Si rinnova anche per il 2023 il gemellaggio del Sudestival col cinema armeno, un’occasione unica per celebrare i cento anni della settima arte di questa straordinaria terra, insostituibile ponte culturale fra Europa e Asia. Dopo il protocollo firmato in duplice lingua nel 2019, fortemente voluto dal direttore artistico del festival Michele Suma, il Sudestival dedicherà un’attenzione particolare al mondo audiovisivo di questa terra attraverso un programma esclusivo di due giorni, espressione del gemellaggio con il GAIFF, Golden Apricot Yerevan International Film Festival, che si tiene dal 2004 ogni anno nella capitale Yerevan.
Le proiezioni e gli incontri si terranno sia a Bari, città che può narrare la storia umana, religiosa e culturale che lega l’Armenia alla Puglia, che a Polignano a Mare. In rappresentanza del GAIFF sarà presente il regista efondatore del festival, Harutyun Khachatryan, e assieme a lui interverrà una importante delegazione artistico-diplomatica formata composta da: Kristina Mehrabekyan, primo consigliere dell’ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, Karen Avetisyan, direttore artistico del Golden Apricot International Film Festival e Varvara Hovhannisyan, responsabile del dipartimento internazionale del Golden Apricot International Film Festival. Un’occasione dunque irripetibile per conoscere la più recente produzione cinematografica armena grazie a pellicole di grandissimo valore internazionale e di eccezionale testimonianza culturale.
L’Armenia è la regione più europea dell’Asia, con una grande tradizione cinematografica alle spalle che nel 2023 arriva a ben 100 anni di storia. Contaminata sia dall’influenza sovietica che da quella europea, la tecnica filmica di questa terra ha visto un continuo rinnovamento attraverso la firma di grandi maestri. L’Armenia ha anche un legame molto stretto con l’Italia e in particolare con Bari, dove da tre generazioni è presente una comunità perfettamente integrata e in contatto anche con la madrepatria. Lo grande rapporto che lega il Sudestival e il cinema armeno è stato avviato grazie all’ambasciata armena ed è stato sviluppato per il 2023 dell’Associazione Armeni Apulia, in particolare grazie al supporto del suo segretario Carlo Coppola, anche presidente del Centro Studi “Hrand Nazariantz”.
Il programma delle proiezioni dedicate ai 100 anni del cinema armeno prevede:
3 febbraio 2023
Cinema Galleria | Bari | ore 19.00
GREAT EXPECTATIONS di Sona Simonyan
Gyumri è la seconda città più grande dell’Armenia, semidistrutta da un terremoto che nel 1988 in 8 secondi ha ucciso 30.000 persone e spazzato via tutto nel raggio di 20 km. Io sono nata in questa città morta, che ha smesso di crescere ed è rimasta per sempre sotto l’ombra scura della catastrofe, nella quale ogni neonato doveva in qualche modo prendere il posto di un morto. Trent’anni dopo, la mia generazione del post-cataclisma continua a farsi la stessa domanda: restare o andarsene?
THREE GRAVES OF THE ARTIST di Harutyun Khachatryan
Il film racconta la storia della vita avventurosa e del patrimonio artistico del talentuoso pittore armeno Vahan Ananyan. Vahan, nato e cresciuto a Yerevan, ma sempre più deluso nella realtà armena (il terremoto, la guerra, il crollo dell’Unione Sovietica), si trasferisce a Tallinn, poi Kiev e Odessa a lavorare lì. Dopo la sua morte i resti di Vahan furono sepolti a Tallinn, Odessa e Yerevan. Il suo patrimonio artistico rimane in paesi lontani.
KAFKA’S DREAM di David Babayan
Miserabile me. Ho due piastre avvitate alle tempie, pensò Franz, chiudendo gli occhi. Un abisso
oscuro, il tribunale dei matti, la condanna da scontare sotto forma di insonnia perenne.
AURORA’S SUNRISE di Inna Sahakyan
Durante l’orrore del genocidio armeno, a soli 14 anni Aurora perse tutto. Quattro anni dopo, grazie al suo straordinario coraggio e un po’ di fortuna, Aurora riuscì scappare a New York. Lì la sua storia divenne un caso mediatico. Recitò nel ruolo di sé stessa nel blockbuster hollywoodiano Auction of Souls e divenne il volto di una delle più importanti campagne di beneficienza nella storia degli Stati Uniti. Alternando animazione, interviste dell’epoca e estratti di Auction of Souls, il film racconta una storia di sopravvivenza che era stata dimenticata.
4 febbraio 2023
Cinema Vignola | Polignano a Mare | ore 20.00
AMERIKATSI di Michael Goorjian
Da ragazzo, Charlie fuggì dal genocidio armeno diretto negli Stati Uniti. La sua famiglia non fu così fortunata. La nostra storia inizia nel 1947, quando Charlie rimpatria in Armenia solo per essere colpito dalla dura realtà del comunismo sovietico. Quasi immediatamente Charlie viene arrestato e condannato e portato in prigione. Proprio mentre sembra soccombere al terrore della sua situazione, scopre che il muro della prigione fuori dalla finestra della sua cella era stato danneggiato durante un recente terremoto. E attraverso un buco può vedere in un condominio vicino… La coppia armena che vive nell’appartamento, Tigran e Ruzan, diventano l’unica connessione di Charlie con il mondo esterno, vivendo indirettamente attraverso la loro vita privata, condividendo i pasti con loro, ridendo, piangendo, cantando e ballando con loro, mentre scopriva la cultura armena che non conosceva.
WHEN I AM SAD di Lilit Altunyan
Un sorriso viaggia attraverso il mondo della tristezza, trasformato da emozioni e pensieri ma un bacio d’amore lo riporta a casa.
5 DREAMERS AND A HORSE di Aren Malakyan e Vahagn Khachatryan
Il film ci confronta con una galleria di personaggi che cercano di imporre la loro identità al di fuori di una soffocante “normalità”. Grazie allo sguardo empatico ed esteticamente poetico dei due registi, 5 Dreamers and a Horse mette in scena tre facce dell’Armenia: quella incarnata dalla responsabile di un ascensore in un ospedale cittadino che sogna di diventare astronauta, portavoce di un sovietismo urbano dai toni esaltati, una seconda capitanata da un contadino alla ricerca della moglie perfetta confrontato con un problema di sterilità, esempio tristemente perfetto di una società rurale dominata dal patriarcato e una terza impersonata da due personaggi queer che militano per la libertà di essere semplicemente quello che sono, simbolo di un’apertura verso un occidente sognato ed idealizzato.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-02-02 14:02:502023-02-05 14:04:07Sudestival celebra il centenario del cinema armeno, a Bari e Polignano proiezioni e incontri (Sudestival 02.02.23)
NARDO’ – Il tradizionale appuntamento dei fedeli neretini per celebrare il Santo patrono si terrà anche quest’anno all’insegna della fede e delle tradizioni. Un appuntamento di riti religiosi in onore del Santo Patrono e di celebrazioni civili condiviso sia col Parroco della Basilica Cattedrale, Don Giuliano Santantonio, sia col Sindaco di Nardò, Avv. Giuseppe Mellone.
Quest’anno la ricorrenza sarà caratterizzata da tre momenti principali: il primo, sabato 18 febbraio, con una serata musicale in via XXV luglio per un ospite d’eccezione, Gabry Ponte, DJ multiplatino, produttore e remixer nominato ai Grammy Awards, con oltre due miliardi di stream su tutte le piattaforme digitali. Inizio dello spettacolo alle ore
20.30 con ingresso libero da piazza A. Diaz.
Il secondo, domenica 19, con il Solenne Pontificale, presieduto da S.E. Rev. Arcivescovo Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo emerito di Bari, e concelebrato da S.E. Rev. Mons. Fernando Filograna, Vescovo della Diocesi Nardò-Gallipoli. Al termine, la processione per le vie cittadine accompagnata dalla banda musicale “la cittadella dei ragazzi” diretta dal Maestro Giovanni Greco con spettacolo pirotecnico al rientro in Parrocchia.
Il terzo momento, lunedì 20 febbraio alle ore 17.15, con la cerimonia dei cento rintocchi di campana in piazza Salandra in memoria delle vittime del terremoto.
Il Comitato organizzatore si è adoperato per rendere la ricorrenza fruibile ai fedeli e alla loro devozione nei confronti del Santo patrono che a Nardò ha radici profonde, da quando la sua statua posta sul Sedile in piazza Salandra, alle 16,30 del 20 febbraio 1743, accogliendo le preghiere dei cittadini in panico, resistette al terremoto fermandolo e salvando la popolazione dalla morte e dalla devastazione. Nardò è la sola città in Italia, che ha come principale e unico Santo Patrono San Gregorio Armeno l’illuminatore.
