Olimpiadi invernali: protesta azera sul brano “Artsakh” (Assadakah 12.02.26)

Letizia Leonardi (Assadakah News) – Non bastava aver cancellato l’Artsakh dalla geografia politica con la forza. Ora l’Azerbaijan pretende di cancellarlo anche dai tabelloni olimpici. È questo, in sostanza, il senso della vicenda che nelle ultime ore ha scatenato indignazione nella comunità armena e ha portato AssoArmeni Roma-Lazio a inviare una lettera aperta al Comitato Olimpico Internazionale.

Il caso riguarda la coppia armena di pattinaggio artistico Karina Akopova e Nikita Rakhmanin, che nel proprio programma corto utilizza un brano del compositore Ara Gevorgyan intitolato “Artsakh”. Un titolo che per gli armeni non è propaganda: è memoria, identità, storia. Ma per Baku è un bersaglio.

Il Comitato Olimpico Nazionale dell’Azerbaijan ha protestato formalmente sostenendo che il titolo “Artsakh”, nome armeno del Nagorno-Karabakh, avrebbe una connotazione politica e “separatista”. Da qui la richiesta: eliminare quel nome dal contesto olimpico, invocando il principio di neutralità della Carta Olimpica.

Il risultato è stato un compromesso che, però, ha il sapore amaro della resa simbolica. La coppia armena è stata autorizzata a esibirsi con la stessa musica, ma nei documenti ufficiali e nei record olimpici il brano non viene più indicato col suo titolo. Al suo posto compare una formula neutra e asettica: “Musica di Ara Gevorgyan”.

Una scelta che formalmente viene presentata come prudenza e neutralità, ma che di fatto produce il messaggio chiarissimo che si può pattinare, ma non si può nominare. Come se la parola “Artsakh” fosse di per sé un atto proibito.

Ed è qui che la vicenda assume un significato che va ben oltre lo sport. Perché l’Azerbaijan non si limita a rivendicare sul piano politico e militare ciò che ha già ottenuto con la forza: continua a spingere per una cancellazione totale, anche culturale, anche linguistica, anche simbolica. Non basta aver preso la terra: si pretende che il mondo smetta perfino di pronunciarne il nome armeno.

Nella lettera inviata al Comitato Olimpico, AssoArmeni Roma-Lazio riconosce l’obiettivo dichiarato delle istituzioni sportive: mantenere gli eventi estranei alle controversie politiche. Tuttavia, osserva con lucidità che decisioni come questa rischiano di ottenere l’effetto opposto. Non separano sport e politica, ma diventano esse stesse un atto politico.

L’associazione chiede inoltre che i criteri adottati siano trasparenti, coerenti e applicati in modo uniforme, sollevando una questione di fondo: se domani qualcuno contestasse un brano intitolato “Milano”, verrebbe cancellato? E cosa accadrebbe con titoli legati a territori contesi, come “Gerusalemme” o “Donetsk”? La neutralità, se è vera neutralità, non può funzionare a geometria variabile.

C’è poi un punto che in questa storia pesa come un macigno: per gli armeni, Artsakh non è un capriccio terminologico, ma un riferimento storico e culturale profondo. La rimozione del nome dagli archivi ufficiali non viene vissuta come un dettaglio burocratico, ma come una forma di negazione identitaria.

Il Comitato Olimpico e l’International Skating Union hanno probabilmente pensato di spegnere un incendio. Ma così facendo rischiano di alimentare un precedente pericoloso: quello per cui basta la pressione di uno Stato per far sparire un nome scomodo dai documenti ufficiali.

E se questo passa alle Olimpiadi, allora passa ovunque.

Perché qui non si sta parlando di un titolo musicale. Si sta parlando di un popolo che, dopo aver perso la propria terra sotto gli occhi del mondo, vede adesso qualcuno provare a cancellare anche la parola che la ricorda. Perché alla fine il punto è che l’Azerbaijan non si accontenta di aver vinto sul campo della forza. Vuole vincere anche sul campo della memoria. Vuole che gli armeni non abbiano più una terra, e nemmeno un nome da pronunciare.

E quando un’istituzione olimpica accetta di cancellare una parola per “non creare problemi”, non sta difendendo la neutralità ma sta semplicemente dicendo che, davanti alla pressione del più aggressivo, la verità può essere riscritta.

Oggi hanno tolto “Artsakh” da un tabellone. Domani cosa si cancella? Un popolo intero?

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Mikayel Ohanjanyan al mudaC di Carrara: 5 sculture in marmo raccontano i legami (Oblo.it 12.02.26)

L’artista armeno Mikayel Ohanjanyan arriva al mudaC di Carrara con un’installazione monumentale. Dal 14 febbraio al 30 agosto 2026 il museo delle arti ospita Legami: Ties That Bind, personale curata da Christopher Atamian e Tamar Hovsepian della piattaforma newyorkese Atamian Hovsepian Curatorial Practice. Cinque sculture in marmo.

INFORMAZIONI PRATICHE
Quando: 14 febbraio – 30 agosto 2026 | Dove: mudaC, Via Canal del Rio 1, Carrara
Orari: fino al 31 maggio mar-dom 9.30-12.30/15-18 | Ingresso: € 5 intero, € 3 ridotto
Opening: 13 febbraio ore 18.00 | Info: mudac.museodellearticarrara.it

La mostra si concentra sui legami intesi come connessione, memoria storica e resilienza. Le opere dell’artista nato a Yerevan nel 1976 parlano di identità, tempo e relazioni umane attraverso il linguaggio scultoreo del marmo. Un materiale che Ohanjanyan plasma per dare forma a riflessioni universali.

L’installazione monumentale in marmo

Le cinque sculture sono concepite come un’unica installazione monumentale che occupa gli spazi del museo carrarese. L’artista armeno sviluppa la sua ricerca più recente attraverso opere che esplorano i nodi della contemporaneità. Il marmo diventa medium per raccontare storie di connessioni umane e resistenza.

I curatori Atamian e Hovsepian hanno costruito un percorso espositivo che valorizza il dialogo tra le opere e l’architettura del mudaC. La loro piattaforma curatoriale con base a New York porta a Carrara una visione internazionale dell’arte contemporanea.

Orari e modalità di visita

Il museo modifica gli orari durante il periodo estivo. Fino al 31 maggio l’apertura è dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18, con chiusura il lunedì. Dal 1 giugno al 30 agosto gli orari cambiano: martedì, sabato e domenica dalle 17 alle 20, mercoledì e giovedì dalle 9.30 alle 12, venerdì dalle 18 alle 22.

L’ingresso costa 5 euro per il biglietto intero e 3 euro per il ridotto. L’accesso è gratuito la prima domenica di ogni mese. Accompagna la mostra un catalogo con presentazione istituzionale di Gea Dazzi e testi critici dei curatori e di Cinzia Compalati.

