COMUNICATO STAMPA MANIFESTAZIONE 13 OTTOBRE A ROMA
SIT-IN DAVANTI A MONTECITORIO
MARTEDI’ 13 OTTOBRE, ore 15-17
“PER LA PACE, PER LA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE, PER I DIRITTI DEL POPOLO ARMENO”
Dal 27 settembre l’Azerbaigian ha sferrato – con il supporto logistico e militare della Turchia e di jihadisti mercenari arruolati da Ankara – un attacco armato senza precedenti alla repubblica del Nagorno Karabakh-Artsakh e all’Armenia, scatenando contemporaneamente una spregiudicata campagna di disinformazione in tutto il mondo.
Durissimi combattimenti sono in corso lungo la linea di contatto e si registrano pesanti bombardamenti indiscriminati sugli insediamenti civili da parte azera, incluso il capoluogo Stepanakert, anche con l’utilizzo di bombe a grappolo. E ciò in flagrante violazione del diritto internazionale. Un crimine di guerra con conseguenze di una catastrofe umanitaria.
Già il 12 luglio le forze armate azere avevano innescato una provocazione al confine nord-orientale dell’Armenia e quattro anni fa, nell’ aprile 2016, avevano perpetrato un altro attacco in quella che è stata battezzata la “guerra dei quattro giorni”.
Il popolo armeno, oltre alla minaccia militare, vede ancora una volta a repentaglio la propria esistenza.
I proclami dei due leader autoritari Erdogan e Aliyev fanno continuo riferimento all’annientamento del popolo armeno “per completare l’opera dei padri” (ovvero il genocidio armeno).
Comitati e associazioni, armeni e non, saranno davanti a Montecitorio martedì prossimo 13 ottobre 2020 per chiedere alle istituzioni italiane e, in primo luogo, al Parlamento di:
– promuovere ogni azione possibile per il ristabilimento della pace nel Caucaso meridionale al fine di preservare il diritto alla vita, alla libertà e ai diritti delle popolazioni coinvolte nella guerra;
– condannare l’intervento militare di terze parti nel conflitto;
– non abbandonare il popolo armeno a un destino che evoca dolorose pagine di storia già vissute 105 anni fa;
– tutelare gli interessi nazionali italiani impedendo che la guerra arrivi a interessare anche le pipe line che portano petrolio in Italia dal mar Caspio;
– prendere le distanze dalle politiche nazionali che esaltano lo sterminio di altri popoli;
– tener conto del differente grado di democrazia e libertà di espressione che vige nei Paesi coinvolti nel conflitto;
– lanciare un monito alle leadership locali affinché il dialogo con l’Italia e l’Unione Europea sia basato sul rispetto dei diritti umani, sulla libertà di parola e di stampa.
I Comitati e le Associazioni organizzatori si augurano che rappresentanti di tutte le forze politiche italiane si uniscano all’opinione pubblica e condannino senza se e senza ma l’ingiustificata aggressione contro l’aspirazione alla libertà e alla pace del popolo armeno.
L’invito al presidio (che si svolgerà nel rispetto delle norme anti-Covid19) è rivolto a tutte le Associazioni e cittadini italiani che condividono i principi di cui sopra.
Comunità e associazioni armene d’Italia
Roma 07.10.20
L’APPELLO DI PERSONALITÀ ITALIANE DI SPICCO PER LA PACE E LA LIBERTÀ DEL NAGORNO KARABAKH (ARTSAKH)
BARBARIE IN NAGORNO KARABAKH (ARTSAKH) – BOMBARDATA DAGLI AZERI ANCHE LA CATTEDRALE DI SHUSHI
BARBARIE IN NAGORNO KARABAKH (ARTSAKH) – BOMBARDATA DAGLI AZERI ANCHE LA CATTEDRALE DI SHUSHI
Non contento di bombardare a tappeto gli insediamenti civili della repubblica dell’Artsakh, di lanciare razzi su Stepanakert e le altre città, di costringere la popolazione a vivere nelle cantine come accaduto durante la guerra degli anni Novanta, ora il dittatore Aliyev arriva a colpire anche i simboli religiosi.