Il Comitato:
Don Giuliano Santantonio – Presidente Luigi Parisi – Presidente delegato
Massimo Albanese, Marco Cipressa, Salvatore D’Alessandro, Elisabetta De Mola, Antonio Dell’Anna, Giovanni Dell’Atti, Ilenia Marsella, Antonietta Martignano e con la collaborazione di Mino De Benedittis per i rapporti con le Confraternite e le Parrocchie.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-02-02 13:53:372023-02-05 13:54:45San Gregorio Armeno, il programma della festa patronale (Portadimare 02.02.23)
Da più di due mesi la popolazione del Nagorno Karabakh è isolata dal resto del mondo per il blocco azero del Corridoio di Lachin. Come vivono gli abitanti di Stepanakert
La popolazione del Nagorno Karabakh ha trascorso il Natale e il Capodanno in condizioni di blocco da parte dell’Azerbaijan, una situazione che dura ormai da quasi due mesi. L’unica strada che collega il Nagorno Karabakh all’Armenia, il cosiddetto Corridoio di Lachin, è stata infatti bloccata a partire dal 12 dicembre da manifestanti di organizzazioni azere, sedicenti ambientalisti.
La crisi umanitaria a cui è sottoposta la popolazione di 120.000 abitanti del Nagorno Karabakh è ormai evidente ed in continuo peggioramento: mancanza di alimenti per bambini e di medicinali essenziali, negozi vuoti, mancanza totale di verdura e frutta, tagli periodici alla fornitura di elettricità e gas.
I manifestanti azeri hanno bloccato la strada su base di istanze ambientali ma di fatto sono teleguidati da Baku e le loro richieste hanno connotati del tutto politici: tra queste la richiesta dell’istituzione di un posto di blocco azero nel Corridoio di Lachin, la nomina di rappresentanti degli organi statali azeri nel Nagorno Karabakh, e via dicendo.
Il Corridoio di Lachin collega Stepanakert, la capitale del Nagorno Karabakh, con la città di Goris in Armenia e, come sancito dalla dichiarazione trilaterale Armenia-Russia-Azerbaijan firmata il 9 novembre 2020, è sottoposta al controllo delle forze di pace russe. Questa strada è l’unica che collega il Nagorno Karabakh con il mondo esterno, strada attraverso la quale vengono trasportati tutti i tipi di beni necessari alla vita della popolazione armena.
Mappa Nagorno Karabakh- OBCT
“Non c’è nessun prodotto, niente. Sa in quanti negozi ho cercato un pezzo di formaggio? Mio nipote ha chiesto del formaggio, era a casa malato. Per non parlare della frutta e dei dolci. Abbiamo grandi difficoltà a procurarci il cibo, cosa faremo?”, racconta Gayane Poghosyan, residente a Stepanakert.
Tonya Muradyan, dipendente di un negozio di alimentari, conferma che dall’inizio di gennaio nel suo negozio non c’è quasi più cibo, solo succhi e alcolici. A Stepanakert, il numero di negozi chiusi è aumentato dopo le feste natalizie, anche se molti di essi erano già chiusi alla fine del 2022. Anche chi entra in farmacia spesso esce a mani vuote.
“Mancano antipiretici, pannolini, alimenti per bambini, antibiotici e antidolorifici. Non sappiamo per quanto tempo la strada rimarrà chiusa”, afferma Alyona Ghulyan, dipendente di una delle farmacie di Stepanakert.
41 asili e 56 gruppi pre-scolastici sono stati chiusi completamente o parzialmente dal 9 gennaio a causa dell’aggravarsi della carenza di cibo sotto il blocco. 6.828 bambini non possono più frequentare l’asilo e la scuola materna, essendo privati dell’opportunità di ricevere cure, cibo e istruzione adeguati.
Dal 18 gennaio poi tutte le 118 scuole del Nagorno Karabakh sono state chiuse a causa di problemi di riscaldamento e di fornitura di elettricità, privando più di 20.000 bambini del loro diritto all’istruzione. Negli ultimi giorni si stanno distribuendo stufe a legna, altrimenti anche il riscaldamento diventa un problema molto serio.
“Ho due bambini a casa. Vogliono giocare, correre, ma non possono uscire dal letto caldo. A casa fa terribilmente freddo. Se in casa ci sono più di 10 gradi, siamo felici. Ora stiamo per installare una stufa a legna, naturalmente non so come si risolverà il problema del combustibile. Ci hanno dato la legna, ma non è inesauribile. Presto non avremo più nulla da bruciare…”, racconta la 35enne Lilit Sahakyan.
“Nel Nagorno Karabakh si verificano frequenti interruzioni di corrente elettrica, perché l’Azerbaijan interrompe le linee elettriche che forniscono elettricità alla regione e la popolazione riceve elettricità solo a seconda della capacità produttiva delle centrali elettriche locali, che non è sufficiente. I beni di prima necessità vengono forniti alla popolazione attraverso un sistema di voucher.
“Il governo dell’Azerbaijan persegue un unico obiettivo: spezzare la volontà degli armeni del Nagorno Karabakh di vivere nella loro patria. Inoltre, secondo le informazioni in nostro possesso, il piano di Baku è il seguente: portare la pressione economica e psicologica nel Nagorno Karabakh a un certo punto culminante, dopodiché aprire il corridoio per alcuni giorni con l’aspettativa che gli armeni del Nagorno Karabakh lascino in massa le loro case, chiudere di nuovo il corridoio e poi riaprirlo per alcuni giorni e così via fino a quando l’ultimo armeno lascerà il Nagorno Karabakh”, ha affermato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan durante una riunione di Gabinetto dello scorso 26 gennaio. Per poi aggiungere: “Si tratta, ovviamente, di una palese politica di pulizia etnica. E devo constatare che se finora la comunità internazionale era scettica riguardo ai nostri allarmi sulle intenzioni dell’Azerbaijan, ora questa consapevolezza si sta lentamente ma costantemente rafforzando tra la comunità internazionale.
Al fine di prevenire l’imminente disastro umanitario nelle condizioni di blocco della strada vitale del Nagorno Karabakh, il Parlamento del Nagorno Karabakh ha invitato il mondo civile a intraprendere azioni concrete in direzione dell’apertura del corridoio o della promozione di un ponte aereo con Stepanakert, per attutire l’allarmante crisi umanitaria in atto.
Dall’inizio del blocco, molti paesi e organizzazioni internazionali hanno condannato le azioni dell’Azerbaijan e chiesto la revoca del blocco. La questione è stata discussa anche dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha ingiunto l’Azerbaijan a prendere tutte le misure necessarie e sufficienti per rimuovere il blocco. La questione sarà inoltre presto discussa anche presso la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite (L’Aia) nell’ambito dei lavori del Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale.
Ex abrupto è arrivata una comunicazione dalla pagina ufficiale dell’Eurovision 2023, ovvero che la scelta dell’Armenia è ricaduta sulla giovanissima Brunette.
Brunette, nome d’arte di Elen Yeremyan, è una cantautrice di ventun anni reduce da un buon successo in patria con la pubblicazione di tre singoli nel 2022, ed il suo nome era già stato fatto dal sito Hraparak, giornale online armeno che lo scorso anno azzeccò in pieno la scelta relativa a Rosa Linn. È originaria di Yerevan, ma per diversi anni si è spostata tra l’Armenia e gli Stati Uniti, dai quali ha appreso in pieno l’essenza del Rhythm and Blues, anche noto come R&B.
I tre singoli pubblicati sono infatti tutti su questa linea, cui si uniscono sonorità folk ed una voce molto soffusa, e stando sempre al sito Hraparak il brano che Brunette canterà a Liverpool sarà proprio R&B, e dovrebbe essere rilasciato tra fine febbraio e inizio marzo. La giovanissima cantante ha anche espresso un grande amore verso la propria lingua e verso l’inglese e di come suonino bene insieme nelle sue canzoni, chissà dunque che non sia giunta l’ora di risentire dopo cinque anni la lingua armena sul palco eurovisivo.
Il capodelegazione David Tserunyan, che ha diretto in qualità di Supervisore Esecutivo lo Junior Eurovision 2022 tenutosi a Yerevan lo scorso 11 dicembre , ha affermato di essersi dedicato alla selezione dell’artista appena poco dopo la fine dello Junior Eurovision, e ha promesso grandi sorprese in merito al brano. Il direttore di AMPTV Hovhannes Movsisyan ha sottolineato l’importanza di dare voce ai giovani talenti del Paese:
Lo scorso anno, mandare un’artista giovanissima (Rosa Linn, ndr) a rappresentarci all’Eurovision è stato giustificatissimo. La sua canzone tutt’oggi è un grande successo ed è amata dai più giovani. Spero che quest’anno per l’Eurovision 2023 possiamo riuscire nuovamente a sorprendere il pubblico europeo con un’artista armena unica nel suo genere.