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Festa patronale a Nardò: tutto pronto per la celebrazione di san Gregorio Armeno (Lecceprima 11.02.26)

Gli appuntamenti religiosi iniziano con il settenario presso la basilica cattedrale “Santa Maria Assunta”: momenti liturgici ma anche civili per rinnovare un antico legame tra la città e il protettore

San Gregorio.

NARDO’ – Tutto pronto per la celebrazione del santo patrono a Nardò, dove la comunità locale e cittadina, tra fede e devozione, festeggia san Gregorio Armeno e rinnova un profondo legame con la figura del proprio protettore.

Gli appuntamenti religiosi iniziano con il settenario che avvia i momenti di preghiera e di raccoglimento delle confraternite nella basilica cattedrale “Santa Maria Assunta” dal 13 al 19 febbraio, giornata di massima solennità con il solenne pontificale, alle ore 18, celebrato da Giuseppe Satriano, arcivescovo metropolita di Bari-Bitonto, e da Fernando Filograna, vescovo della diocesi Nardò-Gallipoli. Al termine muoverà per le vie cittadine la processione con il busto del santo.

Il 17 febbraio, dopo la santa messa, la cattedrale ospita un concerto sacro per tenore e organo “Rex Coelestis” con Enrico Tricarico e Vincenzo Maria Sarinelli.

Il 20 febbraio, altro appuntamento ormai consolidato e sentito dai fedeli, alle 17.15 autorità civili, religiose e cittadinanza, si riuniranno in piazza Salandra per ricordare le vittime del terremoto del 1743 con la cerimonia dei cento rintocchi.

Per ciò che attiene agli eventi civili che caratterizzano i festeggiamenti del 20 febbraio, in piazza Cesare Battisti, a partire dalle 20, un appuntamento canoro che vedrà due artiste, già note al Salento, esibirsi con un repertorio tutto italiano: Michela Borgia con un tributo a Mina e Silvia Mezzanotte con una selezione di musica italiana. Entrambe saranno accompagnate dall’orchestra Terra del Sole diretta da Enrico Tricarico. Non mancheranno, come ogni anno, la fiera e le luminarie per le vie del centro storico.

Il comitato feste patronali ringrazia in modo particolare l’amministrazione comunale, i rappresentanti diocesani e parrocchiali per il sostegno all’organizzazione.

La devozione

La devozione nei confronti del santo patrono a Nardò ha radici profonde, da quando la sua statua posta sul Sedile in piazza Salandra, alle 16.30 del 20 febbraio 1743, accogliendo le preghiere dei fedeli in panico, resistette al terremoto, fermandolo e salvando la popolazione dalla morte e dalla devastazione. Nardò è la sola città in Italia, che ha come principale e unico Santo Patrono San Gregorio Armeno l’illuminatore.

L’Armenia è il paese che per primo ha abbracciato la fede cristiana e che proprio a San Gregorio ha dato i natali. La sua vita, come quella del suo popolo, è stata sempre caratterizzata da persecuzioni e violenze che sono continuate nei secoli fino a sfociare in un vero genocidio, il primo del XX secolo, tra il 1915 e il 1923 con lo sterminio di un milione e mezzo di armeni.

È la seconda metà del III secolo d.C. quando San Gregorio viene al mondo. È membro di una stirpe reale costretta a fuggire in Cappadocia quando suo padre si rende responsabile dell’omicidio del re Chosroe. È qui che abbraccia la fede cristiana. Con la maggiore età, sposato e con due figli, viene ordinato sacerdote (le usanze dell’epoca consentivano il sacerdozio ai coniugati anche se nella chiesa ortodossa e in quella greco cattolica ci si può sposare ancora oggi) e torna in Patria con l’intento di riparare al crimine compiuto dal padre, ma viene arrestato e trascorre 13 anni nella fortezza di Artashat.

Di lui già si narra che sia in possesso di poteri miracolosi e, proprio per questo, verrà liberato dopo aver guarito il sovrano – Tiridate III – lo stesso che ne aveva ordinato l’arresto. Non solo, il sovrano si converte al cristianesimo e ordina che questa diventi anche la religione ufficiale del regno. Per questo motivo San Gregorio è anche conosciuto come il primo Santo capace di convertire al cristianesimo, nel 301 d.C., una intera nazione. Un anno dopo diventa Patriarca d’Armenia e il principale punto di riferimento per la comunità cristiana. L’ultimo periodo della sua vita lo vive da eremita e muore sul monte Sepouh intorno all’anno 328. Alcune sue reliquie sono sparse in giro per il mondo.

A Nardò intorno all’VIII secolo giunge una parte di avanbraccio portata dai monaci armeni in fuga da una persecuzione iconoclasta. Inizialmente è custodita in un reliquario ligneo che poi verrà sostituito con uno in argento. Purtroppo la reliquia, con il suo contenitore, fu trafugata la notte del 5 marzo 1975, dalla chiesa di San Domenico dove era temporaneamente custodita a causa dei lavori di restauro della Cattedrale. L’attuale reliquario è una copia uguale, realizzata interamente a spese dei fedeli, subito dopo il furto.


Festa patronale a Nardò: tutto pronto per la celebrazione di san Gregorio Armeno
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La carta di partenariato strategico tra Stati Uniti e Azerbaigian e le aspettative per la visita del vicepresidente Vance a Baku (Notizie da Est 11.02.26)

Il Patto di Partenariato Strategico tra Stati Uniti e Azerbaigian è stato firmato in una riunione tenutasi a Baku il 10 febbraio dal vicepresidente degli Stati Uniti James David Vance e dal presidente azero Ilham Aliyev. Il Patto di Partenariato Strategico “rafforzerà le relazioni bilaterali tra i nostri paesi. Gli Stati Uniti restano impegnati a collaborare con l’Azerbaigian per sbloccare il grande potenziale della regione del Caucaso meridionale”, ha detto in una dichiarazione l’Ambasciata degli Stati Uniti in Azerbaigian.

Entrambi i leader hanno definito la visita di Vance e la firma del Patto un “evento storico.”

Il vicepresidente degli Stati Uniti James David Vance (J.D. Vance) è arrivato a Baku il 10 febbraio per una visita ufficiale proveniente da Yerevan, dove ha incontrato i leader armeni il 9–10 febbraio.

Vance è stato accolto all’aeroporto di Baku da rappresentanti del governo azero prima che la sua scorta si dirigesse verso la residenza di Zagulba per un incontro con il presidente Ilham Aliyev.

L’obiettivo principale dichiarato del tour regionale è promuovere le iniziative di pace del presidente Donald Trump nel Caucaso meridionale, in particolare il progetto di transito noto come la “Trump Route for International Peace and Prosperity” (TRIPP).

Tuttavia, la visita di un alto funzionario statunitense di questo livello ha anche prodotto ulteriori aspettative in Azerbaigian e nella regione.