Questa mattina è infatti stata colpita da razzi la cattedrale di Ghazanchetsots (san Salvatore) nella cittadina di Shushi.
Per il “Consiglio per la comunità armena di Roma” si tratta di un atto gravissimo e ancora una volta domanda l’attenzione dell’Italia e dell’Europa e la condanna di queste azioni barbare che colpiscono la fede degli individui.
L’Azerbaigian (forse per compiacere i mercenari jihadisti tagliagole che combattono per esso) cerca di spostare il conflitto sul piano di una guerra di religione.
Tutto ciò è inaccettabile; è vergognoso colpire simboli religiosi a qualunque confessione essi appartengano.
La cattedrale di Shushi sorge in luogo piuttosto isolato lontano da qualsiasi edificio che possa avere un minimo interesse strategico. È stata colpita in quanto simbolo della rinascita del popolo armeno dopo la guerra di trenta anni fa.
CONSIGLIO PER LA COMUNITA’ ARMENA DI ROMA
www.comunitaarmena.it
APPELLO AL MINISTRO DI MAIO DA PARTE DELLE ORGANIZZAZIONI ITALO ARMENE
Le sottoscriventi associazioni e organizzazioni, rappresentanti cittadini italiani di origine armena, si rivolgono pubblicamente al ministro degli Esteri della Repubblica italiana, on. Luigi Di Maio
Premesso che
- Dalla mattina di domenica 27 settembre è in corso un violento attacco da parte delle forze armate dell’Azerbaigian, spalleggiate da miliziani stranieri e armate dalla Turchia, contro la Repubblica d’Armenia de facto del Nagorno Karabakh (Artsakh)
- L’azione, sviluppata su tutta la linea di contatto, ha chiari connotati di premeditazione
- Solo tre giorni prima l’Azerbaigian si è rifiutato di accogliere la richiesta del rappresentante speciale del Presidente dell’Osce in carica perché la suddetta linea fosse monitorata stabilmente da osservatori internazionali
- In spregio delle convenzioni internazionali vengono colpiti insediamenti civili armeni con vittime tra la popolazione
- L’aggressione azera sta provocando decine di morti tra i militari di entrambi gli schieramenti
- Da ultimo droni azeri hanno colpito un autobus civile nei pressi della città di Vardenis che si trova nella Repubblica d’Armenia
- Dopo gli scontri provocati dall’Azerbaigian al confine con la Repubblica d’Armenia nello scorso mese di luglio sembra ora chiaro l’intento di spostare il conflitto da contesa territoriale sul Nagorno Karabakh a guerra aperta contro la Repubblica d’Armenia
- Il presidente turco Erdogan nei giorni scorsi ha proclamato che la Turchia “porterà a compimento l’opera dei padri” con chiaro riferimento al genocidio del popolo armeno del 1915
Atteso che
- La guerra ora in corso sta determinando conseguenze umanitarie gravissime oltre tutto in un periodo nel quale il mondo è flagellato dalla pandemia Covid 19
- L’Italia, come membro dell’UnioneEuropea e di altre organizzazioni internazionali, è fortemente interessata al processo negoziale
- Le pipeline di gas e petrolio provenienti dal mar Caspio rischiano di essere fortemente danneggiate dal conflitto in corso e provocare gravi problemi di approvvigionamento all’Italia stessa che beneficia di abbondanti forniture da quelle zone
- La Turchia e l’Azerbaigian sono Paesi con basso livello di democrazia nei quali i diritti umani sono palesemente violati e la libertà di informazione è nulla e l’Europa non può consentire che regimi autoritari inneschino conflitti ai suoi confini orientali
- L’attacco azero al popolo armeno rischia di destabilizzare l’intero quadro mediorientale
Si appellano al ministro Di Maio affinchè
- L’Italia sia protagonista di azioni finalizzate alla cessazione delle ostilità unendo la propria voce a quella delle organizzazioni internazionali
- Condanni con fermezza ogni atto di ostilità verso la popolazione civile e qualsiasi ingerenza di Paesi terzi che possa aumentare ulteriormente la tensione e minacciare la stabilità regionale
Unione degli Armeni d’Italia
Associazione Armeni Apulia/Apuliay Hayer
Associazione della Comunità Armena di Roma e del Lazio
Associazione Zizernak di Udine
Associazione Pro Loco di Brancaleone
Casa Armena – Hay Dun
Cattedra di Lingua e Letteratura Armena di Bologna
Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena di Venezia
Comunità Armena – Calabria
Comunità Armena Napoli
Comunità Armena Roma
Consolato Onorario di Milano
L’ AZERBAIGIAN LANCIA ATTACCO MISSILISTICO CONTRO LA REPUBBLICA ARMENA DEL NAGORNO KARABAKH (ARTSAKH)
Comunicato stampa
L’ AZERBAIGIAN LANCIA ATTACCO MISSILISTICO CONTRO LA REPUBBLICA ARMENA DEL NAGORNO KARABAKH (ARTSAKH)
Da questa mattina è in corso un pesante attacco missilistico azero contro la repubblica del Nagorno Karabakh (Artsakh).