Non ci resta dunque che attendere che il brano venga rivelato, Brunette è l’ottava scelta interna di questo Eurovision 2023 e dopo l’Allocation Draw di ieri sappiamo per certo che si esibirà nella prima metà della seconda semifinale l’11 maggio, in cui l’Italia non avrà diritto di voto ma San Marino sì.
L’Armenia verso l’Eurovision 2023
L’Eurovision 2023 segnerà la quindicesima partecipazione dell’Armenia, che lo scorso anno è ritornata a gareggiare alla rassegna eurovisiva dopo tre anni. Infatti nonostante dopo la cancellazione dell’Eurovision 2020 il Paese del Caucaso avesse confermato la propria presenza in gara a Rotterdam nel 2021, le tensioni acuitesi in merito alla guerra di fine 2020 con l’Azerbaigian hanno portato il Paese in una forte crisi che l’ha portato a far tornare i conti e dunque ritirarsi dall’Eurovision 2021. Per lo stesso motivo l’Armenia si era ritirata anche dallo Junior Eurovision 2020 a Varsavia.
All’Eurovision 2022 Rosa Linn ha riportato l’Armenia in finale chiudendo ad un deludente ventesimo posto, ma è solo l’inizio di una favola iniziata a fine giugno e che ancora deve scrivere la parola fine a tutto quanto. Ad oggi infatti “Snap” ha certificato quasi un milione di copie vendute in tutto il mondo, ottenendo premi su premi e diventando la seconda canzone più riprodotta di sempre dell’Eurovision Song Contest, dietro soltanto “Arcade” di Duncan Laurence, vincitrice dell’Eurovision 2019 e che ha vissuto una nuova vita soltanto nel 2021 nuovamente grazie a TikTok.
Un record che è giunto anche in Italia, dove “Snap” è stato certificato doppio platino, anche grazie al duetto con il rapper italiano Alfa, che in tempi non sospetti avviò una corrispondenza con Rosa Linn gettando le basi per una collaborazione che tutt’ora ad eccezione di radio del circuito di RTL 102.5 viene sostanzialmente ignorata dalle radio maggiori.
Il miglior risultato ad oggi dell’Armenia è un quarto posto raggiunto per due volte, nel 2008 con Sirusho e l’ethno-pop “Qelè qelè” e nel 2014 con Aram MP3 e “Not Alone”, e lo stesso Aram era il più grande successo eurovisivo a livello discografico per l’Armenia, prima che Rosa Linn sparigliasse tutte le carte in tavola e battesse ogni record.
L’Eurovision 2023 si terrà nei giorni 9, 11 e 13 maggio 2023, alla Liverpool Arena. L’Italia sarà chiamata a votare per il terzo anno consecutivo nella prima semifinale, e il rappresentante italiano sarà il vincitore del prossimo Festival di Sanremo, che sarà decretato il prossimo 11 febbraio.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-02-01 19:05:002023-02-02 19:10:50Eurovision 2023, Brunette è la rappresentante dell’Armenia a Liverpool (Eurofestivalnews 01.02.23)
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 01.02.2023 – Vik van Brantegem] – Il Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, Ruben Vardanyan, ieri in un post su Twitter [QUI] ha affermato: «Credo che la Russia, la Francia e gli Stati Uniti, in quanto Copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, e in quanto attori che comprendono la complessità del conflitto dell’Artsakh, possano unirsi ed esercitare insieme una forte pressione sull’Azerbajgian».
Fino a poco tempo fa, Ruben Vardanyan era principalmente noto agli Armeni come un filantropo miliardario che, avendo fatto soldi in Russia, era coinvolto in una serie di ambiziosi progetti in Armenia. Tutto è cambiato quando ha accettato la carica di Ministro di Stato, equivalente a Primo Ministro, nella Repubblica di Artsakh circa tre mesi fa. Ora è diventato la voce più forte degli Armeni del Karabakh.
Vardanyan ha rilasciato sabato 28 gennaio 2023 un’intervista a Aram Arkun [*], pubblicato il 31 gennaio da The Armenian Mirror-Spectator [*] [QUI], sul blocco dell’Artsakh e sul suo nuovo ruolo. Riportiamo di seguito il testo integrale nella nostra traduzione italiana dall’inglese.
Ricordiamo anche nostri precedenti articoli in riferimento a Ruben Vardanyan:
L’enigma Vardanyan e la profezia del Molokano – 21 gennaio 2023 [QUI]
Una sfortunata intervista della BBC conseguenza dell’ignoranza sbalorditiva dei media globali sul Caucaso meridionale e sul crimine di genocidio – 29 gennaio 2023 [QUI]
Il Ministro di Stato Vardanyan rinnova l’appello a sostenere l’Artsakh
Non uno sconosciuto
I legami di Ruben Vardanyan con l’Artsakh risalgono a diverse generazioni, poiché la parte materna di sua nonna proveniva dalla regione di Hadrut dell’Artsakh ed emigrò a Tbilisi, in Georgia. Vardanyan ha raccontato: “Sono andato ad Artsakh per la prima volta nel 2002. L’ho adorato dal primo giorno”. Da allora, ha trascorso molto tempo in Artsakh, visitando tra le 8 e le 15 volte l’anno e realizzando vari progetti filantropici.
Quando ha avuto luogo la guerra dei quattro giorni del 2016, ha detto di essersi precipitato lì immediatamente dall’Argentina, mentre nel 2020 ha trascorso più tempo lì a causa della guerra dei 44 giorni. Questa connessione evidentemente è stata tramandata ai suoi figli. Suo figlio si è offerto volontario per prestare servizio nell’esercito ad Artsakh nel 2015-16 quando ha potuto scegliere tra diverse opzioni, mentre sua figlia maggiore ha svolto attività di volontariato lì.
L’anno scorso, il figlio più giovane gli ha fatto visita a novembre e poi è andato a scuola, programmando di tornare in Artsakh per le vacanze. Il blocco lo ha impedito e Vardanyan ha detto che per la prima volta ha dovuto trascorrere le vacanze di Natale da solo senza la sua famiglia.
Filantropia in Artsakh e Armenia
Vardanyan, 54enne, nato a Yerevan, si è trasferito a Mosca per gli studi universitari. Ha co-fondato la Troika Dialog nel 1991, trasformandola in una delle prime e più grandi banche di investimento della Russia, fino a quando non è stata venduta nel 2011 a Sberbank per un miliardo di dollari. È stato co-responsabile di Sberbank CIB fino al 2015, ha fondato diverse altre società nello stesso decennio e ha fatto parte di molti altri consigli di amministrazione.
Vardanyan ha detto: “Prima di tutto le persone devono rendersi conto che insieme a mia moglie, nel 2008 abbiamo deciso di spendere la maggior parte della nostra ricchezza in filantropia e impatto sociale”. Ha detto che hanno informato loro figli fin dalla giovane età che riceveranno un certo minimo, meno del 10 percento della loro ricchezza totale.
Vardanyan ha co-fondato la Mosca la Skolkovo School of Management e ha fatto parte dei consigli di varie istituzioni culturali ed educative in Russia e altrove. Ha creato un “eco-sistema” di progetti filantropici, educativi e imprenditoriali incentrati principalmente sull’Armenia, spesso con il suo amico e partner di lunga data Noubar Afeyan, tra cui la Fondazione IdeA (Iniziative per lo sviluppo dell’Armenia), Aurora Humanitarian Initiative, United World Colleges Dilijan College, Revival of Tatev Project, Foundation for Armenian Science and Technology (FAST) e Future Armenian Public Initiative. Quest’ultimo comprendeva un progetto pilota iniziato nel 2022 riguardante l’Artsakh.
Vardanyan ha affermato che prima del blocco aveva già speso centinaia di milioni di dollari in progetti in Armenia e Artsakh e che c’erano piani per molti nuovi progetti con altri donatori. Avrebbe cercato di utilizzare i propri soldi con un effetto moltiplicatore per accelerare questi progetti. Vardanyan ha affermato di aver speso in totale oltre 400 milioni di dollari in filantropia, compresi progetti in Armenia e Artsakh, ma ha affermato di essere più orgoglioso di aver raccolto un miliardo di dollari per tali scopi.
