“I baroni di Aleppo”: a Salerno la storia di una famiglia armena e del celebre hotel (SalernoToday 10.12.25)

A Salerno si tiene la presentazione del libro I baroni di Aleppo (Marlin editore), scritto dai giornalisti Flavia Amabile e Marco Tosatti. L’evento è in programma giovedì 11 dicembre alle ore 19.30 presso la Libreria Imagine’s Book, situata in Corso Garibaldi 142. Durante l’incontro, l’autrice dialogherà con il giornalista e scrittore Paolo Romano.

Il libro

Il volume ripercorre la storia del Medio Oriente dall’inizio del Novecento fino ai giorni nostri, filtrata attraverso le vicende della famiglia armena Mazloumian. La narrazione prende avvio in Anatolia nella seconda metà dell’Ottocento, quando i protagonisti sono costretti a lasciare la propria terra per sfuggire al genocidio armeno e rifugiarsi ad Aleppo. Qui, nel 1911, il patriarca Krikor fonda il Baron’s, destinato a diventare il primo albergo della regione. La struttura assume presto un ruolo centrale, complice l’arrivo del treno Orient-Express l’anno successivo, trasformandosi in un punto di riferimento strategico. Tra gli episodi storici riportati nel testo figurano il passaggio di Agatha Christie, che sulla terrazza dell’hotel scrisse Assassinio sull’Orient Express, e il ruolo dell’albergo durante la prima guerra mondiale come nascondiglio per le prove del genocidio armeno. Il libro analizza infine il declino della struttura, iniziato dopo la seconda guerra mondiale con la fine del mandato francese e proseguito con la nazionalizzazione in seguito al colpo di stato siriano del 1966, fino agli sforzi dell’ultimo erede, Armen, per mantenere l’attività durante la guerra civile scoppiata nel 2012.


“I baroni di Aleppo”: a Salerno la storia di una famiglia armena e del celebre hotel
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Comunicato stampa – La rinascita del vino armeno raccontata nel nuovo libro Vini armeni

Un ponte di pace e vicinanza tra popoli, Seborga accende “L’albero della solidarietà Italia-Armenia” (SanremoNews 09.12.25)

Un albero della solidarietà è stato posizionato e acceso in piazza Martiri della Libertà a Seborga in occasione delle festività natalizie con l’intento di creare un ponte di pace e vicinanza tra Italia e Armenia.

Alto undici metri è stato decorato con luci solari e con palline trasparenti che contengono i disegni dei bambini del comprensorio scolastico ligure e degli armeni rifugiati, che sono stati costretti a lasciare le proprie case durante l’attacco dell’Azerbaijan. L’albero rappresenta i colori della bandiera dell’Armenia e parla di solidarietà, di bambini che hanno perso tutto e di altri bambini che decidono di non lasciarli soli. L’iniziativa, realizzata dalle scuole del territorio, come l’Istituto Comprensivo di Vallecrosia e della val Verbone (San Biagio, Perinaldo, Soldano) e dei bambini di Seborga, insieme a LumiBear S.R.L., Pro Seborga, gli Scout di Taggia, la Regione Liguria e in collaborazione con l’UNHCR Armenia e l’Ambasciata Italiana a Yerevan, rappresenta perciò un simbolo potente di vicinanza tra popoli. Un modo per sostenere i bambini e le famiglie armene rifugiate che hanno perso case e villaggi e creare un ponte di pace dalla Liguria a Yerevan.

All’inaugurazione erano presenti The Scouts del comprensorio, l’arpa celtica con Monica Zantedeschi, i bambini che hanno cantato insieme creando un’atmosfera magica e intensa, la principessa Nina, il consigliere regionale Veronica Russo e il sindaco di Vallecrosia Fabio Perri. “Ho avuto il piacere di partecipare, in rappresentanza della Regione Liguria, all’inaugurazione dell’Albero di Natale solidale Italia–Armenia, un progetto ricco di significato che unisce la nostra Riviera ai bambini rifugiati armeni attraverso il linguaggio universale della creatività” – afferma il consigliere regionale Veronica Russo – È un’iniziativa che ho seguito fin dalla sua nascita, passo dopo passo, vedendola crescere fino a diventare un simbolo concreto di solidarietà e collaborazione tra comunità lontane ma profondamente vicine nei valori. Un grazie speciale a Flavio Gorni e a LumiBear S.R.L. per aver dato vita a questo progetto ma soprattutto ai bambini dell’Istituto Comprensivo di Vallecrosia, che con le loro palline decorate hanno portato sull’albero colore, speranza e un messaggio che va ben oltre i confini geografici”.

