Novità Editoriale: Storia del Karabagh. Dall’antichità fino all’indipendenza. Di Gregorio Zovighian
L’Artzakh, antico nome, ancora in uso fra gli armeni, della regione orientale dell’Armenia, oggi più nota come Karabagh, o Nagorno Karabagh, da un quarto di secolo è una repubblica indipendente, sebbene non riconosciuta internazionalmente. Ciò ha dato origine ad una dura contrapposizione fra Karabagh ed Armenia, da un lato, e Azerbaigian, dall’altro. Per una miglior comprensione dei motivi del contendere è necessario considerare questa controversia nel più ampio contesto dei rapporti armeno-azeri e degli avvenimenti, dell’Armenia, dell’Azerbaigian e del Karabagh, ad essi correlati, dando il dovuto spazio alla storia dei secoli, anche remoti, di questa regione, in quanto utile premessa per la comprensione degli avvenimenti più recenti.
la nuova guida sull’Armenia “Armenia e Nagorno Karabakh” Morellini Editore
Un territorio affascinante tutto da scoprire, dai paesaggi montani agli antichi monasteri, dalla “Stonehenge” del Caucaso alla prelibata gastronomia. La guida più aggiornata a una delle nuove mete scoperte dagli italiani
E’ solo negli ultimi anni che gli italiani hanno iniziato a scoprire l’Armenia, affascinante e antichissimo Paese a cavallo tra Europa ed Asia, che grazie a un rinnovato impegno di promozione turistica, sta diventando una delle “nuove mete” che attirano l’attenzione dei viaggiatori italiani più attenti. La sua capitale Yerevan è una metropoli cosmopolita, dall’intensa vita notturna ma anche dai tanti eventi all’aria aperta. Culla del cristianesimo, il territorio armeno si sviluppa quasi sempre sopra i 1000 metri e ospita monasteri medievali abbarbicati sulla cima delle montagne: Sevanavank, Sanahin e, fra tutti, i complesso di Tatev, raggiunto in cima ai monti dalla più lunga teleferica del mondo. La guida di Mauro Morellini conduce inoltre alla scoperta del Nagorno Karabakh (chiamato oggi dai locali e dagli armeni Artsakh), una regione tuttora contesa tra Armenia e Azerbaijan, ma che è di fatto un’estensione dell’Armenia e custodisce tesori come il monastero di Dadivank e il sito archeologico di Tigranakert, fino alla stessa capitale Step’anakert.
Benedici questa croce di spighe…Antologia di scrittori armeni vittime del Genocidio
Benedici questa croce di spighe…
Daniel Varujan – Siamantò – Rupen Sevag
Padre Garabed der Sahaghian – Ardashes Harutiunian
Krikor Zohrab – Rupen Zartarian l Dikran Ciögürian
Tlgadintzì – Hrant – Yerukhan – Kegham Parseghian
«Come una folgore improvvisa che taglia in due un paesaggio, come un terremoto inaspettato che apre voragini e scuote ogni cosa costruita dall’uomo, cosi siamo abituati a immaginare l’inizio del genocidio degli armeni, quella notte del 24 aprile 1915, quando furono arrestati uno dopo l’altro nella capitale Costantinopoli i principali esponenti della comunità armena nell’impero ottomano. Le ombre degli scrittori assassinati sono riemerse un poco alla volta: sono diventati personaggi reali, protagonisti del racconto infinito di quella tragedia incombente che venne realizzata giorno dopo giorno, con l’astuzia di tenere i prigionieri all’oscuro del loro destino. In questo libro per la prima volta in Italia sono raccolte le loro voci, assai differenti fra loro, come e giusto che sia: diverse sono le date e i luoghi di nascita, la provenienza famigliare, i loro studi, vocazioni e carriere: poeti e scrittori di romanzi e novelle, giornalisti, medici, farmacisti, uomini di chiesa, uomini politici. C’è di tutto, ma unico è l’amore per una patria divisa, drammaticamente minacciata, con forti differenze sociali al suo interno, eppure unita da un maestoso, articolatissimo linguaggio dalle antiche radici indoeuropee, da un alfabeto unico e originale e da una superba tradizione culturale, che si sviluppa con grande ricchezza a partire dal quarto secolo d.C.»