Per l’Artsakh, ha detto, “non solo avevo intenzione di spendere i miei soldi ma anche le risorse di altre persone. La questione del blocco ha cambiato la questione, ma ovviamente stiamo ancora pianificando di aiutare l’Artsakh il più possibile, e lo stiamo facendo ora. Stiamo aiutando molto”.
L’incarico
Vardanyan è venuto ad Artsakh lo scorso 31 agosto e ha incontrato il Presidente, Arayik Harutyunyan. Ha detto: “Era molto emozionato e mi ha immediatamente invitato a diventare una specie di funzionario governativo”. Vardanyan ha detto che aveva bisogno di tempo per pensare, poiché non aveva mai pensato in vita sua che sarebbe diventato un funzionario di governo. Ha poi viaggiato per l’Artsakh per cercare di capire meglio la situazione e ha incontrato molte persone.
Vardanyan ha spiegato che “mi ha offerto la posizione formale di Ministro di Stato. Sto cercando a questo punto di aiutarlo a gestire la situazione con altre persone. Ho ricevuto il diritto formale di gestire l’intero governo ad eccezione dell’esercito di difesa e delle altre forze di sicurezza”.
Dopo la sua nomina alla carica il 4 novembre 2022, 9 ministri su 11 del gabinetto sono stati rimossi. Ha detto: “In generale, è normale quando entri come Primo Ministro di sostituire il gabinetto. In secondo luogo, tra l’altro, delle 9 persone che ho chiesto di lasciare, due saranno ora riconfermate. Non è niente di personale… È una tipica decisione manageriale”. Ha detto che mentre la maggior parte era molto professionale, alcuni avevano un insieme di abilità e un approccio diverso da quello di cui aveva bisogno. Tuttavia, ha aggiunto, la metà di loro continuerà a lavorare in vari altri ruoli.
Ci sono state alcune discussioni con l’élite politica dell’Artsakh su possibili elezioni straordinarie, ma Vardanyan ha dichiarato: “Non credo abbia davvero senso ora parlare di elezioni, quando c’è un blocco e l’Azerbajgian fa piena pressione per prendere il controllo dell’Artsakh”.
Vardanyan ha recentemente visitato varie comunità nelle province dell’Artsakh, ad Askeran, Martakert e Martuni [come abbiamo riferito]. Ha detto: “In primo luogo, quando sono diventato Primo Ministro ho detto che è mio dovere vedere di persona ogni villaggio e ogni luogo. In secondo luogo, da gennaio abbiamo iniziato viaggi nella regione solo per parlare con le persone per vedere come reagiscono e cosa rispondono riguardo al blocco”.
Ha osservato che la gente dell’Artsakh è piuttosto conservatrice, quindi il modo migliore per comunicare con loro è farlo direttamente. Ciò aiuterà anche il governo a vedere i problemi esistenti e ad adottare le misure necessarie.
Il blocco
Alla domanda sulle dimensioni dell’attuale blocco dell’Artsakh e sui pericoli di un’eventuale carestia, ha detto: “Penso che dobbiamo essere più precisi su ciò che sta accadendo ora nell’Artsakh, perché c’è un po’ di confusione. Sì, abbiamo un blocco, ma non è un blocco in cui nessuno può portare cibo. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa e le forze di mantenimento della pace russe possono portarci del cibo”. Tuttavia, ha detto, la quantità è minimo, poiché prima del blocco Artsakh riceveva 800-1.000 camion al giorno di risorse importate dall’Armenia, e ora stiamo ricevendo, secondo una stima degli Azeri, 400 camion al mese.
“Non dimenticare che l’Artsakh è un Paese piuttosto agricolo”, ha detto. Nonostante il blocco, la gente dell’Artsakh sopravviverà all’inverno perché l’Artsakh ha riserve significative di grano e varie riserve di ceriali, e le cose andranno meglio in primavera, ha sottolineato.
Le limitazioni su medicinali, cibo, energia e funzionamento delle infrastrutture sono significative, ma la natura più ampia del blocco è molto importante, ha affermato. “Le persone devono capire che non si tratta di morire di fame e di morire per mancanza di cibo, ma della pressione a rinunciare al proprio diritto fondamentale di essere indipendenti, di autodeterminare il proprio futuro e di autodeterminare il proprio diritto a vivere nella propria patria con il tuo Stato di diritto”. In altre parole, si tratta di un blocco politicamente motivato volto a distruggere la capacità dell’Artsakh di continuare a essere un’entità separata e autonoma.
Come parte di questa pressione, è stato violato il diritto di 120.000 persone di muoversi liberamente, ha detto, così come i loro diritti all’istruzione normale e molte altre cose. Con l’intera economia chiusa, non ci può essere produzione, non c’è domanda e offerta dei mercati. Le persone non possono guadagnarsi da vivere.
Tra l’altro, a causa del blocco, a dicembre l’Artsakh è stato costretto a chiudere le sue miniere di rame e molibdeno, una delle principali fonti di reddito dello Stato, dopo le proteste dei cosiddetti eco-attivisti azeri. Alla domanda su cosa stessero protestando, Vardanyan ha detto semplicemente che “se la loro richiesta fosse veramente ecologica accetterebbero di permettere agli esperti internazionali di venire a controllare. Ma non l’hanno accettato, perché il loro obiettivo è totalmente diverso”.
Attori internazionali
A parte gli “eco-attivisti” che realizzano il blocco, decine di migliaia di truppe azere e turche sono ammassate ai confini dell’Artsakh e dell’Armenia. Alla domanda se le forze di mantenimento di pace russe in Artsakh sono sufficienti per scongiurare potenziali minacce agli Armeni locali, Vardanyan ha risposto: “La Russia fornisce forze di mantenimento della pace che sappiamo tutti essere in numero limitato, meno di 2.000. E hanno un mandato molto limitato per fermare gli attivisti civili, che si definiscono ecologisti. Il ruolo delle forze di mantenimento della pace russe non è combattere contro nessuno. Il loro ruolo è proteggere la pace e prevenire l’escalation. In caso di aggressione, saremo noi a proteggere la nostra patria”.
Vardanyan ha affermato che la Russia ha svolto un ruolo importante nel portare la pace in Artsakh il 9 novembre 2020, quando è stato firmato l’accordo trilaterale di cessate il fuoco. Per quanto riguarda il modo in cui un maggiore coinvolgimento delle potenze occidentali nella regione potrebbe influenzare l’attuale ruolo primario russo, Vardanyan ha detto: “Ad essere onesto con te, non ho mai sentito dall’‘Occidente’ un desiderio di stanziare forze di pace nell’Artsakh. Ma so quanto possono essere potenti se impongono sanzioni a[l Presidente azero Ilham] Aliyev”. In altre parole, ha continuato, “non hanno una presenza militare, ma hanno un’influenza politica che possono usare per prevenire qualsiasi aggressione e costringere Aliyev a fermare immediatamente il blocco”.
Ha dichiarato: “Capisco che abbiamo una situazione molto complicata, con molti attori interessati con interessi diversi. Ma credo che la Russia, la Francia e gli Stati Uniti, essendo Co-Presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE [Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa] e conoscendo l’essenza del conflitto, possano unirsi ed esercitare congiuntamente una forte pressione sull’Azerbajgian, non separatamente. Credo che questo sia un problema in cui gli interessi di grandi Paesi come Stati Uniti, Francia e Russia sono comuni: salvare la democrazia, salvare una piccola nazione la cui gente vive nella propria terra da migliaia di anni”.
Cosa si può fare adesso?
Di recente, le autorità delle Repubbliche di Armenia e di Artsakh hanno espresso opinioni divergenti su come risolvere l’attuale crisi e le relazioni dell’Artsakh con l’Azerbajgian. Riguardo al ruolo della Repubblica di Armenia, Vardanyan ha dichiarato: “Guarda, non ti dirò qualcosa che non sai già. Di solito il governo armeno dice che non possiamo negoziare per conto di Artsakh, [intendendo] quindi Stepanakert ha bisogno di parlare direttamente con Baku. Abbiamo buoni rapporti di lavoro [con l’Armenia] in altri settori, come quelli finanziari, ma non sui negoziati. Noi [le autorità dell’Artsakh] abbiamo detto molte volte che siamo pronti a parlare con Baku all’interno di determinati meccanismi internazionali”.
Tuttavia, non sembrano possibili negoziati diretti tra il governo dell’Artsakh e l’Azerbajgian, soprattutto con Vardanyan, denigrato dal Presidente Ilham Aliyev. Vardanyan ha detto che alcuni contatti sono stati tentati attraverso le forze di mantenimento della pace russe. “Il Presidente [dell’Artsakh] ha incontrato un paio di settimane fa l’ultima volta con un rappresentante dell’Azerbajgian. Non era una trattativa. È stato più un incontro senza negoziazioni”, ha detto.
