Victoria Baghdasaryan nominata Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia presso il Quirinale

Con un decreto presidenziale datato 18.05.2016 la Sig.ra Victoria Baghdasaryan è stata nominata nuova Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia in Italia.

Nel dare il benvenuto alla nuova Ambasciatrice cogliamo l’occasione per porgere all’ambasciatore uscente Sua Ecc. Sarghis Ghazarian, che ha terminato il periodo della sua missione diplomatica in Italia,  i nostri migliori auguri uniti alla nostra gratitudine per il lavoro diplomatico svolto a servizio dell’Armenia e degli Armeni nonché per la proficua collaborazione.

Consiglio per la comunità armena di Roma

COMUNICATO STAMPA – LA SICILIA RICONOSCE IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI

LA SICILIA RICONOSCE IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI

Ieri 20 aprile 2016  l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato all’unanimità la mozione che riconosce il Genocidio del popolo armeno. Il riconoscimento da parte dell’ARS giunge a tre giorni dal 101° anniversario di quei tragici fatti (24 aprile 1915). Il Governo della Regione siciliana si impegna così a promuovere d’intesa, con il Governo Nazionale, iniziative per ricordare il Genocidio degli Armeni e a diffonderne i fatti storici.

Ha dichiarato il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone: “L’approvazione della mozione è una testimonianza di amicizia nei confronti di un popolo al quale ci legano antichi rapporti di fraternità e scambi culturali. Ma è anche un contributo alla ricerca di una verità storica che per troppo tempo è stata negata e che, ancora oggi, si vuole occultare. Già nello scorso di mese novembre, in occasione della sua visita a Palermo, avevo manifestato all’ambasciatore armeno in Italia, Sargis Ghazaryan, la vicinanza e la solidarietà dei siciliani per la difesa dei loro diritti inviolabili e per il riconoscimento di quello che è stato il primo genocidio del XX secolo.”

25.11.2015 ARS Pres_Ardizzone incontra Amb_GhazaryanMolto soddisfatto anche l’Ambasciatore armeno in Italia Sargis Ghazaryan che ha voluto subito ringraziare i promotori della mozione gli onorevoli Cordaro, D’Asero, Papale e Grasso, il Presidente Ardizzone e tutta l’Assemblea Regionale Siciliana per aver scritto una nuova pagina di storia nei rapporti Sicilia Armenia.

“Quando ho incontrato il Presidente Ardizzone ero sicuro che la nostra storia comune, che risale al X secolo, avrebbe proseguito il suo percorso di amicizia, collaborazione e condivisione di valori.” Ha poi aggiunto: “Oggi la Sicilia si è unita a quel coro di città, regioni, stati, organizzazioni internazionali che lavorano proattivamente alla prevenzione dei genocidi e dei crimini contro l’umanità. La cultura della pace, della democrazia e del principio dell’autodeterminazione dei popoli, citati nella mozione, devono essere continuamente e risolutamente affermati, soprattutto in un momento come quello attuale che li vede messi a repentaglio con la forza delle armi, in vari angoli del mondo, così come sta accadendo in Nagorno Karabakh.”

Testo della mozione

LA RAI CENSURA IL GENOCIDIO ARMENO SU PRESSIONE DELLA TURCHIA?

Ecco perché l’Italia è scesa al 77° posto nella classifica della libertà di informazione nel mondo.

Nessuna risposta è pervenuta dalla Rai riguardo alla richiesta di spiegazione per la mancata messa in onda, sabato scorso, di un documentario sul genocidio armeno la cui emissione sul canale Rai Storia era stata annunciata dalla stessa azienda in un comunicato di lancio.

Gli inviti (mail e telefonate) del “Consiglio per la comunità armena di Roma” a fornire una giustificazione riguardo la cancellazione del programma ad oggi sono rimasti disattesi.

Dobbiamo presumere  che a viale Mazzini siano arrivate  pressioni diplomatiche turche per la cancellazione del documentario. Una diversa spiegazione di natura tecnica sarebbe immediatamente pervenuta e sarebbe stata accompagnata  dalla segnalazione della nuova programmazione. Ma così non è stato.