Dall’Invito alla lettura di Antonia Arslan
Antologia di scrittori armeni
vittime del Genocidio
un’antologia dei più importanti scrittori
armeni vittime del Genocidio.
Padre Garabed der Sahaghian – Ardashes Harutiunian
Krikor Zohrab – Rupen Zartarian l Dikran Ciögürian
Tlgadintzì – Hrant – Yerukhan – Kegham Parseghian
voleva frantumare i suoi legami, voleva pulire i suoi occhi e tuonare con la sua voce,
voleva vivere, voleva creare, voleva splendidamente rinascere;
perché anche lui era progenitore di bellezze, sentimenti e nazioni,
perché era orgoglioso del suo passato, del suo pensiero, della sua forza, della sua rossa gloria,
perché anche lui aveva alzato la sua aurea voce nella tempesta dell’antica umanità,
perché anche lui aveva cantato, anche lui aveva vinto, anche lui architettato e costruito metropoli.
Anche lui era stato tedoforo, seminatore, idealista, re ed eroe.
E ancora voleva vivere, abbellirsi e realizzarsi, voleva carpire la vita, la vita…
VENEZIA – Agosto 2017 – Corso Estivo intensivo di lingua e cultura Armena
Il corso estivo intensivo di Lingua e Cultura Armena, promosso dall’Associazione culturale PadusAraxes, in collaborazione con lo “Studium Marcianum” di Venezia si svolgerà dall’1 al 18 di agosto; gli esami avranno luogo il 19 agosto.
ARRIVI: 30 e 31 luglio; PARTENZE: 20 e 21 agosto.
Le domande di partecipazione devono essere indirizzate PERSONALMENTE e PER ISCRITTO, indicando un NUMERO DI TELEFONO e un indirizzo di POSTA ELETTRONICA.
Il modulo da compilare si può scaricare dal sito: www.padus-araxes.com/SummerCourse /ApplicationForm.
I candidati DEVONO essere maggiorenni.
Il corso è suddiviso in quattro livelli: dai principianti assoluti ai progrediti.
Le lezioni si svolgono al mattino, dal lunedì al venerdì, per cinque ore di frequenza giornaliera.
LA FREQUENZA è obbligatoria. Alle lezioni si affiancano varie iniziative culturali, tra cui la visita al monastero mechitarista di San Lazzaro e al quartiere armeno di Venezia, la partecipazione alla Festa dell’Assunta e della Benedizione dell’uva a San Lazzaro e conferenze di ambito armenistico tenute da docenti universitari e specialisti della materia.
Saranno anche offerti, con accesso libero e in orario pomeridiano, CORSI di DUDUK e DANZA ARMENA.
Il contributo per la partecipazione al Corso è di 790 € o l’equivalente in altre valute.
Di questa somma 500 € DEVONO ESSERE VERSATI IN ANTICIPO, dopo aver ricevuto la lettera di accettazione, ENTRO IL 31 MARZO. Dopo questa data, l’acconto sarà di 550 € da versare entro l’ultima scadenza del 30 GIUGNO. Il saldo DOVRA’ ESSERE VERSATO IL GIORNO DELL’ARRIVO, pena di non poter accedere all’alloggio.
La somma versata NON SARA’ RESTITUITA per nessun motivo.
Viene applicata una riduzione del 10% a coloro che hanno già seguito il corso, per almeno due estati, con buon risultato, e ai loro parenti prossimi (genitori, fratelli, marito, moglie).
Gli assegni circolari, personali, o vaglia postali devono essere intestati esclusivamente ad ASSOCIAZIONE PADUS-ARAXES e indirizzati a: Associazione Padus-Araxes – c/o Centro di Documentazione della Cultura Armena, Loggia del Temanza, Corte Zappa, Dorsoduro 1602, I-30123 VENEZIA Eventuali spese postali o commissioni bancarie saranno completamente a carico del partecipante.
Viene messo a disposizione dei corsisti un ALLOGGIO a Venezia, in centro storico. Il COSTO DEL SOGGIORNO per l’intera durata del corso, dal 30 luglio al 20 agosto incluso, è di 910 € per stanza singola e di 790 € per stanza doppia, entrambe con bagno privato. Non sono possibili conteggi giornalieri durante questo periodo.
Coloro che desiderano arrivare prima o partire dopo le date fissate, devono provvedere personalmente a trovarsi una stanza per quei giorni.