Alcuni membri dell’opposizione azera sperano che durante la visita venga sollevata la questione dei prigionieri politici e che alcuni detenuti possano essere rilasciati.

Nell’Armenia, ci sono anche aspettative legate al possibile rilascio di prigionieri armene attualmente detenuti nelle carceri azere.

US vice-president’s visit to Armenia hailed as ‘historic’ – what it delivered

Il primo ministro dell’Armenia e il vicepresidente degli Stati Uniti hanno firmato una dichiarazione congiunta sull’uso pacifico dell’energia nucleare e hanno discusso nuove aree di partenariato strategico.

 

US Vice-President JD Vance visits Yerevan

 

Accordo di pace e piano TRIPP

La principale aspettativa riguarda l’avanzamento di un accordo di pace a lungo termine tra Azerbaigian e Armenia.

Con la mediazione statunitense, le parti hanno concordato il testo di un trattato di pace nel marzo 2025 e, l’8 agosto, il documento è stato inizialato in un incontro a cui ha partecipato il presidente Trump. Secondo i termini concordati, Baku e Yerevan si sono impegnate ad aprire tutte le principali rotte di trasporto e a rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti nei settori energetico, tecnologico ed economico.

Una particolare attenzione è rivolta al corridoio di trasporto noto come la “Trump Route” (TRIPP). Questo corridoio attraverserà l’Armenia e collegherà l’Azerbaigian al suo exclave di Nakhchivan.

Gli analisti ritengono che l’amministrazione Trump miri a raggiungere una pace sostenibile nel Caucaso meridionale attraverso l’integrazione economica. La strategia è prevenire conflitti futuri creando un ambiente di cooperazione e prosperità nella regione, con la partecipazione e gli investimenti di aziende statunitensi.

Si prevede che gli incontri di Vance a Baku includeranno discussioni sui dettagli finali del trattato di pace.

Il presidente Ilham Aliyev ha già dichiarato che, se l’Armenia eliminerà la disposizione controversa dalla sua costituzione che mette in discussione l’integrità territoriale dell’Azerbaigian, è pronto a firmare l’accordo di pace e a sottoporlo al parlamento per la ratifica.

Il primo ministro Nikol Pashinyan avrà bisogno di sostegno politico interno per attuare questi cambiamenti costituzionali.

Per questo motivo, Vance ha pubblicamente espresso supporto a Pashinyan durante la sua visita a Yerevan, sottolineando che la continuazione della leadership di Pashinyan è importante per l’attuazione degli accordi raggiunti con la mediazione di Washington.

Questo è visto come un segnale che gli Stati Uniti attribuiscono grande importanza al processo di pace armeno-azerbaigiano.

Uno dei principali esiti della visita è stata una dichiarazione che ribadisce l’impegno di entrambe le parti nell’agenda della pace.

Allo stesso tempo, Vance è anche probabile che discuta con la parte azera l’implementazione del corridoio TRIPP. Secondo gli accordi precedentemente firmati a Washington, la costruzione e l’operazione del corridoio saranno gestite da aziende statunitensi, escludendo la Russia dal progetto.

Mosca, la cui influenza geopolitica nella regione si sta indebolendo, ha espresso insoddisfazione per la situazione ma finora si è astenuta dall’esprimere proteste aperte.

Gli osservatori politici osservano che l’amministrazione Trump si sta affidando a progetti commerciali ed economici con paesi della regione come modo per limitare l’influenza di Russia e Iran nel Caucaso meridionale.

Will the trial of former leaders of Karabakh affect peace talks?

Avvocati degli uomini condannati sostengono che, sebbene le sentenze siano definitive dal punto di vista legale, non si possa escludere una revisione politica.

 

 

Prigionieri politici e diritti umani

In vista della visita del vicepresidente Vance, anche le aspettative si sono concentrate sulla situazione dei diritti umani in Azerbaigian.

Attivisti locali per i diritti umani riferiscono che attualmente sono detenuti oltre 300 prigionieri politici nelle carceri del paese, mentre le autorità ufficiali negano l’esistenza di tali individui.

Human Rights Watch osserva che la situazione è peggiorata nel 2025, evidenziando un aumento della pressione su media indipendenti, oppositori politici e società civile.

In questo contesto, diverse persone considerate prigionieri politici, insieme ai loro familiari, hanno inviato lettere aperte all’amministrazione Trump.

Hanno citato le azioni statunitensi per assicurare il rilascio di prigionieri politici in paesi come Bielorussia e Venezuela, esprimendo l’aspettativa che Washington assuma una posizione altrettanto ferrea nei confronti dell’Azerbaigian.

Anche politici americani si sono interfacciati sulla questione.

In particolare, il congressman James McGovern, co-presidente della Tom Lantos Human Rights Commission, ha inviato una lettera al vicepresidente Vance chiedendo che il rilascio di prigionieri di coscienza sia una priorità durante gli incontri ufficiali a Baku.

Nella sua lettera, McGovern ha elencato diversi noti attivisti politici e giornalisti azero: l’economista Gubad Ibadoglu, suo fratello Galib Bayramov, figura dell’opposizione Tofiq Yagublu, il leader del PNF-A Ali Kerimli, l’ufficiale di partito Mamed Ibrahim, l’attivista civico Bakhtiyar Hadjiev, il giornalista di Radio Free Europe Farid Mehralizade e sua moglie Nargiz Mukhtarova, i giornalisti arrestati nel caso Meydan TV – Shamshad Aga, Aynur Elgunesh, e Ulviya Guliyeva – nonché i difensori dei diritti umani Rufat Safarov e Anar Mamedli.

McGovern ha sottolineato che la lista non è esaustiva, ma che tutte le persone menzionate meritano il rilascio. Inoltre, due senatori statunitensi (entrambi democratici) hanno chiesto separatamente a Vance di sollecitare il rilascio del giornalista Farid Mehralizade.

Nonostante queste richieste suscitino una certa speranza a livello domestico, i commentatori politici locali restano scettici sul fatto che Vance sollevi pubblicamente questioni sui diritti umani. Secondo loro, durante l’amministrazione Trump Washington ha prioritizzato l’alleanza strategica e questioni di sicurezza nelle sue relazioni con Baku, il che significa che i diritti umani non sono stati un tema centrale delle negoziazioni.

Quando i media indipendenti hanno chiesto se Vance tratterà il destino dei giornalisti arrestati a Baku, alcuni esperti hanno risposto: “Non abbiamo affatto alcuna aspettativa.”

Tuttavia, è possibile che Vance possa affrontare la situazione di alcuni detenuti durante incontri privati con Aliyev. Anche un minimo progresso in casi sotto scrutinio da parte dei media internazionali – come la possibile liberazione di Mehralizade – potrebbe essere visto come un risultato umanitario della visita.

