BLOCCO DELL’ARTSAKH – I NUMERI DELLA TRAGEDIA

Il governo della Repubblica dell’Artsakh ha pubblicato le statistiche del 45° giorno del blocco
11 bambini si trovano nei reparti neonatale e di rianimazione dell’ospedale pediatrico.
Nel reparto di terapia intensiva sono ricoverati 10 pazienti adulti, di cui 3 in gravissime condizioni.
Sotto l’assedio sono già nati 164 bambini. 500 cittadini sono stati privati della possibilità di risolvere i loro problemi di salute attraverso un intervento chirurgico a causa della sospensione delle operazioni programmate in tutte le istituzioni mediche sotto la giurisdizione del Ministero della Salute della Repubblica dell’Azerbaigian.
Fino ad oggi, 46 pazienti sono stati trasportati dall’Artsakh in Armenia con la mediazione e l’accompagnamento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per ricevere cure adeguate.
A causa della difficile situazione economica che si è creata, almeno 4.700 persone hanno inizialmente perso il lavoro e la fonte di reddito.
Più di 17.600 tonnellate di beni vitali sarebbero state consegnate ad Artsakh, se non fosse stato per il blocco, durante il quale solo una piccola parte è stata consegnata dal Comitato internazionale della Croce Rossa e dalle forze di pace russe.
Fatti importanti: Gli agenti del governo azero tengono in ostaggio i 120.000 abitanti dell’Artsakh in condizioni di assedio per 45 giorni con attività terroristiche.
A causa del blocco, la popolazione di 120.000 abitanti dell’Artsakh (di cui circa 30.000 bambini, 20.000 anziani, 9.000 disabili) soffre molte privazioni e rischia la fame.
41 asili e 56 gruppi prescolari sono stati chiusi in tutto o in parte dal 9 gennaio a causa dell’aggravarsi della carenza di cibo nelle condizioni del blocco.
6828 bambini non potranno più frequentare l’asilo, la scuola dell’infanzia e la scuola a tempo pieno, privandoli della possibilità di ricevere cure, cibo e istruzione adeguati.
Dal 18 gennaio tutte le 118 scuole dell’Artsakh sono state chiuse per problemi di riscaldamento ed elettricità, privando più di 20mila bambini del diritto all’istruzione.

DURA CONDANNA DEL PARLAMENTO EUROPEA ALL’AZERBAIGIAN

IL PARLAMENTO EUROPEO ESORTA L’AZERBAIGIAN A RITIRARSI DAL TERRITORIO ARMENO, LIBERARE I PRIGIONIERI DI GUERRA E APRIRE IL CORRIDOIO DI LACHIN
Il Parlamento europeo ha condannato fermamente l’attacco di settembre dell’Azerbaigian al territorio sovrano dell’Armenia e il blocco illegale del corridoio di Lachin.
Il Parlamento europeo ha affermato nelle relazioni del 2022 sull’attuazione della politica estera e di sicurezza comune che l’ultima aggressione militare dell’Azerbaigian il 12 settembre 2022 sul territorio sovrano dell’Armenia ha costituito una VIOLAZIONE del cessate il fuoco e sta avendo gravi conseguenze sul processo di pace. “
Il Parlamento ha espresso preoccupazione per i presunti CRIMINI DI GUERRA e il trattamento disumano perpetrati dalle forze armate dell’Azerbaigian nei confronti di prigionieri di guerra e civili armeni, ha ribadito che l’integrità territoriale dell’Armenia deve essere pienamente rispettata e ha sottolineato la disponibilità dell’UE a partecipare più attivamente alla risoluzione dei lunghi conflitti della regione.
Ha pertanto invitato le autorità azere a ritirarsi immediatamente da tutte le parti del territorio dell’Armenia e a liberare i prigionieri di guerra sotto il loro controllo, ha denunciato con forza il blocco illegale del corridoio di Lachin da parte dell’Azerbaigian, in violazione della dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020, poiché minaccia di far precipitare una crisi umanitaria intenzionale per il popolo del Nagorno-Karabakh.
I deputati hanno chiesto alle autorità azere di ripristinare la libertà di movimento attraverso il corridoio di Lachin con effetto immediato, ricordando che solo i mezzi diplomatici porteranno una risposta giusta e duratura al conflitto di cui beneficeranno le popolazioni dell’Armenia e dell’Azerbaigian.

L’ODIO ETNICO CONTRO GLI ARMENI NON CONOSCE CONFINI. BAMBINI MOLESTATI DA PARTE DEI SEDICENTI AMBIENTALISTI AZERI.