Colpiti insediamenti civili compresa la capitale Stepanakert. Si registrano morti e feriti tra la popolazione
Molti cittadini stanno trovando riparo nei rifugi.
Le forze armate armene hanno abbattuto diversi elicotteri e tre droni; distrutti anche alcuni carri armati.
Tutte le milizie armene sono strenuamente impegnate nella difesa dei confini in questo che risulta essere un attacco ancor più grave di quello del 2016. Proclamata nella repubblica la legge marziale e la mobilitazione nazionale.
Alla luce di quanto sta accadendo:
- Condanniamo l’ennesima aggressione dell’Azerbaigian contro la popolazione armena e il nuovo tentativo di risolvere con la guerra il problema del contenzioso sul Nagorno Karabakh.
- Esprimiamo preoccupazione per la immediata piena solidarietà della Turchia all’Azerbaigian e per il rischio di un coinvolgimento su scala regionale con conseguenze gravissime per la stabilità di un’area così critica come quella del Caucaso meridionale e per le forniture energetiche all’Italia
- Ricordiamo che nello scorso mese di luglio l’Azerbaigian ha attaccato la repubblica di Armenia lungo il confine nord-orientale con scontri senza precedenti in quell’area e che nelle scorse settimane, nonostante gli inviti della diplomazia internazionale, Turchia e Azerbaigian hanno compiuto provocatorie manovre militari ai confini con l’Armenia
- Sottolineiamo le notizie di questi ultimi giorni che informavano circa il trasferimento di miliziani sunniti pro-Isis in Turchia e Azerbaigian
- Denunciamo il “fiancheggiamento” di taluni media e politici italiani che nello scorso mese di luglio hanno appoggiato senza alcuna cognizione di causa le provocazioni militari azere e hanno di fatto avallato la politica dello scontro militare in luogo della risoluzione pacifica.
- Ribadiamo ancora una volta che la via della pace è l’unica praticabile, il diritto all’autodeterminazione del popolo dell’Artsakh e la fine della politica guerrafondaia della dittatura azera spalleggiata dalla dittatura turca
- Preghiamo per la popolazione vittima degli attacchi e stiamo al fianco dei soldati armeni che difendono i confini della Nazione
- Invitiamo le istituzioni italiane ad adoperarsi – nel quadro delle organizzazioni internazionali e dei format negoziali esistenti – affinchè cessi immediatamente l’aggressione azera contro il popolo armeno e venga espressa una netta condanna di ogni atto di violenza ai danni della popolazione
- Chiediamo alla stampa italiana di non usare espressioni della propaganda azera quali “separatisti”, “ribelli armeni” ecc per descrivere la popolazione del Nagorno Karabakh che ha esercitato il proprio diritto all’autodeterminazione secondo la legge sovietica dell’epoca (in particolare legge aprile 90 “Norme sulla secessione di repubbliche dall’Urss”), ha proclamato la propria indipendenza dopo la fuori uscita dall’Unione della RSSAzera, ha visto confermato il suo pronunciamento dalla Corte costituzionale di <Mosca, ha tenuto un referendum confermativo nel dicembre 1991, ha tenuto elezioni politiche monitorate da osservatori internazionali nello stesso mese, ha proclamato ufficialmente la nascita dello Stato il 6 gennaio 1992, ha sottoscritto l’accordo di Bishkekh per il cessate il fuoco con i rappresentanti di Armenia e Azerbaigian. La repubblica del Nagorno Karabakh-Artsakh è uno Stato de facto con una popolazione di 150.000 abitanti buona parte dei quali non era neppure nata all’epoca della guerra degli anni Novanta che chiede di poter vivere in pace nella propria terra.
