Dal Natta al Sudafrica e all’Armenia (Ecodibergamo.it 11.01.16)

Alla voce «residenza» la sua carta di identità riporta Zandobbio. Ma la realtà è che Daniela Fracassetti, 34 anni, trascorre quasi la metà dell’anno tra Sudafrica, Armenia e Spagna, impegnata in convegni e ricerche.

Sì, perché nell’ultima decade ha dedicato la sua vita ad analizzare il vino, diventando una delle massime esperte di chimica enologica a livello internazionale. Ventitré pubblicazioni all’attivo, intraprende la carriera accademica quasi per caso. «Dopo il diploma al Natta, mi iscrissi ad Agraria alla Statale di Milano. Durante la laurea specialistica iniziai ad approfondire un lievito alterativo, appartenente al genere Brettanomyces, responsabile di difetti sensoriali e alterazioni del gusto nelle birre e nel vino. L’esame andò bene». Continua

Siria, bombe sui cristiani: “Sono attacchi mirati, ma noi siamo uniti” (Il Foglio, 04.01.2016)

Attentati in Siria, il lutto e la resistenza. Parla il capo dell’eparchia armeno-cattolica di Qamishli: “Siamo in lutto totale”

Roma. “Un massacro terroristico senza precedenti”, ha detto il patriarca siro-cattolico Ignace Youssef III Younan, commentando quanto avvenuto il 30 dicembre scorso a Qamishli, nord della Siria, a non troppa distanza dai confini con la Turchia a settentrione e l’Iraq a oriente. Tre diversi attentati, subito rivendicati da gruppi che si sono richiamati alla dottrina dello Stato islamico, hanno lasciato a terra diciotto morti, tra cui tredici cristiani. Una quarantina i feriti, alcuni dei quali senza più gambe o braccia. “Quella sera ci si preparava con gioia ed entusiasmo a salutare l’anno nuovo, come da tradizione con le feste e il folclore tipico delle nostre comunità cristiane”, dice al Foglio monsignor Antranig Ayvazian, capo della eparchia cattolico-armena di Qamishli: “Quasi tutti i locali, ristoranti e club giovanili stavano portando a termine i preparativi per il giorno seguente. Alle 20.40, la prima esplosione, al Café Miami, forse per opera d’un attentatore suicida fattosi saltare in aria, ha riferito l’agenzia France Presse. Tre o quattro minuti dopo, la seconda, al ristorante Gabriel. Più tardi, l’attentato al Youth Restaurant, nella parte occidentale della città. Le bombe erano state nascoste all’interno di alcune valigie, posizionate qua e là tra i tavoli, in mezzo ai clienti che si preparavano a tornare a casa”.

(leggi tutto)

Batte in Armenia il cuore solidale di Verona (L’Arena, 04.01.2016)

«Scuola Verona. L’Arena, ottobre 1989». Alla bella storia si aggiunge un capitolo. Batte forte in Armenia il cuore di Verona. E del nostro giornale, L’Arena. In prima linea, dopo il disastroso terremoto del 7 dicembre 1988 che colpì duramente lo Stato allora dell’Unione Sovietica (40mila morti; 700mila senzatetto) nel promuovere una sottoscrizione con i lettori. Grazie alla quale, con 300 milioni di lire raccolti, fu costruita una scuola in cartongesso, nel villaggio di Krasar, a duemila metri di altitudine, nel nord-ovest dell’Armenia. Vicino alla scuola in muratura, distrutta. In quella scuoletta in prefabbricato, in un luogo in cui d’inverno il termometro scende anche a meno 20, hanno studiato in 26 anni duemila bambini e ragazzi.

Ora, per iniziativa di Garen Kökciyan, 56 anni, ingegnere armeno nato a Istanbul, in Turchia, dal 1978 in Italia, ad Avigliana (Torino), e di numerosi benefattori di tutta Italia, verrà costruito un nuovo edificio scolastico in muratura, nel luogo del precedente. Ma quella tabella di plastica verde, con la scritta «Scuola Verona. L’Arena, ottobre 1989», affissa all’ingresso del prefabbricato reso ormai impraticabile a causa delle infiltrazioni d’acqua, verrà collocata all’entrata della nuova scuola in muratura.

(leggi tutto)

 

LEGGI ANCHE:

«Veronesi in prima linea E ora aiutiamo i siriani vicini dopo il genocidio»

La modenese Antonella Monzoni sul trono del premio Scanno dei Fotografi (Gazzettadimodena.it 04.01.16)

MODENA. Antonella Monzoni è la vincitrice del Premio Internazionale di Fotografia “Scanno dei Fotografi 2015”, che nelle prime sei edizioni è andato a Lynn Saville, Jill Hartley, Giovanni Marrozzini, Stefano Schirato, Mazen Jannoun e Claudio Marcozzi. Un riconoscimento di prestigio in un luogo d’incanto, come Scanno, in Abruzzo, uno dei borghi più belli d’Italia ma soprattutto il borgo più famoso al mondo per la fotografia del 900, grazie agli scatti “eterni” di grandissimi autori come Henri Cartier-Bresson, Mario Giacomelli, Fulvio Roiter, Pepi Merisio, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, e tanti altri. Unico paese in Italia ad avere una strada dedicata ai fotografi.