…. E i rappresentanti del Governo Italiano vanno a braccetto con il dittatore……..
19 bambini dell’Artsakh che erano rimasti bloccati in Armenia a causa del blocco del corridoio di Lachin, dopo la loro partecipazione al Junior Eurovision Song Contest nel dicembre 2022, sono stati trasportati, accompagnati da caschi blu russi, a casa loro per ricongiungersi con le loro famiglie, dopo che da più di un mese erano stati privati dai loro affetti.
Durante il tragitto l’auto che li trasportava è stata assalita da agenti sponsorizzati dal governo azero che si fingono eco-attivisti e dai giornalisti al loro servizio. 10-15 azeri mascherati con videocamere e vestiti civili si sono avvicinati all’auto e alcuni di loro hanno fatto irruzione nel veicolo e hanno filmato i bambini provocando il caos mentre uno dei bambini ha perso conoscenza. Solo l’intervento delle forze di pace russe fa evitato il peggio e il veicolo è riuscito a proseguire il tragitto.
“Questo comportamento sfacciato degli agenti governativi dell’Azerbaigian è un’interferenza arbitraria e illegale nella privacy dei bambini e una violazione illegale della loro integrità psicologica, dignità e reputazione. Queste azioni criminali stanno completamente dimostrando i veri obiettivi e le intenzioni del Governo Azero. L’odio etnico contro gli armeni da parte degli azeri non conosce confini, prendendo di mira anche i bambini. Questa azione provocatoria e criminale dimostra ancora una volta il fatto che la strada è bloccata e vi è l’impossibilità di percorrerla in sicurezza, anche se accompagnati dalle forze di pace russe”, ha affermato a proposito
il difensore dei diritti umani dell’Artsakh Gegham Stepanyan.
Mentre bambini e più di 120 mila persone subiscono le violenze da parte di una dittatura esponenti del Governo Italiano si inchinano davanti al dio denaro e fanno affari con l’Azerbaigian che figura tra al 158° posto su 180 nazioni nell’indice mondiale di libertà di stampa definendo la visita del ministro della Difesa Crosetto un “passo in avanti per il rafforzamento delle relazioni bilaterali e del partenariato strategico multidimensionale”…. che “consolida ed amplia le opportunità di collaborazione economica, accademica e culturale tra Italia e Azerbaigian”. Come per dire andiamo a braccetto con il Dittatore Aliyev.
VOGLIAMO RIMANERE IN SILENZIO????????

UN APPELLO PER SCONGIURARE UNA CRISI UMANITARIA IN NAGORNO KARABAKH

Dal 12 dicembre 120.000 armeni del Nagorno Karabakh (Artsakh) sono isolati dal resto del mondo a causa di un blocco operato da azeri lungo l’unica strada di collegamento con l’Armenia.

Scarseggiano cibo, medicine, carburante. La popolazione (compresi 30.000 bambini e 20.000 anziani) è sull’orlo di una crisi umanitaria. Non il miglior modo di passare le festività.

Ci uniamo agli inviti rivolti dalla comunità internazionale affinché questo blocco cessi immediatamente e sia riconsegnato il diritto alla vita alla popolazione e scongiurata una nuova pulizia etnica.

Ci appelliamo al parlamento italiano affinché, così come già fatto da quello spagnolo, adotti una risoluzione che spinga le autorità dell’Azerbaigian a ripristinare immediatamente e senza condizioni il transito lungo la strada nel corridoio di Lachin.

Attendiamo da parte delle forze politiche e delle istituzioni italiane un invito in tal senso e un appello alla vera pace nella regione.

 

COORDINAMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI E ASSOCIAZIONI ARMENE IN ITALIA

ARTSAKH (NAGORNO KARABAKH) BLOCCATO DAGLI AZERI. 120.000 ARMENI IN OSTAGGIO

Comunicato stampa
ARTSAKH (NAGORNO KARABAKH) BLOCCATO DAGLI AZERI. 120.000 ARMENI IN OSTAGGIO.
DURA CONDANNA DEL CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA
Da ieri mattina 12 dicembre, alcune decine di azeri (qualificatisi come “attivisti ambientali” ma in realtà militari in borghese, ex militari e uomini degli apparati di sicurezza di Baku) hanno bloccato la strada interstatale Stepanakert-Goris che rappresenta l’unico vitale collegamento tra la repubblica di Artsakh (Nagorno Karabakh) e l’Armenia.
Un contingente delle forze di pace russe di stanza nella regione sta presidiando il blocco al fine di evitare che vi siano contatti fra le parti o che gli azeri cerchino di entrare nel territorio armeno.
Tutti gli abitanti della piccola repubblica armena (che già due anni fa subì l’attacco armato dell’Azerbaigian) sono di fatto imprigionati da questo gruppo di estremisti che scandiscono slogan nazionalisti e inneggiano alla famigerata organizzazione turca dei Lupi grigi.
Questo blocco impedisce il transito di merci e persone; alcuni malati gravi ricoverati all’ospedale repubblicano di Stepanakert e in procinto di essere trasferiti ai nosocomi di Yerevan non possono essere spostati con grave pregiudizio per la loro salute.
L’interruzione del collegamento stradale (la seconda dopo quella del 3 dicembre che durò tre ore) rappresenta una grave violazione delle convenzioni internazionali e anche dell’accordo di tregua del novembre 2020.
Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” nel denunciare tale ennesima provocazione del regime azero di Aliyev, chiede ai media di denunciare quanto sta accadendo e alle istituzioni italiane di attivarsi in ogni opportuna sede affinché i diritti degli armeni dell’Artsakh (alla libertà di movimento, all’autodeterminazione, alla vita, alla libertà) siano rispettati come previsto dalle convenzioni internazionali.
CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA
Segreteria

CONDANNIAMO CON FORZA LE BARBARIE DEI SOLDATI DELL’AZERBAIGIAN

Comunicato stampa (con preghiera di massima diffusione)

CONDANNIAMO CON FORZA LE BARBARIE DEI SOLDATI DELL’AZERBAIGIAN

Il nuovo video diffuso sui social che mostra gli invasori dell’Azerbaigian mitragliare un gruppo di soldati armeni catturati mentre difendevano il loro territorio sovrano è la nuova prova della barbarie dei soldati del regime di Baku.

Questo video si aggiunge a quello di una soldatessa fatta prigioniera il cui corpo è stato orrendamente mutilato e profanato fra le risate degli orchi assassini.

Invece di fare solo affari con dittatori e criminali non sarebbe giunto il momento di applicare sanzioni verso chi non conosce altro strumento se non la forza e la minaccia della forza?

Anni di odio di Stato portano solo alle brutalità alle quali stiamo assistendo.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” nel condannare a gran voce le atrocità e le barbarie dei criminali di guerra azeri, chiede che le Istituzioni italiane ed europee condannino senza alcun indugio l’Azerbaigian che ha dichiarato guerra all’Armenia, ne ha invaso il territorio, si è reso protagonista di atti atroci e disumani contrari al diritto umanitario e internazionale.

I rapporti commerciali non possono essere un alibi per tollerare simili atrocità di Stato da parte del regime di Aliyev.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” chiede inoltre che l’Italia, anche in base alla sua Costituzione, interrompa immediatamente qualsiasi fornitura di armi all’Azerbaigian per non rendersi e rendere i cittadini italiani complici dei crimini di tale dittatura.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” aderisce alla campagna internazionale che chiede l’annullamento del prossimo Gran Premio di Formula Uno programmato per il 2023 in Azerbaigian.

CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA
www.comunitaarmena.it

 

 

VIDEO ESECUZIONE PRIGIONIERI ARMENI:
https://t.me/TG301AD/4916

Comunicato stampa CONSIGLIO COMUNITA’ ARMENA DI ROMA: IMBARAZZANTI DICHIARAZIONI DEL SEN. LUCIDI

Comunicato stampa
CONSIGLIO COMUNITA’ ARMENA DI ROMA: IMBARAZZANTI DICHIARAZIONI DEL SEN. LUCIDI
Il “Consiglio per la Comunità armena di Roma”, esprime sconcerto per le dichiarazioni del sen. Stefano Lucidi (Lega), presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Azerbaigian.
In un suo recente intervento, sulla sua pagina Facebook,il senatore Lucidi incredibilmente chiede di “fare chiarezza sui recenti scontri avvenuti al confine tra Armenia e Azerbaigian” e dichiara che “la nuova escalation sicuramente non è voluta dal governo azerbaigiano”.
Considerato che il 14 settembre l’Azerbaigian del dittatore Aliyev ha attaccato e invaso, con utilizzo di armi e droni turche, la repubblica di Armenia penetrando nel suo territorio sovrano, bombardando insediamenti civili e infrastrutture militari difensive armene a svariati chilometri di distanza dalla linea di confine, come testimoniato tral’altro da documentazione inconfutabile e pronunciamenti di vari Paese e istituzioni internazionali,non si riesce a comprendere il senso delle dichiarazioni del suddetto senatore.
Il “Consiglio per la comunità armena di Roma”ricorda che l’attacco azero è costato, fino ad ora, la morte di 135 soldati armeni, 7900 civili sfollati, la distruzione di oltre 300 case. Sempre ad oggi sono almeno una decina di soldati armeni fatti prigionieri dall’esercito di Aliyev. Ancora una volta, sono purtroppo documentati episodi di indicibile barbarie da parte dei soldati azeri come nel caso dello stupro e successivo smembramento e amputazioni di una soldatessa armena di 36 anni, madre di tre figli.
Pur rispettando la sua libera scelta di impegnarsi a favore del regime dell’Azerbaigian (avrà le sue buone ragioni), il Consiglio non può che condannare certe affermazioni il cui intento primario è quello di giustificare azioni militari e atti barbari e che di certo non sono degne di un rappresentante della Repubblica Italiana.
Il Consiglio invita il sen. Lucidi a documentarsi meglio e riflettere prima di rilasciare dichiarazioni che moralmente, politicamente e storicamente sono irricevibili.
Consiglio per la comunità armena di Roma