Ancora una volta ribadiamo che gli armeni vogliono la pace, turchi e azeri la guerra.
Consiglio per la comunità armena di Roma
BUGIE E NEGAZIONISMO, LA DURA VITA DI UN AMBASCIATORE AZERO ALLA CORTE DI UN DITTATORE
Nei giorni scorsi alcune testate giornalistiche, tra cui notiziegeopolitiche.net, (risposta) politicamentecorretto.com, (risposta) sardegnagol e opinione, avevano pubblicato una lettera dell’Ambasciatore Azero in Italia alla quale ci siamo sentiti nel dovere di rispondere in quanto piena di notizie false e fuorvianti.
Nel ringraziare le testate sopracitate per aver ospitato la nostra risposta, riportiamo qui di seguito il testo della nostra missiva, qui illink alla lettera dell’ambasciatore e una nostra nota di precisazioni inviata alla redazione di notizie geopolitiche.
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BUGIE E NEGAZIONISMO: LA NOSTRA RISPOSTA ALL’AMBASCIATORE AZERO IN ITALIA
Se la ride S.E. Mammad Ahmadzada, ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia, citando la presunta abilità armena di contraffare la verità che a suo dire genera “ilarità”.
Fossimo in lui, rappresentante diplomatico di una delle peggiori dittature al mondo (Freedom press index colloca l’Azerbaigian al 167° posto su 180 nazioni, poco sotto la Corea del nord…), ci preoccuperemmo delle sorti del suo Paese dove l’opposizione è inesistente, i giornalisti e i membri delle ong non allineati vengono sbattuti in galera.
Nonostante i tanti soldi che regala in giro per l’Europa (Italia compresa), Aliyev rimane un dittatore al pari di Lukashenko o Kim Jong-un e la sua famiglia governa da più di trenta anni una nazione fatta crescere nell’odio contro gli armeni.
Accusa gli armeni, prima nazione al mondo ad aver abbracciato ufficialmente la fede cristiana nel 301, di essersi “appropriati della Chiesa dell’Albania caucasica” ma non spiega perché allora l’Azerbaigian ha distrutto tutti i monumenti e le chiese armene in Nakhichevan, comprese diecimila croci di pietra (katchkar) di epoca medioevale a Julfa. Come i barbari talebani in Afghanistan con i buddha di Bamiyan… E non sono gli armeni a proclamarsi primo popolo cristiano ma lo dice la storia della Chiesa.
Bugie continua a ripetere la feluca azera sulla storia armena e su quella del Nagorno Karabakh-Artsakh (che non è mai stato storicamente un territorio azero e che giusto un secolo or sono vantava il 95% della popolazione di etnia armena) mescolando a caso informazioni e propaganda, tanto su un tema così complicato e delicato il lettore medio difficilmente riesce a raccapezzarsi.
Sorvola sui massacri e le pulizie etniche che gli armeni residenti in Azerbaigian dovettero subire nei decenni scorsi da Sumgayt in poi e mente sugli antefatti storici della guerra che l’Azerbaigian scatenò contro la piccola repubblica del Nagorno Karabakh, territorio di circa 4000 km2 gentilmente donato da Stalin agli azeri negli anni Venti del secolo scorso.
Un tavolo negoziale per la soluzione pacifica del contenzioso è stato istituito con il Gruppo Minsk dell’OSCE ma dalle affermazioni dell’Ambasciatore si evince che il suo Paese è contrario al dialogo e non accetta il principio che la questione del Nagorno Karabakh possa arrivare a conclusione senza l’uso della forza.