L’albero si potrà ammirare fino al 6 gennaio e poi verrà ripiantato in un luogo privato dove potrà continuare a vivere. “Ho partecipato con grande piacere all’inaugurazione dell’Albero di Natale solidale Italia–Armenia a Seborga, un progetto che porta con sé un messaggio di pace, condivisione e vicinanza tra comunità diverse. Desidero ringraziare Flavio Gorni e LumiBear S.R.L. per l’invito, ma soprattutto i bambini e gli insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Vallecrosia, che hanno contribuito con entusiasmo alla realizzazione delle decorazioni dell’albero” – commenta il sindaco di Vallecrosia Fabio Perri – “Vedere le loro creazioni esposte accanto ai disegni dei bambini rifugiati armeni è stato emozionante e profondamente significativo. Un gesto semplice ma capace di costruire un ponte simbolico tra la nostra città e chi vive situazioni difficili, ricordandoci quanto i più piccoli possano essere ambasciatori naturali di solidarietà”.

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Russia: Merz in Armenia, ‘Mosca non interferisca in elezioni’ (AdnKronos 09.12.25)

Mosca, 9 dic. (Adnkronos/Afp) – il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha messo in guardia da una possibile ingerenza russa nelle elezioni parlamentari armene del prossimo anno, affermando che Mosca sta cercando di impedire legami più stretti tra la nazione caucasica e la Ue. “È diventata una triste normalità che le elezioni vengano attaccate dai nemici della democrazia”, ​​ha affermato Merz in una conferenza stampa a Berlino insieme al suo omologo armeno Nikol Pashinyan, accusando la Russia di “cercare di spaventare gli elettori in Armenia” e di “diffondere falsità sugli obiettivi e i valori dell’Unione Europea” attraverso “disinformazione e sabotaggio”. “Non è solo l’Europa che la Russia sta cercando di destabilizzare con mezzi ibridi, ma anche l’Armenia”, ha aggiunto.

Esclusiva, Armenia e Azerbaigian: “La pace è irreversibile, ora al lavoro per aumentare la fiducia” (Euronews 09.12.25)

In quella che hanno definito “un altro mattone nel muro della fiducia”, i rappresentanti dell’Armenia e dell’Azerbaigian hanno rivelato a Euronews come è iniziato il processo di pace e il futuro comune dei due Paesi

L’Armenia e l’Azerbaigian hanno ribadito il loro impegno a collaborare per trasformare l’intero panorama del Caucaso meridionale dopo decenni di conflitto, in un’intervista congiunta a Euronews durante il Doha Forum in Qatar.

In quello che fino a poco tempo fa sembrava un obiettivo impossibile e in una regione a lungo segnata dalla guerra, i due Paesi hanno trovato un terreno comune non solo per raggiungere la pace, ma anche per cooperare in ambito economico.

Per la prima volta, gli esponenti dei due Paesi, che rappresentano le rispettive leadership, hanno parlato di come abbia avuto inizio il processo di pace e come abbiano continuato a costruire una cooperazione economica che sta ridisegnando lo spazio eurasiatico.

Hikmet Hajiev, assistente del presidente dell’Azerbaigian, e Armen Grigoryan, segretario del Consiglio di sicurezza dell’Armenia, hanno dichiarato di aver iniziato i colloqui nel 2020 con il supporto dell’Unione europea.

L’ultimo scontro tra i due Paesi era culminato con lo storico accordo di pace tra il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, con la mediazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Grigoryan ha aggiunto che “le leadership stavano riflettendo su come portare pace e stabilità nella regione”, il che ha poi portato alle discussioni su “come istituzionalizzare la pace e andare avanti”.

“Il successo è grande e lo stiamo celebrando”, ha dichiarato il rappresentante armeno.