FERMA CONDANNA DELL’ATTACCO DELL’AZERBAIGIAN CONTRO LA REPUBBLICA DI ARMENIA

COMUNICATO STAMPA (con preghiera di massima diffusione)
FERMA CONDANNA DELL’ATTACCO DELL’AZERBAIGIAN CONTRO LA REPUBBLICA DI ARMENIA
Dalla notte scorsa l’Azerbaigian sta bombardando pesantemente molti villaggi situati nel territorio sovrano della repubblica di Armenia, peraltro in parte già invaso dal maggio 2021.
Gli azeri, che utilizzano armi pesanti e droni da bombardamento di fabbricazione turca e israeliana, stanno mirando a obiettivi civili e militari.
DENUNCIAMO CON FERMEZZA questa nuova aggressione che – è bene precisarlo – non riguarda questa volta la repubblica de facto del Nagorno Karabakh (Artsakh) ma il territorio di un Paese membro dell’Onu e del Consiglio d’Europa.
Le vittime di questo vile attacco sono fino a questo momento più di 50.
Ancora una volta il regime del dittatore Aliyev dimostra che è in grado di agire solo con la violenza delle armi e la minaccia.
Questo è il risultato di certe patenti di “affidabilità” recentemente attribuite dall’Unione europea all’Azerbaigian e al suo presidente in cambio di un po’ di gas.
L’Europa, e l’Italia, condannino fermamente questa ennesima aggressione azera!
L’Armenia vuole la pace. L’Azerbaigian, la guerra.
CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA

Comunicato Stampa “107°ANNIVERSARIO DEL GENOCIDIO DEL POPOLO ARMENO”

 

24 APRILE 1915 – 24 APRILE 2022

107°ANNIVERSARIO DEL GENOCIDIO DEL POPOLO ARMENO

Anche quest’anno, il 24 aprile, noi, italiani di origine armena ed armeni in Italia, uniti in un’unica voce con le organizzazioni che ci rappresentano, facciamo memoria del Genocidio subito dagli armeni nel 1915 ad opera dell’Impero ottomano.

In un contesto internazionale quale quello attuale, così segnato da instabilità ed incertezza, ci rivolgiamo ai cittadini, ai media e alle Istituzioni sentendo il dovere di un impegno che si rinnova: non solo nel rievocare la tragedia che ha travolto il destino del popolo armeno 107 anni fa ma anche nel richiamare le urgenze e le sfide che quel ricordo, ancora da troppi ignorato, impone oggi sul presente.

È prima di tutto una sfida di conoscenza, per non fermarsi a un uso retorico della memoria. Occorre invece approfondire le complessità del passato per comprendere che l’annientamento di un popolo e della sua identità è un dramma che ci riguarda davvero tutti e, al contempo, ci porta a riscoprire la ricchezza che la cultura armena è ancora in grado di offrire.

È una sfida di coraggio, per leggere le conflittualità del presente ed affrontarle senza timori, avendo ben in mente la drammatica lezione del passato, coscienti che la posta in gioco è il nostro futuro, con i suoi valori di integrazione e difesa della propria identità. Per noi, che siamo orgogliosamente anche cittadini italiani, essi sono la vera eredità che proviene da chi ci ha preceduto e possono diventare un patrimonio da condividere con la nazione in cui abbiamo scelto di vivere.