Yerevan discusses the potential for linking energy systems of Armenia and Azerbaijan

Il dibattito è stato stimolato da una dichiarazione di Nikol Pashinyan: “I sistemi energetici dell’Armenia e dell’Azerbaigian saranno collegati e faranno uso reciproco delle opportunità di esportazione ed importazione.”

 

La questione dei prigionieri armeniani

A fronte della visita del vicepresidente Vance a Baku, sono emerse anche alcune aspettative dalla società e dai media armeni. Uno dei temi chiave resta il destino dei prigionieri armeni che sono finiti nelle mani azere durante e dopo la Seconda Guerra del Karabakh.

Prima di lasciare Yerevan, James Vance ha dichiarato pubblicamente che solleverà questa questione a Baku. La sua dichiarazione è stata accolta positivamente dalla società armena.

Il 14 gennaio l’Azerbaigian ha trasferito quattro prigionieri armeni in Armenia per motivi umanitari. Tuttavia, secondo le autorità armene, 19 prigionieri armeni restano detenuti in Azerbaigian.

È in corso un processo in Azerbaijan contro un altro gruppo di ex leader e combattenti del regime non riconosciuto del Karabakh, numeroso intorno a 16 individui. Tra loro vi è l’ex “State Minister” del Karabakh, il miliardario Ruben Vardanyan, il cui caso è in fase di trattazione separata.

Questi individui sono processati in Azerbaigian per accuse di terrorismo, crimini di guerra e altri reati gravi, e alcuni sono già stati condannati all’ergastolo. Il Yerevan ufficiale e le organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno chiesto il loro rilascio.

È possibile che la visita di Vance possa portare ad alcuni accordi su questa questione. Gli osservatori suggeriscono che, su proposta di Washington, l’Azerbaigian potrebbe rilasciare alcuni prigionieri armeni o trasferirli tramite la mediazione di un terzo paese come gesto di buona volontà.

Opinione: ‘Le condanne inflitte agli armeni a Baku non si adattano all’agenda di pace’

Nonostante le sentenze dure, alcuni esperti armeni ritengono che alcuni detenuti possano tornare a casa. Tuttavia, ritengono che l’Azerbaigian non abbia intenzione di restituire i vecchi leader del Karabakh.

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La visita di Vance a Erevan e il tweet cancellato sul genocidio armeno: “Un errore dello staff” (Republica e altri 11.02.26)

Il governo Usa non utilizza questa definizione per timore di danneggiare i rapporti con l’alleata Turchia. Il vicepresidente Usa ha annunciato la vendita di tecnologia per droni per un valore di 11 milioni di dollari e la firma di un accordo sull’uso pacifico dell’energia nucleare… (Vai al sito)


 

La Casa Bianca cancella il post sui social media di J.D. Vance che fa riferimento al genocidio armeno

La Casa Bianca ha cancellato un post sui social media in cui J.D. Vance faceva riferimento alle “vittime del genocidio armeno”, suscitando l’ira dei membri della diaspora armena e dei politici dell’opposizione in tutti gli Stati Uniti. Era stato pubblicato su X durante il viaggio di due giorni del vicepresidente e di sua moglie, Usha Vance, a un memoriale per gli oltre 1,5 milioni di armeni uccisi dalle truppe ottomane più di un secolo fa.

La Casa Bianca sostiene che, a scrivere il commento sul “genocidio armeno”, non sia stato Vance

Per la prima volta l’amministrazione Trump ha usato il termine “genocidio” per descrivere i massacri. Un collaboratore di Vance ha poi dichiarato ai giornalisti che il messaggio sarebbe stato frutto di un errore sui social media di un membro del personale che non viaggiava con il politico.

È la seconda volta, nell’ultimo periodo, che l’amministrazione ha dato questa motivazione per spiegare il contenuto dei suoi post sui social media. La scorsa settimana, dopo che Donald Trump aveva cercato di smorzare le polemiche per un video razzista che raffigurava Barack e Michelle Obama come scimmie. Il presidente degli Stati Uniti aveva dichiarato che il messaggio era stato pubblicato per errore da un membro dello staff.

Il commento di Alex Galitsky, direttore politico del Comitato Nazionale Armeno d’America

Martedì, Vance, il primo vicepresidente o presidente degli Stati Uniti in carica a visitare il Paese, ha evitato di menzionare la parola genocidio. Ha invece descritto le atrocità come “una cosa terribile accaduta poco più di cento anni fa” nei commenti alla stampa. Ha poi spiegato come la visita sia stata una richiesta del governo armeno. Per lui, si sarebbe trattato di un“segno di rispetto” per le vittime e il governo locale.

“Vance è stato un codardo a cancellare questo post”, ha scritto sui social media Alex Galitsky, direttore politico del Comitato Nazionale Armeno d’America, un importante gruppo di difesa dei diritti umani. Ha poi descritto il post come un “insulto alla memoria” di coloro che sono morti e “un affronto” a una comunità che ha lottato a lungo per il proprio riconoscimento.

Federica Checchia

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Vance in Armenia annuncia accordo da “11 milioni” in tecnologia droni

JD Vance in Azerbaigian: Usa consolida l’impegno per lo sviluppo del Caucaso meridionale

La carta di partenariato strategico tra Stati Uniti e Azerbaigian e le aspettative per la visita del vicepresidente Vance a Baku

 

Monsieur Aznavour, recensione: il biopic sulla complessa vita del cantante franco-armeno conosciuto in tutto il mondo (Spettacolo.eu 11.02.26)

La nostra recensione di Monsieur Aznavour, il biopic con Tahar Rahim sulla vita del famoso cantante franco-armeno che nonostante tutte le avversità è riuscito a raggiungere il successo

Monsieur Aznavour è un biopic diretto da Mehdi Idir e Grand Corps Malade sul celebre cantante Charles Aznavour. Figlio di armeni rifugiati in Francia, scopre fin da bambino la sua vocazione per la musica e grazie a determinazione e sacrifici, riesce ad emergere nel mondo dello spettacolo viaggiando tra Parigi e New York. Il punto di forza del film è l’interpretazione di Tahar Rahim, molto convincente nella trasformazione in Aznavour e, pur lasciando il contesto storico sullo sfondo, emergono temi importanti come razzismo e discriminazione. Nonostante sia un omaggio rispettoso, il film appare a tratti didascalico e poco approfondito nei conflitti interiori del protagonista.

Monsieur Aznavour - Tahar Rahim (foto Antoine Agoudjian)
Monsieur Aznavour – Tahar Rahim (foto Antoine Agoudjian)

Un sogno

Charles Aznavour, figlio di armeni fuggiti in Francia, sale per la prima volta su un palcoscenico quando è solamente un bambino ed è proprio in quel momento che capisce qual è il suo destino: diventare un cantante. La sua determinazione e ambizione lo portano verso il successo, nonostante debba compiere una serie di sacrifici. Durante gli anni Cinquanta inizia a viaggiare, da Parigi a New York, mentre conosce alcuni dei più grandi artisti di tutti i tempi come Édith Piaf.

