La ’Narrativa’ alla Arslan (La Nazione 06.03.24)

Da Milano, dove Eugenio Montale scelse di vivere, riprendono le premiazioni delle varie sezioni in cui è articolato il ‘Premio Montale Fuori di Casa’, giunto al suo ventottesimo anno di vita. Oggi alle 18, nella sala conferenze della storica Casa del Manzoni in via Morone 1, verrà assegnato il Premio per la Narrativa alla professoressa Antonia Arslan.

Nessun’altra sede avrebbe potuto meglio ospitare la premiazione di questa scrittrice se non la dimora dove visse Alessandro Manzoni, a cui si deve la nascita del romanzo storico. Anche Antonia Arslan ha scritto importanti romanzi, che possiamo definire ‘storici’ per la serietà degli studi sul genocidio armeno, che hanno preceduto la realizzazione delle sue opere a partire da ‘La Masseria delle allodole’, di cui ricorrono i vent’anni dalla prima edizione. A lei infatti il premio verrà assegnato, come si legge nella motivazione, ‘per aver fatto conoscere in Italia e nel Mondo grazie ai suoi romanzi la verità sul primo e sistematico genocidio di un popolo: un milione e cinquecentomila armeni sterminati tra il 1915 e il 1923 a seguito dell’azione di pulizia etnica compiuta dalla furia dei Giovani Turchi. Il resto della popolazione fu islamizzato o riuscì a fuggire all’estero, come la famiglia di Antonia Arslan. Il genocidio è un fatto storico che la Turchia, ancora oggi, non vuole riconoscere’. “Ma anche un altro aspetto – afferma Adriana Beverini, presidente del ‘Premio Montale Fuori di Casa’ – lega l’opera di Antonia Arslan a quella di Alessandro Manzoni, ed è la fiducia nella Provvidenza divina che, pur tra la violenza e il dolore che attraversano il Mondo, alla fine trova il modo di manifestarsi”. La storia del genocidio armeno non è purtroppo un retaggio del passato. A corredo di tale premiazione, che volutamente si realizza a ridosso dell’8 marzo, proprio per rendere omaggio a una grande donna, e a tutte le altre donne, Massimo Capuani, viaggiatore e saggista, esporrà una delle preziose fotografie da lui scattate durante i suoi viaggi in Armenia, alla ricerca dei monasteri sopravvissuti alla furia degli anni di guerra, che ritrae la chiesa della Santa Croce sull’isola di Aghtamar del lago di Van, nella Turchia orientale. Saranno donate, a fine evento, copie di due romanzi brevi di Antonia Arslan: ‘Il destino di Aghavnì’ (Edizioni Ares) e ‘Il libro di Mush’ (Rizzoli Editore).

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ARMENIA. Yerevan abbandona Mosca per Parigi, Atene e Ankara (AgcNews 05.03.24)

L’uomo d’affari americano, investitore e attivista per i diritti umani Alexis Ohanyan è rimasto indignato per l’inerzia dell’intera comunità mondiale in relazione all’occupazione del territorio dell’Armenia da parte dell’Azerbaigian. “Questa occupazione sta accadendo davanti ai nostri occhi, e il mondo non sta facendo nulla”, ha scritto su X.

Nikol Pashinyan, primo Ministro armeno, non ha rilevato i fatti e ha Invece annunciato “eventi su larga scala” nell’aprile 2024. ”Ho avuto quattro visite internazionali a febbraio. Anche marzo sarà molto attivo e per aprile sono previsti eventi su larga scala. Credo che tutto questo accadrà”, ha detto in parlamento il primo Ministro armeno. “Sapete, la CSTO, invece di adempiere ai propri obblighi di sicurezza nei confronti dell’Armenia, al contrario, crea problemi di sicurezza per l’Armenia”, ha detto Pashinyan.

Sempre in materia si apprende che Edmon Marukyan è stato sollevato dall’incarico di Ambasciatore dell’Armenia con incarichi speciali. In precedenza aveva scritto una lettera di dimissioni a causa di opinioni divergenti con il capo dello Stato sulle questioni di politica estera. E negli stessi giorni Artur Gasparyan è stato nominato capo del Servizio di Sicurezza dello Stato della Repubblica d’Armenia.