Nonostante tutti gli ostacoli, Vardanyan sente che c’è ancora una via da seguire. Ha detto: “La cosa più importante è che la storia non sia finita. Penso che la discussione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la posizione della Francia, la posizione degli Stati Uniti, [e] la posizione della Russia, abbiano mostrato chiaramente che questa non è una questione interna per noi… Chiaramente abbiamo il diritto di alzare la voce, di dire che abbiamo un diritto di autodeterminare il nostro futuro. Abbiamo il diritto di sollevare questo problema, contro la pulizia etnica. Abbiamo il diritto di esclamare in tutto il mondo che non possiamo rimanere sotto il controllo dello Stato dell’Azerbajgian”.
Mentre alcuni possono vedere ripetute dichiarazioni di organismi e governi internazionali sullo sblocco del Corridoio di Lachin come copertura morale senza implicazioni pratiche, Vardanyan non è d’accordo, affermando: “Queste dichiarazioni morali funzionano. L’Azerbajgian avrà paura di essere sanzionato. Lo stato e l’élite dell’Azerbajgian devono ricevere maggiore pressione per capire che qualunque cosa stiano facendo, pagheranno un prezzo enorme e penso che funzionerà. Certo non basta, ma è un passo molto importante”.
Inoltre, ha detto: “Dal mio punto di vista il blocco ci ha aiutato molto a spiegare al mondo perché non possiamo far parte dello Stato azero, perché abbiamo il diritto alla nostra autodeterminazione e di vivere nella nostra patria. Dobbiamo sfruttare questo formato il più possibile e costruire lo status quo”. Ha continuato: “Capisco che questa non è la soluzione finale. Oggi dobbiamo guadagnare tempo per costruire una strategia a più lungo termine per cercare di scoprirlo. Possiamo vivere fianco a fianco, ma non sotto un unico sistema [di governo] con l’Azerbajgian”.
Ruolo della diaspora armena
Vardanyan ha affermato che il ruolo delle comunità armene in tutto il mondo, e in particolare negli Stati Uniti e in Occidente, è molto importante. Ha detto: “Dobbiamo mantenere l’interesse per l’Artsakh al giusto livello. Dobbiamo continuare a fare pressioni su tutti i governi affinché non possano rinunciarci perché è troppo piccolo o irrilevante per loro. Dobbiamo creare pressione per un ponte aereo… Dobbiamo anche mantenere l’interesse della diaspora armena”.
Mentre l’invio di rifornimenti è utile, il denaro è meglio, ha detto, soprattutto perché quest’anno ci sarà un grave deficit di bilancio del governo.
Vardanyan ha concluso con un messaggio ai lettori: “L’Artsakh è una delle ultime terre che noi Armeni possediamo dove gli Armeni hanno vissuto per migliaia di anni. Se perdiamo questo posto, ciò costituirà un grave danno per l’intera nazione armena. Amaras, dove Mesrob Mashtots ha avviato la prima scuola per educare le persone all’alfabeto armeno, era in Artsakh… Non è importante solo per il popolo dell’Artsakh, ma per tutti coloro che si sentono Armeni”.
[*] Aram Arkun è Caporedattore di The Armenian Mirror-Spectator, nonché Direttore esecutivo dell’Associazione Culturale Tekeyan degli Stati Uniti e del Canada, che sostiene il settimanale. Giornalista/editore, storico e traduttore, è autore di numerosi articoli accademici sulla storia armena moderna, incluso il genocidio armeno.
[**]The Armenian Mirror-Spectator è il primo settimanale armeno in lingua inglese. Viene pubblicato dalla Baikar Association a Watertown in Massachusetts, USA, Ha servito le comunità armene con notizie imparziali e commenti e articoli editoriali ponderati. The Armenian Mirror-Spectator è aperto a diverse idee e posizioni, rendendolo un forum molto interessante per l’intero spettro di opinioni e notizie della comunità armena. Dal suo inizio nel 1932 e continuando per otto decenni, il settimanale aderisce a elevati standard giornalistici, fornendo informazioni affidabili alle comunità armene di tutto il mondo.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-02-01 19:04:092023-02-02 19:04:45Vardanyan: l’Azerbajgian è politicamente motivato a distruggere la capacità dell’Artsakh di continuare a essere un’entità separata e autonoma (Korazym 01.02.23)
Le difficili condizioni di vita di bambini, anziani, malati e disabili dell’enclave armena in Nagorno Karabakh dopo che sedicenti ambientalisti azeri hanno bloccato il Corridoio di Lachin
Il racconto delle sofferenze subite dalla popolazione dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh) dopo che il 12 dicembre 2022 sedicenti “ambientalisti” azeri hanno bloccato il Corridoio di Lachin, unica via di comunicazione tra l’enclave e l’Armenia.
Nel video si raccontano le difficili condizioni di vita di bambini, anziani, malati e disabili. La gente è stata costretta a ricorrere alla legna per riscaldare le case, scuole e asili sono stati chiusi, negli ospedali le operazioni chirurgiche sono state sospese. Gli abitanti hanno ricevuto dei voucher che garantiscono ogni mese una quantità stabilita di grano saraceno, pasta, riso, olio e zucchero. «Ma anche fare una semplice zuppa è diventato impossibile».
Il video è stato mostrato in anteprima all’incontro “Karabakh. Il conflitto invisibile. Cosa sta succedendo alla popolazione dell’Artsakh” (martedì 31 gennaio, Milano) cui hanno partecipato la scrittrice Antonia Arslan e l’ex ministro della Difesa Mario Mauro.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-02-01 19:01:042023-02-02 19:03:57Artsakh, il conflitto invisibile. «Anche fare una zuppa è impossibile» (Tempi 01.02.23)
Non è solo un’occasione per l’UE di dare un importante contributo alla stabilizzazione del conflitto di confine e di facilitare ulteriormente i colloqui tra le parti in conflitto. Potrebbe anche essere un punto di svolta per il Caucaso, dove la tradizionale presenza russa sta perdendo influenza nei confronti dell’Europa
Lo scorso ottobre, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio dell’UE Michel hanno incontrato a Praga i leader di Armenia e Azerbaigian, Nikol Pashinyan e Ilham Aliyev. All’epoca, nessuno immaginava che questo incontro avrebbe portato a una nuova missione civile dell’UE della durata di due anni nell’ambito della Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC). La Missione dell’UE in Armenia (EUMA), approvata dal Consiglio dell’Unione europea questa settimana, può contribuire a stabilizzare un conflitto che l’International Crisis Group considera uno dei 10 conflitti più rischiosi per il 2023?
Il decennale conflitto tra le ex repubbliche sovietiche Armenia e Azerbaigian è degenerato nella seconda guerra del Karabakh nell’autunno del 2020. L’Azerbaigian è riuscito a riconquistare ampie porzioni di territorio precedentemente occupate dall’Armenia. La guerra ha causato la perdita di circa 7.000 soldati, fino a quando la Russia ha mediato un cessate il fuoco a novembre. Da allora, “forze di pace” russe sono di stanza nella cosiddetta “Repubblica di Arzakh”, la parte del Nagorno-Karabakh che rimane sotto il controllo armeno. Le “forze di pace” monitorano il corridoio di Lachin tra l’Armenia e il Nagorno-Karabakh, con l’obiettivo di scoraggiare l’Azerbaigian da ulteriori attacchi. Dopo l’ultima invasione russa in Ucraina, tuttavia, sembra che la loro presenza nell’area non sia più un forte deterrente.
L’Azerbaigian ha guadagnato ulteriore territorio nel Nagorno-Karabakh nel marzo e nell’agosto 2022. Il 13 e 14 settembre, il conflitto si è inasprito con un attacco in territorio armeno, in cui sono morte più di 300 persone e circa 7.600 sono fuggite. Questo, tra l’altro, ha innescato l’iniziativa di Macron e Michel di cercare una soluzione.
Il 12 dicembre 2022, manifestanti azeri, autoproclamatisi attivisti ambientali, hanno iniziato a bloccare il corridoio di Lachin. Si tratta dell’unico collegamento dell’enclave con l’Armenia e quindi della principale via di approvvigionamento. Così, oltre alla minaccia pervasiva alla sicurezza degli armeni del Karabakh, i residenti devono affrontare gravi carenze alimentari e interruzioni di corrente.