Monsieur Aznavour - Tahar Rahim (foto Rémi-Deprez)
Monsieur Aznavour – Tahar Rahim (foto Rémi-Deprez)

Un protagonista versatile

Monsieur Aznavour è un biobic di Mehdi Idir e Grand Corps Malade, alla loro terza collaborazione, che tenta di omaggiare una delle più importanti figure musicali francesi a livello mondiale. La pellicola è divisa in cinque capitoli, i cui titoli sono alcune delle canzoni più celebri del protagonista. Grande valore viene dato ai primi, i quali durano maggiormente e sono più approfonditi, probabilmente perché si voleva dare spazio alla difficile gioventù di Aznavour, una fase difficile della sua vita ma che lo ha formato e segnato per sempre.

Gli ultimi capitoli durano meno ma, paradossalmente, presentano un ritmo più lento e delle scene meno avvincenti, in alcuni momenti quasi ripetitive. Nonostante ciò, quello che colpisce di quest’opera è il suo protagonista, interpretato da un versatile Tahar Rahim, il quale ha indossato i panni di Charles Aznavour andando incontro ad una trasformazione notevole ma, d’altronde, non è una novità per l’attore, basti pensare al cambiamento fisico che aveva dovuto affrontare per il suo ruolo in Alpha.

Rahim, probabilmente aiutato dal trucco e dai vestiti, ma anche da un cast di talento composto ad esempio da Marie-Julie Baup che interpreta Édith Piaf e Bastien Bouillon che presta il volto a Pierre Roche, si muove e parla proprio come il cantante franco-armeno, anche se, solo in alcuni momenti, determinati gesti o espressioni risultano leggermente caricaturali.

Monsieur Aznavour - Tahar Rahim e Marie-Julie Baup (foto Antoine Agoudjian)
Monsieur Aznavour – Tahar Rahim e Marie-Julie Baup (foto Antoine Agoudjian)

La diversità come valore aggiunto

Il contesto storico funge solo da sfondo, soprattutto all’inizio quando si fa brevemente accenno alla Seconda guerra mondiale o anche a quello che il popolo armeno, e di conseguenza la famiglia di Aznavour, ha dovuto subire. Ciò che cambia sono i vestiti, il trucco, le acconciature e i capelli che cadono mentre il tempo scorre inesorabilmente. Tramite la figura del protagonista si sfiorano tematiche molto importanti, primo fra tutti il razzismo, poi la discriminazione verso persone che esteticamente non rientrano negli standard convenzionali ed indirettamente anche l’omosessualità.

Charles Aznavour era basso, aveva un naso grande, una postura particolare e vestiti troppo grandi per lui, eppure, fatto che il film vuole sottolineare, nella vita è riuscito a raggiungere i suoi obbiettivi nonostante gli insulti, le porte in faccia e ogni genere di ostacolo gli si presentasse davanti. Potrebbe suonare scontato e retorico ma la perseveranza, la tenacia e il fatto di credere in sé stessi da spesso i suoi frutti. Ovviamente, l’ambizione che caratterizzava Aznavour aveva sia aspetti positivi che negativi e l’opera decide di mostrare entrambi, senza nessun tipo di filtro.

Monsieur Aznavour è riuscito, nonostante due ore non siano mai veramente abbastanza, a riassumere abbastanza bene l’esistenza di una persona vissuta ben 94 anni. Il problema è che anche se la pellicola si presenta come un bellissimo e rispettoso omaggio al celebre cantante, si limita a mostrare in maniera didascalica e progressiva una serie di eventi senza dare loro grande spessore. Raccontare per intero la vita di una persona è una scelta molto ambiziosa ed il rischio è che nel tentare di mostrare gli eventi più importanti, si finisce col non dare spazio ai tormenti, alle ambivalenze e in generale alle sfaccettature di un determinato personaggio.

TITOLO Monsieur Aznavour
REGIA Mehdi Idir, Grand Corps Malade
ATTORI Tahar Rahim, Victor Meutelet, Rupert Wynne-James, Bastien Bouillon, Marie-Julie Baup, Camille Moutawakil
USCITA 18 dicembre 2025
DISTRIBUZIONE Movies Inspired

 

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Armenia: Concerto per 350° nascita Abate Mechitar di Sebaste (GiornaleDplomatico 11.02.26)

GD – Jerevan, 11 feb. 26 – Nella Sala di Musica da Camera Komitas, l’Orchestra da Camera Nazionale d’Armenia e il Coro da Camera Statale di Jerevan hanno tenuto un concerto congiunto in occasione del 350° anniversario della nascita dell’Abate Mechitar di Sebaste (1676–1749), eminente ecclesiastico, studioso, poeta e compositore armeno, nonché fondatore della Congregazione Mechitarista.
Nel suo discorso di apertura, l’Ambasciatore Alessandro Ferranti ha sottolineato non solo l’importanza storica e culturale della figura di Mechitar di Sebaste, ma anche il ruolo duraturo della Congregazione da lui fondata nel creare ponti tra popoli e tradizioni. Ha ricordato come l’opera dei Padri Mechitaristi abbia contribuito a rafforzare i legami tra Italia e Armenia, promuovendo nei secoli lo scambio culturale, la conservazione del patrimonio artistico e la diffusione della lingua e della letteratura armene. L’Isola di San Lazzaro, definita vero e proprio “angolo di Armenità” nella laguna veneta, rappresenta oggi un simbolo vivido e tangibile di questo dialogo, dove la memoria storica e l’eredità spirituale del grande ecclesiastico continuano a vivere attraverso la biblioteca di antichi manoscritti (la seconda collezione per importanza dopo quella custodita presso il prestigioso Museo del Matenadaran a Jerevan), i cui tesori artistici rendono l’isola un punto di incontro tra Oriente e Occidente.
L’evento musicale è stato diretto da Harutyun Arzumanyan, mentre Kristina Voskanyan ha curato la direzione artistica e la preparazione del coro. Il programma ha proposto opere dello stesso Mechitar e di altri maestri della musica sacra armena, tra cui p. Gabriel Ayvazovsky, p. Ghevond Alishan e p. Mesrop Janashian, rivelando la profondità della testimonianza e la ricchezza artistica della tradizione religiosa armena.
A trecentocinquant’anni dalla sua nascita, ricordiamo l’Abate Mechitar non solo come maestro e innovatore, ma anche come volano vivente di contatti e sincronie tra popoli e culture. Il suo lascito spirituale e intellettuale continua a ispirare, contribuendo a consolidare il dialogo di amicizia tra Italia e Armenia e perpetuando un legame culturale secolare, frutto di una storia costellata di affinità e momenti emblematici condivisi, che continua a generare spazi fecondi di incontro e cooperazione anche nella contemporaneità.

