Il Caucaso dimenticato (blog.rubbettinoeditore.it 09.04.16)

Lontano dai nostri schermi, si è riaccesa una crisi che, come tante altre lungo la fascia di Stati instabili che ancora divide l’Europa, speravamo rimanesse ‘congelata’. A differenza della Georgia nel 2008 e dell’Ucraina due anni fa, il conflitto militare ripreso nel Nagorno-Karabagh, fra l’Armenia e l’Azerbaigian, non fa notizia.

Estremo limite dell’Europa, in ragione degli insediamenti cristiani insediati dalla più remota antichità (l’Armenia è cristiana da prima dell’editto di Costantino), zona di transito (imbuto?) del petrolio e gas dall’Asia Centrale e dal Mar Caspio al Mar Nero, l’intera regione è rimasta in disparte dai tentativi di risistemazione continentale dopo la fine dell’URSS e del Patto di Varsavia. Vi si affacciano membri dell’UE e della NATO (Bulgaria e la Romania) sui quali premono i Balcani mal stabilizzati, la Turchia custode degli Stretti in istato confusionale, l’Ucraina che conosciamo, la Russia allargatasi alla Crimea e, appunto, i Paesi del Caucaso.

Una situazione dalle molteplici situazioni irrisolte, che pareva convenire alla mire di un Cremlino che ha più volte dimostrato di voler tenere in ostaggio il suo “estero vicino”, arroccato nella pretesa di continuare a condizionare le vicende continentali. Vi è però da chiedersi come un tale atteggiamento difensivo possa ancora conciliarsi con l’ambizione di tornare a svolgere un ruolo determinante nel più ampio contesto strategico mediorientale e mediterraneo, del quale il Mar Nero è un propaggine.

Territorio armeno consegnato all’Azerbaigian dalla politica di divide et impera di Stalin, che l’Armenia ha occupato ‘manu militari’ al momento del disgregarsi dell’URSS. La questione, dopo essere stata inizialmente affrontata alla diplomazia italiana, è da allora affidata al ‘gruppo di Minsk’, composto da Stati Uniti, Francia e Russia, senza dar luogo ad alcun positivo sviluppo, per la riluttanza di Mosca a privarsi di un’altra pedina da giocare sullo scacchiere continentale. Il riacutizzarsi del conflitto nel Nagorno Karabagh può aver colto di sorpresa Mosca, che dopo il suo exploit in Siria non aveva certo bisogno dell’ennesima diversione lungo il suo fronte meridionale. Una crisi che questa volta, invece di mettere in imbarazzo l’Occidente, le si ripercuote contro. La coda potrebbe oggi dimenare l’orso.

Fuor di metafora, presa sinora in ostaggio per condizionare gli sviluppi della reintegrazione europea, la crisi armeno-azera potrebbe essere diventata una palla al piede dell’ambizione del Cremlino di proporsi come ineludibile interlocutore internazionale. I rapporti di Mosca con l’Azerbaigian sono discreti anche se non privi di motivi di contrasto, in particolare sulla questione petrolifera e la riluttanza di Baku a lasciarsi trascinare nell’Unione euro-asiatica promossa dal suo ingombrante vicino settentrionale. Con l’Armenia il rapporto è invece più stretto, anche se non determinante, per l’assenza di alternative di cui quest’ultima dispone.

Altri attori possono oggi rivelarsi determinanti. Un tentativo fu fatto quattro anni fa, quando le parti direttamente interessate, affiancate da Stati Uniti, Russia e Turchia, si fecero fotografare assieme nell’affermare la comune intenzione di riaprire i collegamenti stradali come primo passo per la loro reintegrazione anche politica. Tentativo subito svanito, anche per la riluttanza di Ankara a normalizzare i suoi rapporti con l’Armenia. Intricate ed interconnesse come sono, le persistenti crisi regionali non si prestano a soluzioni parziali, ma devono trovare una sistemazione regionale complessiva.

Alla quale una Unione europea più convinta delle proprie potenzialità politiche dovrebbe decidersi a contribuire. anche nell’ambito di quell’Organizzazione per la Sicurezza e la Collaborazione in Europa (OSCE)  alla cui guida è quest’anno la Germania (l’Italia lo sarà nel 2018).

