, per via delle azioni violente del gruppo armato Pkk, la bandiera – e l’appartenenza stessa alla minoranza curda – sono associati al terrorismo.

Il genocidio degli armeni è invece un episodio tragico avvenuto nel 1915, allorché l’impero Ottomano stabilì la sistematica uccisione della ricca minoranza etnica. Ankara negli anni ne ha sempre negato l’esistenza, sebbene numerosi storici ed esperti abbiano affermato il contrario, anche a fronte di documenti e testimonianze raccolte tra i sopravvissuti. I governi o gli organismi internazionali che hanno espresso parole di condanna per quella vicenda – in cui si stima persero la vita oltre un milione di persone – hanno messo a rischio i propri rapporti diplomatici con il governo anatolico.

Il dibattito sulla possibilità di imporre un veto all’uso di questi termini all’interno del Parlamento è iniziato a gennaio, quando il deputato del partito di opposizione Hdp, Sibel Yigitalp, impiegò appunto la parola “Kurdistan” in emiciclo, causando un’ondata di proteste.

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