Dobbiamo pertanto pensare  che  il servizio televisivo pubblico italiano si piega ai desideri di uno Stato la cui deriva autoritaria è sotto gli occhi di tutti?

Non dobbiamo allora meravigliarci se l’ultima classifica sulla libertà di informazione nel mondo appena pubblicata da “Reporter Senza Frontiere” fa scivolare l’Italia al 77° posto.  E le pressioni arrivano proprio dalla Turchia che, insieme all’Azerbaigian, occupa gli ultimi posti di questa lista del disonore.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma”, alla vigilia della Giornata della memoria (24 aprile, a Roma sarà ricordata con una manifestazione al Pantheon alle ore 15),  si ritiene profondamente sconcertato dalla vicenda e rinnova alla Rai ed all’organo di Vigilanza la richiesta di chiarimenti oltre che l’invito a fornire al pubblico un’adeguata informazione sull’argomento.

Il presente comunicato viene inoltrato per opportuna conoscenza alla Commissione di vigilanza sui servizi radiotelevisivi  per gli opportuni passi che vorrà intraprendere.

Roma 21.04.2016

                                   Consiglio per la comunità armena di Roma

SABATO 16 Aprile ore 22.30 – RAI STORIA: IL GENOCIDIO ARMENO Una strage ancora negata

RAI STORIA: IL GENOCIDIO ARMENO

Una strage ancora negata

16/04/2016 – 22:30

Nel corso della prima guerra mondiale, l’Impero Ottomano compie uno dei più grandi genocidi della storia mondiale, uccidendo gran parte della popolazione armena presente nel suo territorio. Le vittime sono oltre un milione, ma ancora oggi la Turchia nega l’intento genocida di questi omicidi di massa. Una tragedia al centro del documentario “Il genocidio armeno”, realizzato da Andrew Goldberg per la Pbs, in onda sabato 16 aprile alle 22.30 su Rai Storia. Il racconto si snoda attraverso le interviste con studiosi di fama, tra cui molti di origine turca, come Peter Balakian, Samantha Power, Ron Suny, Taner Akcam, Halil Berktay e Israele Charny. La narrazione è di Julianna Margulies e include le note storiche di Ed Harris, Natalie Portman, Laura Linney e Orlando Bloom.

Rainews. Alcuni servizi video direttamente dal Nagorno Karabakh (Rainews24 aprile 2016)

 Il giardino nero del Caucaso: reportage Rainews dal Nagorno Karabakh in bilico su una nuova guerra  Vai al video

Resta tesa la situazione in Nagorno Karabakh. Reportage dal “fronte” di Stepanakèrt  Vai al video

 

Nel Nagorno Karabakh, terra di contesa. Il reportage Vai al video

 

Nagorno Karabakh, “Noi siamo le nostre montagne”. Reportage dalla linea di contatto Vai al video

COMUNICATO STAMPA – PREOCCUPAZIONE DEGLI ARMENI E CONDANNA PER L’AGGRESSIONE AZERA AL NAGORNO KARABAKH

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” esprime profonda preoccupazione per gli attacchi azeri di queste ultime ore al Nagorno Karabakh e nel condannare l’accaduto, chiede la massima attenzione delle istituzioni italiane e dei media affinché l’ennesima grave violazione azera del cessate-il-fuoco abbia immediato termine.

A partire dalla notte scorsa, su tutta la linea di contatto tra Azerbaigian e repubblica del Nagorno Karabakh, vi sono stati numerosi tentativi di penetrazione azera nel territorio armeno anche con utilizzo di carri armati, artiglieria pesante e mezzi aerei leggeri. Numerosi razzi BM 21 Grad sono stati lanciati su insediamenti abitativi prossimi alla linea di confine; queste criminali azioni hanno prodotto la morte di un bambino di dodici anni, il ferimento di altri due (di 15 e 16 anni) nonché di altri quattro adulti in altre villaggi del NK.

