LA VOCE DEL PAPA SI UNISCE AGLI APPELLI PER LIBERARE I PRIGIONIERI ARMENI DEL NAGORNO KARABAKH.

“Troppe guerre e troppa violenza ci sono ancora nel mondo! Il Signore, che è la nostra pace, ci aiuti a vincere la mentalità della guerra. Conceda a quanti sono prigionieri nei conflitti, specialmente nell’Ucraina orientale e nel Nagorno-Karabakh, di ritornare sani e salvi alle proprie famiglie, e ispiri i governanti di tutto il mondo a frenare la corsa a nuovi armamenti”.

E’ stato questo l’appello singolare che Papa Francesco ha rivolto il 4 aprile in occasione della festività Pasquale nel suo messaggio “Urbi et Orbi” dopo aver chiesto a gran voce la pace per un mondo “che sta ancora combattendo la pandemia”, in cui “la crisi sociale ed economica è molto pesante” e che malgrado questo, “ed è scandaloso” ha sottolineato il Papa, “non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari”.

APPELLO PER IL RILASCIO DEI PRIGIONIERI DI GUERRA E DEI CIVILI ARMENI

Pubblichiamo l’appello al governo dell’Azerbaigian per il rilascio dei prigionieri di guerra cui hanno aderito tra gli altri Dacia Maraini, Antonia Arslan, Laura Efrikian, Carlo Verdone e Giovanni Donfrancesco.
Chi volesse aderire può aggiungere il suo nominativo sotto questo post e inviare una mail al seguente indirizzo: appelloprigionieri@gmail.com.

APPELLO PER IL RILASCIO DEI PRIGIONIERI DI GUERRA E DEI CIVILI ARMENI
È estremamente allarmante che, nonostante la Dichiarazione tripartita di cessate il fuoco firmata dai leader di Armenia, Azerbaigian e Russia il 9 novembre 2020, centinaia di prigionieri di guerra armeni e civili, tra cui anche donne, restino prigionieri e non siano ancora stati rilasciati dall’Azerbaigian. Molti di loro sono stati catturati dopo la fine delle ostilità.
Ci appelliamo all’Azerbaigian perché restituisca immediatamente e incondizionatamente tutti i prigionieri di guerra e tutte le altre persone catturate alle loro famiglie in conformità con le Convenzioni di Ginevra e con la Dichiarazione tripartita. Tutti gli ostacoli per il rilascio dei prigionieri di guerra armeni politicizzano il processo di ripresa umanitaria postbellica.
La diffusione sui social media dei video che dimostrano il trattamento degradante e disumano nei confronti dei prigionieri di guerra armeni è profondamente preoccupante. Inoltre, il trattamento disumano dei prigionieri di guerra e di altre persone catturate costituisce una flagrante violazione dei principi del Diritto Internazionale.
Crediamo fermamente che il rilascio immediato di tutte le persone catturate sia una questione puramente umanitaria e non debba essere soggetto ad alcuna manipolazione e politicizzazione. Pertanto, sollecitiamo l’Azerbaigian ad astenersi dall’utilizzo di questa questione per scopi politici e a permettere a tutti i prigionieri di riabbracciare i loro cari al più presto possibile.
Il rilascio immediato di tutte le persone catturate contribuirebbe a rafforzare la fiducia tra i due paesi, essenziale per la stabilità della regione e nell’auspicio di una pace duratura.

IL CONSIGLIO COMUNALE DI SARCEDO RICONOSCE IL GENOCIDIO ARMENO

In questi giorni abbiamo ricevuto la delibera del Consiglio Comunale di Sarcedo (VI) con la quale

l’ Amministrazione comunale,

“nel riconoscere i fatti storici del genocidio del 1915, codesta

DELIBERA DI ESPRIMERE

la propria piena solidarietà al popolo armeno nella sua battaglia per la verità storica e per la difesa dei diritti umani.

 

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Il Consiglio per la comunità armena di Roma esprime la propria gratitudine a tutti i membri del Consiglio comunale  ed a tutti coloro che si sono adoperati affinché la Memoria del genocidio del 1915 rimanga viva.