L’alloggio è dotato di lenzuola, asciugamani, cucina in comune con frigoriferi e piano di cottura, lavabiancheria e connessione WI-FI.
I corsisti potranno accedere a locali convenzionati per un costo di circa 9 € a pasto da pagare sul posto.
Per qualsiasi INFORMAZIONE, inviate un’e-mail a: daniela@padus-araxes.com, in cc: benedettacon@gmail.com.
Nei casi urgenti potete chiamare il lunedì e giovedì mattina, dalle 10.30 alle 13.00 il cellulare n° + 39.347.4562981 (Daniela) e nei giorni di martedì, mercoledì e venerdì, alla sera, dalle 20.00 alle 22.00 oppure il cellulare n° + 39.349.0986027 (Benedetta).
In caso di assenza, lasciate un messaggio in segreteria, indicando nome e numero di telefono.
ROMA – 07 giugno 2017 – Lectio Magistralis alla SIOI del Ministro Affari Esteri della Repubblica d’Armenia Edward Nalbandian
X EDIZIONE DEL RICONOSCIMENTO GIORNALISTICO HRANT DINK A ROMA
Giovedì 25 maggio 2017 a Roma, presso la Biblioteca Vallicelliana, si è svolta la X Edizione del riconoscimento giornalistico Hrant Dink per la libertà di informazione.
A cura del Consiglio per la Comunità armena di Roma, in collaborazione con Reporter Senza Frontiere e con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, il riconoscimento è stato assegnato quest’anno alla giornalista Marta Ottaviani, considerata tra i maggiori esperti italiani di Turchia.
Diversi i momenti di ricordo del giornalista armeno-turco Hrant Dink di cui quest’anno ricorre il decimo anniversario dall’uccisione, uccisione per cui ancora non sono state chiarite le responsabilità. Hanno preso la parola Victoria Bagdassarian Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia, Paola Paesano direttrice della Biblioteca Vallicelliana, Robert Attarian e Nevart Cricorian del Consiglio della Comunità armena di Roma.
La giornalista Monia Parente di Radio Vaticana ha letto l’ultimo articolo di Hrant Dink, mentre l’Avvocato Fulvio Sarzana ha sottolineato gli aspetti più critici della professione giornalistica nel mondo contemporaneo. Marco Tosatti, primo giornalista a ricevere il riconoscimento Hrant Dink nel 2007, ha parlato delle sfide che i giornalisti affrontano quotidianamente e della passione necessaria a svolgere un mestiere difficile e purtroppo bistrattato. Infine Emanuele Aliprandi ha letto le motivazioni che hanno portato alla scelta di assegnare il premio a Marta Ottaviani.
Marta Ottaviani, dopo aver ricevuto il premio dalle mani dell’Ambasciatrice Bagdassarian ha ricordato, visibilmente commossa, Hrant Dink (che lei ha conosciuto durante il suo soggiorno in Turchia) e la sua forza di uomo prima e di giornalista poi e anche del suo grande amore per la Turchia, un paese che oggi vive momenti difficili.
Nel corso della cerimonia Raffaele Aufiero, giornalista e autore teatrale, ha ricevuto una menzione speciale per il suo lavoro e per la sua sensibilità nei confronti dell’Armenia e della sua cultura.
Vigilare serve. Sempre… i riconoscimenti delle assemblee territoriali servono a smuovere le coscienze turche e a non far abbassare mai la guardia
«Esimi concittadini armeni, Vi saluto con affetto e rispetto. Quest’anno, vorrei ancora una volta celebrare la memoria degli Armeni ottomani che persero la vita nelle tragiche circostanze della Prima Guerra Mondiale e fare le mie condoglianze ai loro discendenti». Comincia così la lettera che il presidente turco Erdogan ha inviato al Patriarca Atesyan in occasione del 24 aprile.
Non è sfuggito il tono soft del messaggio, non privo della consueta retorica ottomana, ma dove si legge anche che «È il nostro obiettivo comune che questi due popoli, accomunati della gioia come dal dolore per secoli, guariscano le ferite del passato e rafforzino ulteriormente i legami umani tra di loro» e ancora che «Siamo determinati ad incrementare ancora i nostri sforzi per preservare e tutelare la memoria degli Armeni ottomani ed il patrimonio culturale armeno anche in futuro. (…) Non tollereremo che nemmeno un solo nostro cittadino armeno venga escluso, emarginato o che si senta un cittadino di categoria inferiore».
