“Bisogna salvare gli armeni” – Guerini e Associati
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Il 20 ottobre, alle ore 18.00, verrà presentato online il volume di Aldo Ferrari e Giusto Traina, Storia degli armeni, appena pubblicato dall’editore Il Mulino. Oltre agli autori interverranno Antonia Arslan e Marcello Flores.
Ecco i link dell’incontro: https://www.facebook.com/events/779316579468898/?acontext=%7B%22event_action_history%22%3A[%7B%22mechanism%22%3A%22surface%22%2C%22surface%22%3A%22create_dialog%22%7D]%7D
YouTube: https://www.youtube.com/user/edizionidelmulino/videos
L’incontro sarà anche visibile in diretta e il giorno dopo sul sito www.mulino.it
SIT-IN DAVANTI A MONTECITORIO
MARTEDI’ 13 OTTOBRE, ore 15-17
“PER LA PACE, PER LA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE, PER I DIRITTI DEL POPOLO ARMENO”
Dal 27 settembre l’Azerbaigian ha sferrato – con il supporto logistico e militare della Turchia e di jihadisti mercenari arruolati da Ankara – un attacco armato senza precedenti alla repubblica del Nagorno Karabakh-Artsakh e all’Armenia, scatenando contemporaneamente una spregiudicata campagna di disinformazione in tutto il mondo.
Durissimi combattimenti sono in corso lungo la linea di contatto e si registrano pesanti bombardamenti indiscriminati sugli insediamenti civili da parte azera, incluso il capoluogo Stepanakert, anche con l’utilizzo di bombe a grappolo. E ciò in flagrante violazione del diritto internazionale. Un crimine di guerra con conseguenze di una catastrofe umanitaria.
Già il 12 luglio le forze armate azere avevano innescato una provocazione al confine nord-orientale dell’Armenia e quattro anni fa, nell’ aprile 2016, avevano perpetrato un altro attacco in quella che è stata battezzata la “guerra dei quattro giorni”.
Il popolo armeno, oltre alla minaccia militare, vede ancora una volta a repentaglio la propria esistenza.
I proclami dei due leader autoritari Erdogan e Aliyev fanno continuo riferimento all’annientamento del popolo armeno “per completare l’opera dei padri” (ovvero il genocidio armeno).
Comitati e associazioni, armeni e non, saranno davanti a Montecitorio martedì prossimo 13 ottobre 2020 per chiedere alle istituzioni italiane e, in primo luogo, al Parlamento di:
– promuovere ogni azione possibile per il ristabilimento della pace nel Caucaso meridionale al fine di preservare il diritto alla vita, alla libertà e ai diritti delle popolazioni coinvolte nella guerra;
– condannare l’intervento militare di terze parti nel conflitto;
– non abbandonare il popolo armeno a un destino che evoca dolorose pagine di storia già vissute 105 anni fa;
– tutelare gli interessi nazionali italiani impedendo che la guerra arrivi a interessare anche le pipe line che portano petrolio in Italia dal mar Caspio;
– prendere le distanze dalle politiche nazionali che esaltano lo sterminio di altri popoli;
– tener conto del differente grado di democrazia e libertà di espressione che vige nei Paesi coinvolti nel conflitto;
– lanciare un monito alle leadership locali affinché il dialogo con l’Italia e l’Unione Europea sia basato sul rispetto dei diritti umani, sulla libertà di parola e di stampa.
I Comitati e le Associazioni organizzatori si augurano che rappresentanti di tutte le forze politiche italiane si uniscano all’opinione pubblica e condannino senza se e senza ma l’ingiustificata aggressione contro l’aspirazione alla libertà e alla pace del popolo armeno.
L’invito al presidio (che si svolgerà nel rispetto delle norme anti-Covid19) è rivolto a tutte le Associazioni e cittadini italiani che condividono i principi di cui sopra.
Comunità e associazioni armene d’Italia
Roma 07.10.20
Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
A Ministro degli Affari Esteri
Al Presidente della Commissione Esteri del Senato
Al Presidente della Commissione Esteri della Camera
Di fronte alla gravità della situazione che si è creata in questi giorni in Armenia e nel Nagorno-Karabakh, gli armenisti italiani hanno scritto una dichiarazione che proponiamo alla Vostra attenzione nella convinzione che l’Italia possa contribuire attivamente alla cessazione delle ostilità e alla costruzione di una pace duratura nella regione.