Grazie di cuore.

Consiglio comunità armena di Roma


 

Novità in libreria: LA RESTAURATRICE DI LIBRI di Katerina Poladjan (EM Società Editrice Milanese)

La restauratrice di libri: Helene, una giovane restauratrice di libri tedesca, atterra a Erevan per restaurare antichi manoscritti e imparare le tecniche della legatoria armena. Le viene affidato un evangeliario del Diciottesimo secolo, passato di mano in mano fino ad arrivare, nel 1915, a una famiglia sulla costa del Mar Nero. Gli ultimi proprietari sono stati Anahid e Hrant, e quel libro è l’unica cosa che rimane ai due fratelli in fuga dal genocidio armeno. Helene, un secolo dopo, lavora minuziosamente al complicato restauro con bisturi, ago e filo; il processo è completato da procedimenti quasi alchemici di estrazione del colore. Sul bordo di una pagina trova una scritta scarabocchiata: Hrant non vuole svegliarsi. Incuriosita, approfondisce gli enigmi del vecchio libro nell’Armenia di oggi, ritrovandosi immersa ed emotivamente coinvolta in una storia di esilio, perdita e dolore, che si ripercuote tuttora, generazioni più tardi. Così decide di partire per un viaggio verso la costa del Mar Nero, fino all’altra parte dell’Ararat, per arrivare in fondo alla realtà. Un romanzo con due finali, uno tragico e uno positivo, divisi equamente tra realtà e finzione. Katerina Poladjan riflette sull’enorme tragedia del genocidio armeno con un linguaggio poetico e spigoloso, ricordando come ogni libro sia una “patria portatile”, qualcosa da proteggere e difendere.

 

POSIZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO SUL CONFLITTO DEL NAGORNO KARABAKH (Comunicato ministero esteri dell’Artsakh)

Il Ministero degli Esteri dell’Artsakh ha commentato le Risoluzioni del Parlamento Europeo – Rapporti annuali sull’attuazione della Politica estera e di sicurezza comune e della Politica di sicurezza e difesa comune, esprimendo soddisfazione per la posizione del Parlamento europeo sulla guerra tra l’Azerbaigian-e il Karabakh.

” Prendiamo atto con soddisfazione della posizione del Parlamento europeo sul conflitto Azerbaigian-Karabakh, espressa nelle risoluzioni sull’attuazione della politica estera e di sicurezza comune nonché sulla politica di sicurezza e difesa comune del 20 gennaio 2021 – i rapporti annuali 2020.

EVENTI CAUSATI DALL’USO DELLA FORZA MILITARE DELL’AZERBAIGIAN

Condividiamo le valutazioni del Parlamento europeo relative agli eventi causati dall’uso della forza militare da parte dell’Azerbaigian, nonché le vie d’uscita da questa situazione.

GARANTIRE SICUREZZA – SALVAGUARDARE PATRIMONIO CULTURALE – RITORNO SFOLLATI – SCAMBIO PRIGIONIERI

In particolare, riteniamo importante sottolineare il punto di vista del Parlamento europeo sulla necessità di garantire la sicurezza della popolazione armena nel Nagorno Karabakh, di preservare il patrimonio culturale armeno, di garantire il ritorno sicuro degli sfollati interni e dei rifugiati ex luoghi di residenza, e scambiare senza indugio i prigionieri di guerra e le salme dei defunti.

INDAGINE SU CRIMINI DI GUERRA, CONIVOLGIMENTO TERRORISTI, USO ARMI PROIBITI

Riconosciamo l’importanza di indagare debitamente su tutti i presunti crimini di guerra e di assicurare i responsabili alla giustizia. È interessante notare che il Parlamento europeo ha anche chiesto specificamente un’indagine internazionale sulla presunta presenza di combattenti stranieri, terroristi e sull’uso di munizioni a grappolo e bombe al fosforo.

SOSTEGNO AL GRUPPO DI MINSK DELL’OSCE

Accogliamo con favore il sostegno del Parlamento europeo agli sforzi dei copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE per una soluzione globale del conflitto fondata sui Principi fondamentali proposti dai mediatori internazionali.

