Parlamento turco: fischi e rimbrotti verso il deputato armeno che ricorda il genocidio /Asianews.it 23.04.16)
Ankara (AsiaNews) – Garo Paylan, deputato di origine armena del gruppo parlamentare del Partito popolare democratico (filo-curdo), ha aperto il suo discorso all’Assemblea nazionale turca (v. foto 1), pronunciando la parola “Salve” in armeno (“Parev”), riportando alla memoria del Paese il 101mo anniversario del genocidio armeno, iniziato nel 1915. Il suo discorso si è tenuto due giorni fa ad Ankara, in prossimità della giornata che ricorda il genocidio armeno, fissata per il 24 aprile. Il genocidio ha causato lo sterminio quasi totale della popolazione armena, deportando verso i deserti siriani ed iracheni i pochi “avanzi della spada”. Grazie alla fine della Prima guerra mondiale e alla sconfitta dell’impero ottomano, i pochi sopravvissuti ricostituirono quella che oggi è la diaspora armena nel mondo. Tale diaspora è composta dai nipoti e discendenti di quei sopravvissuti – orfani e vedove scheletriti, quasi senza più sembianze umane – che ancora oggi lottano affinché la Turchia fermi la falsificazione storica ed il suo negazionismo di Stato. Ancora oggi, infatti, Il governo turco si rifiuta di riconoscere il genocidio ai danni degli armeni, e questa è una delle cause di tensione tra Unione europea e Turchia, come pure con la Santa Sede. I tribunali turchi condannano al carcere fino a tre anni chiunque pronunci il genocidio armeno in pubblico.
I turchi di origine armena, gli armeni della diaspora e molti Paesi nel mondo spingono Ankara a riconoscere il “Grande Male” dello sterminio e a chiedere perdono.
Il deputato Garo Paylan ha chiesto al governo “di aprire un’indagine” relativa “all’uccisione dei 13 deputati armeni del Parlamento turco nel 1915”, assassinati nelle modalità più barbare solo perché armeni, nonostante fossero coperti da immunità parrlamentare.
“Uno ogni due cittadini in queste terre era armeno o in parte armeno” ha ricordato il deputato Garo Paylan. “Voi – ha continuato – cercate di giustificare gli avvenimenti con la scusa della guerra”.
“Ammettiamo che ci fosse stata davvero la guerra fra armeni e turchi” ha detto Paylan “ammettiamo per ipotesi che ci fossero stati alcuni armeni passati al campo russo. Che colpa ne aveva l’intera popolazione? Perché sterminare i bambini, le donne, gli anziani in zone lontane migliaia di chilometri dal confine russo-turco?”.
“Io sono qui” ha ricordato Garo Paylan “perché un vicino di casa turco ha voluto salvare nascondendo a casa sua a Malatya, mio nonno allora bambino”.
Alcuni nazionalisti turchi in aula hanno cercato di coprire l’intervento del deputato cristiano, durato 6 minuti. Ma egli continuando, ha mostrato una ad una le foto dei deputati ottomani armeni uccissi durante il genocidio del 1915 (v. foto 2): Krikor Zohrab, deputato di Istanbul; Bedros Haladjian, deputato di Istanbul; Nazaret Daghavarian, deputato di Sivas; Garabed Pashaian, deputato di Sivas; Ohannes Seringulian, deputato di Erzurum; Onnik Tersekian, deputato di Van; Hampartsum Boyadjian, deputato di Kozan; Vahan Papazian, deputato di Van; Hagop Babikian, deputato di Terkidg; Karekin Pasdermedjian, deputato di Erzurum; Kegham Der Garabedian, deputato di Mush; Hagop Boyadjian, deputato di Terkidag; Artin Boshgezenian, deputato di Aleppo. Di ognuno egli ha dato brevi dettagli sul loro tragico destino durante il Genocidio.
Il deputato armeno ha condannato il fatto che molte strade, piazze, scuole ed ospedali sono dedicati ai nomi dei perpetratori del Genocidio. “Potete immaginare – ha detto – di recarvi in Germania e passeggiare in una via dedicata ad Adolf Hitler?”.