È un impegno contro le spinte alla sopraffazione e alla rimozione della memoria dei fatti, che ancora oggi affiorano e minacciano l’esistenza stessa della nazione armena, soprattutto dopo l’aggressione militare dell’Azerbaigian contro la Repubblica di Artsakh (Nagorno Karabakh) di un anno e mezzo fa, l’assordante silenzio della comunità internazionale che ne è seguito, i criminali tentativi di cancellare ogni traccia di cultura armena nelle zone occupate, e le recenti, gravi violazioni del cessate il fuoco ai danni degli armeni, approfittando del drammatico conflitto in corso in Ucraina.

È la vera lezione della Memoria, quella che dal passato ci apre gli occhi sul presente, ci aiuta ad essere responsabili del nostro futuro, e, soprattutto, vigili sui pericoli cui i singoli e le comunità sono esposti quando non sono riconosciuti i loro diritti fondamentali.

Ecco, allora, il nostro compito di cittadini europei: non restare schiacciati sotto il peso delle nostre paure, indifferenze, apatie e disillusioni ma diventare riferimenti credibili e concreti per prevenire nuovi odi e combattere con le armi della conoscenza e della verità i persistenti tentativi di rimozione e di manipolazione della Storia.

24 aprile Per non dimenticare.

Unione Armeni d’Italia

Associazione Assoarmeni (Roma)

Associazione Casa di Cristallo (Padova)

Associazione Italiarmenia (Padova)

AGBU Milan

Casa Armena – Hay Dun  (Milano)

Comunità Armena – Calabria

Comunità Armena – Napoli

Consiglio per la comunità armena di Roma

Unione Talenti Armeni d’Italia

Il Parlamento Europeo vota una risoluzione di condanna per la distruzione del patrimonio culturale armeno in Nagorno Karabakh. L’Azerbaigian sta commettendo un Genocidio culturale

Vai al sito del Parlamento Europeo QUI

Parlamento europeo

2019-2024

 

TESTI APPROVATI

 

P9_TA(2022)0080

Distruzione del patrimonio culturale nel Nagorno-Karabakh

PE719.421

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2022 sulla distruzione del patrimonio culturale nel Nagorno-Karabakh(2022/2582(RSP))

Il Parlamento europeo,

–       viste le sue precedenti risoluzioni sull’Armenia e l’Azerbaigian,

–       vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2006 sul patrimonio culturale in Azerbaigian[1],

–       vista la sua risoluzione del 17 febbraio 2022 sull’attuazione della politica estera e di sicurezza comune – relazione annuale 2021[2],

–       vista la dichiarazione comune rilasciata il 9 dicembre 2021 dalla presidente della delegazione per le relazioni con il Caucaso meridionale, dal relatore permanente del Parlamento europeo sull’Armenia e dal relatore permanente del Parlamento europeo sull’Azerbaigian sulle ordinanze emanate dalla Corte internazionale di giustizia il 7 dicembre 2021 nelle cause tra Armenia e Azerbaigian,

–       viste le relazioni della commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) del Consiglio d’Europa,

–       vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 18 marzo 2020, dal titolo “La politica del partenariato orientale dopo il 2020: rafforzare la resilienza – Un partenariato orientale vantaggioso per tutti” (JOIN(2020)0007),

–       visto il piano economico e di investimenti per i paesi del partenariato orientale,

–       vista la dichiarazione rilasciata dai copresidenti del gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) l’11 novembre 2021, in cui ribadiscono l’importanza di proteggere i siti storici e culturali nella regione,

–       vista le ordinanze emanate il 7 dicembre 2021 dalla Corte internazionale di giustizia,

–       viste le conclusioni del Consiglio, del 21 giugno 2021, sull’approccio dell’UE al patrimonio culturale nei conflitti e nelle crisi,

–       vista la convenzione dell’UNESCO concernente la protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale del 16 novembre 1972,

–       vista la dichiarazione dell’UNESCO, del 17 ottobre 2003, sulla distruzione intenzionale del patrimonio culturale,

–       visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 16 dicembre 1966,

–       viste la Convenzione culturale europea, la Convenzione europea riveduta per la protezione del patrimonio archeologico e la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, di cui l’Armenia e l’Azerbaigian sono parti,

–       visti la Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, di cui l’Armenia e l’Azerbaigian sono parti, e il relativo protocollo, applicabile ai territori occupati, nonché il secondo protocollo sulla protezione rafforzata dei beni culturali, che vieta “qualsiasi alterazione o modifica di uso dei beni culturali con lo scopo di celare o distruggere reperti culturali, storici o di valore scientifico”,

–       vista la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948,

–       vista la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale del 21 dicembre 1965,

–       visti l’articolo 144, paragrafo 5, e l’articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