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Armenia: concerto per i 350 anni di Mechitar

Armenia: l’energia passa da Turchia e Azerbaijan (Assadakah 11.02.26)

Letizia Leonardi (Assadakah News) – L’Armenia sta mettendo sul tavolo una delle partite più delicate e strategiche degli ultimi anni: la possibile sincronizzazione del proprio sistema elettrico con quello di quattro Paesi confinanti, Georgia, Iran, Turchia e Azerbaijan.

A dirlo, in conferenza stampa il 3 febbraio, è stato il ministro dell’Amministrazione territoriale e delle Infrastrutture David Khudatyan.

Khudatyan ha dichiarato che dal punto di vista tecnico non ci sarebbero ostacoli. La sincronizzazione sarebbe possibile con tutti e quattro i vicini.

Ma è qui che emerge il nodo reale. Parlare di rete energetica condivisa con Turchia e Azerbaijan significa aprire una porta politica enorme. Perché non si tratta soltanto di fili, kilovolt e scambi commerciali, ignifica discutere di dipendenza, stabilità, vulnerabilità e rapporti di forza.

Il ministro ha sottolineato che la sincronizzazione non avrebbe soltanto valore commerciale, ma aumenterebbe anche la stabilità del sistema elettrico armeno. In altre parole, l’Armenia cerca una rete più robusta e meno esposta, ma per ottenerla valuta anche connessioni con Paesi che, sul piano politico e storico, non sono esattamente “partner naturali”.

Khudatyan ha riferito che durante una visita in Turchia è stato stabilito che il processo è realizzabile dal punto di vista tecnico. Tuttavia, non esistono ancora tempi definiti né soluzioni operative già concordate.

Un modo, di fatto, per dire che il dossier è aperto ma resta altamente sensibile.

Sul fronte iraniano, il ministro ha ha fatto sapere che scorso anno l’Armenia avrebbe fornito elettricità stabile all’Iran ricevendo in cambio gas naturale.

Khudatyan ha però precisato che le reti non sono unificate, ma semplicemente interconnesse.

Nel frattempo, la linea elettrica Armenia–Iran da 400 kV risulta completata per circa l’85%, segno che qui non si parla più di ipotesi, ma di infrastruttura quasi pronta.

Con la Georgia, ha spiegato Khudatyan, ci sono progressi nelle gare d’appalto. Il ministro si è detto fiducioso che un contratto con i costruttori sarà firmato entro il 2026, con l’avvio dei lavori e la partecipazione di aziende internazionali.

Parallelamente, l’Armenia sta valutando il futuro del proprio settore nucleare. Secondo Khudatyan sono arrivate proposte per centrali nucleari modulari da: Russia, Stati Uniti,

Francia, Cina e Corea del Sud.

La scelta del modello non sarà immediata. Il ministro ha indicato come orizzonte decisionale il 2026 o 2027, spiegando che non bisogna affrettare i tempi perché servono ulteriori studi.

E soprattutto, a seconda del modello scelto, si deciderà anche con quale Paese collaborare.

Khudatyan ha ricordato che nel 2023 il governo armeno ha deciso di estendere la vita operativa dell’attuale centrale nucleare fino al 2036.
Anche il primo ministro Nikol Pashinyan ha già annunciato che, proprio dal 2036, l’Armenia punta a dotarsi di una centrale nucleare modulare, e che sono in corso discussioni con più Paesi.

Visita storica del vicepresidente degli Stati Uniti in Armenia: cosa ha portato (Notizie da Est 10.02.26)

La visita ufficiale del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance in Armenia è iniziata. È arrivato a Yerevan accompagnato dalla moglie, Usha Vance, e dai loro figli. Si prevede che si recherà in Azerbaigian il 10 febbraio.

Vance è l’autorità statunitense di livello più alto a visitare l’Armenia. Prima di lui, la visita statunitense di grado più alto fu quella della presidente della Camera Nancy Pelosi, che si recò a Yerevan nel settembre 2022.

Dopo un incontro bilaterale e successive trattative ampie, le parti hanno annunciato una serie di accordi. Il Primo Ministro Nikol Pashinyan e Vance hanno dichiarato che i negoziati si erano conclusi sul cosiddetto “123 Agreement” sull’uso pacifico dell’energia nucleare, e che l’Armenia avrebbe acquistato droni di ricognizione V-BAT di produzione statunitense.

Abbiamo approvato la vendita di droni di ricognizione per un valore di 11 milioni di dollari all’Armenia. Siamo fiduciosi che la pace che deve essere stabilita sarà sostenibile,” JD Vance ha dichiarato.

Il Primo Ministro Nikol Pashinyan, da parte sua, ha sottolineato che i droni V-BAT hanno già dimostrato la loro efficacia, aggiungendo che avrebbero fornito un contributo significativo al rafforzamento delle capacità difensive dell’Armenia.

Secondo il premier, gli Stati Uniti e l’Armenia hanno l’intenzione di sviluppare una cooperazione reciprocamente vantaggiosa anche in altri ambiti, tra cui «l’estrazione e fornitura di minerali critici e terre rare».

La Embassy USA in Armenia ha descritto la visita di Vance come una “punto di svolta” nel partenariato tra i due paesi.

Anche gli analisti armeni hanno definito la visita storica, citando sia le sue dimensioni politiche che economiche. Sul fronte economico, tuttavia, gli accordi chiave erano stati raggiunti in precedenza, nell’agosto 2025, quando furono firmati a Washington memoranda di cooperazione che coprivano:

  • innovazione nell’IA e nei semiconduttori,
  • energia nucleare civile,
  • e la promozione di un progetto per sbloccare i collegamenti di trasporto regionali.

Prima della visita, molti si attendevano che Vance partecipasse alla cerimonia di lancio del progetto “Trump Route”. Pur non essendo stati comunicati in anticipo i dettagli della visita, né il vicepresidente statunitense né il primo ministro armeno hanno menzionato tale possibilità dopo i colloqui.

La “Trump Route for International Peace and Prosperity” (TRIPP) è un progetto stradale volto a collegare l’Azerbaigian con la sua enclave autonoma di Nakhchivan tramite territorio armeno. L’8 agosto, le parti hanno convenuto a Washington che la rotta rimarrà sotto il controllo sovrano dell’Armenia, con gli Stati Uniti che si uniranno al processo di sblocco come partner commerciali. Il progetto è stato successivamente ribattezzato la “Trump Route” dopo il mediatore.

“Una visita del vicepresidente degli Stati Uniti al confine armeno-iraniano [vicino a dove sarebbe passata la TRIPP] aumenterebbe le tensioni. Soprattutto, ci sono preoccupazioni di sicurezza. Non credo che ci sarà alcuna cerimonia di lancio,” ha detto Aram Sargsyan, leader del Partito Repubblicano.

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  • ‘Aumentare i legami con gli USA e l’UE non significa espellere la Russia’ — ministro degli Esteri armeno

Nikol Pashinyan e JD Vance firmano un documento sulla cooperazione nel campo dell’energia nucleare.