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Cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian che aspettano Papa Francesco (Farodiroma.it 09.04.16)

I leader di Armenia e Azerbaigian sono «determinati a preservare la tregua e ad appianare le differenze». Così il premier russo, Dmitri Medvedev, citato dall’agenzia Tass, si è espresso ieri in merito agli ultimi sviluppi della crisi nella regione del Nagorno Karabakh. «Mosca — ha detto il primo ministro — non solo non sfugge alle sue responsabilità per facilitare il raggiungimento di una pace duratura, ma fa il possibile in ogni parte del processo». La Russia spera quindi che tutte le questioni legate al Nagorno Karabakh possano essere risolte al tavolo negoziale. Medvedev, che ha concluso una missione a Erevan e a Baku, dove ha incontrato i rispettivi presidenti, ha inoltre sottolineato: «Ci auguriamo che la pace possa essere duratura e che le parti possano continuare a dialogare». Ma la tregua resta fragile e ieri altri due soldati armeni sono morti in scontri con le truppe azere, suscitando una ridda di reciproche accuse tra Erevan e Baku sulla violazione della tregua concordata. La ripresa delle violenze nella regione contesa ha provocato almeno 77 morti da entrambe le parti. L’Occidente, insieme alla Russia, aveva invocato una tregua immediata, raggiunta martedì scorso con la mediazione di Mosca. Nonostante il cessate il fuoco raggiunto nel 1994, armeni e azeri non hanno mai firmato un accordo di pace.

Il popolo armeno ha diritto all’indipendenza, Nagorno Karabakh non va aggredito (Ilnord.it 09.04.16)

RIMINI – Oggi a Rimini il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, ha incontrato l’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia, Sargis Ghazaryan. L’incontro è avvenuto in un momento cruciale per gli equilibri nel Caucaso, dove da una settimana soffiano nuovi venti di guerra.

“Stiamo assistendo all’ennesimo fallimento della comunità internazionale di fronte alla morte di moltissimi innocenti tra i quali anche anziani e bambini”, dichiara Salvini, che ha espresso all’ambasciatore armeno la sua solidarietà e l’auspicio che le ragioni del conflitto siano superate con l’obiettivo di arrivare presto alla pace.

Salvini ha anche sottolineato la necessità di un riconoscimento formale dell’indipendenza del Nagorno Karabakh, sulla base del principio di autodeterminazione dei popoli, della storia del suo popolo e delle sue tradizioni cristiane millenarie.

“Ricordo le missioni di solidarietà della Lega Nord negli anni della prima Guerra in Nagorno Karabakh, quando la nostra stessa esistenza era a rischio per la seconda volta in un secolo”, dichiara l’ambasciatore armeno.

“Ricordo l’opera dell’onorevole Pagliarini per il riconoscimento del genocidio armeno quando ero ancora tra i banchi dell’università di Gorizia e non posso che essere grato al segretario Salvini per non aver mai dimenticato il contributo dato all’Italia dai sopravvissuti armeni del genocidio e dalla comunità armena qui presente da duemila anni. E’ questo il modello di una pacifica e proficua integrazione a cui l’Europa tutta dovrebbe ispirarsi”.

“Ringrazio Matteo Salvini per essere ieri come oggi al fianco del popolo armeno”, conclude l’ambasciatore Ghazaryan. “Il Nagorno Karabakh, culla del cristianesimo dei primi secoli oggi è diventato il fronte, l’ultimo baluardo dell’Europa Cristiana”, dichiara Salvini, “e sta anche all’Europa dei popoli sostenerlo e difenderlo”.

Redazione Milano

 

IL POPOLO ARMENO HA DIRITTO ALL'INDIPENDENZA, NAGORNO KARABAKH NON VA AGGREDITO (INCONTRO SALVINI-AMBASCIATORE ARMENO)
Lega: Salvini incontra ambasciatore Armenia

Roma, 9 apr. (AdnKronos) – Oggi a Rimini il segretario federale della Lega nord Matteo Salvini ha incontrato l?Ambasciatore della Repubblica d?Armenia in Italia, Sargis Ghazaryan. L?incontro -riferisce una nota- è avvenuto in un momento cruciale per gli equilibri nel Caucaso, dove da una settimana soffiano nuovi venti di guerra.