Il 3 marzo i capi del Ministero della Difesa di Armenia e Grecia hanno discusso della cooperazione trilaterale con la partecipazione di Cipro. Lo ha affermato il capo del ministero della Difesa armeno, Suren Papikyan, al termine di un incontro con il suo omologo greco Nikos Dendias a Yerevan. “Abbiamo accennato alle possibilità di cooperazione in formato multilaterale con altri paesi amici che aderiscono agli stessi valori”, ha affermato Suren Papikyan. Dendias, a sua volta, ha osservato che la parte greca ha una nuova componente legislativa che promuove la crescita della ricerca e dell’innovazione militare. “Saremo molto felici se le aziende armene interessate prenderanno parte a questo ecosistema”, ha aggiunto Dendias.

Stessa scena, ma il 4 marzo con novità: il ministro della Difesa nazionale greco Dendias ha ritenuto possibile una cooperazione quadrilatera tra Armenia-Grecia-Francia-India. A darne notizia il ministro greco in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo armeno Suren Papikyan a Yerevan. “Abbiamo creato una cooperazione di difesa trilaterale di successo tra Armenia, Grecia e Cipro. Ma potrebbero esserci altre tripartizioni e o relazioni quadrilatere con Francia e India, con paesi importanti, potenze importanti, amici comuni molto influenti di Armenia e Grecia”, ha detto il ministro.

A monitorare da vicino le scelte dell’Armenia il vicino Iran. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Nasser Kanani ha nuovamente toccato la questione del “corridoio” e del cambiamento dei confini nella regione. “Ci opponiamo a qualsiasi cambiamento geopolitico che modificherà i confini internazionali nella regione e abbiamo ripetutamente affermato la nostra posizione su questo argomento”, ha affermato Kanani. “La posizione dell’Iran su questo tema è stata espressa più volte. Ci sono stati e non ci saranno cambiamenti in questa materia”. Ha osservato che le relazioni tra Iran e Armenia sono costruttive e basate su interessi comuni di sicurezza regionale, rafforzando la stabilità e la sicurezza nella regione.

Ma Yerevan sembra ignorare la parole di Teheran e flirta con la Turchia che proprio amica della Grecia non è e ha annunciato di essere pronta a normalizzare completamente le relazioni con la Turchia. A darne notizia in un’intervista alla CNN turca il rappresentante speciale di Yerevan per la normalizzazione delle relazioni con Ankara, il vicepresidente del parlamento della RA, Ruben Rubinyan. “Oggi non vediamo alcun ostacolo alla completa normalizzazione delle relazioni con la Turchia, delle relazioni diplomatiche, e siamo pronti oggi ad aprire la frontiera, ha detto. Secondo Rubinyan, l’Armenia attende su questo tema la volontà politica della Turchia. Si sottolinea che la Turchia ha appoggiato l’Azerbaijan nella II guerra del Nagorno Kharabak. 

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L’Armenia sotto il governo di Pashinyan continua ad allontanarsi dalla Russia (Marx21)

Eurovision: Rosa Linn ottiene il quarto platino con “Snap” (Eurofestival 04.03.24)

Continua a non fermarsi la corsa di Rosa Linn. L’artista armena raggiunge il quarto disco di platino in Italia con il suo brano eurovisivo “Snap“.

La canzone, che all’Eurovision 2022 l’ha portata al 20° posto in finale in rappresentanza dell’Armenia, continua a ribadire di essere il più grande successo non italiano uscito dalla competizione da quando l’Italia è rientrata in gara, vale a dire nel 2011.

Ciò a seguito della capacità del pezzo di diventare virale attraverso TikTok, aspetto che ha dato una spinta immensa alla sua popolarità, nata – in ogni caso – attraverso la partecipazione di Rosa Linn proprio all’Eurovision 2022.

La popolarità di Rosa Linn

Continua anche l’ormai celebre rincorsa di “Snap” ad “Arcade”, l’ormai storica primatista di ascolti su Spotify per quanto riguarda l’Eurovision. La canzone di Duncan Laurence, vincitrice per i Paesi Bassi nel 2019, assomma ad oggi oltre un miliardo e 122 milioni di stream, mentre Rosa Linn con il suo successo sta arrivando vicino ai 940 milioni.