Lettera aperta di studiosi della cultura armena sulla situazione del Nagorno-Karabakh
Come studiosi della cultura armena ma anche come cittadini italiani ed europei, non possiamo non esprimere la nostra profonda preoccupazione di fronte alla situazione creatasi in questi giorni nel Nagorno-Karabakh, aggravata dalla circolazione di notizie non sempre obiettive. Condanniamo fermamente l’aggressione militare iniziata il 27 settembre dall’Azerbaigian con il sostegno della Turchia, erede diretta dello stato che un secolo fa ha compiuto, senza mai riconoscerlo, un genocidio ai danni della popolazione armena. Il coinvolgimento della Turchia a fianco dell’Azerbaigian mette in serio pericolo la sicurezza dell’intera regione e la stessa esistenza fisica degli armeni, tanto nel Nagorno-Karabakh quanto nella repubblica d’Armenia. Riteniamo che la popolazione armena del Nagorno-Karabakh debba poter decidere liberamente il proprio futuro e che la questione dello status di questa regione debba essere risolta per via diplomatica e non con l’uso delle armi.
Chiediamo pertanto alla comunità internazionale – a partire dal nostro paese – in primo luogo di intervenire immediatamente sull’Azerbaigian e la Turchia perché mettano fine alle attività militari, quindi di impegnarsi in favore della ripresa delle trattative diplomatiche in vista di una pace definitiva nella regione.
Maria Lucia Aliffi, Università degli Studi di Palermo
Federico Alpi, Università di Modena e Reggio Emilia/ FSCIRE, Bologna
Antonia Arslan, Università di Padova
Marco Bais, Pontificio Istituto Orientale
Emilio Bonfiglio, Dumbarton Oaks, Washington DC
Don Matteo Crimella, Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – Milano
Aldo Ferrari, Università Ca’ Foscari, Venezia
Emiliano B. Fiori, Università Ca’ Foscari, Venezia
Giorgio Gianighian, Università e-Campus
Sona Haroutyunian, Università Ca’ Foscari, Venezia
Vasco La Salvia, Università di Chieti
Paolo Lucca, Università Ca’ Foscari, Venezia
Paola Mildonian, Università Ca’ Foscari, Venezia
Moreno Morani, Veneranda Accademia Ambrosiana
Alessandro Orengo, Università di Pisa
Stephanie Pambakian, University of St Andrews
Don Riccardo Pane, Accademia Ambrosiana
Zara Pogossian, Università di Firenze
Elisa Pruno, Università di Firenze
Stefano Riccioni, Università Ca’ Foscari, Venezia
Marco Ruffilli, Université de Genève
Andrea Scala, Università degli Studi di Milano
Sara Scarpellini, Université de Genève
Giancarlo Schirru, Università di Napoli «L’Orientale»
Anna Sirinian, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Baykar Sivazliyan, Università Statale di Milano
Beatrice Spampinato, Università Ca’ Foscari, Venezia
Gioacchino Strano, Università della Calabria
Irene Tinti, Université de Genève
Rachele Zanone, Università degli Studi Roma Tre
Lunedì 12 ottobre alle ore 17.00
TRACCE D’ARMENIA IN ESTREMO ORIENTE
Nei loro viaggi, sollecitati da “indizi” a volte molto labili,
Fabio Scarso e Nicoletta Prandoni
si sono messi alla ricerca di testimonianze,
spesso molto concrete e consistenti,
della presenza armena nel lontano Oriente.
Durante l’incontro, con le loro immagini e i loro racconti,
ci accompagneranno nei luoghi in queste ricerche.
L’incontro si terrà nel rispetto delle normative vigenti
Ingresso consentito fino ad esaurimento posti possibili
Comunicato stampa
L’ AZERBAIGIAN LANCIA ATTACCO MISSILISTICO CONTRO LA REPUBBLICA ARMENA DEL NAGORNO KARABAKH (ARTSAKH)
Da questa mattina è in corso un pesante attacco missilistico azero contro la repubblica del Nagorno Karabakh (Artsakh).