Un appello, sulla falsariga di quelli del 2015 e del 2016 ma più improntato verso il dialogo e smussato di quelle spigolature, retaggio di nazionalismo turco, che tanto avevano fatto infuriare gli armeni in occasione del centenario.
L’ambasciata turca in Italia a marzo aveva inviato una delirante missiva ai Comuni italiani che avevano approvato una risoluzione di solidarietà agli armeni e di riconoscimento del genocidio; in risposta alla stessa il “Consiglio per la comunità armena di Roma” a sua volta aveva scritto a tutti gli enti territoriali per puntualizzare i termini della questione.
Ora l’ambasciatore turco riprende carta e penna e riscrive agli stessi Comuni (quanto lavoro per l’Ufficio Protocollo!) allegando la missiva di Erdogan. Della serie: non siamo così cattivi noi turchi…
È chiaro che il governo turco è in difficoltà mediatica internazionale, è circondato e isolato. Ma questa nuova iniziativa dimostra che l’azione di vigilanza di tutti gli armeni paga, che i riconoscimenti delle assemblee territoriali servono a smuovere le coscienze turche e a non far abbassare mai la guardia.
Se ci fosse stato solo silenzio, la Turchia non si sarebbe certo mossa in questi termini.
Dobbiamo continuare la nostra azione fin tanto che da Ankara non arriverà un chiaro messaggio di scuse e di ammissione di responsabilità.
È la memoria del popolo armeno che lo esige.
(Akhtamar On Line num 243)

Lettera dell’Ambasciatore Turco
Novità in libreria: Il paese perduto A cent’anni dal genocidio armeno. A cura di Arslan Antonia, Berti Francesco, De Stefani Paolo
Nato dal Convegno internazionale sul genocidio armeno tenutosi all’Università di Padova nel 2015, il volume intende offrire un approccio interdisciplinare sul primo genocidio del xx secolo. Nella prima parte (Politica e storia), vengono esaminate questioni che sono al centro del dibattito storiografico: il carattere intenzionale dello sterminio degli armeni ottomani, il significato politico della negazione turca del genocidio (passata e presente), i tratti ideologici del Comitato di Unione e Progresso, il ruolo della Russia, la dimensione religiosa, le interpretazioni della parabola dei Giovani turchi e del genocidio offerte da personaggi contemporanei, come Toynbee e Mandelstam, o il politico cattolico italiano Filippo Meda, l’opera di soccorso ai superstiti prestata dall’attivista armeno Ruben Eryan.
Nella seconda (Diritto e memoria) viene affrontato l’intricato rapporto tra la memoria storica del genocidio, la classificazione giuridica del crimine e la tutela giudiziaria delle vittime.
I diversi punti di vista riportati nel volume riflettono i nodi intorno a cui vertono questioni ancora lontane dal trovare un consenso unanime. Come si pone l’Unione europea di fronte al negazionismo turco? Quali sono i limiti della definizione di genocidio? In che senso il perseguimento del negazionismo come crimine infrange il confine tra il giudice e lo storico? Può d’altronde il negazionismo essere considerato una forma di prosecuzione del genocidio stesso? Quali sono le forme di riparazione che gli armeni possono ancora esigere dalla Turchia?
La religione come memoria collettiva, la questione armena in Germania, il recupero delle immagini del genocidio armeno e l’«istituzionalizzazione» della figura del «giusto» sono i temi affrontati nell’ultima parte del volume.
COMUNICATO STAMPA: X edizione del riconoscimento giornalistico Hrant Dink a Marta Ottaviani
Sarà la giornalista Marta Ottaviani ad essere insignita del “Riconoscimento giornalistico Hrant Dink” giunto alla sua decima edizione.
La cerimonia di premiazione avrà luogo presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma (via della chiesa nuova 18) il prossimo 25 maggio alle ore 17,30.
Nel corso dell’evento sarà altresì consegnata una “menzione speciale” al giornalista ed editore Raffaele Aufiero per il contributo dato alla divulgazione del pensiero di Dink.
