“Un genocidio culturale dei nostri giorni. Nakhichevan: la distruzione della cultura e della storia armena
Novità in libreria: Rinascita 101 poesie armene 1890 – 1989 a cura di Mariam Eremian
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Questo florilegio vuole offrire una finestra sul variopinto mondo letterario armeno, nello specifico sulle poesie di Hovhannes Tumanian, Vahan Terian, Yeghishe Charents, Hamo Sahy an, Hovhannes Shiraz, Gevorg Emin, Paruyr Sevak, Metakse, Razmik Davoyan. Tutti loro hanno dato il meglio di sé sia come intellettuali che come combattenti, hanno alzato con forza la propria voce per proclamare la verità, per difendere e sostenere i propri connazionali e, soprattutto, per ispirare la pace e l’amicizia tra i popoli. Le 101 poesie qui raccolte si differenziano per stile, linguaggio, periodo, ma convergono per alcuni temi. Il protagonista è l’amore nostalgico, non mancano, però, riflessioni su misteri dell’universo, fragilità e grandezza dell’uomo, odi alla natura, alla madre e alla patria. Completano il volume brevi note sulle vite dei Poeti che si snodano tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Un’epoca per niente serena, a dir poco, che inizia col genocidio armeno perpetrato dall’Impero ottomano e attraversa il periodo sovietico e staliniano, di illusioni e nuove sfide. Infine si arriva all’indipendenza dell’Armenia dall’URSS in cui gli armeni, finalmente liberi, avrebbero fatto i conti con il devastante terremoto del 1988 e la guerra del Nagorno Karabakh.
«In un mondo diviso in bianco e nero, in cui “contano due poli soltanto” e dove le parole importanti sembrano
essere solo “sì” e “no”, il poeta opta per l’astensione, ma la sua non è indifferenza né disimpegno, bensì una posizione terza, che si oppone a una visione conformistica delle cose e invita a cogliere le miriadi di sfumature esistenti tra il bianco e il nero e tra il sì e il no. È una riflessione, questa, che trascende le circostanze personali o storiche che l’hanno provocata per acquisire una valenza universale ed eterna. In un certo senso il poeta sfiora qui l’essenza della poesia, che è una forma peculiare di confronto dialettico tra l’uomo e il mondo ed è un tipo particolare di dialogo tra gli uomini, dove a entrare in contatto sono i mondi interiori e il linguaggio non può essere quello formalizzato, univoco, tecnico che solo sembra avere cittadinanza nel nostro mondo moderno, tecnologico e aspirante alla globalizzazione. La lingua del mondo interiore è ambigua, equivoca, evocativa. E dunque la poesia è una forma di resistenza rispetto a un mondo che predilige la semplificazione,
la generalizzazione, la riduzione della complessità a sistema binario, l’affermazione del presente come metro su cui misurare non solo il futuro, ma addirittura il passato, da leggersi secondo i principi che regolano, o che si pretende regolino, la nostra vita attuale, secondo una prassi che abolisce qualsiasi sforzo di comprensione, consentendo solo di esprimere giudizi, ma impedendo di comprendere le ragioni».
– Marco Bais
Figliolo se vuoi che sia / Lieve
su di me la terra / Non lasciar
incompleta la casa mia
– Hovhannes Shiraz
L’armeno è una lingua ricca
e ripagherebbe ampiamente
a chiunque il problema
d’impararlo
– George Gordon Byron
Novità Editoriale: Un genocidio culturale dei nostri giorni
Arslan Antonia, Ferrari Aldo (a cura di)
Un genocidio culturale dei nostri giorni
Nakhichevan: la distruzione della cultura e della storia armena
18,50€
Data di uscita: 24/11/2023
l Nakhichevan ha avuto a lungo un ruolo molto importante nella storia e nella cultura dell’Armenia, in particolare nell’ambito della nascita del commercio armeno in epoca moderna. Attualmente, però, la millenaria presenza armena è stata completamente cancellata in questa regione che costituisce una repubblica autonoma dell’Azerbaigian. Non solo, infatti, gli armeni hanno completamente cessato di vivere nel Nakhichevan, ma il loro imponente patrimonio artistico – in particolare le celebri croci di pietra (khachkar) di Giulfa, ma anche le numerose chiese – è stato completamente distrutto dalle autorità azere negli ultimi decenni. Ed è altissimo il rischio che lo stesso possa avvenire nel Nagorno-Karabakh ormai anch’esso privo della sua popolazione armena.
Antonia Arslan ha insegnato Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova. Ha dedicato a temi letterari più di una ventina di libri e moltissimi saggi, fra cui: Dino Buzzati bricoleur e cronista visionario; Dame, droga e galline. Il romanzo popolare italiano fra ’800 e ’900; Dame, galline e regine. La scrittura femminile italiana fra ’800 e ’900 (per le nostre edizioni). Sempre per le nostre edizioni ha tradotto Il canto del pane del poeta armeno Daniel Varujan e ha successivamente curato molte altre opere sul genocidio armeno. La sua grande notorietà come scrittrice è legata in primo luogo alla straordinaria potenza narrativa di La masseria delle allodole (2004) e del seguito, La strada di Smirne (2009). Seguono diversi altri romanzi, fra cui Il libro di Mush (2012) e, ultimo, Il destino di Aghavnì (2022).