Ribadiamo, naturalmente, che per entrambe le canzoni si tratta delle versioni originali, senza dunque aggiungere featuring o remix vari (il secondo caso riguarda soprattutto Rosa Linn; per Duncan Laurence c’è da registrare la versione con la partecipazione di Fletcher).

Di “Snap”, inoltre, esiste la versione in cui interviene, in lingua italiana, Alfa, che abbiamo visto al recente Festival di Sanremo con “Vai!“.

L’Eurovision e le certificazioni FIMI oltre Rosa Linn

A proposito di Eurovision, vanno rimarcate le altre certificazioni raccolte dalle canzoni del concorso da quando l’Italia è tornata in gara (si parla, chiaramente, di canzoni non portate dal nostro Paese):

  • Duncan Laurence – Arcade (Paesi Bassi 2019, vittoria a Tel Aviv e disco d’oro raggiunto il 2 agosto 2021)
  • Loreen – Tattoo (Svezia 2023, vittoria a Liverpool e disco d’oro raggiunto il 28 agosto 2023)
  • Loreen – Euphoria (Svezia 2012, vittoria a Baku e disco d’oro raggiunto nella prima settimana del 2013)
  • Alessandra – Queen of Kings (Norvegia 2023, 5° posto a Liverpool e disco d’oro raggiunto il 26 febbraio 2024

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Cosa è successo, di cosa si è parlato, al Sinodo della Chiesa Cattolica Armena (ACIStampa 05.03.24)

Nel comunicato finale del Sinodo della Chiesa Cattolica Armena, si parla anche di una “profonda preoccupazione per l’attuale situazione politica, bellica, economica e fatale in Medio Oriente, Terrasanta, Armenia e Artsakh”. E non poteva essere altrimenti, per i responsabili di una Chiesa sui iuris con sede in Libano, e che dunque vive sulla sua pelle non solo le preoccupazioni della regione, ma anche il peso di un popolo in diaspora, quello armeno.

Il Sinodo della Chiesa Cattolica Armena si è riunito a Roma dal 26 al 29 febbraio, e ha incontrato Papa Francesco il 28 febbraio. Tra gli appuntamenti, anche la ricognizione della salma del Cardinale Pietro Agagianian, di cui si è aperta la fase diocesana della causa di beatificazione nel 2022.

Quali le conclusioni del Sinodo? Prima di tutto, di dare nuovo slancio e nuovo orizzonte alla formazione, coinvolgendo in particolare i laici, e rilanciare congiuntamente la Chiesa Cattolica Armena e le sue opere. Quindi, di coordinarsi maggiormente.

Importante la decisione di creare strutture ecclesiastiche e giuridiche adeguate per affrontare la questione, e per questo sono stati eletti leader e responsabili, alcuni già approvati dalla Santa Sede.

Il 27 febbraio, si è ricordato san Gregorio di Narek, con una liturgia presieduta dal Patriarca Minassian, mentre l’omelia è stata affidata al Cardinale Claudio Gugerotti, che ha parlato della ricchezza di San Gregorio di Narek.

Il 23 febbraio è invece terminata l’indagine regolare sul Cardinale Pietro Agagianian, sono stati rimossi i sigilli dalla bara con le reliquie, e sono state collocate le reliquie nella cappella di San Gregorio Illuminatore nella chiesa di san Nicola di Tolentino.

Durante la celebrazioni sono stati firmati i documenti che concludono la ricognizione del corpo.

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I vescovi armeno cattolici: preoccupati per la Terra Santa e il Nagorno Karabakh (VaticaNews 05.03.24)

Vatican News

“Fatali sorti” si legge nel comunicato finale e l’espressione racconta bene la “profonda preoccupazione” nutrita per le conseguenze che la crisi mediorientale potrebbe causare. Dopo i giorni del Sinodo armeno cattolico, celebrato a Roma tra il 26 e il 29 febbraio scorsi, i vescovi hanno emesso una nota affermando di aver lavorato per offrire “risposte concrete e unitarie alle sfide” generate dalla crisi in Terra Santa.