“L’Armenia è un aggressore e l’Azerbaigian è una vittima” scrive l’esimio Ambasciatore al quale rinnoviamo due domande molto semplici: “Cosa ci faceva il 12 luglio scorso un veicolo militare azero nella zona cuscinetto sul confine azero armeno? Una gita fuori porta?” E la seconda: “Cosa ci facevano i soldati azeri nella stessa buffer zone? Un pic-nic?”.
L’Azerbaigian deve capire che deve arrendersi all’evidenza che la Storia non può essere raccontata a suon di petrodollari…
Ma invero, se una ricostruzione di parte può anche essere scontata (visto il recente richiamo del dittatore Aliyev ai propri ambasciatori perché si diano da fare a livello di comunicazione…), appare tuttavia moralmente inaccettabile il richiamo negazionista – d’altronde buon sangue turco non mente – quando parla degli “eventi della prima guerra mondiale” riferendosi evidentemente al genocidio armeno perpetrato dall’impero ottomano contro la minoranza armena.
Ecco, vedere riportato su una testata italiana l’intervento di un rappresentante di uno Stato dittatura che mistifica la realtà e pronuncia frasi negazioniste sul genocidio di un milione e mezzo di armeni senza che la redazione senta il dovere di prendere un minimo di distanza da certe affermazioni fa male.
Quale reazione vi sarebbe, chiediamo, se l’ambasciatore di un Paese non democratico inviasse una nota nella quale tra l’altro nega l’Olocausto?
Viviamo in una nazione, l’Italia, nella quale per fortuna tutti hanno diritto di parola e la libertà di informazione è garantita. Ciò però non significa avallare pedissequamente un crimine contro l’umanità.
Distinti saluti
CONSIGLIO PER LA COMUNITÀ ARMENA DI ROMA
Contro risposta a Notizie geopolitiche 30.08.20
A margine dell’articolo da noi inviato e pubblicato sulla testata è stata aggiunta questa “nota” alla quale abbiamo dato risconto come segue.
Essendo stata citata la Redazione del nostro giornale, mi sento il dovere di ribadire l’assoluta indipendenza di Notizie Geopolitiche, che da sempre dà spazio a posizioni anche contrapposte. In questo intervento, che proprio per la libertà che ci distingue pubblichiamo, più che sul sarcarsmo e sulle accuse all’Azerbaijan di essere una dittatura (i fatti di cronaca recenti dimostrano come anche l’Armenia non scherzi), punterei a rispondere in merito alle citate quattro Risoluzioni Onu. D’altronde anche la Crimea era stata donata da Stalin all’Ucraina, ma questo non vuol dire che il dittatore Putin possa farla russa con un referendum farlocco. Enrico Oliari.
Egr. dott. Oliari,
La ringraziamo per la pubblicazione del nostro intervento in risposta alle affermazioni dell’ambasciatore azero. Non avevamo dubbi al riguardo.
Proprio perché consideriamo la Sua testata seria, qualificata e obiettiva ci siamo meravigliati che non sia stato fatto alcun cenno redazionale riguardo alle gravi affermazioni negazioniste del rappresentante dell’Azerbaigian che è arrivato a definire il genocidio armeno alla stregua di “eventi della prima guerra mondiale” accodandosi alla più becera immorale propaganda turca. Ma forse il passaggio è sfuggito.
La Sua cortese replica ci fornisce invero l’occasione per sottolineare – nello spirito di un dibattito costruttivo sui problemi sud caucasici a beneficio dei Suoi lettori – due aspetti che riteniamo significativi.
In primo luogo, è un dato di fatto che l’Armenia (e l’Artsakh) e l’Azerbaigian viaggiano su due diversi piani di democrazia pur essendo provenienti dalla stessa esperienza sovietica.