Rigorosa la motivazione del premio alla modenese (l’unica donna nella mostra “Modena e i suoi fotografi”, nel 2014, presso Fondazione Fotografia), perché “rispetto, fiducia e complicità risultano con forza dai suoi lavori… Ma è l’intimità con cui riesce ad accostarsi anche agli sconosciuti che alla fine lascia il segno in quanti osservano la sua produzione, quelle voci, quel respiro che par di sentire, tanta è la vicinanza con la gente che incrocia e la fusione con i i luoghi in cui essa vive. Quelli che sono vicino a lei diventano inevitabilmente vicini a noi. Per sempre”. Proprio come accade nei suoi reportage, tra cui “Ferita Armena”, con le immagini che raccontano le ferite, la storia, l’orgoglio di un popolo. Tutti le hanno parlato della grande ferita, del genocidio compiuto dal governo ottomano dei Giovani Turchi nel 1915 in Armenia, quando oltre un milione e mezzo di persone furono sterminate. “Antonella c’è andata, e ha camminato – nota la scritrice Antonia Arslan – lungo le strade e nei cimiteri, i troppi cimiteri d’Armenia. Ha fotografato…”. Ne è nato un libro presentato, nel 2015, a Castiglioncello, nel Castello, per RosignanoFotoFestival, a Mia Fair di Milano, a Foro Boario di Modena per Fondazione Fotografia, alla Libreria Todo Modo di Firenze, al Photolux Festival di Lucca. E, con mostra, nel Palazzo del Plenipotenziario di Mantova, nel Palazzo Pincini Carlotti di Garda, alla Galleria Municipio di Storo (Trento) e alla QR Gallery di Bologna.

La Monzoni è stata invitata a parlare della sua esperienza al Seminario sull’arte armena, in programma da febbraio ad aprile, all’Università Ca’ Foscari di Venezia. E fotografie, scelte dai suoi libri “Ferita Armena” e “Lalibela”, saranno esposte, in marzo, all’Accademia delle Scienze, Lettere e Arti, per la rassegna “Intreccio di Incroci” tra Armenia, Italia e Etiopia, che vedrà protagonisti, oltre alla Monzoni, il musicista italo-armeno Massimo Nalbandian fautore del progetto, la storyteller e cantate italo-etiope Gabriella Ghermandi, il musicista armeno Aram Ipekdjian…. Continua

Te Deum laudamus per il mio popolo mite e fantasticante (Tempi, 03.01.2016)

Antonia Arslan immagina la notte dell’inverno del 1915 in cui l’illusoria quotidianità degli armeni di Turchia maturò all’improvviso nella cosciente rassegnazione dei martiri. Un secolo fa nella cattedrale di Costantinopoli

Scenario: una notte dell’inverno 1915, a Costantinopoli, la capitale dell’impero ottomano, ma scossa dalla pesante sconfitta che l’onnipotente ministro della Guerra, Enver Pasha, aveva subìto intorno a Natale a Sarikamish, in mezzo alle nevi del Caucaso.

Le truppe russe avevano avuto facilmente ragione della terza armata turca, male armata e male equipaggiata, e dei visionari e fragili sogni di vittoria di quel presuntuoso incapace del ministro, ansioso di emulare le gesta di Alessandro Magno e di Cesare, di cui teneva i busti nel suo studio. Confidando nel suo genio militare, si era gettato a corpo morto nella folle impresa di conquistare il Caucaso d’inverno, sfidando l’esercito russo, ben più assuefatto a quei luoghi e a quei climi. Ormai accerchiato dai cavalieri cosacchi, Enver si era visto perduto, ma era stato salvato all’ultimo istante da un manipolo di soldati armeni che lo avevano circondato e tratto in salvo.

Di ritorno a Costantinopoli, il patriarca della Chiesa armena fece celebrare in suo onore un solenne Te Deum nella cattedrale. Non solo Enver partecipò al rito, ma elogiò pubblicamente il valore dei soldati che lo avevano salvato: eppure in quegli stessi giorni, con gli altri due triumviri che governavano il paese, Talaat Pasha e Djemal Pasha, stava progettando la “soluzione finale” per tutto il popolo armeno, che sarebbe iniziata nel successivo gennaio 1915, proprio con il disarmo, la destinazione a campi di lavoro forzato e il successivo annientamento dei soldati e ufficiali di etnia armena arruolati nell’esercito ottomano.