Colpiti insediamenti civili compresa la capitale Stepanakert. Si registrano morti e feriti tra la popolazione
Molti cittadini stanno trovando riparo nei rifugi.
Le forze armate armene hanno abbattuto diversi elicotteri e tre droni; distrutti anche alcuni carri armati.
Tutte le milizie armene sono strenuamente impegnate nella difesa dei confini in questo che risulta essere un attacco ancor più grave di quello del 2016. Proclamata nella repubblica la legge marziale e la mobilitazione nazionale.
Alla luce di quanto sta accadendo:
Ancora una volta ribadiamo che gli armeni vogliono la pace, turchi e azeri la guerra.
Consiglio per la comunità armena di Roma
Nei giorni scorsi alcune testate giornalistiche, tra cui notiziegeopolitiche.net, (risposta) politicamentecorretto.com, (risposta) sardegnagol e opinione, avevano pubblicato una lettera dell’Ambasciatore Azero in Italia alla quale ci siamo sentiti nel dovere di rispondere in quanto piena di notizie false e fuorvianti.
Nel ringraziare le testate sopracitate per aver ospitato la nostra risposta, riportiamo qui di seguito il testo della nostra missiva, qui illink alla lettera dell’ambasciatore e una nostra nota di precisazioni inviata alla redazione di notizie geopolitiche.
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BUGIE E NEGAZIONISMO: LA NOSTRA RISPOSTA ALL’AMBASCIATORE AZERO IN ITALIA
Se la ride S.E. Mammad Ahmadzada, ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia, citando la presunta abilità armena di contraffare la verità che a suo dire genera “ilarità”.
Fossimo in lui, rappresentante diplomatico di una delle peggiori dittature al mondo (Freedom press index colloca l’Azerbaigian al 167° posto su 180 nazioni, poco sotto la Corea del nord…), ci preoccuperemmo delle sorti del suo Paese dove l’opposizione è inesistente, i giornalisti e i membri delle ong non allineati vengono sbattuti in galera.
Nonostante i tanti soldi che regala in giro per l’Europa (Italia compresa), Aliyev rimane un dittatore al pari di Lukashenko o Kim Jong-un e la sua famiglia governa da più di trenta anni una nazione fatta crescere nell’odio contro gli armeni.
Accusa gli armeni, prima nazione al mondo ad aver abbracciato ufficialmente la fede cristiana nel 301, di essersi “appropriati della Chiesa dell’Albania caucasica” ma non spiega perché allora l’Azerbaigian ha distrutto tutti i monumenti e le chiese armene in Nakhichevan, comprese diecimila croci di pietra (katchkar) di epoca medioevale a Julfa. Come i barbari talebani in Afghanistan con i buddha di Bamiyan… E non sono gli armeni a proclamarsi primo popolo cristiano ma lo dice la storia della Chiesa.
Bugie continua a ripetere la feluca azera sulla storia armena e su quella del Nagorno Karabakh-Artsakh (che non è mai stato storicamente un territorio azero e che giusto un secolo or sono vantava il 95% della popolazione di etnia armena) mescolando a caso informazioni e propaganda, tanto su un tema così complicato e delicato il lettore medio difficilmente riesce a raccapezzarsi.
Sorvola sui massacri e le pulizie etniche che gli armeni residenti in Azerbaigian dovettero subire nei decenni scorsi da Sumgayt in poi e mente sugli antefatti storici della guerra che l’Azerbaigian scatenò contro la piccola repubblica del Nagorno Karabakh, territorio di circa 4000 km2 gentilmente donato da Stalin agli azeri negli anni Venti del secolo scorso.
Un tavolo negoziale per la soluzione pacifica del contenzioso è stato istituito con il Gruppo Minsk dell’OSCE ma dalle affermazioni dell’Ambasciatore si evince che il suo Paese è contrario al dialogo e non accetta il principio che la questione del Nagorno Karabakh possa arrivare a conclusione senza l’uso della forza.
“L’Armenia è un aggressore e l’Azerbaigian è una vittima” scrive l’esimio Ambasciatore al quale rinnoviamo due domande molto semplici: “Cosa ci faceva il 12 luglio scorso un veicolo militare azero nella zona cuscinetto sul confine azero armeno? Una gita fuori porta?” E la seconda: “Cosa ci facevano i soldati azeri nella stessa buffer zone? Un pic-nic?”.