CONDANNA RUOLO DESTABILIZZANTE DELLA TURCHIA

Ci uniamo alla condanna del Parlamento europeo del ruolo destabilizzante della Turchia, che cerca di minare gli sforzi del Gruppo OSCE di Minsk per il bene delle sue ambizioni di svolgere un ruolo più decisivo nel processo di risoluzione del conflitto.

RICONOSCIMENTO DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE

Condividiamo il punto di vista del Parlamento europeo secondo cui non è stato ancora trovato un accordo duraturo. Siamo convinti che una soluzione completa e giusta del conflitto Azerbaigian-Karabakh possa essere raggiunta sulla base del riconoscimento del diritto all’autodeterminazione realizzato da il popolo dell’Artsakh e la disoccupazione dei territori della Repubblica dell’Artsakh ”, si legge nel comunicato.

Francobollo Azerbaigian su Nagorno Karabakh (Artsakh)

In qualità di cittadini italiani di origine armena dobbiamo segnalare che in data 30 dicembre le Poste dell’Azerbaigian hanno emesso un foglietto a celebrazione della vittoria nella recente guerra combattuta contro la repubblica armena de facto del Nagorno Karabakh (Artsakh).

In tale foglietto una vignetta evidenzia la disinfestazione della regione conquistata (parzialmente) dalle forze armate azere che per 44 giorni hanno sottoposto la popolazione a incessanti bombardamenti anche con armi proibite dalle convenzioni internazionali.

L’immagine richiama inequivocabilmente la propaganda nazista ed è frutto di una cultura dell’odio contro gli armeni che purtroppo impera nel regime azero.

Ci appelliamo alle istituzioni e agli amanti della filatelia perché condannino tale emissione. Un francobollo, propaganda a parte, non può essere veicolo di odio e discriminazione etnica.

La “disinfestazione” del Nagorno Karabakh va censurata in quanto rappresenta un insulto non solo al popolo armeno nel mondo ma anche all’arte del francobollo e ai valori che esso rappresenta.

Grazie per l’attenzione e per l’evidenza che vorrete dare al nostro messaggio.

Cordiali saluti

CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA

 

***N. B.  Questo comunicato fa parte di iniziative di sensibilizzazione che il Consiglio per la comunità armena di Roma ha messo in atto ed è stato inviato agli operatori specializzati del settore.

LA DRAMMATICA FINE DELLA CANTINA KATARO IN NAGORNO KARABAKH (ARTSAKH)

La guerra scatenata a fine settembre dall’Azerbaigian contro la repubblica armena de facto del Nagorno Karabakh (Artsakh) non ha lasciato soltanto una scia di sangue e distruzioni dopo 44 giorni di violenti combattimenti e bombardamenti a tappeto sulla popolazione.

Dobbiamo purtroppo segnalare come la prestigiosa cantina Kataro nel villaggio di Togh, ora occupato dalle forze militari dell’Azerbaigian, è andata irrimediabilmente distrutta.

In rete abbiamo dovuto vedere le tristi immagini di soldati azeri che si accaniscono sulle botti che custodivano il pregiato vino, le rovesciano, spaccano bottiglie con l’unico scopo di vandalizzare un prodotto armeno.

Come novelli barbari, non hanno avuto alcun rispetto non solo del patrimonio culturale armeno ma neppure della civiltà del bere.

Lanciamo un appello alla “comunità del vino” in Italia perché condanni senza indugio tale crimine e solidarizzi con i proprietari della cantina che dal nulla, con amore e dedizione, avevano creato un’eccellenza vinicola.

Alziamo i calici!

CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA


VINO KATARO: AZIENDA VINICOLA IN ARTSAKH

L’Artsakh, è situato nel Caucaso meridionale in Armenia ed è uno dei pochissimi posti sulla terra dove cresce il vitigno Khndoghni. Originario di questa regione, un tempo era usato per il vino fatto in casa.

Aghadjan Avetissyan, bisnonno dell’attuale proprietario, ha prodotto vino da uve Khondoghni per tutta la vita, ma con il crollo dell’URSS, e tutto ciò ne conseguì, la viticoltura fu messa da parte.