“Stiamo assistendo all?ennesimo fallimento della comunità internazionale di fronte alla morte di moltissimi innocenti tra i quali anche anziani e bambini” ha affermato Salvini, esprimendo all?ambasciatore armeno la sua solidarietà e l’auspicio che le ragioni del conflitto siano superate con l’obiettivo di arrivare presto alla pace. Salvini ha anche sottolineato la necessità di un riconoscimento formale dell?indipendenza del Nagorno Karabakh, sulla base del principio di autodeterminazione dei popoli, della storia del suo popolo e delle sue tradizioni cristiane millenarie.

?Ricordo le missioni di solidarietà della Lega nord negli anni della prima guerra in Nagorno Karabakh, quando la nostra stessa esistenza era a rischio per la seconda volta in un secolo. Ringrazio Matteo Salvini per essere ieri come oggi al fianco del popolo armeno?.

UFFICIALE: IL PAPA IN ARMENIA A GIUGNO (09.04.2016)

Accogliendo gli inviti di Sua Santità Karekin II, Supremo Patriarca e Catholicos di tutti gli Armeni, delle autorità civili e della Chiesa Cattolica, Papa Francesco si recherà in Armenia dal 24 al 26 giugno prossimi. Lo riferisce la Sala Stampa vaticana.

Allo stesso tempo, accogliendo gli inviti di Sua Santità e Beatitudine Ilia II, Catholicos Patriarca di tutta la Georgia, e delle autorità civili e religiose della Georgia e dell’Azerbaigian, il Santo Padre completerà il suo viaggio apostolico nel Caucaso, visitando questi due Paesi dal 30 settembre al 2 ottobre.

fonte radio Vaticana

Libano. Il quartiere armeno apre ai rifugiati siriani (Nena news, 08.04.16)

Beirut, 8 aprile 2016, Nena News – Borj Hammoud fu fondato nel 1915 dai sopravvissuti del genocidio armeno. Gli armeni che raggiunsero Beirut dopo il collasso dell’Impero Ottomano ottennero il diritto di costruire accampamenti e baracche nella periferia est del fiume Beirut. Molti degli edifici costruiti a quel tempo sono presenti ancora oggi.

Il “padre fondatore” del quartiere, successivamente diventato comune indipendente, fu Paul Ariss, padre della Chiesa Cattolico-Armena, al quale è stata dedicata la via principale di Borj Hammoud. Sin dai primi anni di nascita del quartiere, Borj Hammoud fu testimone della rivalità fra due partiti politici armeni: la Federazione Rivoluzionaria Armena e il Partito Social Democratico Hunchkian, i quali si contesero a lungo il controllo della zona, specialmente durante la crisi libanese del 1958.

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7 semplici fatti che spiegano il Nagorno Karabakh e gli ultimi conflitti (Panarmenian 08.04.16)

Molti di voi avranno sentito parlare degli ultimi conflitti attualmente in corso in Nagorno Karabakh e non hanno ben compreso le ragioni scatenanti, o hanno forse letto qualcosa sul confitto e vorrebbero magari saperne qualcosa di più.

April 8, 2016

PanARMENIAN.Net – Se la risposta è si, il materiale fornito da PanARMENIAN.Net potrà fornirvi uno sguardo più completo sulla vicenda.

Cosa sono l’Armenia, l’Azerbaijan e il Nagorno Karabakh ?

Si tratta di Paesi che si trovano nella regione sudcaucasica. L’Armenia esisteva già ai tempi dell’Antica Babilonia e dell’Assiria, mentre l’attuale stato dell’Azerbaijan è apparso per la prima volta su una mappa del 1918, indicato con il termine « Azerbaijani » (nativo dell’Azerbaijan) creato addirittura dopo – nel 1936 – dall’Unione Sovietica. Il Karabakh (storicamente conosciuto come Artsakh tra gli armeni), una regione da secoli popolata da Armeni, è una repubblica de facto indipendente. L’Azerbaijan ha lottato per riconquistare l’Artsakh, rivendicandolo come suo territorio nazionale. L’Armenia supporta il Karabakh proteggendo la sua indipendenza e i confini dall’aggressione azera. (per conoscere in maniera piu’ approfondita il Karabakh, una semplice ricerca su Wikipedia può essere sufficiente).