Il conflitto sul Nagorno-Karabakh e la questione della demarcazione del confine tra i due Paesi sono importanti anche a livello internazionale. La Russia, così come le potenze regionali Iran e Turchia, sono coinvolte in questa disputa e potrebbero essere ulteriormente coinvolte nel conflitto.
Il 22 settembre 2022, l’Armenia ha invitato l’UE a istituire una missione civile al confine tra Armenia e Azerbaigian. Poco dopo, a margine della prima riunione della Comunità politica europea del 6 ottobre, le parti in conflitto si sono incontrate e non solo hanno riaffermato la reciproca sovranità e integrità territoriale, ma hanno anche concordato un processo di demarcazione del confine comune. Una missione di osservazione europea di due mesi, la Capacità di monitoraggio dell’UE (EUMCAP), doveva supportare questo processo.
Quando la missione si è conclusa il 19 dicembre 2022, l’UE ha lasciato una piccola missione di pianificazione per preparare una missione civile permanente dell’UE. La nuova Missione dell’UE in Armenia (EUMA) dovrebbe operare dal 20 febbraio in un’area – notevolmente ampliata rispetto all’EUMCAP – lungo l’intero confine dell’Armenia con l’Azerbaigian. Oltre al pattugliamento, ha il compito di stabilire (come l’EUMM Georgia) canali di comunicazione locali e meccanismi di de-escalation tra le parti in conflitto. Sosterrà inoltre la demarcazione dei confini e il dialogo trilaterale tra UE, Armenia e Azerbaigian per risolvere il conflitto. L’EUMA ha un mandato di due anni e avrà uno staff di 100 persone.
Attraverso l’EUMA, l’UE spera di rafforzare la fiducia tra Armenia e Azerbaigian a livello politico e sociale. La missione EUMA ha lo scopo di calmare le tensioni nell’area di conflitto e vicino al confine tra i due Paesi, come ha fatto l’EUMM in Georgia. La missione continuerà ad assistere entrambi i Paesi nel processo di demarcazione.
L’UE si trova di fronte a numerose potenziali insidie. La Russia, per esempio, sembra opporsi alla missione. L’Azerbaigian ha infine accettato la missione, anche se con riluttanza. Il presidente Aliyev ha descritto la nuova missione, con il suo mandato ampliato, come “molto sgradevole” e ha ritenuto che la missione avrebbe interrotto i negoziati tra Azerbaigian e Armenia. D’altra parte, l’Azerbaigian ha un interesse economico significativo in termini di relazioni con l’UE. La Turchia rimane un attore difficile e imprevedibile, ma non rappresenta una minaccia per l’attuazione del mandato dell’EUMA.
Inoltre, la Russia ha dislocato 2.000 truppe dichiarate come “forze di pace” in Azerbaigian e quasi 3.000 militari e unità di guardia di frontiera del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) in Armenia. Le guardie di frontiera dell’FSB controllano, tra l’altro, il confine di Stato tra Armenia e Iran. Hanno anche intercettato diverse volte le pattuglie dell’EUMCAP al confine tra Armenia e Azerbaigian. Ciò dimostra che in luoghi in cui la demarcazione tra Armenia e Azerbaigian non è chiara, l’EUMA potrebbe trovarsi in situazioni difficili.
Tuttavia, l’EUMA non è solo un’opportunità per l’UE di dare un importante contributo alla stabilizzazione del conflitto di confine e di facilitare ulteriormente i colloqui tra le parti in conflitto. Potrebbe anche essere un punto di svolta per il Caucaso, dove la tradizionale presenza russa sta perdendo influenza nei confronti dell’UE.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-02-01 18:57:562023-02-02 19:01:01Missione Ue in Armenia: opportunità o rischio? (Haffington Post 01.02.23)
Quest’anno il SUDESTIVAL riserverà un’attenzione particolare al cinema armeno*, attraverso un programma esclusivo di due giorni (3 e 4 febbraio), espressione del gemellaggio con il GAIFF di Yerevan e programmato a Bari, città che può narrare la storia umana, religiosa e culturale che lega l’Armenia alla Puglia, e a Polignano a Mare. Il cinema armeno è ricco di storia e fu istituito istituito il 16 aprile 1923, quindi quest’anno tra l’altro ricade l’anniversario del centenario. Oltre a diversi corti e a una selezione di film priettati a Bari, Polignano e Monopoli, la sezione ospiterà in anteprima assoluta in Italia il film Three graves of the artist di Harutyun Kachatryan, regista armeno, sceneggiatore, direttore della fotografia, produttore cinematografico, direttore generale del Golden Apricot Yerevan International Film Festival, artista meritevole della Repubblica di Armenia e membro votante della European Film Academy dal 2006. Il programma suhttps://www.sudestival.org/cinema-armeno/
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-02-01 18:55:092023-02-02 18:56:34CENTO ANNI DI CINEMA ARMENO CELEBRATI IN PUGLIA (Famiglia Cristiana 01.02.2023)
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 01.02.2023 – Vik van Brantegem] –Nel 52° giorno del #ArtsakhBlockade da parte delle autorità azere, nessun cambiamento è stato registrato in Artsakh/Nagorno Karabakh. Il blocco dell’autostrada interstatale Goris-Stepanakert continua ad essere in atto, con i veicoli delle forze di mantenimento della pace russe e del Comitato Internazionale della Croce Rossa gli unici ad essere autorizzati dall’Azerbajgian a entrare e uscire dal territorio dal 12 dicembre 2022. Prosegue il crimine umanitario alla luce del sole, che richiede non solo attenzione ma l’azione energica e risolutiva della comunità internazionale. Se gli USA, la Francia, la Russia e l’Occidente non agiscono, potremmo assistere ancora una volta ad un’altra tragedia armena e alla perdita di vite umane da cui il mondo sarà sconvolto troppo tardi. La condotta dell’Azerbajgian è del tutto inaccettabile per un mondo civilizzato, che rispetto ai crimini contro l’umanità del passato esclama: “Non lo sapevamo”. “Mai più”.
Intanto, uno che si immagina dovrebbe sapere meglio cosa significa genocidio, l’ex generale Yoav Galant, Ministro della Difesa dello Stato di Israele, oggi ha scritto in un post su Twitter: «Questa mattina ho parlato con i miei partner in Azerbajgian, il Ministro della Difesa, Col. Gen. Hasanov e il Capo del Servizio di Frontiera di Stato, Col. Gen. Guliyev. Abbiamo discusso degli importanti legami di difesa tra i nostri Paesi ed espresso il nostro impegno ad approfondire ulteriormente la cooperazione». Ecco, gli Armeni come i Palestinesi.
«Il legno viene venduto per le strade di Stepanakert. 1000 AMD (2 euro) per un fascio. Il legno di quercia è il migliore. Brucia a lungo e si riscalda bene. Me lo ricordo dalla prima guerra del Karabakh, quando gli appartamenti venivano riscaldati con stufe a legna, come tanti oggi» (Marut Vanyan, giornalista freelance a Stepanakert).
Il regime di Aliyev si è perso nelle sue stesse bugie sul #ArtsakhBlockade. Il Capo della Delegazione azera al Tribunale Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite, Elnur Mammadov, Viceministro degli Esteri della Repubblica di Azerbajgian ha dichiarato: «La strada resta aperta e sotto il controllo delle forze di mantenimento della pace russe». Elchin Amirbayov, Assistente del Primo Vicepresidente dell’Azerbajgian, Mehriban Aliyeva (moglie del Presidente Ilham Aliyev), Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica dell’Azerbaigian (è stato il primo Ambasciatore azero presso la Santa Sede nel 2005, oggi Ministro degli Esteri azero ombra): «Baku dà libero accesso alla strada al Comitato Internazionale della Croce Rossa. Consente inoltre la libera circolazione alle forze di mantenimento della pace della Russia». Al coro del corpo diplomatico azero – abbiamo già menzionato gli Ambasciatori azeri in Francia e in Germania – si è aggiunta la voce di Leyla Abdullayeva, Ambasciatrice dell’Azerbaigian in Francia, che nega categoricamente il #ArtsakhBlockade e la crisi umanitaria che il suo regime ha creato in Artsakh: «L’Armenia ha avuto 4 settimane di tempo da quando ha presentato la richiesta al Tribunale Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite per raccogliere prove del presunto blocco della strada [per nessun motivo viene usato la parola “Corridoio”] di Lachin. DOVE SONO?”.
In realtà, lei e i suoi simili stanno semplicemente fornendo quelle prove con le loro parole. Insistendo sui convogli della Croce Rossa e delle truppe russe fa nient’altro tranne chiarire che c’è un blocco sistemico al passaggio di altri mezzi.