Fu solo nel 1996 che Grigory Avetissyan, l’attuale proprietario, decise di far rivivere i vigneti di Khndoghni e, dopo tanta sperimentazione, finalmente inizia nel 2010, i primi vini con il marchio Kataro.

Avetissyan coltiva vigneti di 11 ettari di Khndoghni e 2 ettari di uve Syrah. Questi si trovano a 6/700 metri sopra il livello del mare. Inverni miti ed estati soleggiate, contribuiscono alla maturazione armoniosa delle uve. La raccolta e la scelta a mano consentono di seguire le antiche tradizioni enologiche coniugandole sapientemente con le più moderne tecnologie di vinificazione.

 

Kataro Rosso

Imbottigliato dopo 12 mesi di invecchiamento. Gusto dominante di bacche rosse e la corniola, con tocco di melograno. Note di amarena matura, e retrogusto speziato medio lungo. Ricco di tannini.

Uve: vitigno autoctono khndoghni. Età media dei vigneti 20 anni.

Servire a 16-18 C, ottimo con carni cotti sulla brace, carne e formaggi forti.

Premi: ProdExpo 2014-2017, Prowein 2015-2016, Medaglia d’oro al Concours Mondiale de Bruxelle 2017, Medaglia d’argento Mundus Vini 2017.

 

Kataro Rosso Riserva

Invecchia per 18 mesi in botti di rovere del Caucaso delle foreste locali di alta quota. Ricco di tannino, gusto deciso presenta aromi di mirtilli e zucchero filato.

Uve: vitigno autoctono khndoghni. Età media dei vigneti 20 anni.

Servire a 16-18 C, ottimo con piatti di carne e formaggi piccanti.

Premi: : ProdExpo 2015-2017, Prowein 2016-2018, Concours Mondiale de Bruxelle Le grand Medal d’Or 2017, Le grand degustation de Montreal 2018.

 

Bianco secco

Affinamento in bottiglia per minimo 5 mesi. Elegante e floreale, fresco e minerale con sentori di agrumi e pesca bianca.

Uva: miscela di Queens of Armenian Highlands, varietà Vockehat, colvitata nella regione Vayots Dzor in Armenia, varietà Kangun e Babants di Artsakh. Età media dei vigneti 25 anni.

Servire a 8-10 C. Ideale con formaggio leggeri, pesce di acqua dolce, macedonie e dolci a base di caramello o vaniglia.

 

Rosé

Fruttato, fresco con note di fragola e frutta, chiude con spiccata mineralità.

Uve: vitigno autoctono Khndoghni. Età media dei vigneti 20 anni.

Affinamento in bottiglia minimo 5 mesi.

Servire a 8-10 C. Ottimo formaggi, insalate, pollo e verdure.

 

Dove si vende nel mondo: https://kataro.am/contacts

 

***N. B.  Questo comunicato fa parte di iniziative di sensibilizzazione che il Consiglio per la comunità armena di Roma ha messo in atto ed è stato inviato agli operatori specializzati del settore.

Novità editoriale: “Tracce armene nella Biblioteca Universitaria di Bologna”. A cura di A. Sirinian, P. Tinti

E’ stata recentemente pubblicata una raccolta di studi intitolata “Tracce armene nella Biblioteca Universitaria di Bologna e in altre biblioteche d’Italia” dedicata alla memoria di Gabriella Uluhogian, di cui comprende due lavori finora inediti.
Al volume hanno collaborato armenisti d’Italia e d’Armenia insieme a studiosi dell’Università di Bologna.
La pubblicazione è bilingue (italiano e inglese). La traduzione inglese è stata finanziata dalla Fondazione Gulbenkian.
Il volume inaugura la nuova collana della Biblioteca Universitaria di Bologna, e ad esso seguirà il catalogo degli antichi libri armeni a stampa posseduti dalla biblioteca.
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Descrizione del libro

Partendo dalla monumentale Mappa armena del conte bolognese Luigi Ferdinando Marsili (Costantinopoli, 1691), recentemente al centro di una serie di iniziative legate alla sua conservazione e valorizzazione, il volume propone un itinerario attraverso questa e altre «meraviglie» armene custodite nella Biblioteca Universitaria di Bologna e in varie biblioteche italiane. Lo sguardo nel contempo si allarga a considerare gli stretti contatti tra il popolo armeno e l’Italia documentati dalle numerose edizioni a stampa armene che dal Cinquecento all’Ottocento hanno visto la luce nel nostro Paese.