Le decisioni per la diaspora

Il comunicato elenca anche la serie di provvedimenti adottati nel corso della riunione sinodale, a partire dall’impulso per il settore della formazione, “includendo e coinvolgendo” nel processo “soprattutto anche i fedeli laici” per ravvivare assieme a loro “la Chiesa Armena Cattolica e le sue istituzioni”. Tra le altre decisioni figura quella riguardante la diaspora, che mira a creare all’interno dei Paesi dove vi siano comunità armene delle “adeguate strutture ecclesiastiche e giuridiche, per meglio venire incontro” alle loro “esigenze spirituali ed educative”. E qui la nota riferisce dell’elezione dei pastori e dei responsabili di queste nuove strutture, “alcuni hanno già ricevuto il consenso da parte della Santa Sede”, mentre per altri è in corso il processo di approvazione”.

Altri punti esprimono la gioia per l’udienza del Patriarcato armeno cattolico con il Papa nei giorni dei lavori a Roma e per la solennità del 27 febbraio, quando molti fedeli armeni e non solo hanno preso parte alle celebrazioni per San Gregorio di Narek. La prossima riunione, conclude la nota, è stata fissata dal 7 all’11 ottobre 2025.

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Premio Montale Fuori di Casa per la Narrativa 2024 a Antonia Arslan (Osservatorio Balcani e Caucaso 04.03.24)

Cerimonia di assegnazione alla scrittrice e saggista italiana di origine armena Antonia Arslan del Premio Montale Fuori di Casa per la Narrativa, per aver fatto conoscere in Italia e nel mondo grazie ai suoi romanzi la verità sul primo e sistematico genocidio degli armeni

Cerimonia di assegnazione a Antonia Arslan del Premio Montale Fuori di Casa per la Narrativa.

Viene assegnato ad Arslan il premio, come si legge nella motivazione, «per aver fatto conoscere in Italia e nel mondo grazie ai suoi romanzi la verità sul primo e sistematico genocidio di un popolo: un milione e cinquecentomila armeni sterminati tra il 1915 e il 1923 a seguito dell’azione di pulizia etnica compiuta dalla furia dei Giovani Turchi. Il resto della popolazione fu islamizzato o riuscì a fuggire all’estero, come la famiglia di Antonia Arslan. Il genocidio è un fatto storico che la Turchia, ancora oggi, non vuole riconoscere».

Saluti di:

Mauro Novelli, presidente Centro Nazionale Studi Manzoniai

Massimo Capuani, consulente culturale “Premio Montale Fuori Casa”

Introduce: ALice Lorgna, communication & PR manager “Premio Montale Fuori Casa”

Dialogano con Antonia Arslan:

Adriana Beverini, presidente “Premio Montale Fuori Casa”

Giovanni Gazzano, responsabile di “Luoghi dell’Infinito” e presidente FOndazione Crocevia

Coordina Alessandro Zaccuri, direttore della comunicazione Università Cattolica del Sacro Cuori

Copie di libri della premiata saranno offerti in dono al pubblico

INFO:

Casa Manzoni

web: https://www.casadelmanzoni.it/

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Perché sia l’America sia la Russia coccolano il dittatore Aliyev? (Tempi 04.03.24)

Che gioco stanno facendo le due grandi potenze che guardano il Caucaso? Perché sia l’America sia la Russia coccolano l’Azerbaigian?

1) Cop29, il grande concistoro mondiale sul clima, si terrà a Baku il prossimo novembre. Informa Lindsey Snell che il segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato, con enorme soddisfazione del dittatore azero Ilham Aliyev, che «gli Stati Uniti “supportano con forza” l’Azerbaigian che ospita la Cop29. Blinken ha sostenuto di continuare gli aiuti militari statunitensi intrapresi durante il suo brutale blocco del Nagorno-Karabakh (anche se l’Azerbaigian non sembra avere problemi a procurarsi da sé miliardi di dollari in armi da Israele)». Il monito dei mesi scorsi all’Azerbaigian dov’è finito?

2) Kamil Zeynalli, famoso fitness trainer azero, è stato arrestato il 21 febbraio a Mosca su mandato di cattura internazionale. È stato filmato mentre taglia la testa a un vecchietto armeno inerme. Ha organizzato bande di azeri che danno la caccia ad armeni in Russia. È bastata la protesta del governo di Baku, poche ore di mobilitazione dei media, e l’uomo è stato trasferito subito in patria dove è stato accolto come un eroe. Intanto l’Azerbaigian ha riscosso nuove forniture di gas dalla Russia. Cedutegli a basso prezzo e rivendute con enorme lucro all’Europa.