Siamo nel 52° giorno del #ArtsakhBlockade e il corpo diplomatico dell’Azerbajgian pensa ancora che il Comitato Internazionale della Croce Rossa e le forze di mantenimento della pace russe siano il nuovo Uber.
Ricevono chiamate giornaliere dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Russia, dall’Unione Europea e da altri Paesi, con la richiesta per aprire il Corridoio di Berdzor (Lachin). Pensano che la gente continua a credere alle lore sciocchezze? Beh, forse quelli che sono sul libro paga del terrorista Aliyev.
Molti Azeri nei commenti sui social negano il blocco, condividendo nel contempo le foto delle auto della Croce Rossa e delle truppe russe, come negano anche le esecuzioni di prigionieri di guerra e civili armeni, mentre i social sono piena di prove video dei loro orrendi crimini e di molti inaccettabili abusi personali, da fonti azeri.
«Stiamo lavorando per garantire la continuità dei servizi sanitari di emergenza e di ambulanza lungo il Corridoio di Lachin. Abbiamo facilitato il passaggio sicuro di 60 pazienti che necessitano di cure mediche urgenti. I nostri team hanno anche consegnato medicine, latte artificiale e cibo alle strutture sanitarie. Poiché questa situazione ha portato alla separazione di alcune famiglie, dall’inizio di gennaio abbiamo facilitato il trasferimento di 95 persone attraverso il Corridoio di Lachin. Ciò avviene in accordo con le parti e sulla base dei desideri dei familiari interessati» (Comitato Internazionale della Croce Rossa, 1° febbraio 2023. A commento delle foto qui sopra su Twitter).
Apparentemente non c’è un #ArtsakhBlockade da 52 giorni. È solo il Comitato Internazionale della Croce Rossa che prende il controllo dei trasporti lungo il Corridoio di Lachin (insieme al Ministero della Difesa della Federazione Russa).
«Sostegno dei bambini armeni che vivono in Francia ai bambini armeni che vivono in Artsakh» (Liana Margaryan).
«Credo che la Russia, la Francia e gli Stati Uniti, in quanto Copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, e in quanto attori che comprendono la complessità del conflitto dell’Artsakh, possano unirsi ed esercitare insieme una forte pressione sull’Azerbajgian. La mia intervista a The Armenian Mirror-Spectator[QUI]» (Ruben Vardanyan).
Complimenti ad Arum Arkun per questa esemplare intervista-articolo Il Ministro di Stato Vardanyan rinnova l’appello a sostenere l’Artsakh del 28 gennaio 2023, pubblicata da The Armenian Mirror-Spectator il 31 gennaio, che mette in luce la difficile situazione dell’Artsakh e della sua gente sotto il brutale blocco del dittatore di Baku e la forte volontà dell’Artsakh di sopravvivere e prosperare nonostante tutte le avversità e l’apparente indifferenza del “mondo civilizzato” dell’Occidente che, come afferma giustamente il Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, Ruben Vardanyan, invece di applicare sanzioni al prepotente dittatore guerrafondaio Ilham Aliev e di effettuare un immediato ponte aereo umanitario a Stepanakert, è impegnato a non fare nulla o a offrire banalità verbali nell’interesse della convenienza politica. La diaspora armena, specialmente in Occidente, sta svolgendo un ruolo molto importante e chiaro, un punto che viene opportunamente evidenziato anche in questa intervista, da svolgere nel fare pressioni sui rispettivi governi, affinché procedano con le sanzioni contro il brutale prepotente di Baku e per avviare un ponte aereo umanitario immediato a Stepanakert. Si fece per Berlino circondato dal blocco sovietico e nessun aereo fu abbattuto da Mosca, come adesso minaccia di fare Baku. Comunque, il Ministro di Stato dell’Artsakh ha affermato «che non si tratta di morire di fame e di morire per mancanza di cibo, ma della pressione a rinunciare al proprio diritto fondamentale di essere indipendenti, di autodeterminare il proprio futuro e di autodeterminare il proprio diritto a vivere nella propria patria con il tuo Stato di diritto».
In altre parole, si tratta di un blocco politicamente motivato da parte dell’Azerbajgian, volto a distruggere la capacità dell’Artsakh di continuare a essere un’entità separata e autonoma.
Al riguardo, l’Azerbajgian può rivendicare l’Artsakh come interamente suo proprietà come vuole (senza gli Armeni che ci abitano da migliaia di anni), ma il diritto internazionale non è così chiaro. Poi, è ironico che quelli più inclini a liquidare l’Artsakh come un vassallo della Russia, siano le stesse voci che cercano di avallare le manipolazioni etniche del dittatore sovietico Joseph Stalin. E comodamente dimenticano che l’Artsakh si è dichiarato indipendente dall’Unione Sovietica, prima dell’Azerbajgian e che non ha mai fatto parte dell’Azerbajgian post-sovietico.
«Regional İnkişaf İctimai Birliyi (RİİB), un’organizzazione governativa dell’Azerbajgian, ha organizzato ieri a Shushi un evento per la “Giornata della Gioventù dell’Azerbajgian”. RİİB è stata fondata con l’aiuto della Fondazione Heydar Aliyev. Lo scopo principale dell’organizzazione, secondo il loro sito web, è partecipare alla vita socio-economica, sociale e culturale del Paese, aiutare a costruire la società civile e sostenere i programmi di sviluppo sponsorizzati dal governo nelle regioni. Gli studenti sono stati portati da Baku in autobus per continuare a bloccare il Corridoio di Lachin e hanno ricevuto sacchetti regalo e snack. Questo piccolo viaggio sul campo sembra essere stato organizzato per mostrare ai giovani Azeri come creare una crisi umanitaria e come intrappolare 120.000 Armeni nell’Artsakh. Che bella gita scolastica. Insegnare l’odio e l’ignoranza in così giovane età. Che bella organizzazione governativa e governo per consentire che azioni così ripugnanti vengano mostrate alla tua giovinezza. Che tipo di esempio stai dando per il futuro della tua nazione instillando l’odio dentro di loro?
Un corso di perfezionamento sulla pulizia etnica insegnato ai giovani non permetterà mai che questo conflitto si plachi. Come possiamo parlare di pace e di ripristinare le relazioni reciproche se l’Azerbajgian continua a diffondere l’armenofobia sponsorizzata dallo Stato in tutta la sua popolazione? Questo è solo un altro esempio di odio contro gli Armeni sponsorizzato dallo Stato che deve essere schiacciato prima che il seme continui a crescere. Credo che sia troppo tardi e trovare una soluzione ragionevole al conflitto azero-armeno sembra essere fuori portata se questo tipo di comportamento deve continuare per l’Azerbajgian, e sicuramente continuerà dato gli atti di Aliyev» (Varak Ghazarian – Medium, 1° febbraio 2023 – Nostra traduzione italiana dall’inglese).
Studenti della Scuola N. 8 di Stepanakert, 1° febbraio 2023. «52 giorni di blocco non spezzeranno lo spirito dei nostri figli, della nostra gente. L’Azerbajgian non spezzerà la nostra motivazione, il nostro diritto alla vita e la nostra volontà di prosperare. L’Artsakh è forte. L’Artsakh prospererà» (301, 1° febbraio 2023. Riprese di Margarita Petrosyan).
Per Andranik Khachatryan, Direttore della società ArtsakhEnergo che distribuisce energia elettrica in Artsakh/Nagorno-Karabakh, sono settimane ancor più frenetiche del solito. Ogni giorno deve cercare di far quadrare i conti, ovvero rifornire di elettricità i 120.000 Armeni che popolano la regione. Sono trascorsi infatti più di 20 giorni dal guasto (o più probabilmente, sabotaggio) dell’unica linea elettrica aerea ad alta tensione (110 kV) che alimenta l’Artsakh/Nagorno-Karabakh dall’Armenia. E gli Azeri impediscono qualsiasi intervento di riparazione.
L’incidente dell’elettrodotto in ingresso ad Artsakh dall’Armenia è avvenuto il 9 gennaio, nella seconda metà della giornata, secondo i dati registrati dalle relative apparecchiature di ArtsakhEnergo, nella tratta Berdzor-Aghavno, al 30° km del linea aerea. Quella sezione è completamente sotto il controllo degli Azeri; cioè, anche se il Corridoio di Lachin venisse riaperto, gli specialisti armeni non possono avvicinarsi al luogo dell’incidente senza il permesso degli Azeri. Se gli Azeri consentono agli specialisti armeni di avvicinarsi all’area, è possibile riparare i danni in poche ore.