“La pace è come un bene strategico”

“In tutti i conflitti, le parti non si fidano l’una dell’altra. Ma noi abbiamo lavorato per risolvere questo aspetto. Come diceva una famosa canzone, è un altro mattone nel muro e abbiamo cercato di costruire questo muro di fiducia“, ha aggiunto Grigoryan.

Il rappresentante dell’Azerbaigian ha aggiunto che il processo di pace congiunto è una “storia di successo, in un contesto globale di conflitti e di guerre”.

Poiché “questo capitolo del conflitto è stato chiuso, con una vera pace sul terreno“, l’Azerbaigian e l’Armenia stanno intraprendendo insieme una massiccia espansione economica della regione.

“Siamo certi che i progetti economici regionali aumenteranno l’interdipendenza e rafforzeranno la pace“, ha dichiarato il rappresentante dell’Armenia.

“Ci stiamo muovendo in questa direzione e la prova è che io e Hikmet siamo seduti insieme qui a Doha“, ha detto Grigoryan.

Entrambi i rappresentanti hanno sottolineato che l’attuale processo di pace è pensato “per le generazioni future”, che la pace è “irreversibile” e che i due Paesi stanno lavorando su “misure di rafforzamento della fiducia”.

Hikmet Hajiev, assistente del presidente dell'Azerbaigian, e Armen Grigoryan, segretario del Consiglio di sicurezza dell'Armenia, parlano con Jane Witherspoon di Euronews a Doha, 9 dicembre 2025.
Hikmet Hajiev, assistente del presidente dell’Azerbaigian e Armen Grigoryan, segretario del Consiglio di sicurezza dell’Armenia, parlano con Jane Witherspoon di Euronews a Doha, 9 dicembre 2025 Euronews

La trasformazione della regione è ora l’obiettivo di entrambi i Paesi, poiché “la pace è come un bene strategico”, hanno concordato.

“Il grande e bellissimo accordo raggiunto a Washington”, come lo ha definito Grigoryan, porterà alla realizzazione della cosiddetta Trump Route for International Peace and Prosperity (Tripp) tra i due Paesi, che “cambierà completamente la mappa dei trasporti del continente eurasiatico”, secondo Hajiev.

Grigoryan ha affermato che l’attuazione del progetto è ora oggetto di discussioni con gli Stati Uniti.

“Spero che avvenga molto presto. Lavoreremo per sbloccare la regione, è un progetto storico enorme”, ha dichiarato il rappresentante armeno.

I due negoziatori hanno concluso che la guerra è finita, che la pace deve essere “eterna” per le generazioni future e che i due Paesi devono ora guardare a un futuro comune.

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Armenia: ambasciata al Christmas Charity Bazaar (Giornalediplomatico 08.12.25)

Jerevan, 8 dic. 25 – L’Ambasciata d’Italia in Armenia ha preso parte al tradizionale Christmas Charity Bazaar “Christmas around the World”, promosso dall’associazione International Women’s Association of Yerevan (IWAY), all’Elite Plaza Business Center di Jerevan.
L’evento multiculturale ha riunito i rappresentanti delle Missioni diplomatiche accreditate nel Paese, leaders di comunità, imprenditori locali, ONG e Organizzazioni Internazionali, registrando un’alta affluenza di pubblico che ha potuto ammirare i numerosi stand espositivi: dall’artigianato alle decorazioni festive, dal cibo agli spettacoli musicali e di danza ispirati alle tradizioni, natalizie e non, provenienti da tutto il mondo.
Lo stand italiano ha riscosso anche quest’anno particolare interesse: grazie alla fattiva partecipazione del personale dell’Ambasciata e di esponenti della collettività italo-armena, con il contributo di prodotti italiani offerti da alcuni patrocinatori, i visitatori hanno potuto apprezzare la qualità italiana a prezzi speciali, contribuendo al valore solidale dell’iniziativa.
I proventi raccolti dalla vendita e dalla lotteria di beneficenza contribuiranno a sostenere e a realizzare concrete iniziative di sviluppo nelle comunità di confine dell’Armenia. Dal 2012, il Christmas Charity Bazaar ha infatti sostenuto con successo oltre 30 progetti, apportando significativi cambiamenti nella vita di donne e bambini delle aree rurali armene.