Se fossi un rapper a Sanremo

Che dire? Quel vecchietto conta meno di una bombola di gas? Per l’Italia e il nostro governo senz’altro, come per la Russia. In che cosa siamo diversi? E Biden, perché vellica il tiranno anticristiano? Ha scelto l’asse con la Turchia?

Oggi mi trovate un po’ arido. La disillusione in me, e in noi molokani, è in lotta perenne con la visione dei volti di giovani incantevoli e vecchie rugose che esprimono desiderio assoluto di pace inondando di bellezza il mondo, persino più forti e più durevoli (sto bestemmiando?) del genocidio, cioè dell’azzeramento totale della popolazione legata da comune identità, che è stato conseguito tramite deportazione con semina di svariati morti dall’Artsakh (il Nagorno-Karabakh del linguaggio ufficiale). Il male assoluto credo sia sconfitto dal crepuscolo della Pasqua che getta i raggi luminosi del Risorto sui vivi e sui morti armeni. L’Ultimo Giorno? Sì, ma i suoi baluginii di dolorosa gloria esistono già ora.

I turchi ottomani nel 1915 non erano riusciti a purificare questo territorio caucasico dal cristianesimo armeno, hanno dovuto accontentarsi di masticare con le loro mandibole di cannibali un milione e mezzo di miei fratelli dell’Anatolia, dal monte Ararat fin quasi ad Aleppo in Siria. Con l’Artsakh ci sono riusciti i turcomanni di Aliyev. E hanno potuto farlo, non mi stanco di ripeterlo, con il concorso occidentale. Non ho il diritto di interrompere il toc toc toc. E ancora toc. Questa goccia mi batte in testa, me la buca. Come vorrei che incidesse sul cranio dei governanti e dei popoli.

Ah, se fossi un rapper o un trapper buono per Sanremo scatenerei una mitragliatrice di parole in rime metropolitane, alzando un’onda di verità, restituendo voce ai tanti martiri e ai sopravvissuti, perché possano rientrare in possesso di quell’inizio di paradiso che un giorno abitarono. Sono 101 mila i profughi d’Artsakh ora sparsi nella Repubblica armena.

Le elezioni farsa

Interessano a qualcuno i risultati delle elezioni in Azerbaigian? A me. Non che credessi al miracolo di un ribaltamento che abbattesse il dittatore e la sua dinastia inossidabile. Speravo però che per una volta uscisse un numero che permettesse di giocarmelo al lotto. Niente da fare: 92 per cento. Aliyev ha battuto se stesso. Fantastico. È al quinto mandato.

C’erano sei candidati alle elezioni, in rappresentanza di 23 partiti. Tutti hanno dichiarato di desiderare la vittoria di Aliyev, il quale ha indetto elezioni anticipate per consacrare la nuova era. Quella inaugurata dalla conquista dell’Artsakh-Nagorno-Karabakh.

Oggi, e giustamente, tutti dicono parole tremende su Putin per l’assassinio in gulag dell’oppositore Navalny. Invece baci e abbracci per Aliyev che tiene in carcere non solo 55 prigionieri politici armeni, ma centinaia di azeri coraggiosi nemici del tiranno. Fino a quando?

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Chi era Paolo Taviani: dagli armeni ai carcerati, fu la coscienza della sinistra (L’Unità 03.03.24)

Paolo Taviani, che se n’è andato nei giorni scorsi novantunenne, ha rappresentato insieme al fratello Vittorio certamente la coppia più esemplare del cinema d’autore del nostro dopoguerra. Toscani di San Miniato, i due fratelli, i-Taviani.

Nominalmente indistinguibili l’uno dall’altro. Quale Vittorio? Quale Paolo? A loro si deve dapprima un cinema “civile” e insieme, diciamo pure, “di poesia”, problematico, colmo di citazioni antiche, e ancora intriso, intarsiato, intessuto di “realismo magico”. Talvolta anche didattico, letterario, dichiaratamente calco di un arazzo romanzesco.