(leggi tutto)

Lotta: Aleksanyan miglior sportivo armeno dell’anno 2015 (OASport, 03.01.2016)

Avversario di Daigoro Timoncini nella categoria 98 kg della lotta greco-romana, Artur Aleksanyan è stato nominato miglior sportivo dell’anno 2015 in Armenia. Il ventiquattrenne, in effetti, ha conquistato a Las Vegas il suo secondo titolo mondiale consecutivo, ed è stato l’unico lottatore a guidare il ranking mondiale della propria categoria dal primo all’ultimo giorno dell’anno. Medagliato di bronzo a Londra 2012, Aleksanyan sarà il grande favorito per il titolo ai prossimi Giochi Olimpici di Rio 2016.

(leggi tutto)

La rivoluzione comincia dal legno (Il Manifesto, 02.01.2016)

La Spezia, 26 novembre 2015. «Mi sento come un frutto esotico», afferma Hrair Sarkissian (Damasco 1973, vive e lavora a Londra) tra l’ironico e il rassegnato alla fine della lunga giornata trascorsa a La Spezia in occasione dell’inaugurazione della mostra «Back to the future», curata da Filippo Maggia presso la Fondazione Carispezia (fino al 21 febbraio 2016).

Il percorso espositivo — prima personale in Italia del fotografo siriano — rispecchia il rigore formale e una certa austerità propria del linguaggio di Sarkissian che, ben lontano dalla spettacolarizzazione di soggetti come la guerra, la memoria, lo sradicamento, l’esilio è declinato piuttosto in chiave metaforica. Spesso è l’architettura a tradurre visivamente il substrato di emozioni: paura, dolore, disagio, incertezza.

In «Construction» (2010), entrata a far parte della collezione della Fondazione Carispezia, ad esempio, egli ha fotografato le tavolette di legno del gioco di costruzioni Kapla per dar forma al ricordo immaginario di un luogo fisico, il villaggio nella Turchia dell’est da cui fuggì suo nonno durante il genocidio degli armeni del 1915.

(leggi tutto)

Erdogan:”Hitler esempio di presidenzialismo”. E scoppia il caso (La Repubblica, 01.01.2016)

ANKARA – Una nuova bufera politica sul presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Una gaffe forse senza precedenti per il leader islamico, ormai sempre meno moderato. Erdogan ha citato Adolf Hitler tra gli esempi di un sistema presidenziale forte. Com’è noto, il leader turco insiste per un presidenzialismo rafforzato nel Paese della mezzaluna. Finora i riferimenti politici sembravano la Francia di François Hollande o gli Stati Uniti di Barack Obama. Per questo la citazione di Hitler ha stupito, nonostante la svolta autoritaria di Ankara non sia ormai più una sorpresa per nessuno.

(leggi tutto)

 

LEGGI ANCHE:

Dossier articoli sul genocidio armeno di Osservatorio Balcani e Caucaso (2015)

Il 24 aprile 2015 si ricordano i cento anni trascorsi dal primo grande genocidio del XX secolo, il Metz Yeghern, che in lingua armena significa “il Grande Male”. In questo dossier OBC raccoglie articoli e interviste e iniziative su questo anniversario… Continua

Gli rubarono Strangers in the Night, ha fatto fortuna con i sigari ( La Stampa 29.12.15)

La straordinaria vicenda di Avo Uvezian, il vero autore della hit di Frank Sinatra, che grazie al tabacco ha recuperato i soldi perduti.

Certe volte la vita ricompensa i torti subiti, e insegna a rimettere i debiti degli altri, così come lei ripaga i tuoi. Prendete ad esempio la storia di Avo Uvezian, dei suoi sigari, e di una delle canzoni più famose di sempre.

Avo, che il New York Times ha scovato a Orlando per raccontare la sua singolare vicenda, è nato nel 1926 a Beirut da genitori di origini armene. Il Libano era già allora un porto di mare frequentato da rifugiati, commercianti, avventurieri di ogni genere, e Uvezian era cresciuto imparando le lingue e la musica. Suonava il piano e aveva creato un gruppo jazz, con cui si esibiva in tutto il Medio Oriente, dalle coste del Mediterraneo fino all’Iran, dove era diventato uno degli intrattenitori personali dello Scià.

Dopo la guerra, nel 1947, si era trasferito a New York e aveva cominciato a frequentare la prestigiosa Juilliard School of Music. Voleva affinare le sue capacità e diventare compositore. Verso la metà degli anni 60 si era costruito ormai un repertorio di tutto rispetto, e un amico che conosceva Frank Sinatra lo aveva presentato a The Voice, per fargli sentire uno dei suoi pezzi migliori intitolato Broken Guitar. «Sinatra – ha raccontato Avo al N.Y. Times – lo aveva ascoltato e aveva detto: la melodia mi piace, ma devi cambiare le parole». Il compito di riscrivere i versi era stato affidato ai professionisti della casa discografica, che avevano aggiustato anche il titolo. Il brano così era diventato Strangers in the Night, registrato nel 1966 e diventato in breve il numero 1 di tutte le classifiche di vendita. … Continua