  1. considerando che la distruzione o la dissacrazione di qualsiasi monumento o bene appartenente al patrimonio culturale, religioso o nazionale viola i principi dell’Unione europea;
  2. considerando che 1 456 monumenti, principalmente armeni, sono passati sotto il controllo dell’Azerbaigian dopo il cessate il fuoco del 9 novembre 2020; che durante la guerra del 2020 l’Azerbaigian ha deliberatamente provocato ingenti danni al patrimonio culturale armeno, in particolare con il bombardamento della Chiesa di Gazanchi, la cattedrale di Cristo San Salvatore/Ghazanchetsots a Shusha/Shushi nonché la distruzione, la riconversione o i danni inflitti ad altre chiese e cimiteri durante e dopo il conflitto, come la chiesa di ZoravorSurbAstvatsatsin nei pressi della città di Mekhakavan e la chiesa di San Yeghishe vicino al villaggio di Mataghis nel Nagorno‑Karabakh; che in occasione della sua visita alla chiesa armena del XII secolo a Tsakuri il presidente Aliyev ha promesso di rimuovere le iscrizioni armene dalla chiesa;
  3. considerando che, come indicato nella dichiarazione dell’UNESCO del 2003 sulla distruzione intenzionale del patrimonio culturale, quest’ultimo costituisce un elemento importante dell’identità culturale delle comunità, dei gruppi e degli individui, nonché della coesione sociale, cosicché la sua distruzione intenzionale può avere conseguenze negative per la dignità umana e i diritti umani;
  4. considerando che la distruzione di siti, manufatti e oggetti del patrimonio culturale contribuisce all’inasprimento delle ostilità, dell’odio reciproco e dei pregiudizi razziali tra le società e al loro interno;
  5. considerando che il rispetto delle minoranze, compresa la tutela del loro patrimonio culturale, è parte integrante della politica europea di vicinato; che la politica europea di vicinato mira a istituire un partenariato con l’Armenia e l’Azerbaigian sulla base di valori comuni;
  6. considerando che il più recente conflitto armato nel Nagorno-Karabakh e nelle zone limitrofe si è concluso a seguito di un accordo su un cessate il fuoco integrale nel Nagorno-Karabakh e dintorni tra Armenia, Azerbaigian e Russia, firmato il 9 novembre 2020 ed entrato in vigore il 10 novembre 2020;
  7. considerando che il Nagorno-Karabakh ospita numerose chiese, moschee, khachkar (cippi funerari) e cimiteri;
  8. considerando che il 7 dicembre 2021 la Corte internazionale di giustizia ha disposto nella sua ordinanza che l’Azerbaigian “adotta tutte le misure necessarie per prevenire e punire atti di vandalismo e dissacrazione a danno del patrimonio culturale armeno, inclusi ma non limitati a chiese e altri luoghi di culto, monumenti, punti di riferimento, cimiteri e manufatti”; che la Corte internazionale di giustizia ha ordinato all’Armenia e all’Azerbaigian di adottare “tutte le misure necessarie per prevenire l’incitamento e la promozione dell’odio razziale”; che essa ha inoltre ordinato all’Azerbaigian di “proteggere dalla violenza e dalle lesioni personali tutte le persone catturate in relazione al conflitto militare del 2020 che rimangono in stato di detenzione”; che nelle sue ordinanze la Corte internazionale di giustizia ha sancito che “entrambe le parti si astengono da qualsiasi azione che possa aggravare o estendere la controversia dinanzi alla Corte o rendere più difficile la risoluzione”;
  9. considerando che l’UNESCO ha ribadito l’obbligo dei paesi di proteggere il patrimonio culturale conformemente ai termini della Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato e ha proposto di condurre una missione di esperti indipendenti al fine di redigere un inventario preliminare dei beni culturali significativi come primo passo verso l’effettiva salvaguardia del patrimonio della regione;
  10. considerando che la tutela del patrimonio culturale svolge un ruolo fondamentale nel promuovere una pace duratura, favorendo la tolleranza, il dialogo interculturale e interreligioso e la comprensione reciproca, nonché la democrazia e lo sviluppo sostenibile;
  11. considerando che i beni culturali rivestono grande importanza culturale, artistica, storica e scientifica e devono essere protetti da appropriazioni illecite, deterioramento e distruzione; che le chiese e i monasteri armeni appartengono al più antico patrimonio cristiano del mondo e al patrimonio comune dell’umanità;
  12. considerando che nella causa dinanzi alla Corte internazionale di giustizia sono state formulate gravi accuse circa il coinvolgimento delle autorità azere nella distruzione di cimiteri, chiese e monumenti storici nel Nagorno-Karabakh;