Ai miei occhi, occorre dire che Paolo Taviani, diversamente dal fratello residente giù a valle, a Trastevere, aveva il volto del vicino di casa, Monteverde Vecchio, il Gianicolo, l’edicola di via Giacinto Carini, non lontano dall’abitazione già appartenuta a Pier Paolo Pasolini, lì si aveva modo di incontrarlo al mattino, diligente nell’acquisto dei quotidiani, preghiera laica consacrata da Hegel.

Se, iconicamente, Vittorio c’era modo di associarlo per antonomasia visiva a un berretto da “teppista” majakovskiano, Paolo, meno esile del maggiore, rispondeva sempre visivamente agli occhiali, la montatura ampia, a coprire quasi per intero lo sguardo, punteggiatura d’arredo somatico.

Se, come detto, si faceva fatica a distinguere il nome di battesimo dell’uno dal nome dell’altro, il loro cinema non ha mai dato sensazione di possibili conflitti dialettici tra loro, anzi, suggeriva un’armonia estetica e formale perfetta; poche le obiezioni anche in sede di sceneggiatura, quasi che i-Taviani, “fratelli”, aderissero allo stesso intento narrativo come sfere al cuscinetto.

Ripensandone gli esordi torna in mente un’opera singolare e formalmente frastagliata, allegoricamente “politica”, cioè I sovversivi del 1967 dedicato agli “astratti furori” rivoluzionari, girato nei giorni dei funerali di Togliatti, il lavoro includeva frammenti di pellicola originali delle esequie del leader comunista; realizzate in prima battuta per il Partito comunista italiano.

Nel film compare, giovanissimo, Lucio Dalla, studente, ora a bordo di una Fiat 1500 a leggere palindromi, ora a utilizzare i biglietti da visita del diploma appena conseguito per comporre bizzarre lettere anonime: il pensiero e il sentimento della rivoluzione attesa o forse mancata a illuminare lo straordinario bianco e nero fotografico proprio di una soglia, il passaggio a un mondo non ancora in quadricromia, l’Italia al mattino del centrosinistra.

Nel cinema di Paolo (e Vittorio) c’era modo di rintracciare echi brechtiani e poi le prevedibili sirene della Nouvelle Vague di Godard, e ancora interesse drammaturgico per il racconto dell’epopea risorgimentale, nell’attesa delle prime bandiere rosse che Pisacane avrebbe sollevato insieme alla sua sciabola di nobile “traditore” della propria classe sociale.

Oppure il racconto della resistenza nel paesaggio pittorico di una Toscana trasfigurata a sua volta in se stessa, con echi da “Battaglia di San Romano” di Paolo Uccello e perfino da Termopili trasfigurate, così nella scena cruenta del fascista trafitto da una pioggia di lance.

Certo, talvolta era possibile anche rintracciare una certa discontinuità nella loro mano, almeno ripensando a Good morning Babilonia del 1987, dove venivano tuttavia omaggiate le maestranze del cinema giunte dalla Toscana fino a Hollywood, quasi che gli scalpellini delle chiese romaniche si fossero poi trasformati in scenografi per la Cleopatra di Theda Bara

Ecco, notate, è difficile parlandone disgiungere la memoria di un fratello rispetto all’altro, era infatti come se avessero avuto un unico sguardo, punto di osservazione, lo stesso occhio-grandangolo. Gli dobbiamo, con Kaos, d’avere finalmente concesso una bella prova d’autore a Franchi e Ingrassia; ricordo con i miei occhi quanto il primo, Franco, il “comico” della coppia, fosse grato all’altra coppia, a i-Taviani.

Nella lunga sua avventura di regista, Paolo ha vinto 5 David di Donatello. Sessanta anni nel corso dei quali ha diretto, tra gli altri, La masseria delle allodole, Una questione privata, La notte di San Lorenzo. Nel 2012 il premio come miglior regia al David di Donatello per il film Cesare deve morire.

Da Sotto il segno dello Scorpione (1969) a San Michele aveva un gallo (1971) ad Allonsanfàn (1974); poi Fiorile (1993); Le affinità elettive (1996), Tu ridi (1998). Nella filmografia spicca però Padre padrone (1977), tratto dal libro dello scrittore sardo Gavino Ledda, vincitore della Palma d’Oro e del Premio della Critica al Festival di Cannes. Del 2007 è La masseria delle allodole, tratto invece dal romanzo di Antonia Arslan, il racconto del genocidio del popolo armeno da parte dei Turchi nel 1915.