La tensione resta altissima e le autorità armene si sono appellate alla comunità internazionale affinché condanni in modo inequivocabile l’aggressione dell’Azerbaigian dietro la cui attività bellica si cela il tentativo di nascondere i gravissimi problemi di libertà e rispetto dei diritti umani del regime di Baku, sordo a tutti i recenti appelli della comunità internazionale e dei mediatori per una composizione pacifica  del contenzioso.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” auspica che anche l’Italia si unisca alla condanna di tale aggressioni che rischiano di far precipitare la regione in una guerra che oltre a causare immani distruzioni e migliaia di vittime avrebbe conseguenti pesantissime per il comparto energetico da cui l’Italia stessa dipende. Non sarà nascondendo la testa sotto la sabbia o parteggiando per l’Azerbaigian che si potrà evitare la distruzione delle pipe line in caso di conflitto globale.

CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA

www.comunitaarmena.it

Roma, 2 aprile 2016

RadioBattle primo Campionato Europeo delle Radio. Votate Armenia

Riceviamo dall’Ambasciata Armena in Italia e debitamente trasmettiamo:

 

questa volta, complice la primavera,  vi chiediamo di sostenere una radio! Armena, ovviamente.
Domenica 3 aprile in diretta su Rai Radio2 dalle 20 alle 21 ora italiana (dalle 22 alle 24 ora armena), si svolgerà la prima delle due semifinali di RadioBattle, il Campionato Europeo delle Radio oraganizzato da Rai Radio2.

Si sfideranno l’Armenia – con i mitici Tigran e Ani della Public Radio of Armenia – (https://twitter.com/hashtag/radiobattleAM?src=hash) e la Serbia.

Il vincitore andrà in finale e sarà in Italia il prossimo 24 aprile, negli studi di Rai Radio 2, per l’ultima RadioBattle.

Votare è semplicissimo: usate TWITTER e l’hashtag #radiobattleAM

Ricordate, si vota in diretta il 3 aprile dalle 20 alle 21 e si può votare per un numero infinito di volte.
RadioBattle è il primo Campionato Europeo delle Radio che si gioca a colpi di musica su tutto il continente. Otto radio, pubbliche e private, da altrettanti paesi, si affrontano in una battaglia spettacolare ogni settimana in diretta radiofonica da almeno quattro diversi paesi. In ogni appuntamento vari Dj, da città diverse, cercano di conquistare il pubblico internazionale in una battaglia all’ultima canzone. Un incontro di pesi massimi della musica, una gara vera e propria fino all’ultima nota, alla fine della quale sarà nominata una Radio Campione d’Europa 2015. Lo studio centrale che coordinerà tutte le serate sarà quello di Radio2 a Milano, da cui andrà in onda l’arbitro Filippo Solibello

http://www.radio2.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-26597f92-35c9-42bb-8169-d7aad210f22e.html?refresh_ce
https://twitter.com/hashtag/radiobattleAM?src=hash

Diffondete e fate votare #radiobattleAM
Grazie a tutti per l’ascolto!

Stay tuned…

 

Azerbaigian: limitazione di libertà all’autore del libero “Sogni di pietra” Akram Aylisli.

Akram Aylisli autore di Sogni di pietra trattenuto ieri all’aeroporto di Baku per quasi 12 ore Avrebbe dovuto presentare oggi al festival Incroci di Civilità di Venezia il suo libro-denuncia

Nella giornata di ieri abbiamo appreso con sconcerto del fermo all’aeroporto di Baku del nostro autore Akram Aylisli, in partenza per il festival Incroci di Civilità di Venezia. L’intervento della polizia aeroportuale ha voluto mettere il bavaglio a chi, con la sua arte, ha sempre voluto parlare innanzitutto di comprensione fra i popoli. Il 79enne autore avrebbe dovuto presentare in anteprima al Festival Incroci di civiltà di Venezia il libro “Sogni di pietra”, che rappresenta due tragedie: lo scontro etnico-religioso fra armeni e azeri e il mondo violento e pericoloso che si è creato dopo la fine dell’impero sovietico.