L’Azerbaigian deve capire che deve arrendersi all’evidenza che la Storia non può essere raccontata a suon di petrodollari…
Ma invero, se una ricostruzione di parte può anche essere scontata (visto il recente richiamo del dittatore Aliyev ai propri ambasciatori perché si diano da fare a livello di comunicazione…), appare tuttavia moralmente inaccettabile il richiamo negazionista – d’altronde buon sangue turco non mente – quando parla degli “eventi della prima guerra mondiale” riferendosi evidentemente al genocidio armeno perpetrato dall’impero ottomano contro la minoranza armena.
Ecco, vedere riportato su una testata italiana l’intervento di un rappresentante di uno Stato dittatura che mistifica la realtà e pronuncia frasi negazioniste sul genocidio di un milione e mezzo di armeni senza che la redazione senta il dovere di prendere un minimo di distanza da certe affermazioni fa male.
Quale reazione vi sarebbe, chiediamo, se l’ambasciatore di un Paese non democratico inviasse una nota nella quale tra l’altro nega l’Olocausto?
Viviamo in una nazione, l’Italia, nella quale per fortuna tutti hanno diritto di parola e la libertà di informazione è garantita. Ciò però non significa avallare pedissequamente un crimine contro l’umanità.
Distinti saluti
CONSIGLIO PER LA COMUNITÀ ARMENA DI ROMA
Contro risposta a Notizie geopolitiche 30.08.20
A margine dell’articolo da noi inviato e pubblicato sulla testata è stata aggiunta questa “nota” alla quale abbiamo dato risconto come segue.
Essendo stata citata la Redazione del nostro giornale, mi sento il dovere di ribadire l’assoluta indipendenza di Notizie Geopolitiche, che da sempre dà spazio a posizioni anche contrapposte. In questo intervento, che proprio per la libertà che ci distingue pubblichiamo, più che sul sarcarsmo e sulle accuse all’Azerbaijan di essere una dittatura (i fatti di cronaca recenti dimostrano come anche l’Armenia non scherzi), punterei a rispondere in merito alle citate quattro Risoluzioni Onu. D’altronde anche la Crimea era stata donata da Stalin all’Ucraina, ma questo non vuol dire che il dittatore Putin possa farla russa con un referendum farlocco. Enrico Oliari.
Egr. dott. Oliari,
La ringraziamo per la pubblicazione del nostro intervento in risposta alle affermazioni dell’ambasciatore azero. Non avevamo dubbi al riguardo.
Proprio perché consideriamo la Sua testata seria, qualificata e obiettiva ci siamo meravigliati che non sia stato fatto alcun cenno redazionale riguardo alle gravi affermazioni negazioniste del rappresentante dell’Azerbaigian che è arrivato a definire il genocidio armeno alla stregua di “eventi della prima guerra mondiale” accodandosi alla più becera immorale propaganda turca. Ma forse il passaggio è sfuggito.
La Sua cortese replica ci fornisce invero l’occasione per sottolineare – nello spirito di un dibattito costruttivo sui problemi sud caucasici a beneficio dei Suoi lettori – due aspetti che riteniamo significativi.
In primo luogo, è un dato di fatto che l’Armenia (e l’Artsakh) e l’Azerbaigian viaggiano su due diversi piani di democrazia pur essendo provenienti dalla stessa esperienza sovietica.
La già citata classifica mondiale sulla libertà di informazione (Freedom press index) colloca l’Armenia al 61° posto (venti gradini sotto l’Italia, 41a) mentre l’Azerbaigian è al 167° posto e la Turchia al 154°. Con tutti i limiti e le difficoltà di sviluppo della società civile e politica armena, il paragone evidenzia posizioni ben differenti. Non lo diciamo noi, ma le organizzazioni internazionali che chiedono la liberazione di giornalisti e attivisti azeri imprigionati a centinaia nelle carceri di Aliyev la cui famiglia – altro dato significativo – da oltre trenta anni governa il Paese.