Si capisce ora per quale motivo nello scorso agosto l’Azerbajgian impose – in violazione dell’accordo di tregua del novembre 2020 – lo slittamento più a sud del Corridoio di Lachin: non solo per occupare Berdzor, Aghavno e Sos ma anche per avere pieno controllo sulla linea elettrica che arriva dall’Armenia. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
“È difficile dire inequivocabilmente se l’incidente sia tecnico o il risultato di un intervento collaterale. Tenendo conto che gli Azeri non ci hanno dato l’opportunità di eseguire lavori di riparazione dell’incidente per quasi un mese, ciò fa sospettare che ci è stato un intervento artificiale. Inoltre, l’incidente non ha avuto gravi conseguenze e può essere ripristinato in poche ore“, dice Andranik Khachatryan alla stampa.
Al momento l’elettricità viene fornita in Artsakh dalla centrale idroelettrica di Sarsang, ma la sua capacità è limitata, e se questa situazione persiste, sorgeranno seri problemi perché il bacino idrico si svuoterà rapidamente e non vi sarà acqua per irrigare i campi in primavera (compresi quelli azeri…).
Per sopperire alla mancanza di corrente è stato fatto un programma di interruzioni di corrente: prima due ore al giorno, poi 4 ore, poi 6 ore salvo ulteriori incrementi se necessario.
È stata interrotta l’erogazione alle grandi aziende energivore e questo ha inevitabilmente una ricaduta sull’economia di tutto il Paese sia in termini economici che sociali; anche per le contemporanee interruzioni – sempre per sabotaggio azero – della fornitura del gas.
Ma questo è esattamente quello che il dittatore azero Aliyev vuole. ARTSAKH RESISTI!
Il racconto delle sofferenze subite dalla popolazione dell’Artsakh, dopo che sedicenti ambientalisti azeri dal 12 dicembre 2022 hanno bloccato il Corridoio di Berdzor (Lachin), unica via di comunicazione tra l’enclave e l’Armenia. Nel video di Artak Beglaryan, Consigliere del Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, si raccontano le difficili condizioni di vita di bambini, anziani, malati e disabili. La gente è stata costretta a ricorrere alla legna per riscaldare le case, scuole e asili sono stati chiusi, negli ospedali le operazioni chirurgiche sono state sospese. Gli abitanti hanno ricevuto dei voucher che garantiscono ogni mese una quantità stabilita di grano saraceno, pasta, riso, olio e zucchero. «Ma anche fare una semplice zuppa è diventato impossibile». Il video è stato mostrato in anteprima all’incontro Karabakh. Il conflitto invisibile. Cosa sta succedendo alla popolazione dell’Artsakh che – come abbiamo annunciato – si è svolto martedì 31 gennaio 2023 a Milano, cui hanno partecipato la scrittrice Antonia Arslan e Mario Mauro, già Ministro della Difesa e Vicepresidente del Parlamento Europeo, con la moderazione di Emanuele Boffi, Direttore di Tempi.
Mentre i riflettori dei grandi media internazionali sono puntati sull’Ucraina, non molto lontano, nel Caucaso meridionale. si è riacceso lo scontro tra Azerbaigian e Armenia per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh, territorio conteso tra le due nazioni, in cui sussiste l’autoproclamata Repubblica indipendente dell’Artsakh, filo-armena, che conta 120.000 abitanti. Queste vicende sono poco conosciute a livello di massa, pur originando dalla storia dell’Unione Sovietica (precisamente con Stalin) e culminando con la sua fine, nel 1991, quando il clima nella regione diventa tumultuoso. Oggi la questione è importante perché coinvolge gli interessi della Russia e della Turchia, ma anche dell’Europa, che tratta con l’Azerbaigian per le forniture di gas alternative a quelle di Putin. Vista la situazione difficile, l’Unione Europea ha recentemente iniziato una missione civile denominata “Euma”, finalizzata al favorire un accordo tra Baku e Yerevan. La missione avrà un mandato inizialmente di due anni con a capo Stefano Tomat, amministratore delegato scelto per sua capacità di pianificazione e condotta del Servizio europeo per l’Azione esterna (Seae).
«L’Euma effettuerà pattugliamenti di routine e riferirà sulla situazione», ha precisato in una nota l’alto rappresentante Borrell, aggiungendo che la missione “contribuirà anche agli sforzi di mediazione nel quadro del processo guidato dal presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel“. Obiettivo dell’Unione Europea è prendere il posto della Russia come mediatrice tra Armenia e Azerbaigian, sia lungo il confine sia nella regione del Nagorno-Karabakh. Nell’enclave cristiana nel sud-ovest dell’Azerbaigian (Paese a maggioranza musulmano) è dal 1992 che si protrae un conflitto congelato, con scoppi di violenze armate come quello dell’ottobre del 2020. In sei settimane di conflitto erano morti quasi 7.000, prima del cessate il fuoco che ha imposto all’Armenia la cessione di ampie porzioni di territorio nel Nagorno-Karabakh.
Il 12 dicembre l’Azerbaigian ha bloccato il Corridoio di Lachin, l’unica via di accesso all’Armenia e al mondo esterno per gli abitanti della Repubblica dell’Artsakh. Da più di 50 giorni su questa strada non transitano più beni essenziali come cibo e farmaci, ma Baku ha tagliato anche l’erogazione di gas e acqua potabile. Il Parlamento UE ha intimato all’Azerbaigian a “riaprire immediatamente” la strada e ad “astenersi dal compromettere il funzionamento dei collegamenti di trasporto, energia e comunicazione tra l’Armenia e il Nagorno-Karabakh”. Il contesto è critico, mentre sul piano diplomatico il presidente del Consiglio Ue Michel è concentrato su contatti diretti con il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e il premier dell’Armenia, Nikol Pashinyan, spingendo per colloqui sulla delimitazione degli oltre mille chilometri di confine tra i due Paesi.
Quali sono i nodi geopolitici e perché l’Europa ha le sue responsabilità
Il destino dell’Armenia è intrecciato a quello della Russia, che ai tempi di Stalin decretò quali fossero i territori di competenza di Yerevan. Contemporaneamente l’Urss delimitò anche i possedimenti azeri, con l’intento di mettere fuori gioco sia l’uno che l’altro Paese, i quali condividendo profondamente i confini, avrebbero avuto più difficoltà nell’avocare una possibile indipendenza da Mosca. C’è da considerare poi la presenza turca, che dalla Russia degli zar aveva ottenuto le città armene di Krs e Ardahan, macchiandosi, nel 1915, di un terribile genocidio in cui persero la vita un milione e mezzo di armeni. Tuttavia, dopo lo scioglimento dell’Urss, l’Armenia contò sulla benevolenza russa in chiave anti-turca. Di fatto fu così fino alla ripresa delle ostilità nel 2020 in Nagorno-Karabakh quando, secondo Yerevan, l’apporto di Putin non fu sufficiente, mentre dall’altra parte Erdogan sosteneva concretamente l’offensiva dell’Azerbaijan, che tra l’altro è il Paese invasore. Ora, a due anni di distanza, l’attenzione di Mosca verso gli Armeni è ancora più debole, per ovvi motivi, e Baku sta diventando sempre più importante nel rimodellamento delle strategie energetiche. L’Unione Europea, ma anche la Turchia, chiedono più gas e petrolio dall’Azerbaigian, che però per potenziare i rifornimenti ha bisogno di un corridoio che da Baku e dall’Iran arrivi a Istambul e nel cuore dell’Europa. A questo punto, Vladimir Putin si trova in una posizione ambigua, perché non può prendere le parti di Baku, ma neppure può mostrarsi ostile a Erdogan e a Teheran, che nell’ambito del conflitto ucraino non gli sono ostili. Con il leader turco che non si sbilancia e anzi rallenta la Nato, mentre l’Iran fornisce armi a Mosca. A rendere ancora più intricato il quadro, il fatto che la compagnia petrolifera russa Lukoil è padrona di circa il 25% delle riserve petrolifere dell’Azerbaigian nel Mar Caspio, per cui Putin resterà ugualmente un attore nel gioco, anche nel caso l’Europa rifiuti di comprare direttamente da Mosca.
La situazione non tranquillizza neppure gli Stati Uniti i quali, non favorevoli a nuove rotte energetiche e non sicuri dell’adesione di Baku al fronte occidentale, hanno condannato le torture da parte degli azeri nei confronti dei militari armeni, additando Baku come il Paese aggressore, in occasione della visita della speaker della Camera Nancy Pelosi a Yerevan. Una tale complessità, ovviamente, non può che gravare maggiormente sulla parte più fragile, ossia gli abitanti del Nagorno-Karabakh.
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