Le parti hanno annunciato la conclusione dei negoziati su un cosiddetto “123 Agreement” tra i governi di Armenia e gli Stati Uniti sulla cooperazione nel campo dell’energia nucleare civile.

“Questo accordo apre un nuovo capitolo nell’approfondimento della partnership energetica tra Armenia e Stati Uniti. Aiuterà a diversificare le risorse energetiche dell’Armenia e a promuovere l’introduzione di tecnologie sicure e innovative,” ha detto Pashinyan.

Secondo il vicepresidente degli Stati Uniti, l“Accordo 123” aprirà la strada a progetti futuri che coinvolgono aziende americane e armene, creerà molti posti di lavoro e garantirà sicurezza energetica e stabilità.

“Questo significa che i piccoli reattori modulari — tecnologie statunitensi — arriveranno in questo paese,” ha detto Vance.

Ha aggiunto che gli Stati Uniti raramente si sentono sufficientemente fiduciosi da esportare tali tecnologie in un altro paese.

Il governo armeno pianifica la costruzione di piccoli reattori modulari per sostituire l’unità operativa della centrale nucleare di Metsamor.

Negli ultimi giorni, il ministro dell’Amministrazione Territoriale e delle Infrastrutture dell’Armenia, David Khudatyan, ha dichiarato che la costruzione di centrali nucleari modulari è quasi ultimata in diversi paesi, tra cui stati europei, la Cina e gli Stati Uniti. Ha aggiunto che Yerevan prenderà una decisione finale nel 2027, una volta che tali impianti saranno stati testati.

Non è ancora stata presa alcuna decisione su con quale paese l’Armenia collaborerà al progetto. Tuttavia, nel 2024, il segretario del Consiglio di Sicurezza dell’Armenia Armen Grigoryan ha dichiarato che i negoziati sostanziali per la costruzione di una nuova centrale nucleare erano in corso specificamente con gli Stati Uniti.

“L’Armenia è ora nella sua posizione meno vulnerabile” – punti chiave del briefing di Pashinyan

Il primo ministro armeno ha introdotto un nuovo formato di comunicazione con i giornalisti — briefing settimanali di 60 minuti, in cui risponde alle domande sia su politica interna sia estera

«Sono orgoglioso di essere il primo vicepresidente degli Stati Uniti a visitare l’Armenia.»

«Quello che sta accadendo qui oggi è storico. Sono orgoglioso di essere il primo vicepresidente degli Stati Uniti a visitare questo paese», ha dichiarato JD Vance.

Ha sottolineato che l’Armenia e gli Stati Uniti stanno costruendo insieme non solo la pace, ma anche la prosperità, annunciando l’inizio di una nuova fase della partnership bilaterale.

Vance ha anche parlato dell’acquisto da parte dell’Armenia di unità di elaborazione grafica di prossima generazione da NVIDIA, leader globale nel settore, osservando che a differenza dell’Armenia, la maggior parte dei paesi del mondo non può contare su un simile accesso.

Ha toccato anche l’attuazione del progetto “Trump Route” (TRIPP), affermando che fornirebbe una connettività senza precedenti tra l’Armenia e i paesi vicini.

«Un nuovo mondo si aprirà per il commercio internazionale, il transito e i flussi di energia,” ha detto.

«Le relazioni Armenia–USA sono al loro massimo»

Nikol Pashinyan ha detto che i rapporti tra Yerevan e Washington sono “più forti che mai”, pur mantenendo un vasto potenziale per ulteriori sviluppi.

“Oggi siamo al punto più alto, ma l’attuazione dell’agenda concordata espanderà di molte volte la portata della nostra cooperazione.” 

Secondo Pashinyan, la visita di JD Vance a Yerevan si sta svolgendo in un contesto senza precedenti di pace e stabilità nel Sud Caucaso

“La visita è un passo chiave verso l’istituzionalizzazione della pace e l’espansione della partnership strategica tra Armenia e gli Stati Uniti.”

Pashinyan ha sottolineato che i suoi colloqui con Vance hanno riguardato:

  • prospettive per il pieno sblocco della regione,
  • progressi nelle relazioni Armenia–USA, in particolare nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie innovative,
  • la costante attuazione del progetto “Trump Route” (TRIPP).

«Questo programma [TRIPP], oltre a fornire seri dividendi di pace, avrà anche significato regionale e globale facilitando collegamenti senza ostacoli tra l’Occidente e l’Oriente,» ha enfatizzato Pashinyan.

La partecipazione degli Stati Uniti al progetto TRIPP raggiungerà il 74%, dicono Yerevan e Washington

L’Armenia concederà all’azienda incaricata della realizzazione del progetto diritti di costruzione per 49 anni. Se il periodo verrà esteso, la partecipazione dell’Armenia salirà dal 26% al 49% nei successivi 50 anni. Dettagli dal ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan

 

Mirzoyan on TRIPP implementation

 

Protesta per la liberazione degli armeni detenuti a Baku

Una protesta di armeni del Karabakh si è svolta davanti alla residenza presidenziale dove il vicepresidente degli Stati Uniti era riunito con il primo ministro armeno. I manifestanti hanno tenuto fotografie di connazionali condannati da un tribunale militare di Baku a lunghe pene, tra cui ergastoli. Gridavano: “Liberate gli ostaggi cristiani armeni.”

La questione dei prigionieri non è una questione di negoziazione politica. È una questione di diritti umani fondamentali e dignità,” hanno detto i manifestanti.

Protesters brought photographs of those they are calling to be released. Photo: CivilNet

Opinione: «Le condanne comminate agli armeni a Baku non si adattano all’agenda della pace»

Nonostante le condanne severe, gli esperti armeni affermano che alcuni detenuti potrebbero fare ritorno a casa. Tuttavia ritengono che l’Azerbaigian non abbia intenzione di restituire gli ex leader di Karabakh.

 

Verdict for former Karabakh leaders

 

Il viceministro degli Esteri spiega l’interesse per le risorse minerarie dell’Armenia

In vista della visita di JD Vance, il viceministro degli Esteri Vahan Kostanyan ha detto che si avrebbe atteso dichiarazioni su intelligenza artificiale, semiconduttori ed energia nucleare, aree concordate a Washington l’8 agosto 2025. Allo stesso tempo, ha affermato che una nuova agenda stava prendendo forma.

“Nuove aree di cooperazione si stanno identificando, sia nel campo della sicurezza sia in quello dei minerali critici.”

Ha parlato in particolare di una possibile cooperazione sui minerali “di vitale importanza per Washington”, sottolineando che ciò va oltre il rame:

“Dobbiamo condurre studi per capire quali di questi minerali sono presenti nel nostro sottosuolo. Speriamo che i nostri partner americani ci aiutino a identificare il potenziale del paese fornendo i loro database, nonché tramite ulteriori ricerche.”