Aldo Ferrari insegna Lingua e Letteratura Armena, Storia dell’Eurasia e Storia del Caucaso e dell’Asia Centrale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Per l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano dirige il Programma di Ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale. È presidente dell’Associazione per lo Studio in Italia dell’Asia centrale e del Caucaso (ASIAC). Tra le sue recenti pubblicazioni: Armenia. Una cristianità di frontiera (2016); L’Armenia perduta. Viaggio nella memoria di un popolo (2019); Storia degli armeni (con Giusto Traina, 2020); Storia della Crimea dall’antichità a oggi (2022). Per le nostre edizioni ha scritto Quando il Caucaso incontrò la Russia (2015) e curato Le guerre di Dawit’ Bek (1997).
LA GUERRA PER IL NAGORNO KARABAKH: INTERVISTA ALL’AUTORE
Anche il Comune di Ravascletto esprime solidarietà al popolo armeno
In data 22 dicembre il Consiglio Comunale di Ravascletto ha approvato all’unanimità una mozione con la quale ha espresso “piena solidarietà al popolo armeno nella sua lotta per il riconoscimento della verità storica e per la difesa dei suoi diritti inviolabili” riconoscendo “la necessità che l’opinione pubblica mondiale intervenga a favore del popolo armeno così come ha fatto verso l’olocausto del popolo ebraico” e infine chiedendo “che il Governo italiano riconosca il genocidio degli armeni sulla base delle risoluzioni già assunte dall’ONU, dal Parlamento Europeo, dal Congresso degli Stati Uniti d’America e dallo stesso Parlamento italiano”.
Il Consiglio per la comunità armena esprime gratitudine a tutte le donne e gli uomini di buona volontà che hanno aderito all’iniziativa.
Nuovo numero (2) di “Armeniaca. International journal of Armenian Studies”.
Sommario
Archaeology
Linguistics and Philology
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Literature
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History
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Reviews and Bibliographic Information
https://edizionicafoscari.unive.it/it/edizioni4/riviste/armeniaca/2023/1/?fbclid=IwAR2lVfiSkLP-LhnVtIl5GGPBUpkyEdyZFT4xOZ0I34cB9mR5S4upq5pOZ84
Aiutiamo i cristiani armeni fuggiti dal Nagorno-Karabakh (ACS Italia 17.11.23)
Sono ben 120.000, di cui 30.000 bambini, coloro che in pochissimi giorni hanno preferito abbandonare le loro case raggiungendo la capitale Erevan, in Armenia, per mettersi in salvo. L’obiettivo degli occupanti azeri, fin dall’inizio della loro offensiva nel 2020, era realizzare una pulizia etnica e, allo stesso tempo, distruggere i simboli cristiani.
Questi fratelli non hanno avuto scelta, come ha raccontato il Patriarca di Cilicia dei cattolici armeni, Raphaël Bedros XXI Minassian: «Hanno perso tutto, completamente tutto. Mi trovo purtroppo a pronunciare ancora una volta la parola genocidio. Queste persone sono vittime di un genocidio. Hanno ucciso e torturato le persone. Se la prendono anche con gli anziani. È una cosa umanamente inaccettabile, inammissibile. Ma nessuno ne parla».
Le Chiese sono impegnate nella loro assistenza e hanno lanciato un appello ad Aiuto alla Chiesa che Soffre perché non hanno mezzi sufficienti per aiutare le decine di migliaia di rifugiati in cerca di salvezza e consolazione.
Contribuendo a questa Campagna speciale donerai loro cibo per sfamarsi, prodotti per l’igiene e le medicine necessarie agli anziani e a tutti coloro che hanno bisogno di cure.
ACS ha preso contatto con Padre Mikael Bassalé, religioso dell’Istituto del Clero Patriarcale di Bzommar e Amministratore Apostolico dell’Europa dell’Est, perché a lui e ai suoi confratelli verrà affidato quanto raccoglieremo. Hanno subito organizzato l’accoglienza e godono della nostra totale fiducia. L’auspicio è che le istituzioni nazionali e sovranazionali, ONU e Unione Europea innanzitutto, intervengano tempestivamente ed efficacemente per garantire la sicurezza delle famiglie così gravemente minacciate.
Noi vogliamo sostenerli subito, assicurando il necessario aiuto a una comunità che sta subendo l’odio anticristiano tra la quasi totale indifferenza del mondo.
Grazie di cuore per quanto potrai donare!
Novità in libreria (dal 10 novembre): “La guerra per il Nagorno Karabakh. Armenia, Azerbaigian e un popolo alla ricerca della pace” di Emanuele Aliprandi
Nel settembre 2020 l’Azerbaigian ha sferrato un nuovo attacco al Nagorno Karabakh (Artsakh), repubblica armena de facto, nata dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. La vittoria azera, grazie anche ai droni turchi e all’apporto di miliziani jahadisti, è stata schiacciante. Una fragile tregua siglata dopo 44 giorni di violente battaglie e pesanti bombardamenti sulla popolazione armena ha retto a fatica con l’interposizione di una forza di pace russa il cui peso dissuasivo si è molto indebolito con la guerra in Ucraina. Europa e Stati Uniti stanno cercando di conquistare maggiore spazio politico nella regione dove si intrecciano anche gli interessi di Turchia e Iran mentre Aliyev considera chiusa la questione Karabach e indirizza le sue attenzioni verso l’Armenia già parzialmente invasa e, dopo la guerra, molto indebolita. Prigionieri di guerra, atti di barbarie, distruzione del patrimonio culturale religioso armeno, assedio per fame fanno da cornice a una situazione ancora molto instabile mentre a fatica si tesse una trama per arrivare a un accordo di pace. L’ultimo violento attacco azero del settembre 2023 segna la fine delle speranze di autodeterminazione ma non allontana il rischio di un’altra guerra.