Paylan non ha detto che i perpetratori hanno anche i loro mausolei su una collina di Istanbul, dove sono sepolti come eroi.
Alla fine della presentazione, i fischi dei nazionalisti turchi, sono stati coperti da un coro di applausi da parte dei deputati curdi, e Garo Paylaan ha concluso, come aveva esordito, in lingua armena dicendo: “Azdvaz irentz Hokin Lusavore”, “Che Dio copra di luce le loro anime”. (PB)
Turchia, deputato armeno parla del genocidio, contestato (AGI 23.04.16)
Roma – Garo Paylan, deputato di origine armena del gruppo parlamentare del Partito popolare democratico (filo-curdo), ha aperto il suo discorso all’Assemblea nazionale turca, pronunciando la parola “Salve” in armeno (“Parev”), riportando alla memoria del Paese il 101mo anniversario del genocidio armeno, iniziato nel 1915. Il suo discorso – scrive Asianews – si e’ tenuto due giorni fa ad Ankara, in prossimita’ della giornata che ricorda il genocidio armeno, fissata per il 24 aprile. Il genocidio ha causato lo sterminio quasi totale della popolazione armena, deportando verso i deserti siriani ed iracheni i pochi “avanzi della spada”. Grazie alla fine della Prima guerra mondiale e alla sconfitta dell’impero ottomano, i pochi sopravvissuti ricostituirono quella che oggi e’ la diaspora armena nel mondo. Tale diaspora e’ composta dai nipoti e discendenti di quei sopravvissuti – orfani e vedove scheletriti, quasi senza piu’ sembianze umane – che ancora oggi lottano affinche’ la Turchia fermi la falsificazione storica ed il suo negazionismo di Stato. Ancora oggi, infatti, il governo turco si rifiuta di riconoscere il genocidio ai danni degli armeni, e questa e’ una delle cause di tensione tra Unione europea e Turchia, come pure con la Santa Sede. I tribunali turchi condannano al carcere fino a tre anni chiunque pronunci il genocidio armeno in pubblico. I turchi di origine armena, gli armeni della diaspora e molti Paesi nel mondo spingono Ankara a riconoscere il “Grande Male” dello sterminio e a chiedere perdono.
Il deputato Garo Paylan ha chiesto al governo “di aprire un’indagine” relativa “all’uccisione dei 13 deputati armeni del Parlamento turco nel 1915”, assassinati nelle modalita’ piu’ barbare solo perche’ armeni, nonostante fossero coperti da immunita’ parlamentare. “Uno ogni due cittadini in queste terre era armeno o in parte armeno” ha ricordato il deputato Garo Paylan. “Voi – ha continuato – cercate di giustificare gli avvenimenti con la scusa della guerra”. “Ammettiamo che ci fosse stata davvero la guerra fra armeni e turchi” ha detto Paylan “ammettiamo per ipotesi che ci fossero stati alcuni armeni passati al campo russo. Che colpa ne aveva l’intera popolazione? Perche’ sterminare i bambini, le donne, gli anziani in zone lontane migliaia di chilometri dal confine russo-turco?”. “Io sono qui” ha ricordato Garo Paylan “perche’ un vicino di casa turco ha voluto salvare nascondendo a casa sua a Malatya, mio nonno allora bambino”. Alcuni nazionalisti turchi in aula hanno cercato di coprire l’intervento del deputato cristiano, durato 6 minuti. Ma egli continuando, ha mostrato una ad una le foto dei deputati ottomani armeni uccissi durante il genocidio del 1915. Di ognuno egli ha dato brevi dettagli sul loro tragico destino durante il Genocidio.