Perche’ il Karabakh è diventato parte dell’Azerbaijan ?

Nel 1918-1920, l’appena costituito Azerbaijan, appoggiato dalla Turchia, ha iniziato a battersi contro l’Armenia per conquistare il Karabakh. Gli Armeni, però, hanno sventato le loro intenzioni. Quando i comunisti russi si sono allora impadroniti della regione del Caucaso Meridionale (l’allora Transcaucasia) all’inizio del 1920, Joseph Stalin prese la decisione avventata che ha poi portato all’immediata annessione del Karabakh all’appena sovietizzato Azerbaijan. L’Armenia e gli Armeni del Karabakh erano contrari alla decisione, ma erano anche altrettanto impotenti.

Perché gli Armeni non si sono adattati alla situazione ?

Le politiche adottate dalle autorità azere portarono ad un graduale declino della presenza armena nel Karabakh, con le autorità locali che ostacolavano lo sviluppo economico, educativo e culturale degli Armeni, chiudendo le scuole armene e impedendo agli Armeni del Karabakh di avere un contatto con l’Armenia. Allo stesso tempo, Baku accrebbe il numero di azeri nel Karabakh, costruendo più insediamenti per loro.

Come si è arrivati allo scoppio di una Guerra?

Nel 1988, gli Armeni diedero vita ad un movimento nazionale nel Karabakh nel tentativo di secedere dall’Azerbaijan e riunirsi con l’Armenia. Le autorità azere, però, risposero alla determinazione del popolo del Karabakh organizzando massacri e deportazioni di Armeni in diverse città. L’esercito sovietico provò allora a liberare il Karabakh della presenza armena, con l’Artsakh che si ribellava contro le forze sovietiche e azere. Tra l’altro, gli Armeni locali sono eccellenti combattenti ; 2 marescialli, 11 generali e 50 colonnelli del villaggio di Chardakhlu combatterono da soli contro i nazisti.

Con la caduta dell’Unione Sovietica, il già indipendente Azerbaijan continuò la sua lotta contro il Karabakh. Gli Armeni riuscirono a tenere il Karabakh, ma ad un prezzo : persero un’intera regione e alcune parti di due altre regioni, anche se dopotutto riuscirono a ottenere sette altre regioni da dare all’Azerbaijan, che nel 1920 furono divise da territori armeni e del Karabakh grazie a Stalin. E’ solo grazie a quelle regioni che l’artiglieria azera non può bombardare Stepanakert, la capitale del Karabakh.

Perché la guerra è riesplosa dopo decenni ?

Secondo diverse organizzazioni internazionali, l’Azerbaijn è una dittatura corrotta, ricca di petrolio, ma con bassa qualità della vita. Il reddito medio in Azerbaijan è più basso del Karabakh. Con l’intento di distrarre l’attenzione della popolazione azera da diversi problemi interni, le autorità azere hanno accresciuto le tensioni con il Karabakh e l’Armenia. L’ultima intensificazione ha coinciso con lo scandalo dei « Panama Papers » e la pubblicazione di prove sul riciclaggio di miliardi di dollari associati al clan del Presidente Ilham Aliyev.

Infine, a chi apparterrebbe il territorio del Karabakh?

Ci sono più di 3000 monumenti armeni, incluse 500 chiese cristiane nel Karabakh, con la più antica che è stimata avere 2000 anni, mentre il numero di monumenti musulmani non eccedono le due o tre dozzine, con il più antico tra questi risalente soltanto al XVIII secolo.