Ecco perché continuiamo a sorprenderci ogni qual volta sulla libera stampa italiana vediamo riportate sic et simpliciter le dichiarazioni di un rappresentante di Baku.
Quanto alle citate quattro risoluzioni delle Nazioni Unite (822, 853, 874, 884), invocate dall’Azerbaigian in ogni occasione, è opportuno sottolineare che furono votate dal Consiglio di sicurezza fra l’aprile e il mese di novembre 1993 in una situazione contingente legata allo sviluppo progressivo della guerra in atto.
Le prime tre chiedono 1) la cessazione delle ostilità; 2) il ritiro delle forze armene dai territori che le forze armate azere in rotta abbandonavano (Kelbajar, Aghdam, Fizuli e le regioni meridionali al confine con l’Iran); 3) la ripresa dei negoziati; 4) l’attuazione di tutte le misure umanitarie finalizzate ad alleviare le sofferenze delle popolazioni. La quarta, in aggiunta alle precedenti disposizioni, chiede all’Armenia di “usare la sua influenza nei confronti degli armeni del Nagorno Karabakh per l’applicazione delle precedenti risoluzioni”, di fatto avallando la neonata piccola repubblica di Stepanakert come soggetto sostanzialmente distinto (al punto che i suoi rappresentanti firmarono l’accordo del cessate-il-fuoco nel maggio 1994 con Armenia e Azerbaigian).
È pleonastico sottolineare che nessuna delle parti in causa rispettò le risoluzioni ONU a cominciare dalle forze armate azere che continuarono a combattere (e a perdere terreno a favore dei partigiani armeni). Quando dunque Baku invoca le citate pronunce del Consiglio di Sicurezza dovrebbe in primo luogo spiegare perché l’Azerbaigian per primo non rispettò le stesse e in secondo prendere atto che già le Nazioni Unite, sia pure con il linguaggio che si conviene ai diplomatici, consideravano acquisito de facto un embrione di statualità della repubblica del NK.
Erano comunque, ripetiamo, risoluzioni legate al contingente sviluppo degli eventi bellici; al pari di quella del Parlamento europeo che nel 1988 (e poi nel 1990) condannava i massacri degli a
armeni nell’Azerbaigian ed esprimeva il proprio sostegno alla popolazione del Nagorno Karabakh nella sua richiesta di unificazione all’Armenia.
La vicenda del conflitto del Nagorno Karabakh è, come ben sa, alquanto complicata e il dibattito a più voci sull’argomento quanto mai opportuno.
Lieti per questo proficuo scambio di opinioni, ci è gradita l’occasione per rinnovare i migliori saluti e auguri di buon lavoro.
Consiglio per la comunità armena di Roma
Cari connazionali e amici,
negli anni passati eravamo soliti accompagnare questa newsletter con gli auspici di una buona estate, di buone vacanze. Ma gli eventi di questi ultimi mesi, la pandemia, la guerra sul confine armeno e per ultimo la situazione in Libano, ci inducono a modificare questa tradizione e a chiedere preghiere e azioni di solidarietà, per tutti coloro che stanno soffrendo, al di là della loro appartenenza religiosa, etnica o culturale.
Una particolare preghiera per l’Armenia e un atto di solidarietà per il Libano e la comunità armena ivi residente. Il quartiere armeno si trova a poca distanza dal luogo dell’esplosione che ha devastato il Libano, mettendo in ginocchio un paese e una popolazione già stremati da tante problematiche, siano esse sanitarie, economiche o politiche.
Il Fondo “Hayastan All-Armenian Fund” ha predisposto un conto corrente “dedicato” presso la Banca Centrale della Repubblica d’Armenia, per una raccolta fondi che saranno destinati all’ assistenza dei bisogni urgenti degli armeni del Libano.
Chi vorrà contribuire può collegarsi al sito del Fondo al seguente indirizzo https://www.himnadram.org/en/.
Anche se con cuore rammaricato e triste buone vacanze a tutti.
Consiglio per la comunità armena di Roma

L’Ambasciatore azero Ahmadzada risponda a queste domande:
Altro che comunicati stampa diffusi urbi et orbi con notizie fuorvianti, false e pretestuose.
#AGGRESSIONEAZERA
Consiglio per la comunità armena di Roma
www.comunitaarmena.it