Il deputato ha condannato il fatto che molte strade, piazze, scuole ed ospedali sono dedicati ai nomi dei perpetratori del Genocidio. “Potete immaginare – ha detto – di recarvi in Germania e passeggiare in una via dedicata ad Adolf Hitler?”. Paylan non ha detto che i perpetratori hanno anche i loro mausolei su una collina di Istanbul, dove sono sepolti come eroi. Alla fine della presentazione, i fischi dei nazionalisti turchi, sono stati coperti da un coro di applausi da parte dei deputati curdi, e Garo Paylaan ha concluso, come aveva esordito, in lingua armena dicendo: “Azdvaz irentz Hokin Lusavore”, “Che Dio copra di luce le loro anime”. (AGI)

Pietro Kuciukian (che alla cerimonia era accompagnato dalla moglie Anna Maria Samuelli), è medico chirurgo ed è nato ad Arco il 18 gennaio del 1940; oggi vive e lavora a Milano. Il padre venne in Italia da Istanbul nel 1915, durante il genocidio degli Armeni perpetrato dal governo dei Giovani Turchi. Come il padre prima di lui, ha studiato al collegio dei Mechitaristi di Venezia dove ha appreso la lingua armena. Dopo il terremoto in Armenia del 1988, si è recato nelle zone sinistrate ad aiutare i connazionali. Ha lavorato all’installazione di un ambulatorio medico a Spitak e di due scuole a Stepanavan (città della quale ha ricevuto la cittadinanza onoraria).
Ha pubblicato a Venezia nel 1991 i volumi “Terre dimenticate” e “Nel paese delle pietre urlanti”. Ha curato il volume di Raffaele Gianighian, un sopravvissuto al genocidio del 1915, “Khodorciur” (Venezia, 1992). Ha pubblicato nel 1994 “Le terre di Nairì. Viaggi in Armenia”, nel 1996 “Viaggio fra i cristiani d’oriente. Comunità armene in Siria e in Iran”, nel 1996 il catalogo bilingue “Armin T.Wegner e gli Armeni in Anatolia, 1915″. Ha tradotto in italiano gli scritti del Khatolicos armeno Karekin I “Identità della Chiesa armena”, edito a Bologna nel 1998. Il suo volume “Dispersi. Viaggio fra le comunità armene nel mondo” (Guerini, 1998) analizza nell’ultimo capitolo la problematica della memoria e dell’oblio anche in rapporto al genocidio ebraico (la seconda edizione è del 1999). Nel novembre del 2000 ha pubblicato il libro “Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli Armeni”, che raccoglie una serie di profili di giusti, la cui opera fu essenzialmente di testimonianza e di denuncia, tanto più importante se si pensa che fino ad oggi sul genocidio degli armeni continua a gravare il silenzio della Turchia. Con questo libro l’autore ha vinto il Premio S. Vidal a Venezia per il dialogo fra i popoli e le religioni.
Nel gennaio del 2003 gli è stato conferito dal Comune di Milano l’Ambrogino d’oro per l’attività nella ricerca dei “Giusti per gli Armeni”. Gli è stata dedicata una targa, e un albero è stato piantato nel viale dei Giusti sul monte Stella di Milano.
Ha curato l’edizione italiana del volume “La tragedia di Sumgait, 1988.Un pogrom di Armeni nell’Unione Sovietica” di Samuel Shahmuradian, pubblicato nel 2012 dall’editore Guerini. Nel 2013 è stato tradotto in armeno da Lilit Melikian e Gaghik Baghdassarian il volume di Kuciukian “Dispersi” , pubblicato a Yerevan con il titolo “Sprvazner”.
«La città di Arco – ha proseguito il sindaco – intende esprimere gratitudine per l’affetto che Pietro Kuciukian ha sempre dimostrato per la sua terra natale, ma soprattutto intende lodare il suo operato instancabile per aver proposto, sia con la creazione di Gariwo, il Giardino dei Giusti, sia con i suoi scritti e le sue conferenze, una lettura della storia che rende merito alle persone che hanno agito secondo giustizia ed equità anche nei momenti più bui del passato, ed in particolare per l’opera di informazione relativa alla vicenda del genocidio degli Armeni del 1915, vissuto direttamente dalla sua famiglia. Particolarmente encomiabile, fra le numerose iniziative e attività svolte, quanto fatto a favore delle giovani generazioni e nelle scuole per insegnare che c’è sempre la possibilità di far valere la giustizia e la solidarietà umana».