Allonsanfàn (1974), facendo macchina indietro rispetto ai giorni dell’addio corale a Togliatti, racconta, restituisce i giorni della Restaurazione, le illusioni perdute e insieme tradite dell’impeto rivoluzionario ancora una volta, il tema della coscienza politica davanti al macigno, alle frane della storia, il tormento degli insorti sconfitti, esiliati, la tradimento della classe proletaria: tutto riassunto nel volto di Marcello Mastroianni, accanto a lui Laura Betti, Lea Massari, Giulio Brogi e Renato Scarpa.

Sarà però con Padre padrone, dalla testimonianza autobiografica di Gavino Ledda, un ex pastore sardo diventato scrittore e filologo, che, era il 1977, i-Taviani troveranno interesse e fama internazionale, ottenendo la Palma d’Oro e al Premio della Critica al Festival di Cannes. Verrà poi l’Orso d’Oro a Berlino 2012 con Cesare deve morire.

La tragedia di William Shakespeare fatta propria dagli attori- detenuti del carcere di Rebibbia. Ancora una volta ai fratelli verrà riconosciuta la cifra dell’impegno sociale e nella qualità cinematografica, ottenendo anche il David di Donatello per il miglior film e il David di Donatello per il miglior regista. Nel 2017 sono tornati al cinema, per l’ultima volta in coppia, con il film Una questione privata, tratto dal romanzo di Beppe Fenoglio, presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma.

Paolo Taviani è morto a Roma dopo una breve malattia, a stargli vicino la moglie Lina Nerli Taviani e i figli Ermanno e Valentina. Lunedì 4 marzo la cerimonia laica funebre alla Promototeca del Campidoglio dalle 10 alle 13. Con Paolo Taviani se ne va un’epoca, lo sbalzo di un cinema che non indietreggiava di fronte alla complessità dell’epica letteraria e neppure davanti al peso della storia.

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La posizione scomoda della Russia nel conflitto tra Armenia e Azerbaigian. Zatulin: “meglio non seminare i denti del Drago se si vuole la pace” (Faro di Roma 03.03.24

Nella crisi del Caucaso la Russia “ha cercato di svolgere il suo ruolo di pacificatore, con successo o no lo dirà la storia. Non abbiamo potuto, con mio profondo rammarico, sostenere la ricerca della pace nel conflitto del Nagorno-Karabakh. In questa vicenda, da parte del governo armeno guidato da Pashinyan, è stato compiuto, come minimo, un banale tradimento degli interessi della popolazione armena del Nagorno-Karabakh e , secondo me, degli armeni in generale”. Lo afferma Konstantin Zatulin, parlamentare russo, nel suo intervento al simposio “Regno Unito – UE – Russia – Grande Medio Oriente: sfide e prospettive” che si è svolto a Bratislava (Slovacchia) per iniziativa
del Centro paneuropeo per l’analisi politica, economica e le previsioni (PANAP).
All’incontro hanno partecipato molti esperti dei paesi europei come Gran Bretagna, Germania, Russia, Spagna, Austria, Italia, Slovacchia. Le attività del PANAP mirano a sostenere la ricerca interdisciplinare fondamentale – economica, giuridica e politica, con un’enfasi sullo spazio geopolitico paneuropeo e sulla sua esistenza nel contesto globale. Una delle direzioni principali è condurre analisi di sistema e modellizzazione dei processi politici ed economici nel contesto internazionale.

“Non posso fare a meno di dire queste parole – ha confidato Zatulin nel suo intervento – soprattutto considerando il dolore e l’ansia che il nostro presidente e molti, molti dei suoi compatrioti in tutto il mondo stanno sperimentando in relazione a ciò che sta accadendo nel Caucaso, a causa del fatto che dopo il 2020 abbiamo assistito alla successiva fase di deportazione della popolazione armena, in questo caso dal territorio del Nagorno-Karabakh, a seguito, credo, di uno scontro intermedio e non definitivo tra Armenia e Azerbaigian. Ciò che mi sorprende a questo proposito è l’attuale governo dell’Armenia, che sta cercando un contatto con l’Occidente e, su questa base, recidendo i legami con la Russia, con una campagna all’interno della stessa Armenia, che vuole riformattare la coscienza del popolo armeno – i suoi elettori –. Una campagna anti-russa, promossa sostenendo che tutto ciò che è accaduto al Karabakh e all’Armenia nel 2020 e nel 2023, ovviamente, è colpa della Russia”.