Il US Geological Survey ha identificato 50 minerali come critici per la sicurezza nazionale ed economica degli Stati Uniti. Comprendono 17 elementi delle terre rare utilizzati in una vasta gamma di industrie, dai aerogeneratori ai telefoni intelligenti.

“Gli Stati Uniti sostengono sia l’Armenia sia l’Azerbaigian”: punto di vista di Yerevan

Secondo l’analista politico Areg Kochinyan, gli accordi bilaterali firmati alla Casa Bianca riducono la probabilità di un conflitto Armenia–Azerbaigian

 

Armenia–US memorandums published

 

«L’analista politico Robert Gevondyan ha detto:

«C’è insoddisfazione in Azerbaigian. L’ho osservata sia tra gli esperti sia tra i giornalisti.

Gli Azerbaijanis sono preoccupati che l’Armenia stia assicurando accordi strategici legati alla produzione di semiconduttori e allo sviluppo dell’energia nucleare. In cambio, l’Azerbaigian riceve alcuni beni, tra cui articoli militari. Eppure, molti in Azerbaigian ritengono che ciò sia insufficiente rispetto a quanto ottenuto dall’Armenia.

Questo malcontento è comprensibile, poiché la produzione, la costruzione di una centrale nucleare e progetti simili implicano uno sviluppo strategico a lungo termine, mentre la fornitura di determinati beni è un processo a tempo limitato», ha osservato Gevondyan.

Una potente fabbrica di intelligenza artificiale dovrebbe essere lanciata nel 2026. Un punto di vista degli esperti sulla cooperazione tecnologica con gli Stati Uniti, nonché sulle prospettive e i rischi dell’uso dell’IA.

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Vance contestato in Armenia, “Trump sostiene il diavolo”

Vance in Armenia annuncia accordo da “11 milioni” in tecnologia droni (Il Tempo)

Usa per la prima volta in Armenia, Vance promuove il corridoio commerciale dopo la pace con l’Azerbaigian

 

Manifestazioni anche in Russia nel conflitto armeno tra Chiesa e Stato (Asianews 10.02.26)

Nella città di Armavir un migliaio di armeni sono scesi in piazza con la fascia rossa al braccio per sostenere i vescovi e sacerdoti incarcerati nello scontro tra Pašinyan e la Chiesa apostolica. Iniziative a cui Mosca guarda con simpatia, preoccupata dalle iniziative filo-occidentali dell’attuale governo di Erevan che mettono in discussione il ruolo della Russia come tradizionale Paese-tutore.

Mosca (AsiaNews) – Tra il governo di Erevan, guidato dal premier Nikol Pašinyan, e la Chiesa apostolica armena guidata dal katholikos Karekin II è in corso un conflitto che si trascina ormai da più di un anno, e che non si limita al territorio dell’Armenia, ma si rende evidente anche in Russia. Nella città di Armavir della regione russa meridionale di Krasnodar un migliaio di persone hanno partecipato a una manifestazione di protesta contro la politica di Pašinyan, che ha intenzione di rimuovere il patriarca e “riformare la Chiesa”, ritenuta la vera nemica del popolo armeno con la dirigenza attuale “immorale e corrotta”.

I partecipanti al raduno di Armavir sono armeni che vivono in Russia, dove si erano rifugiati ancora negli anni ’90 in seguito alle fiammate di guerra civile successivi alla caduta dell’Unione Sovietica. Per molti armeni la Russia rimane il Paese-tutore dell’Armenia, avendola in parte salvata un secolo fa dal genocidio dei turchi, proteggendo il territorio attuale della repubblica armena e accogliendo tanti profughi armeni in seguito ai numerosi conflitti che si susseguono nelle terre caucasiche.

La protesta si è infatti concentrata intorno alla chiesa armena di Armavir, con la fascia rossa al braccio che simboleggia la sopravvivenza del popolo armeno e la sua lotta per l’indipendenza, lanciando un appello a “interrompere immediatamente ogni pressione sulla Chiesa apostolica, liberare i vescovi e sacerdoti incarcerati e rispettare l’autorità del patriarca di tutti gli armeni, il katholikos Karekin II”. Gli organizzatori hanno espresso l’intenzione di “difendere l’identità armena, e le fondamenta tradizionali della Chiesa, dalla politica distruttiva di Erevan”, rivolta ad Occidente e sempre più lontana dall’alleanza con i russi.

Uno dei leader della manifestazione era il deputato armeno dell’assemblea legislativa di Krasnodar, Armenjak Tozlan, che ha diffuso un video in cui afferma che “non possiamo rimanere indifferenti quando vediamo che si sta sottraendo la memoria storica del popolo armeno e i suoi simboli nazionali, distruggendo la sua unità”. Raduni analoghi si sono tenuti in tempi recenti anche a Mosca, San Pietroburgo, Soči e altre città, sempre richiamando gruppi numerosi della diaspora armena in Russia e con l’appoggio dei russi stessi, a cominciare dal clero della Chiesa ortodossa russa.

Su alcuni canali Telegram e siti social come Infoteka24 e Bagramyan26 sono peraltro state anche diffuse informazioni su minacce e pressioni esercitate per costringere gli armeni locali a partecipare a queste azioni di protesta. Nei giorni precedenti al raduno di Armavir vi sarebbero state telefonate con l’imposizione di presentarsi per evitare conseguenze spiacevoli, anche se nei reportage ufficiali di siti russi come RegnumJasno Novosti e Rambler non si fa accenno a queste circostanze, neanche nelle dichiarazioni dei partecipanti. La manifestazione è apparsa molto partecipata e con sincere espressioni di emozioni condivise, e assolutamente spontanea come del resto avviene spesso nella provincia del Kuban, una zona con grande concentrazione di armeni che si stringono intorno alle loro chiese, come centri dell’identità nazionale.

D’altra parte, oggi in Russia non è possibile organizzare manifestazioni pubbliche senza autorizzazioni da parte delle autorità, rilasciate a condizioni molto severe e con coordinamenti e scopi molto dettagliati, quindi non si può certo parlare di raduni del tutto spontanei o casuali. Oltre alla questione ecclesiastica, uno dei motivi per cui il regime putiniano appoggia le proteste armene è anche il processo di pace tra l’Armenia e l’Azerbaigian, con l’apertura del “Corridoio Tripp” affidato agli americani, che esclude i russi dall’influsso diretto sul Caucaso meridionale. Il Cremlino ha molti motivi di irritazione nei confronti del governo di Nikol Pašinyan, che ha di fatto abbandonato l’alleanza militare eurasiatica Csto e vuole entrare nell’Unione europea, e la strumentalizzazione della polemica contro la Chiesa armena è un forte argomento per incitare la diaspora armena in Russia a difendere i “valori tradizionali nazionali” dell’Armenia, tra cui non deve mancare il riconoscimento della “cura paterna” di Mosca su Erevan.

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