La già citata classifica mondiale sulla libertà di informazione (Freedom press index) colloca l’Armenia al 61° posto (venti gradini sotto l’Italia, 41a) mentre l’Azerbaigian è al 167° posto e la Turchia al 154°. Con tutti i limiti e le difficoltà di sviluppo della società civile e politica armena, il paragone evidenzia posizioni ben differenti. Non lo diciamo noi, ma le organizzazioni internazionali che chiedono la liberazione di giornalisti e attivisti azeri imprigionati a centinaia nelle carceri di Aliyev la cui famiglia – altro dato significativo – da oltre trenta anni governa il Paese.
Ecco perché continuiamo a sorprenderci ogni qual volta sulla libera stampa italiana vediamo riportate sic et simpliciter le dichiarazioni di un rappresentante di Baku.
Quanto alle citate quattro risoluzioni delle Nazioni Unite (822, 853, 874, 884), invocate dall’Azerbaigian in ogni occasione, è opportuno sottolineare che furono votate dal Consiglio di sicurezza fra l’aprile e il mese di novembre 1993 in una situazione contingente legata allo sviluppo progressivo della guerra in atto.
Le prime tre chiedono 1) la cessazione delle ostilità; 2) il ritiro delle forze armene dai territori che le forze armate azere in rotta abbandonavano (Kelbajar, Aghdam, Fizuli e le regioni meridionali al confine con l’Iran); 3) la ripresa dei negoziati; 4) l’attuazione di tutte le misure umanitarie finalizzate ad alleviare le sofferenze delle popolazioni. La quarta, in aggiunta alle precedenti disposizioni, chiede all’Armenia di “usare la sua influenza nei confronti degli armeni del Nagorno Karabakh per l’applicazione delle precedenti risoluzioni”, di fatto avallando la neonata piccola repubblica di Stepanakert come soggetto sostanzialmente distinto (al punto che i suoi rappresentanti firmarono l’accordo del cessate-il-fuoco nel maggio 1994 con Armenia e Azerbaigian).
È pleonastico sottolineare che nessuna delle parti in causa rispettò le risoluzioni ONU a cominciare dalle forze armate azere che continuarono a combattere (e a perdere terreno a favore dei partigiani armeni). Quando dunque Baku invoca le citate pronunce del Consiglio di Sicurezza dovrebbe in primo luogo spiegare perché l’Azerbaigian per primo non rispettò le stesse e in secondo prendere atto che già le Nazioni Unite, sia pure con il linguaggio che si conviene ai diplomatici, consideravano acquisito de facto un embrione di statualità della repubblica del NK.
Erano comunque, ripetiamo, risoluzioni legate al contingente sviluppo degli eventi bellici; al pari di quella del Parlamento europeo che nel 1988 (e poi nel 1990) condannava i massacri degli a
armeni nell’Azerbaigian ed esprimeva il proprio sostegno alla popolazione del Nagorno Karabakh nella sua richiesta di unificazione all’Armenia.
La vicenda del conflitto del Nagorno Karabakh è, come ben sa, alquanto complicata e il dibattito a più voci sull’argomento quanto mai opportuno.
Lieti per questo proficuo scambio di opinioni, ci è gradita l’occasione per rinnovare i migliori saluti e auguri di buon lavoro.
Consiglio per la comunità armena di Roma
BASTA FALSITÀ! BASTA BUGIE. L’Azerbaigian mente
Basta falsità. Basta Bugie.
L’Ambasciatore azero Ahmadzada risponda a queste domande:
- a) cosa ci faceva il 12 luglio scorso un veicolo militare azero nella zona cuscinetto sul confine azero armeno? Una gita fuori porta?
- b) Cosa ci facevano i soldati azeri nella stessa buffer zone? Un pic-nic?
Altro che comunicati stampa diffusi urbi et orbi con notizie fuorvianti, false e pretestuose.
#AGGRESSIONEAZERA
Consiglio per la comunità armena di Roma
www.comunitaarmena.it
L’Armenia vuole la PACE, l’Azerbaigian la guerra.
L’Armenia vuole la PACE, l’Azerbaigian la guerra.
In questi giorni l’Azerbaigian, dopo aver aggredito lo scorso 12 luglio militarmente l’Armenia cercando di violare il suo confine di Stato, ha dato avvio a una campagna di disinformazione in tutto il mondo, cercando di addebitare all’Armenia tale incursione e accusando, per ultimo, anche la Diaspora armena di aggressione verso i cittadini azeri.