Anna Sirinian insegna Cultura e lingua armena all’Università di Bologna. Le sue ricerche riguardano la letteratura armena antica e medievale, i manoscritti armeni e la storia della presenza armena in Italia. È membro di diverse associazioni scientifiche nazionali e internazionali, accademico della Classe Orientale dell’Accademia Ambrosiana, dottore honoris causa dell’Accademia delle Scienze della Repubblica di Armenia.

Paolo Tinti insegna Storia del libro e Storia delle biblioteche all’Università di Bologna. Ha pubblicato saggi e volumi sulla storia delle biblioteche religiose e di università, sul libro del Quattrocento e sull’editoria del Novecento. Ha fondato e dirige la rivista «TECA» e coordina il CERB, Centro di Ricerca in Bibliografia dell’Università di Bologna.

CLAMOROSO: IL DOCUMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI SBUGIARDA L’AMBASCIATA AZERA CHE CONTINUA A PERSEGUIRE UNA POLITICA DI DISINFORMAZIONE, DI BUGIE E DI FAKE NEWS.

Contrariamente a quanto dichiarato dall‘ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia e agli articoli fatti pubblicare dall’ambasciata da lui presieduta su alcune testate giornalistiche italiane, che hanno disorientato l’opinione pubblica italiana con palese  falsificazione della realtà,  la mozione inerente il Nagorno Karabakh e votata lo scorso 30 dicembre  dal Consiglio Comunale della città di Napoli non esprime affatto solidarietà al popolo azerbaigiano e non chiede alcuna implementazione  della documentazione internazionale, come scrive l‘Amb. Ahmadzada nel suo tweet (Vedi screenshot) .

Anzi…

Mentre l’Ambasciata azera negli articoli pubblicati afferma che: 

“Nella mozione si accenna che il Nagorno-Karabakh, territorio riconosciuto a livello internazionale come parte dell’Azerbaigian”

In realtà la mozione riporta:

“il Nagorno-Karabakh – regione storicamente abitata in prevalenza da una radicata e storica comunità armena che dagli anni ‘80 rivendica il diritto all’autodeterminazione”.

Mentre l’Ambasciata azera afferma che:

“nel testo si legge che  “Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazione Unite (822, 853, 874 e 884 del 1993) e dell’Assemblea Generale (62/243 del 2008), le decisioni di altre organizzazioni internazionali, nonché tutti gli Stati Membri delle Nazione Unite, hanno riconosciuto il Nagorno-Karabakh come parte della Repubblica dell’Azerbaigian, e hanno confermato la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini riconosciuti internazionalmente dell’Azerbaigian e hanno richiesto l’immediato ritiro di tutte le truppe di occupazione dai territori dell’Azerbaigian e il ritorno di tutti i rifugiati e profughi azerbaigiani nelle proprie terre”.

In realtà il documento riporta semplicemente la seguente frase:

“sulla questione si è espresso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU con quattro diverse Risoluzioni e successivamente l’OSCE anche nel quadro del processo negoziale guidato dai Co-Chair del Gruppo di Minsk”;

Mentre l’ambasciata azera afferma:

“Dopo l’ennesima aggressione da parte dell’Armenia iniziata lo scorso 27 settembre e la conseguente guerra durata 44 giorni…”

Il testo della mozione ribadisce:

“sin dal 1994 si sono susseguiti episodi di conflitto armato, fino a che il 27 settembre 2020 – a seguito di una iniziativa dell’Azerbaigian – sono riprese le ostilità tra Armenia e Azerbaigian che, nonostante tre tregue umanitarie, hanno causato la morte di almeno 5.000 persone, nonché ingenti danni a infrastrutture, abitazioni e monumenti di valore storico”;

Mentre l’ambasciata azera afferma che:

“la stessa mozione chiede alle autorità nazionali italiane di “mettere in campo un impegno concreto, finalizzato al rafforzamento del partenariato strategico multidimensionale con l’Azerbaigian, che entra in una nuova fase di crescita e sviluppo per il ripristino dei suoi territori e pianificare ulteriori iniziative sinergiche con un alleato di primo piano per l’Italia.”