  13. considerando che il prolungato conflitto ha avuto un impatto catastrofico sul patrimonio culturale del Nagorno-Karabakh e della regione; che negli ultimi 30 anni l’Azerbaigian ha causato la distruzione irreversibile del patrimonio religioso e culturale, in particolare nella Repubblica autonoma di Nakhchivan, dove sono state distrutte 89 chiese armene, 20 000 tombe e oltre 5 000 lapidi; che ciò si è verificato anche nelle precedenti zone di conflitto restituite all’Azerbaigian dall’Armenia, in particolare la distruzione e il saccheggio quasi totale di Aghdam e Fuzuli;
  14. considerando che la prima guerra del Nagorno-Karabakh ha portato al deterioramento e alla distruzione del patrimonio culturale azero, compresi i siti culturali e religiosi abbandonati dagli sfollati interni azeri nella regione; che tali siti sono stati distrutti, parzialmente distrutti, trascurati o demoliti per ottenere materiali da costruzione;
  15. considerando che il patrimonio culturale armeno nella regione del Nagorno-Karabakh si sta eliminando non solo mediante il suo deterioramento e la sua distruzione, ma anche attraverso la falsificazione della storia e i tentativi di ricollegare tale patrimonio all'”Albania caucasica”; considerando che il 3 febbraio 2022 il ministro della Cultura dell’Azerbaigian, AnarKarimov, ha annunciato l’istituzione di un gruppo di lavoro incaricato di eliminare “le tracce fittizie lasciate dagli armeni sui santuari religiosi albanesi”;
  16. condanna con forza la persistente politica dell’Azerbaigian di cancellare e negare il patrimonio culturale armeno nella zona del Nagorno-Karabakh e nelle aree limitrofe, in violazione del diritto internazionale e della recente decisione della CIG;
  17. riconosce che la cancellazione del patrimonio culturale armeno si iscrive nel quadro più ampio di una politica sistematica a livello statale promossa dalle autorità azere incentrata sull’armenofobia, il revisionismo storico e l’odio nei confronti degli armeni, che include la disumanizzazione, l’esaltazione della violenza nonché rivendicazioni territoriali nei confronti della Repubblica d’Armenia che minacciano la pace e la sicurezza nel Caucaso meridionale;
  18. sottolinea che il patrimonio culturale si compone di una dimensione universale quale testimonianza della storia indissolubilmente legata all’identità dei popoli, che la comunità internazionale deve proteggere e preservare per le generazioni future; evidenzia l’importanza del ricco patrimonio culturale della regione; esorta tutti gli Stati ad adottare le misure necessarie per garantire la salvaguardia dei siti del patrimonio culturale immateriale presenti nel territorio sotto il loro controllo; deplora il fatto che i conflitti nella regione del Nagorno-Karabakh abbiano portato alla distruzione, alla razzia e al saccheggio del patrimonio culturale comune, alimentando ulteriori diffidenze e animosità;
  19. ricorda che il revisionismo storico e la deturpazione e la distruzione del patrimonio culturale o religioso sono in contrasto con l’ordinanza della CIG del 7 dicembre 2021 e con la risoluzione del Parlamento del 20 maggio 2021[3];
  20. riconosce, al pari dell’Ufficio del procuratore della CIG, che il patrimonio culturale costituisce una testimonianza unica e importante della cultura e delle identità dei popoli, e che il degrado e la distruzione del patrimonio culturale, sia esso materiale o immateriale, rappresenta una perdita per le comunità colpite e per la comunità internazionale nel suo complesso;
  21. valuta positivamente il ruolo centrale svolto dall’UNESCO nella protezione del patrimonio culturale e nella promozione della cultura quale strumento per avvicinare le persone e favorire il dialogo;
  22. accoglie con favore la proposta dell’UNESCO di inviare una missione di esperti indipendenti e ne chiede l’invio senza indugio; sottolinea che l’Azerbaigian deve concedere un accesso senza restrizioni a tutti i siti del patrimonio culturale affinché la missione possa redigere un inventario sul campo e valutare quanto accaduto ai siti;
  23. insiste fermamente sul fatto che l’Azerbaigian debba consentire all’UNESCO di avere accesso ai siti del patrimonio culturale nei territori sotto il suo controllo, al fine di poter procedere con l’inventario e assicurare la loro protezione; esorta l’Azerbaigian a garantire che non venga eseguito alcun intervento sui siti del patrimonio armeno prima di una missione di valutazione dell’UNESCO e che gli esperti armeni e internazionali in materia di patrimonio culturale vengano preventivamente consultati nonché strettamente coinvolti durante tali interventi; chiede la piena ricostruzione di questi e di altri siti distrutti nonché un maggiore coinvolgimento della comunità internazionale, in particolare dell’UNESCO, nella protezione dei siti del patrimonio mondiale situati nella regione;