Lascio a voi trarre le dovute conclusioni

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Armenia | 2 soldati armeni uccisi in scontri con l’ Azerbaijan nonostante il cessate il fuoco (Zazoom Social News 08.04.16)

Armenia: 2 soldati armeni uccisi in scontri con l’Azerbaijan nonostante il cessate il fuoco (Di venerdì 8 aprile 2016) Due soldati armeni sono morti nei combattimenti con le forze azere questo venerdi mentre gli arci nemici si sono accusati a vicenda di rompere un cessate il fuoco che ha cessato la peggiore esplosione di violenza da decenni su contesa regione separatista. Questi ultimi scontri sono la prima seria violazione di un cessate il fuoco mediato da Mosca che è entrato in vigore da martedi, ponendo termine a giorni di combattimenti per la regione Nagorno Karabakh che ha causato la morte di 90 persone. …

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Nagorno Karabakh, Armenia: colpi mortaio Baku su nostri villaggi (Tendenze on line 08.04.16)

Nuovi attacchi dell’Azerbaigian in Nagorno Karabakh. Assadakah: punire Aliyev per crimini di guerra (Spondasud 08.04.16)

L’Azerbaigian continua a violare il cessate il fuoco in Nagorno Karabakh. Il Ministero della Difesa armeno ha accusato le forze armate azere di aver attaccato a colpi di mortaio tre villaggi nel nord-est del Paese, nella notte. Secondo una fonte armena si tratta della regione tra Tavush e Gegharkunik (nel nord est dell’Armenia) dove si trovano unità militari e insediamenti civili.

In particolare, colpi da 120 millimetri sono stati sparati sul villaggio di Karmir, e su Ttudzhur Baghanis. “Non ci sono stati feriti” ha scritto il segretario stampa del Ministero della Difesa armeno Arutsrun Hovannisian sulla sua pagina Facebook. La tregua era stata concordata dai capi di stato maggiore di Azerbaigian e Armenia in un incontro avvenuto nei giorni scorsi a Mosca, interessata a un ruolo di primo piano nella mediazione. Ma nella crisi si riflettono anche tutte le tensioni esistenti tra Russia e Turchia: quest’ultima accusa Mosca di parteggiare per gli armeni, mentre l’Azerbaigian è considerato da Ankara più di un semplice vicino.

ASSOCIAZIONE ASSADAKAH: CRIMINI DI GUERRA DA PARTE DELL’AZERBAIGIAN – La Federazione Assadakah Italia – Centro Italo Arabo e del Mediterraneo Onlus, con un durissimo comunicato stampa, nel frattempo denuncia i crimini di guerra commessi dall’esercito di Baku e la “persistente violazione del diritto internazionale come i bombardamenti indiscriminati dell’artiglieria azera sui centri abitati da civili e di scuole, la decapitazione di un soldato armeno del Karabakh con esibizione trionfante della testa tagliata, fotografata e mostrata come trofeo sui social media e la barbara esecuzione di una coppia di anziani armeni cattolici nella loro abitazione nel villaggio di Talish, occupato il 2 aprile scorso dalle truppe dell’Azerbaijan. I due anziani – è scritto la nota – sono stati uccisi con la loro figlia, a sangue freddo dopo aver loro amputato le orecchie”.

La Federazione Assadakah Italia chiede pertanto che il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev (definito “un dittatore”) sia portato davanti a un Tribunale Internazionale per essere giudicato come criminale di guerra insieme agli ufficiali che si sono resi responsabili di queste atrocità. L’associazione nazionale paventa il rischio di una “pulizia etnica e religiosa nei confronti della popolazione armena e cristiana da parte dell’Azerbaigian”. Un pericolo è motivato anche dal fatto che tra i soldati azeri che in questi giorni combattono in Nagorno Karabakh ci sarebbe anche un numero imprecisato di miliziani che lo Stato Islamico ha reclutato in Siria e in Iraq: “Nel corso degli ultimi mesi, – ricorda la Federazione Assadalah – i media di Ankara e di Baku hanno pubblicato diversi articoli sulla presenza di foreign fighters azeri tornati in patria. Si tratta di circa 3000 combattenti, molti dei quali oggi si trovano in Azerbaigian e devono essere considerati dei pericolosi terroristi”.

L’organizzazione accusa inoltre la Turchia di essere la “terza forza” che agisce nella regione del Nagorno-Karabakh, con l’obiettivo di attaccare la Repubblica Armena. Per questa ragione la Federazione Assadakah Italia chiede al Governo e al Parlamento Italiano di assumere un’iniziativa forte contro l’Azerbaigian, condannando le ostilità nei confronti del Nagorno Karabakh e i crimini perpetrati a danno della popolazione civile e dei soldati armeni: “Occorre che l’Italia adotti una presa di posizione ferma anche per le pericolose conseguenze che dall’Azerbaigian possono arrivare in tema di terrorismo”.