L’autore è stato rilasciato in serata ma non potrà comunque lasciare il paese e partecipare al festival veneziano. L’editore Guerini ritiene questo gesto un’intollerabile limitazione della libertà personale ed un ostacolo alla libera circolazione delle idee e alla pacificazione, a maggior ragione in un momento socio-politico nel quale è sempre più necessaria capacità di mediazione. Ricordiamo comunque l’incontro di questo pomeriggio

Giovedì 31 marzo 2016, ore 14.30 Auditorium Santa Margherita Università Ca’ Foscari, Venezia

GIAN ANTONIO STELLA giornalista Corriere della Sera

GIAMPIERO BELLINGERI Università Ca’ Foscari di Venezia

parlano del libro di Akram Aylisli “Sogni di pietra”

Vai al sito della Guerini & Associati

ROMA – 01 marzo 2016 – IX Edizione del riconoscimento giornalistico “Hrant Dink” ad Anna Mazzone e Franca Giansoldati

Il Consiglio per la comunità armena di Roma è lieto di annunciare che

il «Riconoscimento giornalistico italiano Hrant Dink per la libertà di informazione»,

giunto alla sua nona edizione, sarà conferito alle giornaliste

Anna Mazzone (Panorama, radio rai, freelance) e Franca Giansoldati (Il Messaggero)

La cerimonia di consegna del Riconoscimento è prevista per il

1 marzo 2016, alle ore 17.00,

presso

Biblioteca Rispoli – piazza Grazioli, 4.

Scarica l’invito

 

Il riconoscimento ha lo scopo di valorizzare l’opera dei giornalisti che non esitano a parlare di questioni “spinose” qual è per esempio quella del genocidio armeno. Un premio alla libertà di informazione, ma contestualmente, un premio al coraggio ed alla onestà intellettuale, Lo stesso coraggio che ha indotto valorosi uomini, come Hrant Dink, a non tacere.

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Via alla scheda del Premio

A proposito del dietrofront vaticano sulla questione del “Genocidio Armeno”

Abbiamo letto in questi giorni e continuiamo a leggere sia sulla stampa nazionale armena che quella italiana circa la notizia di un comunicato stampa con il quale il Vaticano avrebbe fatto dietrofront sulla questione armena ed avrebbe declassato il genocidio a “tragici eventi del 1915”.
Incuriositi della notizia siamo andati a verificare il contenuto del “comunicato” in questione ed abbiamo appurato che è stato diramato il 3 Febbraio u.s., a margine dell’udienza generale in San Pietro, in occasione della presentazione al Papa di una copia del volume “La Squadra Pontificia ai Dardanelli 1657 / İlk Çanakkale Zaferi 1657”, da parte dell’autore, Rinaldo Marmara.

Nel comunicato di cui sopra, oltre alla presentazione del volume si fa cenno all’importanza delle “ricerche erudite e dell’apertura degli archivi alle investigazioni storiche al servizio della verità…”.
Poi si aggiunge che “è stato notato e apprezzato il rinnovato impegno della Turchia a rendere i propri archivi disponibili agli storici e ai ricercatori delle parti interessate, con l’intenzione di arrivare congiuntamente ad una migliore comprensione degli eventi storici …. inclusi i tragici eventi del 1915”.
La stessa nota poi prosegue “La memoria della sofferenza e del dolore, sia del lontano passato che di quello più recente, come nel caso dell’assassinio di Taha Carım, Ambasciatore della Turchia presso la Santa Sede, nel giugno del 1977, per mano di un gruppo terroristico, ci esorta a riconoscere anche la sofferenza del presente e a condannare ogni atto di violenza e di terrorismo, che continua a causare vittime ancor oggi”.
La nota conclude definendo “particolarmente odiosa e offensiva” la violenza e il terrorismo “commesso in nome di Dio e della religione”.