  24. invita l’UE a partecipare attivamente agli sforzi tesi a proteggere il patrimonio culturale a rischio nel Nagorno-Karabakh, in particolare ricorrendo a meccanismi atti ad agevolare la missione conoscitiva dell’UNESCO; incoraggia tutte le iniziative, comprese quelle private, a contribuire alla conservazione di tale patrimonio; suggerisce di ricorrere al Centro satellitare dell’UE (SatCen) per fornire immagini satellitari che possano contribuire a determinare le condizioni esterne del patrimonio in pericolo nella regione;
  25. evidenzia che la protezione del patrimonio storico e culturale deve essere affrontata nell’ambito del più ampio quadro di risoluzione dei conflitti tra Armenia e Azerbaigian e della definizione definitiva dello status del Nagorno-Karabakh; invita, in tale contesto, l’Azerbaigian ad abbandonare le mire massimaliste, l’approccio militaristico e le rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Armenia e a impegnarsi in buona fede nei negoziati sotto l’egida del gruppo di Minsk dell’OSCE sullo status definitivo del Nagorno-Karabakh;
  26. sottolinea che le misure indicate nell’ordinanza della CIG del 7 dicembre 2021 devono essere adottate senza indugio; evidenzia che qualsiasi nuovo caso di distruzione o alterazione del patrimonio culturale dovrebbe essere affrontato immediatamente dalla comunità internazionale;
  27. invita l’Azerbaigian ad attuare pienamente la decisione provvisoria della CIG, in particolare “astenendosi dal sopprimere la lingua armena, distruggere il patrimonio culturale armeno o eliminare in altro modo la presenza culturale storica dell’Armenia o impedire agli armeni l’accesso a tale presenza culturale e la fruizione della stessa” nonché “ripristinando o restituendo edifici, siti, artefatti o beni del patrimonio culturale e religioso armeno”;
  28. ribadisce il suo invito all’UE a includere una clausola sulla protezione dei siti archeologici e storici nei piani d’azione che orientano il partenariato tra l’UE e l’Armenia e l’Azerbaigian, giacché entrambi i paesi fanno parte della politica europea di vicinato;
  29. sottolinea che il rispetto dei diritti delle minoranze, compreso il patrimonio storico, religioso e culturale, è un presupposto indispensabile per un’efficace attuazione della politica europea di vicinato e per la creazione di condizioni favorevoli alla riabilitazione postbellica, a un’autentica riconciliazione e a relazioni di buon vicinato tra Armenia e Azerbaigian;
  30. invita i governi dell’Azerbaigian e dell’Armenia, con il sostegno della comunità internazionale, a garantire indagini efficaci su tutte le accuse di violazione del diritto internazionale, anche per quanto riguarda la protezione del patrimonio culturale;
  31. chiede che l’UE e gli Stati membri continuino a sostenere il lavoro delle organizzazioni internazionali impegnate nella protezione del patrimonio culturale e religioso;
  32. invita l’UE e gli Stati membri a continuare a sostenere la fornitura di assistenza umanitaria urgente;
  33. chiede che l’UE e gli Stati membri sostengano le organizzazioni della società civile in Armenia e Azerbaigian che contribuiscono realmente alla riconciliazione;
  34. invita l’UE, l’UNESCO, il Consiglio d’Europa e l’OSCE a incoraggiare e sostenere congiuntamente gli sforzi tesi a salvaguardare il patrimonio culturale e religioso;
  35. chiede che la Commissione si avvalga di tutti gli strumenti disponibili per prevenire atti di vandalismo, distruzione o alterazione del patrimonio culturale nel Nagorno-Karabakh;
  36. evidenzia che gli sforzi della comunità internazionale nella salvaguardia del patrimonio culturale sono essenziali per gettare le basi per una pace duratura nella regione;
  37. incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al governo e al Presidente dell’Armenia, al governo e al Presidente dell’Azerbaigian, alla Segretaria generale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, alla Segretaria generale del Consiglio d’Europa, alla direttrice generale dell’UNESCO e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

 

[1]        GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 421.

[2]        Testi approvati, P9_TA(2022)0039.

[3]        Risoluzione del Parlamento europeo del 20 maggio 2021 sui prigionieri di guerra all’indomani del più recente conflitto tra Armenia e Azerbaigian (GU C 15 del 12.1.2022, pag. 156).