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Agos, da 20 anni giornale del dialogo (Gariwo 08.04.16)

Agos, il settimanale nato come espressione della comunità armena in Turchia, ha compiuto 20 anni dalla prima uscita il 5 aprile 1996. Fondato da Hrant Dink con un gruppo di amici, è il primo giornale in edizione bilingue – turco e armeno – dalla fondazione della Repubblica turca e dà spazio ai temi della democrazia, dei diritti delle minoranze, del pluralismo in un Paese dove il confronto politico e le libertà di espressione stanno subendo restrizioni da parte del potere esecutivo.

Con la morte tragica di Dink, assassinato fuori della sede di Agos a Istanbul da Ogün Samast il 19 gennaio 2007, era scomparsa una figura carismatica per la comunità armena, un giornalista che si era battuto per la democratizzazione della Turchia e la riconciliazione tra questa e l’Armenia, più volte processato per aver “denigrato la nazione turca” per gli articoli sull’identità armena e i massacri del 1915, che la Turchia rifiuta tuttora di considerare come genocidio.

La redazione di Agos ha continuato il suo lavoro facendo della testata una piattaforma indipendente aperta al dibattito sulle questioni sociali, e per festeggiare il 20esimo compleanno ha deciso di aprire le sue pagine ai lettori e agli amici invitandoli a ‘Raccontare Agos ad Agos‘. “Diteci il posto che il giornale occupa nel vostro cuore e nella vostra mente, il suo significato nella vostra vita e come vi ha cambiato; scrivete le vostre aspettative, le critiche e i suggerimenti. Abbiamo creato l’indirizzo e-mail agosamektup@agos.com.tr per le lettere, che saranno pubblicate nella rubrica ‘lettere del 20esimo anniversario’ per un anno” dice l’editoriale dedicato all’anniversario apparso sul numero in edicola. “Vogliamo delineare i prossimi 20 anni di Agos con i nostri lettori e amici. Non esitate a scriverci suggerimenti e critiche. Sappiamo che lo fate come amici”.

Il giornale, ora diretto da Yetvart Danzikyan, ha anche una versione online con articoli tradotti in inglese e da circa un anno ha lasciato la sede originaria per trasferirsi nell’edificio di una ex-scuola elementare armena – la Anarad Hığutyun – che ospita anche la Hrant Dink Foundation, creata in memoria del giornalista.

“Siamo sicuri che il messaggio di Hrant si diffonde e rafforza sempre di più di anno in anno, anche se lui non c’è più. Così, abbiamo deciso di organizzare una serie di dibattiti e tavole rotonde per valutare quello che abbiamo fatto e ciò che potremmo fare sugli argomenti approfonditi da Hrant e Agos, come la natura giuridica delle minoranze, le scuole e l’istruzione per le minoranze, i problemi di rappresentanza della società armena, le relazioni tra Armenia e Turchia, le aspettative dei giovani armeni, il futuro della lingua armena, il patrimonio culturale armeno in Anatolia…. Per 20 anni, abbiamo cercato di offrire una piattaforma per esprimere queste istanze. E cercheremo di continuare questa missione. Infatti, questa è la nostra promessa a Hrant Dink. Impegnamoci insieme.”

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Armenia-Azeirbagian, Baku non riconosce l’indipendenza di fatto del Nagorno Karabakh (Il Velino 08.04.16)

L’Azerbaigian non riconosce l’indipendenza di fatto del Nagorno Karabakh come parte in conflitto in corso e firmerà un accordo di cessate il fuoco solo con l’Armenia. Lo ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri Azero Hikmet Gadzhiev. “È stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco sulla linea di contatto tra le forze armate dell’Azerbaigian e dell’Armenia il 5 aprile. L’Armenia è riconosciuta come una parte in conflitto ed è così che rimarrà. Baku non riconosce Stepanakert come parte in conflitto e firmerà accordi solo con l’Armenia”, ha detto Gadzhiev.

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