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San Lazzaro degli Armeni: 50 anni dall’incendio del Monastero Armeno Mechitarista (Lapiazzaweb 08.12.25)

Si è tenuta ieridomenica 7 dicembre, sull’isola di San Lazzaro degli Armeni, la cerimonia per il 50° anniversario dell’incendio che l’8 dicembre 1975 colpì il Monastero Armeno Mechitarista.

Il complesso, affidato nel 1717 a un gruppo di monaci armeni in fuga da Modone, è scrigno di capolavori dell’arte armeno-bizantina: nella pinacoteca, nel museo e nella biblioteca si conservano tuttora volumi, manoscritti e manufatti provenienti da ogni parte del mondo.

Le cronache dell’epoca ricordano che il pronto intervento dei Vigili del Fuoco di Venezia consentì di confinare le fiamme a una porzione della chiesa, della sagrestia e di parte della biblioteca; nonostante ciò, il patrimonio culturale della comunità armena e della città subì danni considerevoli.

Una parte della commemorazione è stata celebrata dai Padri Mechitaristi alla presenza del Dirigente Vicario del Comando di Venezia, ing. Francesco Filippone, di cinque vigili del fuoco oggi in pensione che presero parte alle operazioni di spegnimento, e di un contingente di dieci vigili del fuoco in servizio. Al termine della funzione religiosa, la comunità dei Padri Armeni ha voluto offrire al Comando di Venezia e ai cinque rappresentanti delle squadre intervenute nel 1975 un simbolo della propria gratitudine.

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Seborga, un albero di Natale per l’Armenia (Rainews 07.12.25)

Alto 11 metri, allestito all’ingresso del paese, l’albero di Natale inaugurato oggi a Seborga accoglie centinaia di lettere  scritte dai bimbi del principato per le famiglie rifugiate nella capitale armena di Erevan. Un ponte di solidarietà che ha visto impegnate scuole, associazioni e istituzioni.

Nel  servizio video Nina Dobler Menegatto principessa di Seborga; 
Flavio Giorni, organizzatore

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Arrestato arcivescovo armeno per reati legati alla droga; la Chiesa denuncia un arresto politico (Entrevue.fr 05.12.25)

Un alto funzionario della Chiesa Apostolica Armena è stato posto venerdì in custodia cautelare per due mesi, accusato di aver piazzato droga sui manifestanti sette anni fa. Il suo avvocato ha definito l’accusa infondata, mentre la Chiesa Armena ha condannato fermamente l’arresto, definendolo politicamente motivato.

Questo arresto avviene in un contesto di crescenti tensioni tra la Chiesa e lo Stato armeno. Diversi membri del clero sono stati arrestati negli ultimi mesi, alimentando le accuse secondo cui il governo starebbe cercando di indebolire l’influenza religiosa nel Paese, mentre l’Armenia cerca di avanzare verso un accordo di pace con l’Azerbaigian. La Chiesa, istituzione centrale dell’identità nazionale, critica regolarmente alcune decisioni del governo, in particolare dopo la sconfitta nel Nagorno-Karabakh.

Secondo l’avvocato del prelato arrestato, le accuse derivano da manifestazioni avvenute sette anni fa, sollevando dubbi sull’opportunità e la tempistica del procedimento giudiziario. La Chiesa ha denunciato le accuse come “persecuzione politica” e un “grave precedente” per la libertà religiosa.

Il Catholicos Karekin II, guida spirituale di tutti gli armeni, ha ribadito la solidarietà della Chiesa con i suoi leader e ha denunciato un clima “preoccupante” di pressione statale. Questa vicenda scoppia mentre il Paese si prepara a importanti negoziati diplomatici e attraversa un periodo di fragilità politica, aggravato dalle divisioni interne e dalle conseguenze del conflitto con l’Azerbaigian.

Per molti osservatori, questi arresti consecutivi rischiano di alimentare ulteriormente la sfiducia tra le istituzioni religiose e il governo, in un contesto in cui la coesione nazionale appare essenziale per il futuro politico e di sicurezza dell’Armenia.