Come invece la cronaca di questi ultimi giorni ci sta evidenziando le informazioni diffuse dalle sedi diplomatiche e dagli ambasciatori azeri presso gli stati stranieri si sono verificate del tutto infondate e menzognere, perché sono proprio gli attivisti turco azeri, incitati da Baku e dal Presidente dittatore Aliyev, a compiere atti di violenza verso le sedi diplomatiche armene e verso gli armeni.
Gli azeri prima aggrediscono, ricorrono ad atti di violenza per poi correre ai ripari con accuse infondate, mistificando addirittura la storia e la realtà, come sta facendo da qualche giorno l’Ambasciatore azero in Italia Sua Eccellenza Mohammad Ahmadzada, inviando lettere piene di fake news a testate giornalistiche e politici.
L’Armenia vuole la pace, l’Azerbaigian la guerra.
D‘altronde da un Paese che ha portato in trionfo come eroe nazionale un proprio ufficiale condannato per aver decapitato un soldato armeno durante un corso NATO a Budapest non c’era da aspettarsi un diverso atteggiamento.
L’Azerbaigian, agli ultimi posti nella classifica mondiale sulla libertà di informazione e tra i paesi più corrotti e corruttori, è stato già giudicato dal mondo libero e democratico.
Come Consiglio per la comunità armena di Roma, in quanto componenti della diaspora armena in Italia, denunciamo questa ennesima campagna di odio e di armenofobia portata avanti dal regime di Baku. Condanniamo tutti gli atti di violenza compiuti perché crediamo e siamo convinti che la via maestra sia il dialogo e la diplomazia e non l’aggressione e la violenza.
L’Armenia vuole la pace, l’Azerbaigian la guerra. Lo ribadiamo.
Invitiamo tutte le istituzioni, i politici e i media italiani a non prestare in alcun modo il fianco alle infondate accuse della dittatura azera spalleggiata dal regime di Ankara. E anche a verificare sempre la fondatezza delle comunicazioni diffuse e ad appoggiare la linea della non violenza, ribadita anche dal ministero degli Esteri armeno e dal gruppo di Minsk dell’OSCE.
L’Armenia vuole la pace, l’Azerbaigian (e la Turchia) la guerra.
Consiglio per la comunità armena di Roma
Il Consiglio per la comunità armena di Roma condanna l’aggressione dell’Azerbaigian contro l’Armenia.
Mentre il mondo è alle prese con la battaglia contro la pandemia del Covid-19, il presidente dittatore dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, che si trova a fronteggiare oltre alla diffusione del coronavirus nel Paese, anche una crescente opposizione interna, fa ricorso alle armi e alla guerra pur di distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dalle forte difficoltà in cui si trova il Paese.
Domenica 12 luglio un attacco militare è stato sferrato sulla linea di confine con l’Armenia (distretto di Tavush in Armenia e il distretto di Tovuz dell’Azerbaijan) che a oggi ha già provocato 16 vittime.
Le forze armate azere non hanno esitato a bombardare civili abitazioni nei villaggi armeni di confine e persino una fabbrica tessile che produce mascherine anti-covid.
Mentre la Turchia si è detta pronta ad affiancare l’Azerbaigian in caso di guerra, tutte le altre Le istituzioni internazionali hanno reagito invitando le parti a un immediato cessate-il-fuoco e all’attenuazione della tensione.
Il Consiglio per la comunità armena di Roma, nel condannare fermamente l’ennesima aggressione dell’Azerbaigian contro la pacifica popolazione armena, si appella alle Istituzioni Italiane affinché si facciano portavoce nelle sedi opportune per il perseguimento di una soluzione pacifica al conflitto, così come auspicato dalle istanze internazionali e da parte dell’Armenia stessa, attraverso le vie della diplomazia e del dialogo.
Il Consiglio esprime il più profondo cordoglio per i militari armeni caduti mentre stavano difendendo la propria patria.