“Non assolvo la Russia dalla responsabilità per alcuni errori e difficoltà. Ma la Russia è un paese che oggi è purtroppo coinvolto in un confronto globale. E sullo sfondo di questo confronto, la Russia, non interessata ad aprire alcun fronte, durante questo episodio cruciale, ma sostengo – spiega Zatulin – che il Primo Ministro armeno non solo ha tradito i suoi compatrioti, ma li ha venduti. E questa, tra l’altro, è già stata espressa una teoria della cospirazione, e questa cifra si chiama – 5 miliardi di dollari. È stato dichiarato e proposto quasi pubblicamente nel periodo precedente la ripresa delle ostilità. E per il signor Pashinyan, per il quale gli abitanti del Nagorno-Karabakh sono sempre stati oppositori politici, un elemento inaffidabile, e il clan Karabakh era il principale ostacolo al potere nel campo politico dell’Armenia, è diventato chiaro che avrebbe potuto semplicemente firmare qualsiasi accordo con l’Azerbaigian, ad esempio, sulla restituzione delle zone di confine intorno al Nagorno-Karabakh all’Azerbaigian, di cui si è sempre discusso”.

Il parlamentare russo ha poi osservato che ci sono “persone che si innamorano di questa propaganda e cercano i colpevoli nel posto sbagliato, invece che dove dovrebbero essere cercati, per quello che è successo al popolo armeno”. “Sono sicuro – ha poi scandito – che la leadership dell’Azerbaigian si sta comportando in modo molto miope e sta ‘seminando i denti del drago’ continuando l’assalto e le richieste di concessioni unilaterali. Il signor Aliyev ha appena affermato che l’Armenia deve accettare tutte le richieste dell’Azerbaigian, altrimenti non accadrà nulla di buono. Noi diciamo: ‘Se l’artiglio è bloccato, l’intero uccello è perduto’. Se hai tradito i tuoi compatrioti, non ci sono ulteriori ostacoli su questo percorso. E questo mi preoccupa profondamente. Ma se pensiamo alla pace, a qualche nuova fase nelle relazioni tra armeni e azeri, allora in questo caso, ovviamente, le infinite celebrazioni per la vittoria sugli armeni, che si svolgono oggi a Baku e in Turchia, non fanno bene al futuro che arriverà. È come nell’antico mito greco: ‘seminare i denti del drago’ farà sorgere nuovi conflitti”.

Irina Sokolova

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Sara Maino al Bistrot de Venise con il suo “Quaderno armeno” (Veneziatoday 02.03.24)

QUANDO Dal 07/03/2024 al 07/03/2024 SOLO OGGI 17:00

Per Dialoghi con l’Autrice Sara Maino presenta “Quaderno Armeno” giovedì 7 marzo ore 17:00 al Bar del Bistrot de Venise. Rassegna a cura di Lucia Guidorizzi e Anna Lombardo. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Ma perché si chiama Hotel Praha? Non si chiama più così. Una volta si chiamava Hotel Praha. Adesso è l’Hotel Arabkir. Ah. E perché? Perché una volta era un ristorante. E allora perché continuate a chiamarlo Praha? È così. È l’Armenia

A Yerevan, la capitale dell’Armenia indipendente, non è il mondo armeno diasporico occidentale accogliente, pacificato, plurilingue, caratterizzato da un cristianesimo aperto e universale che viene incontro a Sara. Per una serie di disavventure verrà fagocitata da un clan di rifugiati ospiti in un albergo fatiscente, dove il degrado risulta insopportabile, dove non ci sono turisti o armeni locali ma profughi della guerra del Nagorno Karabakh; un rifugio dove una umanità dolente tenta di cancellare un vissuto che non ha futuro. Un diario-racconto di straordinaria efficacia descrittiva e insieme capace di andare in profondità, di scavare nel proprio mondo e nel mondo dell’altro senza timore di far emergere la verità scomoda della difficoltà di potersi accettare nella propria diversità.

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