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Un ospedale per gli armeni con padre Mario Cuccarollo e l’aiuto di Antonia Arslan (Corriere della Sera 04.12.25)

Svetta in mezzo al nulla, a 2040 metri di altezza sui monti a nord dell’Armenia, al confine con la Georgia, l’ospedale Redemptoris Mater di Ashotsk nella provincia di Shirak, punto di riferimento di circa 13 mila persone. A gestire questo piccolo miracolo tra steppa e montagne, circondato solo da qualche villaggio di pastori, è padre Mario Cuccarollo, vicentino, religioso camilliano, da oltre 35 anni in Armenia. Fortemente voluto da papa Giovanni Paolo II nel 1988 dopo il terremoto che devastò l’Armenia, l’ospedale di Ashotsk è oggi l’unica struttura sanitaria per l’intera regione.

Quel gesto di solidarietà del Papa avrebbe avuto vita breve senza l’impegno di una persona che si trasferisse lì a occuparsi dell’ospedale. All’epoca le autorità sovietiche accettarono la donazione del Vaticano, a patto però che l’ospedale venisse costruito agli estremi confini dell’Armenia, in un territorio povero e isolato. La direzione fu affidata ai padri Camilliani, che mandarono a Ashotsk padre Mario Cuccarollo. Il vicentino Cuccarollo accettò subito. «Il mio superiore mi disse: dammi una risposta in dieci minuti, il telefono – racconta – costa. Dissi sì. E partii. Non sapevo nemmeno dove fosse l’Armenia… Quando arrivai non c’erano strade né acqua corrente. Solo neve e povertà».

Il baluardo

La forza della fede e l’aiuto di tante persone, oltre a Cei e Caritas che contribuiscono a finanziare le attività dell’ospedale, hanno trasformato il Redemptoris Mater di Ashotsk in una struttura pulita e accogliente di 5000 metri quadrati dove lavorano 140 persone, unico baluardo a fornire assistenza sanitaria in tutta la zona. Una presenza rassicurante resa possibile anche grazie all’aiuto dei fondi dell’8 per mille. Tra chi sostiene l’infaticabile padre Cuccarollo e l’ospedale della steppa c’è la scrittrice di origine armena Antonia Arslan, tra le voci più autorevoli nel denunciare il genocidio armeno. Il suo romanzo best-seller La masseria delle allodole (Rizzoli) ha venduto milioni di copie in tutto il mondo ed è arrivato anche al cinema, con l’omonimo film dei fratelli Taviani.

Antonia Arslan ogni anno organizza a Padova al centro culturale «La Casa di Cristallo» un mercatino armeno, il ricavato va tutto all’ospedale Redemptoris Mater di Ashotsk in Armenia. «Sostengo padre Cuccarollo dal 2006, sono capitata – fa sapere la scrittrice Arslan – quasi per caso in quel luogo sperduto tra le montagne, durante un viaggio in Armenia con i fratelli Taviani, per un sopralluogo prima di girare il film. Ci siamo trovati davanti un ospedale arroccato tra le montagne, unica speranza per i villaggi della regione, ma anche riferimento sociale e di aggregazione del territorio. Abbiamo passato lì una giornata, siamo stati testimoni dell’incredibile lavoro di padre Cuccarollo e dell’ospedale».

«Cerchiamo di prenderci cura delle persone. Chi viene qui – dice padre Cuccarollo, oggi ultraottantenne – trova una porta aperta, sempre. Il nostro è un lavoro silenzioso, ma costante. Il Vangelo si annuncia anche solo restando accanto a chi soffre».Negli anni si sono moltiplicati i servizi e l’ospedale attualmente ha anche una maternità attrezzata, il pronto soccorso, 24 ambulatori che raggiungono i villaggi con piccoli presidi medici. Una sfida e una conquista in questa zona poverissima, dove il lavoro nei pascoli permette appena la sussistenza. Cura medica e attenzione umana, gli obiettivi di padre Mario.

Sacrificio e fede

All’inizio i religiosi erano tre, ma nel tempo è rimasto da solo a portare avanti questa missione: impegno quotidiano, sacrificio e fede, in una realtà dura e isolata. Il paesaggio a Ashotsk per gran parte dell’anno resta coperto di ghiaccio e neve, la temperatura in inverno scende a meno quaranta gradi.
La casa dove vive il sacerdote è la stessa del primo giorno in cui è arrivato, 35 anni fa, uno dei container utilizzati dagli operai che si occuparono della costruzione dell’ospedale. Sulla sua storia e sull’attività dell’ospedale è stato girato un docufilm, «Padre Mario alle periferie dell’Armenia».

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