>> Scarica l’invito
IL RICONOSCIMENTO GIORNALISTICO HRANT DINK
«Quello che voglio è vedere i turchi che parlano di quanto è successo. Bisogna che turchi e armeni inizino a dialogare. C’è una sola strada percorribile ed è quella del dialogo. Sempre».Hrant Dink
Il “Riconoscimento giornalistico Hrant Dink per la libertà di informazione” è stato istituito dal “Consiglio per la comunità armena di Roma” nel 2008 a distanza di una anno dall’assassinio del giornalista armeno turco Hrant Dink , Esso rappresenta un doveroso omaggio ad un uomo che si è battuto per la tolleranza, per il dialogo e per la riconciliazione e rappresenta altresì un momento di riflessione sul tema della libertà di informazione nel mondo.
Il riconoscimento ha lo scopo di valorizzare l’opera dei giornalisti che non esitano a parlare di questioni “spinose. Un premio alla libertà di informazione, ma anche un premio al coraggio ed alla onestà intellettuale, quello stesso coraggio che ha indotto valorosi uomini, come Hrant Dink, (e tanti altri scrittori, giornalisti ed accademici) a non tacere.
La prima edizione ha visto premiati i giornalisti Roberto Olla del TG1, Flavia Amabile e Marco Tosatti de La Stampa (con una menzione speciale all’associazione Reporter Senza Frontiere nella persona del suo vicepresidente Domenico Affinito) mentre nella seconda edizione (gennaio 2009) sono state premiate le giornaliste Caterina Maniaci (Libero) e Patrizia Alberici (Radio Rai) con una menzione speciale a Rodolfo Casadei (Tempi). Nella terza edizione il premio fu assegnato ad Antonio Capuozzo mentre la quarta edizione ha visto premiato il Presidente della Comunità di S. Egidio Marco Impagliazzo. La quinta edizione del 2012 è stata assegnata invece a Gian Antonio Stella e la sesta edizione del 2013 a Maria Cecilia Sangiorgi. L’edizione del 2014 ha visto protagonista il giornalista Piero Marrazzo mentre quella del 2015, in occasione del centenario del genocidio è stata dedicata a tutti i giornalisti che sono caduti mentre svolgevano il loro lavoro. L’anno scorso il riconoscimento fu assegnato ad Anna Mazzone ed a Franca Giansoldati.
MARTA OTTAVIANI
Marta Federica Ottaviani è nata a Milano nel 1976. Laureata in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano, si è specializzata all’Istituto per la Formazione al Giornalismo Carlo De Martino.
Nel 2005 è partita per Istanbul, dove ha iniziato a scrivere per le principali testate italiane, a iniziare dall’agenzia stampa Apcom.
Oggi collabora soprattutto per i quotidiani Avvenire e La Stampa, Radio In Blu e il periodico Strade, intervenendo spesso come opinionista a Radio3mondo, sul Tgcom e a Omnibus su LA7.
È considerata uno dei maggiori esperti italiani di Turchia.
Dopo otto anni di permanenza nel paese, ora vive fra Milano e Istanbul.
Col suo ultimo libro, Il Reis, ha vinto il Premio Fiuggi-Storia, per la sezione Gian Gaspare Napolitano-Inviato Speciale (2016).
Ha pubblicato Il Reis. Come Erdoğan ha cambiato la Turchia (Textus Edizioni, 2016), Cose da Turchi (Mursia, 2008) e Mille e una Turchia (Mursia, 2010).
IL CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA
Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” (in origine “Consiglio della comunità armena di Roma”) nasce nel 1999 con lo scopo di mantenere, diffondere e rafforzare lo spirito e l’identità armena.
Con gli anni la sua azione non si è limitata alla sola territorialità romana ma ha abbracciato sempre più, grazie alle proprie iniziative e agli strumenti a disposizione, una intensa attività culturale e di opinione a sostegno della Repubblica Armena e di quella del Nagorno Karabakh-Artsakh.
Oltre alla funzione di vigilanza contro il negazionismo e l’armenofobia, ai rapporti con le istituzioni ed ai contatti con i media, promuove (in alcuni casi anche d’intesa con altre realtà italiane o in collaborazione con l’ambasciata nazionale) iniziative a sostegno della causa armena.
È attivo nei rapporti con le istituzioni, il mondo della scuola e quello dell’informazione.
Il sito “comunitaarmena.it” è un attivo portale di informazione sulla realtà armena in Italia e nel mondo.