In realtà la mozione impegna il Governo italiano:

  • a sollecitare tutte le Parti a rispettare il cessate il fuoco e ad attuare gli impegni convenuti con l’Accordo del 9 novembre e a perseguire soluzioni fondate su negoziati e non sull’uso della forza;
  • a sostenere la decisione della Presidenza del Gruppo di Minsk di riprendere la sua iniziativa volta a favorire una soluzione duratura e condivisa di pace e stabilità;
  • a sostenere, in tutte le sedi opportune, le iniziative di ONU e Unione europea utili a tal fine;
  • a sollecitare ogni Paese terzo ad astenersi da ogni forma di interferenza e di sostenere le iniziative di mediazione messe in campo dalle Istituzioni internazionali;
  • a richiedere a tutti gli attori della regione di contrastare ogni forma di presenza e iniziativa di miliziani estremisti e radicali;
  • a richiedere a tutte le Parti interessate di garantire nei territori da loro controllati il rientro degli sfollati, la tutela dei diritti umani, il rispetto dell’identità di ogni comunità e del pluralismo culturale e religioso, l’integrità e la preservazione del patrimonio storico;
  • a sostenere ogni iniziativa volta a tutelare la popolazione armena del Nagorno-Karabakh e il suo patrimonio culturale e religioso, custode di una presenza millenaria del cristianesimo;
  • a porre in sede OSCE – istituita come Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa – la necessità di una verifica sull’efficacia delle sue politiche e dei suoi strumenti, anche alla luce delle sue difficoltà ad esercitare un ruolo attivo nella crisi del Nagorno-Karabakh;
  • a garantire il massimo impegno dell’Italia, d’intesa con le Istituzioni europee e internazionali, nell’assicurare i necessari aiuti umanitari alle popolazioni civili colpite dal conflitto e per contribuire alla stabilizzazione e ricostruzione della regione;
  • a sollecitare i Paesi della regione a garantire la regolarità dei flussi energetici di oleodotti e gasdotti connessi all’Italia e all’Europa.

 

INSOMMA, LE BUGIE AZERE NON HANNO MAI FINE.

MA NON C’E’ DA SORPRENDERSI.

OGNI REGIME DITTATORIALE BASA LA SUA POLITICA SULLA DISINFORMAZIONE E SULLE BUGIE.

DIFFIDATE DALLE FAKE-NEWS

#STOPBUGIEAZERE

 

GRAZIE NAPOLI!!!

Il Consiglio per la Comunità armena di Roma esprime gratitudine e soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio Comunale di Napoli di una mozione inerente il Nagorno Karabakh con la quale il Consiglio fa propria la risoluzione della III Commissione (Affari esteri e comunitari) della Camera dei Deputati dove si parla del Nagorno Karabakh come “regione storicamente abitata da armeni”, si fa cenno all’aggressione azera, all’esplicito  appoggio militare della Turchia nella guerra dei 44 giorni e al coinvolgimento gruppi di miliziani radicali.

La mozione tra le altre cose impegna il Governo italiano a sostenere gli sforzi internazionali incluso quella del Gruppo di Minsk al “fine di favorire una soluzione stabile e condivisa di pace”, e a “sostenere ogni iniziativa volta a tutelare la popolazione armena del Nagorno-Karabakh e il suo patrimonio culturale e religioso, custode di una presenza millenaria del cristianesimo”.

Di seguito la copia fotostatica della mozione insieme al testo trascritto.

Non avevamo dubbi che la città di cui è Co-Patrono San Gregorio Armeno non sapesse scegliere da che parte stare.

Grazie Napoli.

Consiglio per la comunità armena di Roma

www.comunitaarmena.it