A seguito di questa “nota” l’astuta diplomazia turca ha dichiarato che il Papa avrebbe fatto dietrofront ed avrebbe declassato il genocidio in “tragici eventi del 1915”, e soddisfatti del passo compiuto, il Ministro degli Esteri ha permesso all’Ambasciatore turco presso la Santa Sede di fare ritorno a Roma, dopo che era stato richiamato per protesta, lo scorso 12 aprile 2015.

A nostro modesto parere, il comunicato stilato in occasione di una semplice presentazione di un libro al Papa, non ha una connessione chiara con le dichiarazioni fatte dal Pontefice, lo scorso 12 aprile 2015, a seguito delle quali uno “tsunami” senza precedenti si abbatte contro la Turchia ed i suoi governanti. Uno tsunami che ancora oggi continua ad avere il suo effetto devastante sulla Turchia che oltre a non voler riconoscere la verità storica del suo passato, viene additata come complice dei gruppi armati dell’ISIS e delle nefandezze da questi compiute, incluse le distruzione dei luoghi di culto dei cristiani, la confisca dei loro beni e la persecuzione attuata nei loro confronti e nei confronti di altre minoranze etniche e religiose.

Alla luce di ciò, riconoscendo che la Santa Sede, per l’alta istituzione morale che rappresenta, non vuole innemicarsi nessuno e vuole intrattenere sani rapporti diplomatici con tutti, anche perché il suo ruolo, per dirla con il Papa, è quello di costruire ponti e non muri, appoggiamo pienamente quanto riportato nel comunicato di cui sopra.

Non vi è dubbio che le “ricerche erudite e l’apertura degli archivi alle investigazioni storiche al servizio della verità” siano di una grande importanza ed a tal fine apprezzeremmo anche noi “il rinnovato impegno della Turchia a rendere i propri archivi disponibili agli storici e ai ricercatori delle parti interessate” e di conseguenza condanniamo “ogni atto di violenza e di terrorismo, che continua a causare vittime ancor oggi” inclusi ovviamente ” la violenza e il terrorismo “commesso in nome di Dio e della religione”.

Altro che dietrofront, questa non è altro che un’altra mossa tattica della diplomazia turca ed una ricostruzione dei fatti studiata a tavolino, nella ricerca di arginare la grave situazione in cui versa la diplomazia turca che negli ultimi mesi sta perdendo colpi e terreno nel consenso internazionale e non sa più a cosa aggrapparsi per non vedersi sottrarre quel ruolo importante che il Sultano Erdogan vorrebbe ritagliarsi nello scacchiere mediorientale, ma che di giorno in giorno diventa sempre più faticoso e complicato.

Ora se la Turchia e la sua diplomazia si accontentano di una “nota” pubblicata a margine di un dono fatto al Papa, ne prendiamo atto.

Però permetterci di fare due precisazioni: quei “eventi tragici del 1915”, il Santo Padre, Papa Francesco, proprio per amore “della verità” e basandosi su documentazione storica inconfutabile, presente anche negli archivi storici vaticani, li ha chiamati per nome e li ha definiti “il primo genocidio del XX secolo”. Non lo ha fatto di nascosto, ma durante una celebrazione pubblica in Vaticano, trasmessa in mondovisione, da Lui stesso presieduta, in occasione del centenario del genocidio armeno ed in onore dei martiri armeni.

La seconda è che nello stesso momento in cui veniva diramato il “comunicato” di cui sopra, Papa Francesco, a termine dell’udienza generale del mercoledì, evocava il Santo del giorno, San Biagio, vescovo di Sebaste, definendolo “Martire dell’Armenia”, anche se oggi Sebaste (Sivas) è in territorio turco. Anche questo lo ha fatto in un contesto pubblico.

Altro che dietrofront. Ci viene da pensare: vuoi vedere che Papa Bergoglio, in barba alla real-politik, ha voluto ancora una volta sottolineare il suo amore per la verità ed la sua condanna ad ogni atto di violenza compiuto nei confronti di esseri innocenti?

Chi si accontenta gode, recita il detto. La Turchia si accontenta di una “nota diplomatica”.
Lo abbiamo detto: ne prendiamo atto.

Noi invece continueremo a difendere sempre la verità, costi quel che costi.